Questa sezione ha l'ambizione di trattare in modo "generale" (e magari col tempo in maniera più particolareggiata), tematiche legate alla disciplina scientifica della Geologia. Trattandosi però di una materia con forti interazioni con altre materie e discipline potrebbe capitare di trovare e leggere argomenti "misti": niente paura, il filo conduttore primario rimane quello legato alla Geologia.
Si è cercato, (e il tempo ci dirà se l'idea è stata coronata dal successo), di trattare anche quegli argomenti legati alle ultime scoperte e/o novità scientifiche di recente acquisizione.
Infine, giusto per avere anche un'idea anche del passato, si è cercato di creare una sezione che trattasse le teorie più diffuse nei secoli scorsi inerenti sempre la geologia e la storia del pianeta: come pensavano che si fosse formata la Terra gli scienziati dei secoli scorsi. Non è mia intenzione entrare nelle polemiche attualmente vigenti negli Stati Uniti (Creazionisti contro Darwiniani), sebbene abbia un'idea personale ben precisa su tale argomento, (e dalla tipologia degli articoli riportati la potreste intuire abbastanza chiaramente).
Insomma, concludendo questa breve presentazione vorrei solo dire che la motivazione che mi ha mosso a costruire questa sezione è strettamente legata al desiderio di generare una biblioteca online su tematiche geologiche, che , seppur ancora in modo un pò disordinato, possa essere di aiuto a coloro che vogliano approcciare a tale materia o approfondirla.
Buone Letture a Tutti Quanti.
G.P.
Distrarsi è facile in rete Ma che cosa stavo cercando?
Secondo una ricerca il 70 % degli utenti di internet si perde nella ricerca online e passa un terzo del proprio tempo «girovagando» REGNO UNITO – Perdersi nelle maglie della rete è facile. Facilissimo. Lo sanno bene gli internauti – e non solo quelli per così dire inesperti – che per lavoro o per passione sono soliti frugare nel cyberspazio alla ricerca di informazioni più o meno utili. WILFING – Sì, perché quando si lancia una ricerca non si sa mai veramente dove si andrà a finire, né quanto ci vorrà per raggiungere l’obiettivo: è assai probabile che il percorso intrapreso porti con sé sorprese inaspettate, offrendo l’occasione per piacevoli divagazioni e facendo così perdere di vista il motivo per cui è stato aperto il browser. Anzi, più che altro accade che saltando di link in link ci si dimentichi completamente di ciò che si doveva o voleva trovare. Il fenomeno è stato battezzato Wilfing, che sta per «What Was I Looking For?», ovvero «Cosa stavo cercando?», e il termine è già diventato d’uso comune. IL SONDAGGIO – È una ricerca britannica condotta da YouGov su un campione di 2.400 persone a rivelare che milioni di internauti d’oltremanica trascorrono moltissimo tempo navigando il web praticamente senza meta. Ben 7 utenti ogni 10 hanno infatti ammesso di essere sensibili a questa «sindrome dell’internauta disperso in rete», sia che si trovino di fronte al computer di casa sia a quello del lavoro, e circa un internauta ogni 4 ha anche riconosciuto che oltre un terzo del tempo trascorso online viene allegramente dedicato alla navigazione casuale. Proprio così: i britannici sono dei veri campioni di Wilfing, e non se ne dispiacciono affatto. Tuttavia, pare che il Wilfing attecchisca maggiormente tra i giovani cybernauti che tra quelli più maturi, e comunque più sugli uomini che sulle donne. I MOTIVI – Troppa scelta, dicono gli esperti: come spiega il Times Online, il web trabocca di contenuti di tutti i tipi: distrarsi è davvero troppo facile e perdere il filo è un gioco da ragazzi. Il consiglio è di intraprendere la navigazione online avendo cura di darsi prima di tutto un obiettivo preciso, non dimenticandosi mai di fissare un tempo massimo entro il quale raggiungerlo. Facile a dirsi.
Alessandra Carboni 12 aprile 2007 link articolo
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Il 56% degli internauti italiani visita i siti con contenuto user generated Ma c'è chi teme che la New Internet faccia la fine della New Economy "Io posto, dunque sono": L'Italia scopre il web 2.0
SI CHIAMA Web 2.0, ed è il futuro di internet. E' una rete fatta di community, mondi virtuali, blog e di contenuti generati dagli utenti. Ed è già qui: ne sono un esempio siti come My Space, Wikipedia e YouTube, per fare qualche nome. La novità è che il Web 2.0 piace agli italiani. Che preferiscono passare il loro tempo su Wikipedia o su Twitter piuttosto che sui siti di eCommerce e di eGovernment. A gennaio, secondo i dati di una ricerca della Nielsen/NetRating, il 56% dei navigatori italiani, più di 11 milioni di persone, ha visitato almeno una volta i siti Web 2.0. Insomma, nonostante il tipico ritardo italiano nell'adozione delle nuove tecnologie, la rivoluzione della rete ha attecchito anche nel Belpaese. E adesso, il traffico su Web 2.0 italiano è quarto in Europa per grandezza, dietro Inghilterra, Germania e Francia. Paesi che hanno una maggior penetrazione della banda larga.
Tra gli internauti italiani, ad essere più affascinati dai nuovi servizi sono i cosiddetti "heavy user", gli utenti che si collegano alla rete più assiduamente della media. Quelli, per dare i numeri, che si collegano a internet almeno 44 volte ogni mese. Visitano soprattutto le Communities, che a gennaio hanno raggiunto gli 8 milioni di utenti unici. Ma anche quei servizi che la ricerca Nilesen mette sotto la categoria Giants: Wikipedia, MySpace e, soprattutto, YouTube, che hanno raggiunto quota 7 milioni.
"Gli utenti hanno uno stimolo particolare ad affacciarsi alla finestra dell'online con continuità", spiega Daniele Sommavilla, vicepresidente sud Europa di Nielsen/NetRatings. "Vogliono condividere un'informazione, un parere, un'esperienza. Si sente la necessità di collegarsi soprattutto per verificare se qualcuno ha risposto allo stimolo messo in rete precedentemente". E' il legame di dipendenza che si crea tra gli utenti di Blog. Che infatti sono in terza posizione, con 4,4 milioni di utenti italiani. "La gente pensa: posto, dunque sono - spiega Rishad Tobaccowala, CEO della società di consulenza Denou - è un modo per sentirsi vivi. E di condividere le proprie conoscenze o opinioni con gli altri".
Gli italiani sembrano pensarla nello stesso modo. Wikipedia, che nell'ultimo anno è cresciuta del 122%, è stata il Giant che ha raggiunto il risultato più modesto: YouTube ha segnato un +1034%, e MySpace uno spaventoso incremento del 1295% degli utenti unici. Ad essere presi in contropiede sono soprattutto i grandi publisher della rete. Che temono che il Web 2.0 gli soffi i lettori. In un anno, dopotutto, la categoria "Web 2.0" è entrata direttamente al quinto posto nella top ten delle preferenze degli internauti nostrani. E il prossimo anno potrebbe superare in utenti unici i siti di news.
Ma il boom ha suscitato i dubbi di più di un'analista. O'Reilly Media, a cui si deve il termine "Web 2.0", aveva definito la nuova era di internet come "la rivoluzione commerciale dell'industria informatica, che trasformerà internet da semplice rete di connessione a luogo d'incontro".
Per l'Economist, però, il Web 2.0 è "un'idea affascinante, ma che non ha a che fare necessariamente con il successo commerciale. "Troppe aziende competono nello stesso mercato senza un solido modello di sviluppo - si legge nel reportage dal titolo "Bubble 2.0" - rischiamo di trovarci di nuovo di fronte all'esplosione di una bolla speculativa. Come ai tempi della famigerata New Economy". Bolla 2.0, appunto.
(4 aprile 2007) link articolo
(meditate gente, meditate)
Una ricerca pubblicata dal NYT dimostra che le informazioni su web "durano" 36 ore, molto più di quanto si potrebbe immaginare
La vita delle notizie su internet è molto più lunga che sulla carta
TRENTASEI ore. Un intervallo di tempo enorme, se applicato al mondo dell'informazione, gigantesco se riferito all'informazione online. Eppure, è il tempo necessario prima che i lettori di notizie sul web perdano interesse per una storia. La velocità della rete nel diffondere i contenuti suggerirebbe il contrario, e invece le informazioni su internet durano molto più a lungo di quanto si potrebbe immaginare. Almeno, è quel che emerge da uno studio pubblicato sul numero di giugno del Physical Review E, la rivista dell'American Physical Society, e ripreso dal New York Times. Per essere più precisi, 36 ore è il periodo di tempo necessario alla metà dei lettori totali di un articolo online, per leggere l'articolo stesso. Ovvero, il tempo che intercorre tra il clic del primo lettore di una notizia appena comparsa su internet, e il clic del lettore che si trova a metà della catena degli utenti totali, dopo il quale la notizia viene considerata "in scadenza". Il quotidiano cartaceo, che per le esigenze legate alla stampa e alla distribuzione è il pachiderma dei mezzi di informazione, già dal mattino al pomeriggio viene considerato vecchio. Se invece la notizia è in internet, secondo la ricerca interessa a molti. La ricerca è stata condotta da Albert-Laszlo Barabasi, della University of Notre Dame, nell'Indiana, e ha per titolo The Dynamics of Information Access on the Web. Barabasi ha monitorato per un mese ogni clic su un popolare sito ungherese di notizie e intrattenimento. "Osservando il comportamento di un singolo internauta - ha spiegato - notavamo brevi periodi con molti clic, seguiti da lunghi periodi senza alcun accesso". Secondo il ricercatore, una peculiarità della lettura di notizie su internet è proprio l'intermittenza che alterna alla gran parte della giornata in cui si sta lontani dalla rete, momenti di esplosione di interesse quando ci si trova di fronte allo schermo. Sarebbe questa abitudine a garantire la maggiore tenuta delle notizie online.
"E' interessante osservare come i lettori trovano ciò che gli interessa sul web", commenta Jennifer Sizemore del portale MSNBC: "Sulle notizie principali c'è sempre parecchio traffico, ma capita che una storia di secondo piano, improvvisamente, interessi a molte persone. A volte anche per una settimana intera".
Può succedere che, nel gran numero di informazioni presenti sui siti online, il singolo visitatore impieghi parecchio tempo per trovare ciò che gli interessa. "Per fornire un servizio personalizzato - dice Neil F. Budde di Yahoo News - l'ideale sarebbe ricostruire un tracciato delle precedenti visite di un lettore, e proporgli un pacchetto informativo appositamente selezionato".
(17 luglio 2006) da la repubblica OnLine
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