GLOBAL CHANGE: si tratta di un argomento su cui tutti parlano ma solo i geologi e i meteorologi se ne occupano. Tutte le altre sono solo chiacchiere.
È dal 1700 che si hanno dati storici di glaciazioni mentre il geologo puro non ha limiti temporali a riguardo delle fluttuazioni glaciali che ci possono essere state nella storia del pianeta.
Quindi, queste variazioni climatiche sono usate come scale (anche se tendono ad essere molto ma molto più grossolane di tutte le altre viste finora. Queste scale solo applicabili (quelle di tipo glaciale), essenzialmente al QUATERNARIO.
SCALA CALDO-FREDDO: le calotte glaciali non sono sempre esistite: infatti, probabilmente, nel cretaceo esse non esistevano.
Si calcola che nell’ultima glaciazione il volume totale di H2O congelato nelle calotte glaciali fosse di circa 43-45 * 106 km3.
Di conseguenza, dando un certo valore medio di profondità degli oceani, (valore di circa 2.000-3.000 metri), ottengo i seguenti risultati:
Nel caso (A) la glaciazione rappresentava il 5% mentre nel caso (B) era il 6% della massa complessiva d’acqua in superficie del pianeta. Tali valori non sono affatto trascurabili dati i volumi che essi rappresentano. Di conseguenza tutto quel ghiaccio (dato da precipitazioni di acqua evaporata e cioè distillata), provoca un’enorme serie di fluttuazioni/variazioni nel mare e nella terra, (come ad esempio processi isostatici e idrostatici).
GLACIAZIONE QUATERNARIA: è data dall’ultima grande glaciazione pleistocenica. La massima estensione di questa glaciazione è data da una linea che toccava le capitali del nord Europa, (Berlino, Varsavia, Parigi). È anche quella che si conosce meglio (anche se possiede molte stranezze ed anomalie):
Prima del pleistocene non vi era alcuna calotta glaciale, poi essa si instaura e ciò si ripercuote sulla composizione delle acque degli oceani. Tutto questo sarebbe provato dalle grandi crisi (ricostruite) del Messiniano di tipo biologico avvenute nel mar Mediterraneo. In ogni caso si ipotizza che essa sia durata più di 3 milioni di anni e si pensa che sia collegata con l’innesco e la formazione delle calotte polari: si pensa che la durata delle calotte sarà ancora molto lunga (deduzione nata dal confronto con i dati provenienti dalle altre glaciazioni).
Tabella età durata
Glaciazione Permo-Carbonifera3 (P-C) circa 250-300 circa 50
Glaciazione Ordoviciana2 (O) circa 440-470 circa 25
Glaciazione EoCambriana (E-T) circa 700-800 > 100
Note:
2: questa è quella di cui si hanno maggiori informazioni perché la calotta era in africa ed era circondata dal mare (motivo che ha permesso di avere maggiori informazioni). Le foto del satellite la confermano (?).
3: ha coinvolto soprattutto l’emisfero sud della Pangea, (soprattutto il sud America), e coà vi sono molte prove della sua esistenza. È dalla durata di questa glaciazione che si è dedotto il fatto che le calotte dovrebbero continuare ad esistere ancora per molto tempo.
Attenzione che gli intervalli di durata delle glaciazioni sono documentati dalla formazione delle calotte e di conseguenza dalle relative evidenze morfologiche e NON dai ghiaccia di montagna. Quindi occorre distinguere molto chiaramente le morene e le tilliti di ambiente di pianura da quelli di altitudine (cioè formatesi a quote diverse da quelle del mare).
Nel cretaceo non sono documentate calotte glaciali anche se sono documentati intervalli più freddi e salta fuori una certa periodicità di circa 30 milioni di anni (ciclicità). Dove non ci sono calotte gli intervalli freddi-caldi vengono datati e ricostruiti con lo studio degli isotopi di O2. Questa ciclicità di valore è stata evidenziata dai paleontologi attraverso “il ciclo di estinzione preferenziale” (periodo o ciclo di 27 milioni di anni), generando in questo modo un “effetto-causa” e sottolineando il controllo ambientale su un’evoluzione traumatica. In sintesi il controllo ambientale domina i processi a lungo periodo di estinzione.
Un altro aspetto da prendere in considerazione è dato dal fatto che la glaciazione quaternaria è di tipo BIPOLARE (cioè sono presenti 2 calotte), mentre le altre si sono manifestate sulla calotta (ora ben separata) del polo sud. Anche oggigiorno la calotta maggiormente sviluppata è quella del polo sud. Un elemento fortemente condizionante a tutto ciò è dato dalla presenza al polo sud di un continente al contrario del polo nord che non ce l’ha: la presenza di un continente fa da “calamita” per la formazione del ghiaccio.
L’altro problema è dato dalla glaciazione EoCambriana, in quanto essa và di pari passo con la fauna di DIAKARA. (che è sempre associata ai depositi di tilliti precambriane). Questa fauna, in sintesi, è composta da organismi senza scheletro ma alquanto differenti tra di loro. In questa glaciazione si ha una distribuzione areale dei ghiacci (e delle sue tracce) molto vasta: praticamente a livello globale contro le altre che erano praticamente concentrate solo ai poli. Di tutto ciò si danno 2 possibili spiegazioni:
a) effettivamente si trattava di una glaciazione di tipo globale;
b) vi è stata successivamente una frantumazione (a causa della tettonica a placche) del continente “ospite” che è proseguita fino ad oggi;
Attenzione che non occorre un grosso sconvolgimento climatico per avere un periodo glaciale o meno, (massimo una variazione di 5-6 C°). Attualmente ci si trova in uno stadio caldo. Comunque sia è sufficiente avere una variazione di 5-6 C° per avere una glaciazione e quando ciò accade si forma una calotta, e se poi successivamente scompare la variazione dei 5-6 C° non è detto che scompaia anche la calotta in quanto essa (la calotta) ha una sua inerzia. Infatti, non esiste una corrispondenza lineare tra la calotta e le variazioni climatiche e questo perché la calotta possiede una forte ALBEDO e di conseguenza di base essa riflette molto calore che le permette di sopravvivere a lungo anche a fronte di avverse condizioni climatiche.
Tutto ciò lo si può riassumere schematicamente nel seguente modo:
Formazione rapida (della calotta) >>> Distruzione lenta (della calotta)