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Punto Nullo Come si presenta morfologicamente la zona studiata!

Morfologia marina dell’area

L’area esaminata è stata, anche a seguito della letteratura consultata, (nonché per motivi pratici) suddivisa in due zone:

  • Golfo di Taranto
  • Dominio Apulo

Il Golfo di Taranto può essere suddiviso in tre unità in base ai caratteri morfologici visionabili. La prima zona, detta anche Unità Occidentale, è caratterizzata da un andamento batimetrico assai irregolare con zone depresse ed altre sollevate. L’area Orientale invece è caratterizzata da un regolare approfondimento della costa verso il mare senza importanti discontinuità. Questi due settori sono separati, al centro del golfo, da una depressione allungata con direzione NW-SE denominata Valle di Taranto, o Fossa Bradanica: tale depressione rappresenta la terza Unità morfologica. Essa evidenzia un andamento pianeggiante in sezione E-W, mentre possiede una blanda pendenza verso SE. Riassumendo, molto schematicamente, si può asserire che:
L’Unità Occidentale è compresa tra la costa calabra-lucana del golfo e rappresenta il margine occidentale della Valle di Taranto. In quest’area la piattaforma continentale ha lo “shelf break” intorno ai 113 metri di profondità e possiede un’ampiezza variabile tra 1 e 14 km. La pendenza media si aggira intorno ad un grado. Si sottolinea come l’andamento riscontrabile sia molto tormentato a causa delle incisioni di numerose testate di canyon presenti. I canyon non sono però sempre raccordati con le foci dei fiumi e ciò dipenderebbe dalla dinamica del trasporto dei sedimenti ad opera delle correnti che agiscono sottocosta. Anche la scarpata continentale risulta essere, in quest’area, molto irregolare ed accidentata: essa può essere, sinteticamente, suddivisa in due parti principali a causa della presenza di una fascia intermedia avente inclinazione molto più dolce. Infatti, la scarpata superiore arriva (partendo dal ciglio) fino ad una profondità di circa –660 metri. Sono visibili chiaramente i canyon (precedentemente accennati) e tra essi molti evidenziano dinamiche attive di tipo erosivo: quasi tutti arrivano fino alla fascia intermedia. La scarpata inferiore parte dal margine esterno e più profondo della fascia intermedia ed arriva fino al fondo della Valle di Taranto. Anche in questa zona sono presenti numerosi canyon attivi che convogliano i sedimenti raccolti verso le zone di fondo. In questa zona, ed in linea generale in tutto il golfo, sono presenti numerose testimonianze di frane sottomarine attive (accumulatesi per lo più sul fondo della valle di Taranto). E’ da notare come si tratti di scivolamenti gravitativi di notevole estensione (anche di parecchi chilometri).
L’Unità Centrale è rappresentata (come già detto) dalla Valle di Taranto vera e propria e si estende da una profondità iniziale di –900 metri fino alla piana batiale ionica, esterna al golfo di Taranto. L’area occupata da quest’unità è di circa 400 km2: al suo imbocco (al traverso di Metaponto) possiede un’ampiezza di circa 6 km. Come già accennato in precedenza, in questa unità confluiscono numerosi canali che incidono la scarpata e trasportano materiali terrigeni (anche grossolani!) provenienti dal settore occidentale. La particolarità è data dalla presenza di canali provenienti anche dal settore pugliese, unità orientale, ma le cui dimensioni risultano essere alquanto più ridotte di quelli presenti nella zona occidentale. Scendendo poi verso SE la sezione della valle tende a restringersi (al traverso di Gallipoli) fino a 2 km: in quest’area la valle tende a mostrarsi più asimmetrica avendo il lato occidentale maggiormente acclive di quello orientale.
Infine, si incontra l’Unità Orientale, che è compresa tra il margine orientale della valle e la regione pugliese: da notare come tale area rappresenti anche (tecnicamente) l’avampaese della catena appenninica sommersa. In tale zona la piattaforma continentale si presenta terrazzata ed il suo ciglio è individuabile ad una profondità di circa –110 metri con una pendenza media di circa un grado. Si vuole segnalare come siano stati individuati tre terrazzi principali di abrasione marina riconducibili alla trasgressione Olocenica ubicati (mediamente) a –23, a –50-60 ed a –100-110 metri di profondità. Nel secondo ordine sono stati rinvenuti anche banchi coralligeni di piattaforma. La scarpata nel settore orientale possiede una pendenza media di 3-6 gradi, e partendo dalla piattaforma raggiunge la valle di Taranto ad una profondità di circa –1.000 metri. Anch’essa è sede di vistosi franamenti che occupano, complessivamente, circa il 30% della sua superficie. La continuità della scarpata è interrotta da due aree a bassa pendenza ed intensa sedimentazione quaternaria. Inoltre, la scarpata presenta una serie di incisioni dovute a canali di piccola entità: l’unica eccezione è rappresentata da uno solo di essi che dal traverso di Torre dell’Ovo solca la scarpata fino ad immettersi nella valle sottostante all’altezza di Gallipoli.

Morfologia del Dominio Apulo
Anche l’area Apula può essere suddivisa in aree con caratteristiche differenti. In particolare è stato possibile riconoscere tre principali domini:

  • Bacino di Otranto-lefkas
  • Dorsale Apula
  • Scarpata

Il primo dominio rappresentato dal bacino d’Otranto-Lefkas, (osservandolo da un punto di vista batimetrico) presenta un approfondimento a bassa inclinazione in direzione NW-SE.
All’altezza dell’isola di Corfù il bacino piega bruscamente in direzione sud. Oltrepassata l’isola il bacino riprende il primitivo andamento (sempre NW-SE a bassa inclinazione): il bacino rappresenta l’area di accumulo di depositi sedimentari-torbiditici (di enorme estensione areale) provenienti dall’alto Adriatico e dalla catena Ellenica (tutto ciò è anche corroborato dai profili sismici esaminati).
La Dorsale Apula si presenta batimetricamente meno approfondita del bacino precedentemente descritto. Anch’essa evidenzia una direzione di approfondimento NW-SE con un’ inclinazione molto dolce: infatti, essa passa da –600 a –2.000 metri in poco più di 150 km.
La Dorsale è nettamente delimitata nella sua porzione meridionale dalla Scarpata di Cefalonia: infatti, partendo dall’omonima isola si passa da –100 metri (rappresentativi della piattaforma continentale) a –3.000 metri in meno di 8 km lineari. Questa “fossa” delimita nettamente sia da un punto di vista morfologico che strutturale la Dorsale Apula: la fossa rappresenta indubbiamente uno svincolo tettonico tra le regioni a nord ed a sud di essa (una riprova del ruolo di svincolo è data anche dall’intensa attività sismica registrata e registrabile proprio nella zona di fossa).
Infine, il terzo elemento morfologico del Dominio Apulo è dato dalla Scarpata Apula, (o “muro tettonico”). Esso delimita nettamente la Dorsale Apula dalla adiacente piana batiale ionica (detta anche zona a cobblestones). La variazione batimetrica di questa zona, lunga circa 130 km (cioè dalla parte esterna del Golfo di Taranto fino, quasi, alla Scarpata di Cefalonia), è notevole in quanto in circa 8 km si passa da –1.800 a –3.000 metri di profondità. L’andamento di questo “muro” è alquanto irregolare anche se in linea generale si può affermare che possiede una direzione NW-SE. Inoltre, esso è inciso da numerose strutture canalizzate di tipo erosivo.

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