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Punto Nullo Articoli da conservare in merito alla tecnologia e alle news nel mondo ENERGIA...


Novità aperta la sezione link in merito ad articoli relativi alle energie:

Guardate in fondo alla pagina



Regione Emilia-Romagna, Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli
Uso delle acque sotterranee e del sottosuolo per impianti di climatizzazione e scambio di calore: aspetti tecnici e amministrativi per alcuni esempi del territorio regionale

Luglio 2009:
Ed ecco una bellissima e proficua collaborazione con dei colleghi ...

"un contributo alla conoscenza sulla geotermia"
Nel corso degli ultimi anni si è verificato un aumento sostanziale nella nostra società dell'interesse e sfruttamento delle energie alternative a dispetto di quelle classiche a causa dell'aumento esponenziale del loro costo e dei problemi politico-ambientali da esse causati.
Termini come "solare", "eolico", "biomassa" si sono sempre più inseriti nel linguaggio corrente. Unica eccezione (in modo quasi paradossale vista la potenziale sfruttabilità a qualunque latitudine, altitudine e condizione topografica) è data dall'energia geotermica a bassa entalpia che, spesso, solo in pochi conoscono al di fuori degli "addetti ai lavori".
L'approfondimento in questione si prefigge lo scopo di divulgare i concetti di base dell'energia geotermica a bassa entalpia, i possibili modelli di utilizzo e lo stato attuale di sfruttamento in Italia, in Europa e nel Mondo.
e
il loro link diretto per approfondire anche altre varie tematiche interessanti!
e
un altro articolo interessante per chi volesse approcciare il mondo delle no-profit e aiuti concreti in altri paesilink: solidarietà reinventa la tecnologia



Ed ora un po di notizie di varia natura ma sempre utili per tenersi aggiornati su cosa "bolle in pentola" a livello mondiale [1] nell'ambito tecnologico, [2] nella ricerca e [3] tutte quelle idee/teorie interessanti ma ancora in fase di elaborazione.

Inoltre, dato il problema attuale dovuto al fabbisogno energetico è stata aperta una "sezione" dedicata interamente proprio all'energia ed a tutte le novità ad essa pertinenti (quali scoperte, produzione, applicazioni, sistemi potenziali, idee, ecc.), con la finalità di districare il panorama, (oggigiorno estremamente caotico) legato a questo "bollente/caliente" problema.

Un consiglio: aprite un articolo inerente la tematica che vi interessa e poi catturate l'intera sezione di pertinenza cliccando sopra la radice del percorso che vedrete immediatamente al di sotto del titolo dell'articolo, (appena avrò tempo cercherò di mettere in linea un metodo più semplice e veloce!). In questo modo avrete raggiunto l'intera "famiglia" di articoli che trattano dell'argomento da Voi ricercato.

Buone letture a tutti

G.P.


Ottobre 2006:
Oltre la sezione degli articoli visionabili qui sotto, potrete trovare una nuova parte dedicata specificatamente alle metodologie operative (e già realizzabili oggigiorno) da Voi/Noi tutti in merito alla produzione energetica di "dettaglio", direttamente a casa nostra, e personalizzata: come ad esempio celle fotovoltaiche, impianti geotermici, caldaie alimentate a combustibili alternativi, ecc..
Trattandosi di sistemi legati sia a novità e sia a metodologie già sperimentate ho cercato di sviluppare questa tematica in modo coerente con un occhio di riguardo a tutto ciò che è operativamente e praticamente già realizzabile da chiunque.
Una premessa doverosa: si tratta di spunti e per avere informazioni più precise in merito a casi personali consiglio vivamente di contattare specialisti del settore (soprattutto per quanto concerne eventuali preventivi e costi).





Rubbia: "Nucleare costa troppo puntare su mix gas-geotermia"
è quello che predico da anni!

1992, un vecchio esperimento per produrre energia elettrica: che cosa salta fuori dai faldoni!

Sezione ENERGIA
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 06-17-2008 at 3:43 PM
Articoli su Energia e Tecnologia >> Sezione ENERGIA

E DALL'HANGAR DI CAPE CANAVERAL USCI' LO JO-JO SPAZIALE MADE IN ITALY

Repubblica — 24 maggio 1992 pagina 19
CAPE CANAVERAL - Dalla stiva dello Shuttle Atlantis parte un fascio di luce bluastra. Non è diritto, ma vaga nello spazio, serpeggia, a volte torna indietro verso la navicella. Poi punta deciso verso l' alto, dove, a venti chilometri di distanza, attaccata a un filo come un palloncino una sfera di alluminio sta lanciando piccoli lampi. E' l'esperimento "made in Italy" che sarà tentato con la prossima missione dello Shuttle, prevista per il 16 luglio. La data dovrebbe essere rispettata. Qui al Kennedy Space Center tutto procede secondo i programmi: il "guscio" con il satellite e il sofisticato meccanismo di svolgimento e riavvolgimento del filo è nella fase terminale di lavorazione, è sta per uscire dall'hangar per essere montato sullo Shuttle. Franco Malerba, che dovrà manovrare il satellite dalla navicella sta completando la preparazione insieme alla "riserva" Umberto Guidoni. Dentro un altro hangar, alto 160 metri, si sta assemblando il razzo che porterà in orbita lo Shuttle. A circa trecento chilometri dalla Terra si realizzerà la prima "dinamo spaziale": il lungo filo metallico, teso tra lo Shuttle e il satellite, si troverà a muoversi ad altissima velocità in un campo magnetico, quello terrestre. E' lo stesso principio con cui si genera della corrente da una matassa di fili di rame che gira tra due magneti, una dinamo appunto. Ma per "estrarre" la corrente bisogna creare un circuito. La prima parte del circuito è composto dal satellite, il filo e la navicella. A chiudere il circuito ci penserà un cannone elettronico montato sulla navicella che sparerà gli elettroni accumulati sullo Shuttle verso il satellite, creando il suggestivo fascio di luce serpeggiante. Lo spettacolo non sarà visibile da terra ma sarà ripreso da una telecamera. Secondo i calcoli degli scienziati italiani la tensione generata sarà di 5000 volt, mentre la potenza sarà di 10 chilowatt, oltre il triplo della potenza erogata dall'Enel per il contratto domestico di illuminazione. Nel caso che il filo venga svolto tutto sino a cento chilometri dallo Shuttle la potenza aumenterebbe progressivamente. Svolgere e riavvolgere il filo sarà la parte più ardita della missione. In condizioni di assenza di peso potrebbero crearsi problemi molto seri, anche gravi. Con un motore a razzo si governerà l'allontanamento progressivo del satellite dalla navetta accompagnato dal lento srotolamento del sottile ma resistente cavo. Sempre agendo sui motori, la sfera sarà tenuta in posizione sopra lo Shuttle e con il filo nella giusta tensione. Dopo dieci ore il satellite sarà recuperato. E' la parte più delicata di tutta la missione. Bisognerà evitare anche il sia pur minimo strattone: il satellite tornerebbe verso lo Shuttle a velocità molto alta e lo potrebbe colpire, danneggiandolo. Il cavo poi potrebbe attorcigliarsi intorno alla navetta. Il "satellite al guinzaglio" o Tethered è stato ideato da scienziati dell'agenzia spaziale italiana, del Cnr e della seconda università di Roma, e costruito dall'Alenia Spazio, impiegando cento tecnici e un milione di ore di lavoro. Costo: 160 miliardi. Si tratta della possibilità di produrre energia elettrica in completa autonomia, senza dover ricorrere neanche ai pannelli solari. Un tethered può essere utilizzato quindi come generatore notturno che fornisce energia anche quando la navicella o la futura stazione spaziale si trovano nel cono d' ombra terrestre. Oppure potrà dare energia alle stazioni orbitanti intorno a pianeti lontani dal sole. Inoltre sul satellite sono installati alcuni strumenti per studiare il campo magnetico terrestre e per analizzare la composizione degli strati superficiali dell'atmosfera. Con la missione del 16 luglio sarà realizzato un altro importante progetto, questa volta europeo. Si tratta di Eureka è una sorta di mini-terra, una piattaforma orbitante carica delle più svariate forme di vita, un laboratorio biologico per osservare l' adattamento degli organismi terrestri alla assenza di peso. Tutto dedicato alla vita nello spazio sarà anche la prossima missione Shuttle che ospiterà un laboratorio biologico giapponese. Dentro saranno fatte dischiudere uova, è sarà osservato il comportamento di rane e carpe portate con un acquario speciale. Sarà anche la missione in cui per la prima volta voleranno un astronauta giapponese, uno di pelle nera, e una coppia regolarmente sposata. - dal nostro inviato ARNALDO D' AMICO

Parte lo Shuttle con pilota italiano

  • Cape Canaveral: alle 21.18 decolla la navetta "Columbia". Per gli astronauti pesto e parmigiano TITOLO: Parte lo Shuttle con pilota italiano Cheli ai comandi, Guidoni fara' esperimenti.
  • Dopo tre anni di nuovo nello spazio il nostro "satellite al guinzaglio"
  • Preoccupazione per un problema tecnico

DAL NOSTRO INVIATO CAPE CANAVERAL . Hanno percorso strade diverse ed ora si ritrovano, per caso, assieme sulla stessa navetta spaziale che questa sera alle 21.18 ora italiana (le 15.18 in Florida) parte per lo spazio. Umberto Guidoni e Maurizio Cheli . il primo astronauta italiano (e europeo) a sedere al centro della cabina di pilotaggio dello Shuttle . intorno a mezzogiorno entreranno contorcendosi sull'astronave "Columbia" ma da una settimana si sentono gia' in orbita. Chiusi negli asettici appartamenti del Kennedy Center ripassano le ultime manovre assieme agli altri cinque astronauti dell'equipaggio. Poco lontano, sotto il sole caldo nonostante febbraio, lo Shuttle ha gia' chiuso nella stiva il satellite a filo "Tethered" che poco più di tre anni fa si era rifiutato di volare trattenuto da un bullone maldestro. Guidoni e Cheli ritenteranno l'impresa e intanto trascorrono le ore isolati dal mondo, dalla famiglia, dagli amici giunti per applaudirli. Stasera in loro onore si fermerà anche il Festival di Sanremo: Pippo Baudo seguirà il lancio con un collegamento alle 21 e 29. "Sono prontissimo", ha detto Guidoni. "Non mi sembra vero di essere protagonista di un' esperienza tanto incredibile", ha aggiunto Cheli, che con un pizzico di goliardia porterà nello spazio . altro primato della missione . anche un pezzo di parmigiano reggiano e il semiserio gagliardetto dell'"Ordine dei Cavalieri del Pesto genovese". Guidoni, scienziato romano del Cnr, era in panchina nell' agosto del 1992 quando, da riserva, guardava Franco Malerba alle prese con il satellite Tethered bloccato a 256 metri dalla navetta "Atlantis". Proprio in quei giorni il modenese Cheli, ex top gun dell'aeronautica militare, entrava alla Nasa dopo essere stato selezionato dall' Agenzia spaziale europea per prepararsi alle missioni legate alla stazione cosmica. Quando si decise, dopo qualche incertezza, di riportare in orbita il satellite a filo, Guidoni divento' l' astronauta titolare della spedizione per l' Agenzia spaziale italiana Asi, mentre per una coincidenza di scelte la Nasa aggiungeva, in base ad un accordo di collaborazione, due astronauti europei: lo svizzero Claude Nicollier, che aveva gia' volato con Malerba, e Maurizio Cheli, appunto, che cosi' debuttava in un ruolo molto particolare. Alla Nasa gli astronauti come lui sono chiamati "specialisti di missione", e sono una via di mezzo tra i piloti della navetta e gli astronauti ricercatori. Oltre a soddisfare il lavoro in orbita conoscono tutto dell'astronave e al decollo e in atterraggio aiutano il comandante nelle delicatissime fasi. La notte scorsa sulla rampa di lancio un incidente aveva creato qualche seria preoccupazione. I tecnici stavano depurando gli impianti di un motore della navetta quando all'improvviso una sostanza tossica si e' riversata sul serbatoio di idrogeno e ossigeno e su uno dei grandi razzi che aiutano la partenza. Si e' dovuto lavorare per tutta la mattina di ieri per eliminare la sostanza corrosiva e rendersi conto che il suo spargimento non aveva provocato alcun danno. Tutto e' pronto, dunque, per la spedizione che durerà 14 o 16 giorni (il prolungamento e' molto probabile); i primi cinque dedicati agli esperimenti del satellite a filo. Il "Tethered" e' nato dagli scienziati italiani Grossi e Colombo; se questi collaudi manterranno le promesse potrebbero aprirsi grandi prospettive: dalle stazioni spaziali ai viaggi verso Marte.


LA SCHEDA: TITOLO: Dal "Tethered" energia elettrica a 5000 volt

DAL NOSTRO INVIATO CAPE CANAVERAL . Il satellite a filo "Tethered" uscira' dalla stiva della navetta sabato sera e questa volta, forse per scaramanzia, i responsabili della missione hanno deciso di allungare il suo viaggio un po' di più rispetto al 1992. Oltre ai venti chilometri previsti gia' allora dovrà infatti percorrere altri 700 metri. A quella distanza si fermerà per 22 ore durante le quali per la prima volta si tenterà la produzione di energia elettrica arrivando a generare 5000 volt. Questo perche' il satellite e il filo conduttore di rame di 2,5 millimetri di diametro, attraversando le linee del campo magnetico terrestre funzioneranno come una dinamo. Il campo magnetico intrappola un flusso di elettroni sparati dalla stiva della navetta, conducendoli al satellite e chiudendo cosi' un ciclo da cui scaturisce appunto la corrente elettrica. Nella prima missione del 1992 data la poca distanza raggiunta dal satellite (256 metri) gli strumenti misurarono appena 50 volt; pochissimi ma abbastanza, dicono gli scienziati, per verificare che il sistema funzionava. Altra cosa, tuttavia, e' arrivare ai 5000 volt previsti ed e' questo l'obbiettivo da raggiungere ora. Il "Tethered" e' realizzato dalle industrie italiane sotto la guida di Alenia Spazio. La nuova missione e' costata all'Italia 42 miliardi di lire.
Caprara Giovanni
Pagina 15, (22 febbraio 1996) - Corriere della Sera


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Energia geotermica
L’energia geotermica è la forma d’energia dovuta al calore endogeno della Terra; vulcani, sorgenti termali, soffioni e gayser documentano bene la presenza di calore immagazzinato nella crosta terrestre e che fluisce verso l'esterno con l’ausilio di fluidi vettori come acqua e vapore. La temperatura, all’interno del nostro pianeta, aumenta con la profondità secondo un gradiente geotermico di 3°C ogni 100 metri, anche se esistono zone con gradienti geotermici anomali in cui il flusso di calore è maggiore (9-12°C ogni 100 metri).
Il calore terrestre è prevalentemente d’origine radiogenica e subordinatamente planetaria e chimica; deriva principalmente dal decadimento degli isotopi radioattivi presenti soprattutto nel mantello (quelli più importanti sono il torio 232, l'uranio 238, e 235 ed il potassio 40). In media il calore terrestre calcolato è pari a 0,06 W/m2, quindi considerando tutta la superficie si arriva a valori di 30.000 miliardi di watt; questa energia termica, per unità di tempo e di area, costituisce il flusso geotermico e viene espressa in HFU (Heat Flow Unit) ed è equivalente ad una microcaloria per centimetro quadro al secondo, cioè in un secondo la Terra disperde una microcaloria per centimetro quadro.

Utilizzazione dei fluidi geotermici
Dal punto di vista dell’utilizzazione, la geotermia si può dividere in alcuni settori:
1. Settore degli usi ad alta entalpia, con fluidi a temperature superiori ai 150° C, riguarda la produzione di energia elettrica e alcuni usi industriali.
2. Settore degli usi a media e bassa entalpia, con fluidi a temperature 150-100° C nel primo caso ed inferiore ai 100° C nel secondo, riguarda gli usi diretti: civili, agricoli, industriali.

Per determinare esattamente le caratteristiche del sistema geotermico di solito è consigliabile operare mediante delle indagini sperimentali dirette al fine sia di evitare sorprese operative e sia di poter computare al meglio in fase di progettazione le risorse geotermiche disponibili.
Test di risposta geotermico e misure della temperatura: Con l’aiuto di un test di risposta geotermico, può essere determinata sperimentalmente la capacità della SGV [Acronimo per Sonde Geotermiche Verticali]. Per dei campi di SGV, una simile stima può essere effettuata mediante uno o più perforazioni pilota. Grazie a delle misure di temperatura realizzate all’interno del tubo di una SGV, è possibile ottenere un’immagine esatta delle temperature riscontrate sulla lunghezza della tubazione nella sonda. I due metodi sono degli strumenti d’aiuto alla progettazione, congiuntamente alla determinazione in laboratorio delle proprietà geotermiche dei campioni di roccia della perforazione. In particolare, le misurazioni della temperatura, eseguite all’interno di una sonda, rappresentano un metodo semplice e adeguato per determinare le cause di un funzionamento problematico di una SGV.

Nel nostro pianeta, esistono vaste zone nel cui sottosuolo vi sono fluidi a temperature comprese tra 40 e 100° C facilmente accessibili, che potrebbero essere direttamente utilizzati per il riscaldamento e la refrigerazione, consentendo quindi un notevole risparmio di idrocarburi.
Queste applicazioni non elettriche, dei fluidi geotermici a bassa entalpia, si stanno sviluppando in molti paesi del mondo situati in zone caratterizzate da gradienti termici bassi o normali: per esempio, nella regione di Parigi, migliaia di abitazioni sono scaldate con acqua a temperature comprese tra 60 e 73° C che si trovano a 1800 metri di profondità.
Nota:
Per abitazioni ad uso civile residenziale, isolate, è invece più diffusa la perforazione sui 70-100 metri.


Le centrali in uso in geotermia sono di diversi tipi:
1. Centrale a scarico libero, il vapore proveniente direttamente dal pozzo o da un separatore (campo ad “acqua dominante”) è inviato alla turbina e dopo la generazione di energia elettrica, viene scaricato in aria a pressione atmosferica; le acque reflue sono reiniettate o disperse in superficie.
2. Centrale a condensazione, il vapore esausto che esce dalla turbina, viene inviato ad una “camera di condensazione/depressione” raffreddata da acqua derivante da una torre di raffreddamento o da acque correnti. I gas incondensabili vengono estratti meccanicamente e scaricati all’esterno, mentre i reflui dei condensatori o dei separatori sono incanalati in pozzi di reiniezione o dispersi in superficie.
3. Centrale a flash singolo, usata nei campi “ad acqua dominante”. Il fluido geotermico erogato da un pozzo, viene inviato ad un separatore che riduce la pressione e separa le due fasi acqua/vapore. Il vapore entra poi nella turbina e dopo la generazione di elettricità è condensato ed inviato ai pozzi di reiniezione o smaltito in altro modo.
4. Centrale a doppio flash, usata nei campi “ad acqua dominante”. Il fluido, proveniente dal pozzo, entra in un primo separatore dove si genera il primo flash di vapore ad alta pressione (a 160° C). Successivamente è inviato ad un secondo separatore dove si genera un secondo flash di vapore a bassa pressione (a 120° C). I flussi di vapore ottenuti, ad alta e bassa pressione, sono inviati a turbine distinte.
5. Centrale a ciclo binario, usata soprattutto per fluidi a medio-bassa entalpia o per “salamoie” da non lasciare vaporizzare perché incrostanti. Il fluido geotermico è inviato, in pressione, ad uno scambiatore dove cede il calore ad un fluido di lavoro (freon, cloruro d’etile). Successivamente i reflui geotermici vengono reiniettati nell’acquifero; il vapore del fluido secondario, dopo esser passato alla turbina, viene condensato e ritorna allo scambiatore per vaporizzare nuovamente.
6. Centrale a flusso totale, funziona col fluido bifase (miscela acqua/vapore e gas associati) direttamente erogato dal pozzo. Dopo la generazione di energia elettrica il fluido è condensato e reiniettato nell’acquifero.
7. Minicentrale a condensazione, centrale a condensazione di potenza limitata che utilizza fluidi a temperatura anche inferiore ai 100° C.

Un paio di delucidazioni
Come già accennato in precedenza in profondità, (cioè superata una fascia superficiale di terreni, massimo qualche metro) la temperatura del sottosuolo è costante e non dipende più dal giorno o dalla notte, né dalle stagioni. È il flusso di calore presente in profondità che regola la temperatura. Questa risorsa geotermica, detta di bassissima temperatura, è utile per sistemi di riscaldamento decentralizzati, quali installazioni per abitazioni familiari, gruppi di ville, piccoli immobili, municipi, scuole, sale polivalenti, ecc. Un sistema diffuso è rappresentato dalla sonda geotermica verticale (SGV).
La sonda geotermica verticale
Le SGV sono scambiatori di calore, installati verticalmente in perforazioni da 50 a 350 m. Un fluido è pompato in un circuito chiuso e permette d’estrarre energia dal sottosuolo con l’aiuto di una pompa di calore. Queste SGV sono installate, chiavi in mano, da imprese specializzate.
Costruzione e funzionamento di una sonda geotermica
Una o due perforazioni di un diametro di 10-15 cm sono realizzate in prossimità dell’edificio da riscaldare. La profondità della perforazione è determinata in base al volume dei locali da scaldare ed al tipo di terreno. In funzione della legislazione sulla protezione delle acque sotterranee, una richiesta d’autorizzazione deve essere avanzata dalle autorità. Terminata la perforazione, generalmente, si inserisce, fino in profondità, un tubo ad U in polietilene.
Lo spazio vuoto restante è riempito con una miscela di “bentonite” e cemento, per assicurare un buon contatto termico tra i tubi e la parete della perforazione. In seguito, si crea un circuito chiuso tra la perforazione ed il sottosuolo dell’edifico, e dell’acqua addizionata al 15-20% di antigelo è pompata nello scambiatore di calore o pompa di calore (PAC).
Quest’ultima è dimensionata in base alla potenza di riscaldamento necessaria.
Questo sistema permette d’assicurare, durante tutta la stagione, il riscaldamento di un’abitazione tramite pavimenti riscaldanti o radiatori a bassa temperatura.
In determinate condizioni, in particolare per abitazioni nuove, i costi d’investimento per una SGV sono simili a quelli di un sistema di riscaldamento classico a nafta equipaggiato di una caldaia. D’altra parte, le spese di funzionamento annuale sono a favore della SGV (no manutenzione ed utilizzo di combustibile).


Usi diretti

Il riscaldamento è la forma più antica e diffusa tra gli usi diretti dell’energia geotermica; larga utilizzazione è stata fatta in Islanda, dove, per l’abbondanza dei fluidi caldi disponibili, il 97% della popolazione della capitale è servita da riscaldamento geotermico urbano. Analoga situazione si ha anche in Francia, paese poco geotermico, negli Stati Uniti, in Cina ed in Giappone.
In Italia le realizzazioni più importanti sono quelle di Ferrara, Vicenza, Castelnuovo Val di Cecina, Acqui, Bagno di Romagna e Grosseto.
Per il riscaldamento degli ambienti, le temperature dei fluidi devono essere dell’ordine di 50-80° C per gli impianti a termosifone, 35-50° C per i pannelli radianti; qualora i fluidi geotermici non raggiungessero le temperature richieste, si possono adottare dei sistemi integrativi quali una caldaia o una pompa di calore. Un impianto di teleriscaldamento può provvedere anche alla fornitura di acqua calda sanitaria; se le acque geotermiche sono dolci, come nel caso di Vicenza, possono essere distribuite direttamente agli utenti, se invece, sono salate, come a Ferrara, si provvede immettendo nella rete sanitaria una parte dell’acqua di acquedotto circolante nello scambiatore di calore.
Si può ottenere uno sfruttamento integrale della risorsa geotermica con il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo con fluidi appropriati (ad esempio ammoniaca, bromuro di litio).
Altri usi dei fluidi geotermici sono rappresentati dall’azione antigelo dei suoli, dal riscaldamento delle serre e dall’utilizzo nelle attività industriali per fornire il “calore di processo” utilizzato nel ciclo di produzione. Un uso razionale che permette di ottenere la massima efficienza dai fluidi geotermici, è rappresentata dagli usi integrati dello stesso fluido per impianti ed utenti diversi, con un sistema in serie, “a cascata”, le acque reflue a bassa temperatura di una centrale geotermica, possono essere usate, per esempio, per il riscaldamento, per la serricoltura, per l’acquacoltura e per l’irrigazione.
Nel quadro volto allo sfruttamento razionale dell’energia geotermica, viene impiegata sempre di più la “pompa di calore”, grazie alla quale sono utilizzati anche i fluidi a temperatura molto bassa.
La pompa di calore è una macchina termica in grado di trasferire il calore da un corpo più freddo ad uno più caldo, innalzandone la temperatura; essa estrae calore da una sorgente a bassa temperatura, sorgente fredda, con dispendio di energia esterna che può essere di natura elettrica, meccanica, o appunto geotermica.
Nei paesi dove si sta diffondendo lo sfruttamento dell’energia geotermica alle più basse temperature (7- 40° C), quali la Svezia, il Giappone, gli Stati Uniti, la Svizzera, la Germania e la Francia, l’uso delle pompe di calore ha toccato dei livelli sorprendenti; negli Stati Uniti per esempio nel 1993 ne erano installate più di 150.000. Un’altra tecnologia molto in uso accanto alle pompe di calore è rappresentata dallo “scambiatore di calore”, necessario nei casi in cui non è possibile mettere a contatto i fluidi geotermici direttamente con gli impianti di utilizzazione, quando il contenuto salino del fluido può creare danni quali la corrosione o l’inquinamento. Gli scambiatori di calore vengono fabbricati in diverse versioni di cui le principali sono: a piastre, a fasce tubiere, a serpentina ed a miscela diretta, con separazione finale e recupero del fluido di lavoro dal fluido primario.
Un particolare tipo è quello utilizzato direttamente nel pozzo, con circolazione di acqua dolce o di fluido basso-bollente nel secondario.

La geotermia in Italia
L’Italia è il paese geotermicamente più “caldo” di tutta l’Europa, cosa testimoniata dai numerosi vulcani, dai soffioni boraciferi, dalle sorgenti termominerali.
Al 2000 la potenza installata era di 785 MWe (l’1,5% della produzione elettrica totale del paese); mentre per gli usi diretti era di 324,6 MWt dei quali il 41% utilizzato per il riscaldamento, il 28% per usi termali, il 22% per le serre, il 9% per i processi industriali e l’1% per l’itticoltura.
Le prime applicazioni della geotermia si sono avute proprio nel nostro paese ed in particolare a Larderello (Toscana) dove esistevano evidenti manifestazioni geotermiche; infatti, già dal 1777 veniva utilizzato l’acido borico delle acque geotermiche della zona e nel 1827 si ha la prima vera utilizzazione in forma diretta dell’energia geotermica il cui calore veniva usato, al posto della legna, per l’evaporazione dell’acqua da cui estrarre l’acido borico.
Nel 1904 nasce la geotermoelettricità, vennero accese delle lampade tramite una dinamo azionata da una macchina a vapore da 0.75 CV, alimentata da un soffione. Tra il 1905 ed il 1936 vengono migliorate le tecniche di perforazione e si arriva ad una potenza elettrica installata di 73 MW; dagli anni Venti, proprio da Larderello, si estende a tutto il mondo l’interesse per la geotermia.
Dagli anni Settanta viene dato un notevole impulso all’esplorazione in tutte le aree italiane, cosa che porta all’individuazione di diverse aree geotermiche e di altri due campi ad alta entalpia, oltre a quello di Larderello, presso Latera nel Lazio e Mofete in Campania.
Diversi sono i progetti realizzati per l’utilizzo dei fluidi geotermici per il teleriscaldamento, i più significativi sono quello di Ferrara (12 MWt ), di Vicenza (5 MWt ) e di Rodigo (3,7 MWt) per la bassa entalpia, quello di Larderello (24,1 MWt) e di Castelnuovo Val di Cecina (5,3 MWt) per l’alta entalpia.
Per quel che concerne la geotermia dei fluidi ad alta entalpia utilizzata per la produzione di energia elettrica, 4 sono i campi in esercizio, il più importante dei quali è quello di Larderello con 547 MWe installati; 108 MWe sono installati nella regione del Monte Amiata; 90 MWe nella regione toscana di Travale-Radicondoli; infine 40 MWe presso Latera nel Lazio.
Il testo di cui sopra è stato tratto (e condensato!) dal seguente sito link 1, pertanto se desiderate visionare il testo completo andate all'indirizzo di cui sopra.

o leggi anche questa pagina


Per capire se vi conviene un impianto  andate a guardare questo sito e guardate le risposte:
link 1
o
link 2

In merito alla geotermia a bassa entalpia si citano alcuni dei riferimenti legislativi più importanti da tenere in considerazione:
Regio Decreto del 1927 sulle Acque;
Legge 896/1986 art. 1, c1, c3, c4, c5;
Legge 10/1991: Piano Energetico Nazionale;
Legge 59/1997;
Legge della Regione Emilia Romagna del Gennaio 2007 sul PER (Piano Energetico regionale);
Legge 152/2006 art. 104 (scarichi) c1, c2; [vedi anche art. 98]
Interessante anche la delibera 3564/2005 della Giunta di Bolzano (da verificare);


Un'utile tabella per confrontare le classi energetiche degli edifici, (i consumi tabellati sono annuali):


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