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Punto Nullo Petrografia Applicata

1993, COSI' LO SMOG DIVORA FRAMMENTI DI STORIA

Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 05-28-2008 at 3:58 PM
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Repubblica — 10 febbraio 1993 pagina 22

ROMA - Smangiucchiati dal tempo, corrosi dai veleni, mortificati dall'incuria: i monumenti italiani, quieti cantori di una Storia millenaria, dichiarano forfait. Lo smog è anche questo: una untuosa gomma che invisibilmente cancella ogni traccia del nostro passato. E una volta di più, è facile per gli uomini cedere alle tentazioni di un fragile inganno. Perché a vederle, queste fortezze della memoria umana, sembrano, tutto sommato, sempre uguali a se stesse. Peccato. Peccato che ogni tanto cada giù qualche "pietruzza"; peccato che sotto quel nero che cancella il primitivo candore, il marmo non sia più marmo ma gesso; e che il gesso venga via, leggero e impalpabile come zucchero da una gigantesca torta. Il sovrintendente ai Beni Archeologici di Roma, Adriano La Regina duramente ammonisce: "L' Italia molto poteva fare e non ha fatto. Tutto il territorio nazionale, non solo il patrimonio storico e artistico, è devastato e su questo territorio devastato si cerca poi di ricavare isole incontaminate. No, questo non può essere il principio...". E pensa a certi paesi del nord Europa dove ogni pietra, ogni sasso, ogni piazza che abbiano il benché minimo valore, vengono custoditi come fossero tesori rari. In Italia la musica è tutt'altra. A meno che il progetto pilota avviato dall'Enea e dalla Syremont (gruppo Ferruzzi) non spinga i nostri governanti a correggere il tiro di una politica che - dicono gli esperti - in un sol colpo distrugge ambiente, Storia e salute umana. Detto in estrema sintesi, il progetto Enea-Syremont - svolto in collaborazione con l'università di Atene e finanziato per 300 milioni dalla Cee - consiste nell'individuare gli effetti nefasti che l' inquinamento atmosferico produce sui monumenti. Non una approssimativa ancorché logica relazione di causa-effetto. Ma una elaborazione matematica dei dati che da un anno e mezzo i ricercatori stanno raccogliendo, impiegando gli strumenti più sofisticati e all'avanguardia nel settore. Lo schema matematico messo a punto dall'Enea potrà poi essere applicato alle più diverse situazioni. In questi giorni, e per circa altre due settimane, le postazioni Enea-Syremont stazioneranno sotto l' Arco di Tito, prezioso monumento sulla via Sacra dei Fori a un passo dal più celebre Arco di Costantino e in vista del principe dei monumenti romani, il Colosseo. Ma prima di fare tappa a Roma, il gruppo di ricerca - coordinato per l' Enea dal responsabile dei Beni culturali Maurizio Diana, e dal presidente della Syremont, Paolo Parrini - erano stati, a giugno, ad Atene nella Biblioteca di Adriano al Foro romano; poi a Lecce, nell' Anfiteatro romano, dove l' Enea tornerà ancora il mese prossimo. Tre città per tre situazioni tipo: alto tasso di inquinamento, Atene; medio tasso di inquinamento, Roma; basso tasso di inquinamento, Lecce. Ma tre monumenti simili per età e materiali costruttivi. Quando i dati raccolti in questi mesi verranno elaborati secondo lo schema matematico predisposto dall'Enea, sarà possibile - tanto per fare un esempio - stabilire con assoluta precisione quale sostanza provoca questo e quel danno; quali le cure e le terapie; ma soprattutto si potrà sapere quanta vita avrà il tal monumento; quale sarà il primo capitello, la prima volta, il primo fregio a saltare sotto l'incedere dei gas di scappamento delle auto o dei fumi degli impianti di riscaldamento. Si lamenta il sovrintendente La Regina. Restaurare i monumenti è lavoro che rischia di essere vanificato se non si prendono misure drastiche per prevenire le cause del male: "Sono chiacchiere - dice - che non si possa ridurre l'inquinamento". E ricorda la promessa fatta dal sindaco Carraro di modificare il traffico intorno al Colosseo. Promessa mai mantenuta. Ricorda quando la sovritendenza sollecitò - era più di dieci anni fa - l' adozione di marmitte catalitiche, e niente se ne fece. Diario triste di uno scempio, quello di Adriano La Regina, che rischia di non vedere la parola fine.

di MARIA STELLA CONTE

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