In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione. Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche. Buone Letture
da “la Repubblica” del giovedì 29 luglio 1993
KATMANDU- L’acqua continua a uccidere nell’Asia del sud. Le inondazioni che da diverse settimane sconvolgono Nepal, India, Bangladesh e Cina hanno già provocato la morte di diverse migliaia di persone, costringendo immense folle a una disordinata “ritirata” di fronte all’avanzata delle acque. I fiumi che scendono dall’altopiano himalayano riversano nelle pianure veri e propri muri d’acqua e i Monsoni stagionali contribuiscono all’opera di distruzione con piogge torrenziali. «Il peggio è ormai passato», affermano le autorità nepalesi. Ma le alluvioni — che solo da ieri stanno diminuendo d’intensità - hanno lasciato dietro di loro un’immane catastrofe. Ventisei dei settantacinque distretti del paese sono stati devastati. I morti ufficiali sono oltre 1.800 ma le autorità di polizia stimano che le vittime potrebbero essere oltre cinquemila. I torrenti gonfi d’acqua che nascono dalle pendici delle montagne nepalesi hanno contribuito a far straripare decine di fiumi indiani, tra cui il Gange che ha portato morte e distruzione fino in Bangladesh. E anche nel versante cinese le inondazioni dei fiumi che scendono dall’Himalaya hanno provocato un centinaio di vittime, arrecando disagi a oltre 7 milioni e mezzo di persone. La regione indiana dell’Uttar Pradesh è stata sommersa dalle acque: i suoi abitanti sono fuggiti a centinaia di migliaia per trovare scampo alle inondazioni ed i morti sarebbero finora più di quattromila. Il panico che si è impossessato dei profughi ha portato a vere e proprie battaglie per la conquista del cibo distribuito dalle autorità. Ad Assam, una delle cittadine più colpite dallo straripamento dei flutti, sette persone sono state uccise dalle forze di sicurezza mentre tentavano di depredare un treno di aiuti. In tutte le regioni colpite i profughi sono ormai milioni e il problema più grande sembra ora quello di organizzare dei campi d’accoglienza per i senzatetto. Il governo di Katmandu ha finora trovato posto a 25 mila scampati in una tendopoli allestita nella regione dal personale mobilitato dalle autorità. In tutto oltre 10 mila persone stanno cercando di organizzare gli aiuti alla popolazione. Ma solo nello Stato himalayano sarebbero quasi un milione le persone colpite dalle inondazioni. Aspre critiche si sono levate dall’opposizione nepalese che ha accusato il governo di essere incapace a sostenere la situazione e di non aver chiesto l’aiuto immediato a altri paesi. Il Bangladesh è stato l’ultimo degli Stati a essere colpito dalle inondazioni. Durante il suo corso il Gange — che getta le sue acque nell’Oceano indiano con un ampio delta che copre buona parte del paese — ha raccolto le acque di molti altri fiumi rigettando poi con violenza nei terreni paludosi della sua foce. Una parte della popolazione del Bangladesh — uno degli stati più poveri e più densamente popolato del mondo — è stata costretta a una precipitosa fuga ma almeno duecento persone sono rimaste travolte dai flutti che hanno distrutto tutti i villaggi e le coltivazioni della zona. Ieri le autorità indiane non hanno segnalato nuove vittime ma, nonostante il miglioramento delle condizioni, il deflusso delle acque avviene più lentamente del previsto. Nella provincia di Bihar, che è alle porte del Nepal e dal quale passano le maggiori vie di rifornimento dello Stato himalayano, la pioggia continua a battere impedendo al livello dei fiumi di scendere. L’esercito nepalese sta cercando di riparare le strade che collegano i due paesi per permettere ai rifornimenti di carburante di raggiungere nuovamente Katmandu. Il governo nepalese si è stato forzato a razionare i prodotti energetici e la popolazione è ormai costretta a mangiare buona parte dei cibi senza cuocerli. Ma il pericolo maggiore resta quello delle epidemie. Le acque che hanno devastato le pianure indiane sradicando interi villaggi, portano con loro il colera. E la popolazione — che per dissetarsi è costretta a raccogliere l’acqua direttamente dai campi allagati — non ha la possibilità di cuocerla prima di berla. I fiumi usciti dal oro corso sono ormai infestati di carcasse di animali e di cadaveri che aumentano così i rischi di epidemia e che, visto il numero delle vittime coinvolte nella tragedia, rischiano di trasformarsi in un vero e proprio flagello per superstiti dalle inondazioni.
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