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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


1994, Apocalisse nel fango e piove ancora (vedi maggio 2008 stesse zone)

Sezione Alluvioni
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 09-11-2008 at 2:20 PM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >> Sezione Alluvioni

Corriere della Sera del 7/11/1994

I vestiti inzuppati, la­ceri. Le mani graffiate. I volti attoniti, sbiancati dalla paura. Un esercito di profughi si ammassa in scuole, prefetture, ca­serme, mentre fuori la pioggia batte incessante­mente città, pianure e colline di un paesaggio da Apocalisse. È il disa­stro che ha colpito Pie­monte e Liguria: più di 50 tra morti e dispersi, mi­gliaia di senzatetto in quello che il sottosegre­tario agli Interni Mauri­zio Gasparri ha definito ieri «l'evento alluvionale più grave che l'Italia ri­cordi dal 1913». E il bilan­cio, purtroppo, è provvi­sorio.

L'ondata di maltempo che da sabato flagella il Nord-Ovest della Peniso­la non accenna infatti a placarsi. Dal Cuneese e dal Savonese, le aree più pesantemente colpite, le piogge torrenziali si spostano verso Lombardia, Emilia Romagna e Vene­to. Gli uomini della Pro­tezione civile non sanno più da che parte correre. Sul Piemonte piove ininterrottamente da ol­tre 60 ore e finora sono caduti più di 60 centimetri d'acqua: per avere un'idea di cosa significhi, basti pensare che nell'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 ne cadde­ro, in 24 o?e, 44 centime-tri. Le vittime accertate sono trentatré, venti i dispersi, ma da molte zone, rimaste completamente isolate, mancano notizie. Gli uomini del Soccorso alpino, che hanno sorvo­lato la regione in elicotte­ro, azzardano: «I morti potrebbero essere anche più di cento». Migliaia di persone de­vono la vita all'intervento di vigili del fuoco, soldati, volontari della Protezione civile, del Soccorso al­pino e della Croce Rossa, al lavoro con mezzi anfi­bi, barche, gommoni, eli­cotteri. Ma altri hanno trascorso una notte d'at­tesa sui tetti delle case.

A PIEDI NEL FANGO — Nel Cuneese, tra le file dei disperati che hanno perso tutto, con i soccor­si è giunto ieri il ministro della Sanità Raffaele Co­sta, che ha visitato le aree più colpite, raggiun­gendo a piedi, nel fango, Garessio. Costa ha an­nunciato che chiederà al governo il riconoscimen­to dello stato di calamità naturale. Le operazioni di soc­corso sono proseguite per tutta la notte con l'ausilio di gruppi elettro­geni. Treni-dormitorio, cucine in grado di fornire 75 mila pasti caldi, tendopoli, posti letto da alle­stire in edifici pubblici, potabilizzatori e telefoni satellitari stanno giun­gendo in Piemonte da ogni parte d'Italia.

AFFONDA LA PRO­VINCIA GRANDA — È ancora la «Provincia Granda» (il Cuneese) l'a­rea che desta maggiore preoccupazione. Lo stra­ripamento di Tanaro, Cevetta, lesina, gli allaga­menti conseguenti, il crollo di ponti, l'interruzione delle linee elettri-che e telefoniche isolano decine di abitati. Sareb­bero già 13 i morti, cui si affiancano 20 dispersi. Mentre in serata una co­lonna di alpini raggiungeva la zona, a Torino si te­neva un vertice — presie­duto dal sottosegretario Fumagalli Carulli — per riorganizzare i soccorsi e fare il punto sulla situa­zione.

ASTI COME FIRENZE — Il Tanaro è uscito dagli argini anche nelle pianu­re di Asti e Alessandria: a Piozzo, 5 persone sono morte nelle loro auto tra­volte dalla corrente; iso­late migliaia di famiglie. Asti sembra proprio Fi­renze nel '66: l'acqua arri­va ai primi piani delle ca­se; in piazza del Palio emergono solo i tetti del­le auto; in città mancano gas, elettricità e telefono. Solo verso le 22 è stata ri­pristinata l'erogazione di energia elettrica, mentre restano isolati i telefoni. Nella zona risultano di­spersi due giovani che sa­bato sera erano andati in discoteca: hanno telefo­nato alle 4 di notte ai ge­nitori, dicendo loro di non preoccuparsi, ma da allora sono scomparsi. Ad Alessandria è sott'acqua il quartiere Orti; in periferia è crollato un ponte. Danni per miliardi nelle campagne del Monregalese e dell'Albese: 7 i morti, tra cui due anziani travolti dal fiume Tanaro in una casa di riposo. Alla Ferrerò salvati 150 operai bloccati da oltre un metro d'acqua. Ben 15 i di­spersi. Rotto a tarda not­te l'isolamento di Alba, grazie a un ponte mobile installato dal Genio pon­tieri.

PAURA SOTTO LA MOLE — Situazione cri­tica anche ai piedi della Mole Antonelliana: il livello del Po s'è alzato di 4 metri e a Torino ha supe­rato gli argini allagando i negozi di corso Casale. Potrebbero essere chiusi i ponti su Po, Dora e Stu­ra, com'è già avvenuto a San Mauro. Bloccate molte vie d'accesso alla collina, do­ve per il rischio di smottamenti sono stati evacuati alcuni edifici. A Castellamonte è annegata un'anziana donna. Ma l'episodio più 11 drammatico è stato il crollo di una pa­lazzina a San Raf­faele Cimena, che ha provocato 4 vit­time. Preoccupa la diga di Pralormo: 18 milioni di metri cubi d'acqua e fan­go minacciano di rompere lo sbarra-mento; evacuati 14 cascinali.

MALEDIZIONE SESIA — Dall'Alta Valle alle risaie del Vercellese il Sesia ha portato lutti e distruzioni. Se a Varallo le piogge torrenziali han­no provocato il crollo di alcune palazzine — sei morti e sei dispersi —, più a sud il corso d'acqua ha allagato le pianure, isolando interi paesi. Paura per il livello di guardia raggiunto nella diga di Mongrando. Due vittime a Crescentino.

NEVE E FRANE IN VAL D'AOSTA — Chiuse per frane molte strade della Valle d'Aosta. Pre­cettati gli operai dell'Anas in agitazione. Nevica oltre i mille metri di quo­ta. Nel pomeriggio sono state aperte piste sterra­te per consentire ai turi­sti rimasti bloccati di tor­nare a casa.

Viabilità ancora critica anche in Liguria, specie in provincia di Savona, e in Lombardia (chiusa per allagamento la A8 Milano-Varese). Preallarme in Lomellina per lo straripa­mento del Sesia, e nel Pavese per il Ticino. Già critica la situazione nel Piacentino inondato dai fiumi Nure e Tidone.

«STATE A CASA» — La Protezione civile rac­comanda di non mettersi in viaggio nelle zone più colpite. Interrotte le au­tostrade: A4 Milano-To­rino, tra Chivasso e Tori­no; A6 Torino-Savona, tra Ceva e Millesimo; A5 Torino-Aosta, presso Volpiano e Quincinetto. Disastrosa la situazione sulla Torino-Savona, presso Ceva. Bloccate pure molte statali, tra cui la 11 Torino-Milano.

Disagi anche per chi viaggia in treno: in Pie­monte, tranne la linea ferroviaria Torino-Moda-ne-Parigi, che funziona a un solo binario, e quella per Pinerolo, tutte le al­tre sono interrotte. Se­condo le Fs, la riapertura non sarà possibile prima di due giorni.

Luca Zanini


 

La piena del Po uccide due sorelle

TORINO — Destino opposte di tre giovani donne sorprese dalla piena del Po nella pianura vercellese. Due sono state uccise dal fiume quando la sal­vezza sembrava a portata di mano; la terza è scampata alla morte quando ormai era allo stremo delle forze.
Le vittime sono due sorelle di Mezzi di Crescentino, annegate quando il gommone dei vigili del fuoco che le portava in salvo si è rovesciato. Maria Teresa lerinò, 21 anni, e la sorella Loredana, di 15, sono state sorprese dal­la piena nella loro casa in mezzo alla campagna. La pioggia caduta sul Pie­monte per 72 ore consecutive ha fatto crescere il livello del Po di quasi quat­tro metri. Il fiume ha travolto gli argini all'alba di ieri.
Le sorelle lerinò, come molti altri abitanti della piana, sono rimaste in­trappolate. Impossibile trovare vie di fuga: l'acqua aveva raggiunto i primi piani delle case, interrompendo anche le linee telefoniche. Ieri mattina, le
due giovani sono salite sul tetto per attirare l'attenzione delle squadre di soccorso al lavoro nella zona. Da un elicottero sono state viste e il coman­do dei vigili del fuoco di Vercelli ha in­viato una squadra con un gommone su cui hanno preso posto i vigili Giu­seppe Riva e Alessandro Polvara. A fa­tica sono riusciti a raggiungere la casa di Maria Teresa e Loredana.
«La corrente era impetuosa — han­no raccontato — l'acqua trascinava via ogni cosa». Pali della luce, tronchi d'albero, automezzi, paline stradali rappresentavano pericolose insidie per il piccolo natante. Ma il trasbordo delle sorelle è avvenuto abbastanza agevolmente. Poi il gommone ha pre­so la via del ritorno, ma ostacolo l'ha urtato. «Ci è venuto addosso qualcosa — hanno detto i due vigili — forse un tronco d'albero. Il gommone è esploso e si è rovesciato». I due vigili sono riu­sciti a rimanere a galla e a salvarsi ag­grappandosi ai resti del gommone. Le due ragazze sono invece state portate via dalla corrente. Il corpo di Loredana è stato restituito dal fiume qualche ora dopo: l'ha scorto un elicottero della Protezione Civile, mentre galleggia­va sull'acqua limacciosa. Nessuna traccia invece di Maria Teresa. Impos­sibile, per ora, organizzare le ricerche del corpo. I due vigili del fuoco sono stati ricoverati in ospedale per un principio di assideramento. Se la ca­veranno in una quindicina di giorni.

Ben diverso epilogo per Angela Bisciotta, 34 anni, infermiera di Fontaneto, che dista pochi chilometri da Mezzi di Crescentino. Sono entrambi paesi della sponda sinistra del Po. Verso le cinque di ieri mattina la don­na si è messa al volante della propria «Fiat Uno» per raggiungere la casa di riposo di Trino Vercellese, dove lavo­ra. Una quindicina di chilometri di strada piatta, tra le risaie, lungo il fiu­me che si è ben presto trasformata in un inferno di acqua e fango. L'infermiera non ha ascoltato l'appello delle autorità piemontesi a non mettersi in viaggio per alcun motivo e, giunta alla periferia di Trino, è stata sorpresa dal­la piena. La vettura è stata sballottata contro piante e recinzioni di case. An­gela Bisciotta ha fatto appena in tem­po a uscire dall'abitacolo, prima che l'auto fosse risucchiata dalla corrente. La donna si è aggrappata con la forza della disperazione a un albero ed è ri­masta nell'acqua gelida per più di tre ore. Fortunatamente, poco dopo le ot­to, un'auto della Polizia stradale di Vercelli, con a bordo gli agenti Tacco­la e Muti, si è spinta fin verso le ultime case di Trino, nonostante la piena. I due hanno scorto l'infermiera e si so­no lanciati coraggiosamente nell'ac­qua alta quasi due metri per salvarla. Uno se l'è caricata sulle spalle e l'ha riportata in salvo. La donna è stata ri­coverata in ospedale, ma le sue condi­zioni non destano preoccupazione.

Edoardo Girola


IL PIEMONTE GIA' CONTA I MORTI DEL MALTEMPO

Repubblica — 06 novembre 1994

TORINO - E' il bollettino di una guerra che non si è ancora conclusa. La pioggia che da due giorni e mezzo martella il Piemonte ieri sera ha continuato a cadere. Senza tregua, rendendo ancor più difficili le operazioni di soccorso per quello che è un autentico disastro. Le cifre parlano chiaro: quattro morti, tre dispersi, decine di feriti, centinaia di strade interrotte, ponti crollati, un treno deragliato in tarda serata. E centinaia di famiglie costrette a lasciare le loro abitazioni minacciate da piene e smottamenti. Il maltempo ha colpito durissimo nel Cuneese, dove lo stesso prefetto Luigi Scialò ha definito la situazione "allucinante" e ha richiesto l' intervento dell'esercito invitando la gente a non uscire di casa. Le autostrade Torino-Savona, Torino-Aosta, e Torino-Milano sono bloccate. A Candia, nel basso Canavese, poco dopo le 21 è deragliato un treno con 70 passeggeri a bordo: proprio prima della stazione il terrapieno ha ceduto e il convoglio, di cinque vagoni, si è rovesciato su un fianco. Tra i passeggeri alcuni feriti lievi. La linea Torino-Aosta è stata chiusa. Il grosso comune di Ceva, ai piedi dell'appennino ligure, è rimasto completamente isolato dopo che una frana, staccatasi alle 17 da una montagna sopra la stazione ferroviaria dove il traffico era stato bloccato fin da mezzogiorno, ha travolto una casa disabitata seppellendo i binari. Alle 20 lo scalo è stato evacuato nel timore di nuovi smottamenti. Il sindaco ha disposto la chiusura delle scuole: sono straripati, in città, il fiume Tanaro e il torrente Cevetta. Con il trascorrere delle ore tutto si è complicato. Ceva, ieri sera, non era più raggiungibile dall'autostrada, nè dalla statale 28 chiusa a Lesegno, nè dalla strada per Priero, tanto meno da quella del Col di Nava interrotta da diverse frane. Il Tanaro ha poi circondato la caserma Galliano, invadendo lo sferisterio per il gioco del pallone elastico e minacciando il ponte della circonvallazione. A Farigliano, a una trentina di chilometri di distanza, l' acqua ha invaso il campo di calcio sfiorando per ore le traverse delle porte. Tre i morti in incidenti stradali intorno a Cuneo, uno nel Biellese. E si teme di dover aggiungere a questa cifra i dispersi. A Clavesana, sempre nel Cuneese, non si hanno notizie di due automobilisti che hanno ignorato il posto di blocco messo all'imbocco del ponte sulla Stura. Mentre lo percorrevano è crollato. L'auto è stata travolta dai flutti. A Socco Balera, una frazione sulle alture intorno a Neive, un conadino di 79 anni sarebbe rimasto imprigionato sotto le macerie della sua cascina: i soccorsi, nella notte, sono stati ostacolati dalla pioggia e dal fango. Anche nei pressi di Alba, in frazione San Rocco Cherasca, un cascinale vicino a un fiume è crollato nel pomeriggio: quattro persone, lievemente ferite, sono state portate all'ospedale di Alba. Danni minori, per ora, nel Vercellese e nel Biellese dove tuttavia, in 48 ore, i pluviometri dell'osservatorio Quintino Sella di Oropa hanno registrato l'eccezionale misura di 250 millimetri d' acqua. Alle porte di Torino, a Venaria, alle 18 è crollata l'ala di un palazzo di sei piani del centro, costruito sugli argini del torrente Ceronda, in cui abitavano diciotto famiglie ora sistemate in alberghi della zona. Il crollo è stato provocato quasi certamente dall'erosione delle fondamenta da parte delle acque del fiume Ceronda, l'allarme per fortuna è scattato per tempo e tutte le persone sono state fatte allontanare dal palazzo. Appena in tempo perché pochi minuti dopo una parte del palazzo si è letteralmente staccata ed è finita nelle acque del torrente. Subito sono scattati i soccorsi, la zona è stata isolata, sospesa l'erogazione di gas ed energia elettrica. Soltanto due persone hanno riportato ferite lievi. Sempre vicino a Venaria, due pullman con a bordo ottanta persone (fra cui una scolaresca) andate in visita al parco regionale della Mandria, sono rimasti bloccati dallo straripamento del Ceronda che ha anche travolto un ponte. A salvare le comitive sono accorsi due mezzi anfibi dei vigili del fuoco di Pavia e Piacenza. Il prefetto di Torino Claudio Gelati, che ha allestito nel palazzo di piazza Castello una unità di crisi, ha invitato i torinesi a non lasciare in auto la città, dove i danni sono comunque limitati: qualche frana in collina, black out elettrici e telefonici in alcuni quartieri. Alle 21 una "Croma" è caduta in una voragine apertasi improvvisamente in corso Regina Margherita. Lievemente contuso il guidatore. Ma per far fronte all'emergenza in provincia, il comando dei vigili del fuoco di Torino ha invitato, nel pomeriggio, tutti i vigili in turno di riposo o in ferie a rientrare al più presto in servizio presso le proprie sedi: "La situazione è disastrosa, non riusciamo più a contenere l' inondazione. Abbiamo bisogno di rinforzi, continua a piovere..." dicevano ieri alla centrale. Frattanto in Piemonte sono arrivati rinforzi da parte dei comandi dei vigili di Pavia, Piacenza, Pisa, Firenze e altre località del centro Italia. Il Po è straripato alle 18 in tutta la zona a sud della città, nonostante fosse stata aperta la diga di Moncalieri per far defluire la piena. Allagati i comuni di Carmagnola, Moncalieri, La Loggia, Carignano; circondata dall'acqua la settecentesca palazzina di caccia di Stupinigi. In quel tratto di tangenziale la polizia stradale ha bloccato le uscite. -

di ARTURO BUZZOLAN e PAOLO NEGRO

 


GENOVA IN GINOCCHIO FAMIGLIE ISOLATE E L' INCUBO DELLE FRANE

Repubblica — 06 novembre 1994

GENOVA - Il capoluogo ligure, per la quarta volta in un anno, è costretto a fare il conto dei danni provocati dalle piogge: miliardi solo per le opere pubbliche danneggiate, soprattutto strade. Le frane e gli allagamenti provocati dai 116 millimetri di pioggia che venerdì scorso, in due ore e mezzo, sono caduti su Genova hanno lasciato segni profondi nel ponente cittadino e sulle colline. Una cinquantina di famiglie, nella frazione di San Carlo di Cese, è ancora isolata per una frana. E stavolta sono andati in tilt anche i telefoni: ieri sera erano ancora più di duemila gli apparecchi fuori uso. "Se le condizioni del tempo non peggiorano, questa sera le linee saranno ripristinate", promettono alla Telecom del capoluogo ligure. Intere zone della città, come la Valpolcevera, sono ancora sommerse da un tappeto di trenta centimetri di fango; voragini si sono aperte sulle strade lungo i torrenti. E mentre una grande azienda di biotecnologie, la Esaote, ex Finmeccanica privatizzata da pochi mesi, è stata sommersa dall'acqua con danni per svariati miliardi, a Genova il sindaco progressista Adriano Sansa invita la città ad una manifestazione senza precedenti: chiama a raccolta anche l' opposizione per una protesta di piazza. Vuol portare "migliaia di genovesi" a Roma, "sotto le finestre del governo che non solo non ascolta i nostri appelli per interventi contro le alluvioni, ma ci ha anche tolto finanziamenti già previsti in specifiche leggi". E' una rivolta alimentata dal terrore di dover aggiungere altri nomi all'elenco dei morti, travolti dalle acque negli ultimi tre anni. Venerdì è stata sfiorata l' ennesima tragedia. Le acque hanno travolto un' auto e l' hanno sbattuta contro i cancelli di un' azienda. Solo per caso l' uomo che si trovava al volante si è salvato. Non ce l' ha fatta invece Adolfo Poggio, 72 anni, che è morto d' infarto mentre tentava di sistemare una baracca crollata per l' alluvione. Ieri sera nel ponente ligure, ad Albenga, è straripato il fiume Centa, che attraversa il cuore del paese. L' acqua è uscita dagli argini, invadendo le strade e trascinando a mare le auto parcheggiate. Nel capoluogo, per tutta la giornata di ieri, sono rimasti in allerta gli uomini della Protezione civile, i dipendenti comunali e provinciali, i vigili del fuoco. Si temeva un disastro peggiore di quello di venerdì perché, hanno spiegato i tecnici, stavolta il mare era in tempesta e questo avrebbe impedito l'assorbimento delle acque dei torrenti in piena. I vigili del fuoco e le forze messe in campo da Comune e Provincia sono state impegnate per tutta la notte e per tutta la giornata di ieri, in centinaia di interventi per liberare scantinati, magazzini e appartamenti invasi dall'acqua. L'obiettivo primario era ripristinare la viabilità sulle strade bloccate dalle frane. "I disastri provocati dal nubifragio di venerdì sono il segnale che la fragilità del territorio è ormai giunta ad una soglia di grave pericolo - spiega Sandro Nosengo, geologo, docente universitario e assessore al Territorio di Genova - stavolta non si è trattato di fiumi straripati, ma di frane di varie dimensioni. Le colline non reggono più". Per tutto il ponente ligure è un flagello. Nel Savonese, a Cairo Montenotte, l'ospedale è pressoché fuori uso: fango e acqua hanno invaso l'obitorio, le cucine, il reparto di radiologia e la centralina dell'impianto elettrico. Ieri dall'ospedale sono stati allontanati tutti i malati trasportabili. L'autostrada Savona-Torino è stata chiusa per diverse ore. In provincia di Imperia, ieri sera, un'altra ondata di pioggia ha provocato straripamenti, smottamenti e allagamenti di negozi e seminterrati. Il torrente Roya è straripato in due punti e tre frazioni di Ventimiglia sono isolate. -

di AVA ZUNINO

 


 

Valtellina, appello per emergenza frane

2008-09-10
FORCOLA, Sondrio -- A distanza di due mesi dalle ultime alluvioni in Valtellina, il pericolo frane non è ancora superato. Le abbondanti piogge dello scorso weekend hanno infatti provocato lievi smottamenti sulla montagna sopra Forcola, segno che l'emergenza non è ancora risolta. Così il sindaco del paese lancia un appello: servono aiuti per uscire dallo stato di pericolo. Alla fine le frane staccatesi la scorsa domenica non sono state di grande portata e le conseguenze degli smottamenti sono rimaste del tutto sotto controllo. Ma nel paese di Forcola, in Valtellina, è bastato poco per ripristinare lo stato di allarme e far temere una nuova catastrofe. Dopo le alluvioni dello scorso luglio infatti, secondo il sindaco del paese, Giulio Raschetti, non sarebbero ancora arrivati gli aiuti richiesti per fronteggiare l'emergenza. Alle prime piogge abbondanti il pericolo frane torna a preoccupare la popolazione, così il Primo cittadino ha lanciato l'ennesimo appello alle istituzioni. "Gli smottamenti dello scorso weekend - ha dichiato Raschetti - hanno messo ancora a nudo lo stato di emergenza della nostra montagna. Domenica abbiamo temuto il peggio e ora, con l’arrivo dell’autunno e della brutta stagione, l’urgenza di un intervento risolutivo per la messa in sicurezza del paese si fa ancora più pressante". "Il torrente si è colorato di nero a testimonianza che il materiale sgretolato dalle piogge, dalla montagna è finito nel corso d’acqua - ha aggiunto il sindaco -. Fortunatamente non è successo niente, ma siamo restati con il fiato sospeso sino all’ultimo minuto".
Valentina d'Angella


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