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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


1994, Po, argini minati al Delta

Sezione Alluvioni
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 11-18-2010 at 11:16 AM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >> Sezione Alluvioni

Da la Repubblica venerdì 11 novembre 1994
dal nostro inviato LUIGI SPEZIA
PORTO TOLLE - Argini minati sul Po. Nel delta, sotto le barriere più vicine al mare, hanno piazzato cariche di esplosivo. Mezzo estremo di difesa, se per lo scirocco che dovesse tirare forte sulle onde dell'Adriatico, il mare non riuscisse più a ricevere l'immensa piena, si ergesse come un muro a ricacciare indietro la colonna d'acqua scura che terrorizza il Polesine.
Gli uomini si armano contro la spinta del fiume, faranno saltare gli argini, in zone ormai disabitate, per creare nuove vie di scorrimento al mare, se fosse necessario. Il rischio viene ancora di là, dal mare, dai venti che lo governano e dalla pioggia che potrebbe ingrossare gli affluenti se dovesse riprendere come nella mattinata di ieri. La gente del delta scruta il fiume e il ciclo e raccoglie indizi, interpreta segnali come la velocità dei tronchi sullo scorrere del fiume o 1' aprirsi di squarci di sereno. Pronta a resistere o a fuggire se il fiume che già si è fatto lago, un enorme lago lungo oltre cento. chilometri e largo anche un paio di chilometri, straripasse.
Una fuga c'è stata ieri mattina da Cà Venier, sponda sinistra del fiume e dalle altre frazioni di quell'isola del delta, lambita dal ramo principale del Po e dal “ramo di maistra”. L'acqua che scorre veloce verso il mare ha invaso la strada che sale al ponte per Contarina e Adria, unico collegamento col resto del mondo per duemila persone. Impossibile transitare in auto, solo a piedi e con grande difficoltà e il traghetto che collega a Porto Tolle è Ben ancorato al pontile. Sotto una pioggia battente, quaranta persone, gli ammalati, alcune famiglie con bambini, hanno cominciato l'esodo verso la terraferma, traghettati con i mezzi anfibi dei Vigili del fuoco e dell'Esercito, fino ai camion e alle ambulanze che hanno trasportato alcune persone negli ospedali, altre a casa di parenti. A Cà Venier la Protezione civile ha trasformato in fretta la scuola elementare in un centro operativo: nessuna evacuazione in massa per ora, ma cinquemila uomini sono lì, a ridosso del fronte, pronti a intervenire con anfibi, elicotteri, tende, cucine da campo. Quando in serata il vento di scirocco gira e sul mare prende a spirare il vento di libeccio, la gente del delta tira un sospiro di sollievo: fu infatti proprio il vento di scirocco, nella devastazione del '51, ad alzare le onde del mare contro il Po, muro d'acqua opposto alla corrente del fiume, con quel che ne seguì. “Speriamo di no andar miga a fondo - dice la signora Dorina Negri -. Ogni volta ci facciamo le stesse domande. Il vento, la paura è il vento forte, che ci butta indietro l'acqua. Per ora andrò a dormire da mia figlia, che abita al piano più alto”. Sugli argini c'è folla, oggi, e molti resteranno qui a vegliare il fiume per tutta la notte, chi a pregare, chi, sacchi alla mano a tamponare piccole falle, minime infiltrazioni, pericolosi fontanazzi. Quello di oggi sarà per il delta il giorno più lungo, annunciato più volte e più volte rimandato perché il fiume rallenta, accelera, si alza, si riabbassa con un andamento imprevisto e, dicono i tecnici, imprevedibile, una prima assoluta al punto da far sai tare tutti gli schemi matematici sui taccuini degli ingegneri. Oggi, per precauzione le scuole saranno quasi dappertutto chiuse nei paesi del delta, in attesa che la piena, lunghissima, laminata per quel suo scorrere lento e limaccioso, si scarichi completamente nell'Adriatico. Non vanno a scuola i bambini di Porto Tolle, Adria, Taglio di Po, Corbolo, Contarina, Loreo, Donada, paesi che traggono la loro vita dal fiume e ora lo temono. Riaprono invece le scuole dove la piena è ormai una brutta parentesi, nei paesi del reggiano, a Gualtieri, Guastalla, Brescelloe Luzzara.
La prima piena è passata a mezzanotte tra mercoledì e giovedì a Pontelago scuro, nel ferrarese, punto di osservazione per capire ciò che può succedere oltre, verso il mare. Poi, spezzettato nella sua corsa, forse sfibrato, il Po si è calmato, si è assestato, ma alle 17 sempre a Pontelago scuro era risalito a quota due metri sul livello di guardia, quasi come durante la notte prima. Cresceva a sera ancora a Porto Tolle, dove l'assessore Renzo Padoan dirigeva le operazioni di soccorso a Cà Venier, sull'altra sponda: “Ma il mare riceve bene, è questo che importa ora”. Con gli stivali a filo dell'acqua, gli anziani del paese che rivivono le immagini del tremendo 1951, sfoderano ottimismo. Santino Moretto, 80 anni, aggrappato alla sua bicicletta, coma concretezza degli uomini di fiume, benedice la via di sfogo aperta più a valle, a Bonelli. “Senza quella ora saremmo tutti a galla. La nostra paura non è la piena, ma la tenuta degli argini. Invece di star qui a parlare, bisognerebbe essere tutti a guardarli metro per metro”.
È il pericolo dei fontanazzi, dell'acqua che si fa strada oltre gli argini, che li può corrodere, far crollare su se stessi. Sono - decine, centinaia, tra vecchi e nuovi, lungo il grande lago che in questi giorni è il primo dei fiumi italiani. “Tanti, ma per ora controllati bene”, tranquillizza Maurio Montani, ingegnere capo dell'Ufficio operativo di Ferrara del Magistrato del Po. Un fontanazzo si è creato in pieno centro ad Ariano Polesine, è stato addomesticato dentro una corona di sacchi di sabbia, quasi una fontana in piazza con lo zampillo al centro. Ad Ariano però non sono i fontanazzi, ma il vecchio ponte di ferro di 650 tonnellate, che fa tirare accidenti e lavorare senza soste squadre di tecnici. È più basso di tre metri rispetto all'argine e così lo hanno “tagliato”, lo hanno protetto con muri di cemento e sacchi, hanno infine saldato la struttura in ferro ai piloni centrali. Se arriva la piena così non si ribalterà e se la corrente lo trascina via, non porterà via con sé gli argini. E un ponte storico, e mentre i tecnici della Provincia trivellano per le saldature, il presidente del comitato che vuole salvo quel ponte a tutti i costi, lamenta che “ il nostro progetto di alzarlo, per poter continuare a unire Ariano Polesine e Ariano Ferrarese non è mai stato preso in esame”. Nel grande lago scuro in minacciosa discesa al mare che è diventato il Po, si può litigare anche per un ponte storico, pur davanti ad una drammatica emergenza.
In Emilia, il bilancio è già pesante. Sono duemilaseicento le persone evacuate dalle case in golena: più di mille a Piacenza, il resto tra Parma e Reggio. In una golena di Sacca di Colorno, dove tre giorni fa è morto di infarto un pensionato mentre cercava di tornare a prendere le sue cose in una baracca allagata, una casa ieri è crollata e sono stati evacuati altri abitanti. Il Po divora le golene e anche i suoi affluenti. Ha risalito per dieci chilometri il torrente Crostalo, l'Enza, il Panaro, che sfocia vicino a Bondeno, nel ferrarese. Lì, alla tre di notte, la melma ha invaso il primo piano di una decina di case, otto famiglie si sono salvate in tempo, ma un ragazzo ha rischiato di annegare mentre saliva sul tetto di un pollaio per aiutare il suo gatto ed è stato salvato dai vigili del fuoco. E c'è anche chi le case che spuntano desolate dall'acqua limacciosa non le ha mai abbandonate. A Giuseppe Schiararti, colonnello di Marina in pensione, abituato agli oceani, la piena del Po è parsa un rigagnolo. Dalla finestra della sua casa a Guastalla, ha risposto ai Carabinieri che lo supplicavano: “Via, venga via”, che lui di lì non si muoveva. Ha salutato la moglie imbarcata sul canotto dei pompieri e s'è messo ad aspettare: “Sono un marinaio io”.

Immagini di una strage annunciata. Sequestrati i filmati tv
di CLAUDIO MERCANDINO
TORINO - Le polemiche, le accuse, i sospetti del dopo - alluvione a Torino imboccano le scale del Palazzo di giustizia. Il procuratore presso la pretura Raffaele Guariniello ha aperto un" inchiesta su tutto ciò che ha preceduto e accompagnato l'inondazione di sabato e domenica nel Torinese. L'ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo. Allarmi inascoltati, eventuali ritardi nei soccorsi, sottovalutazioni del pericolo; e poi frane, allagamenti, crolli di edifici, la morte di almeno cinque persone; ma soprattutto un bollettino della Regione Piemonte nel quale, due giorni prima del disastro, si prevedeva ciò che sarebbe poi puntualmente accaduto, e che sembra essere rimasto lettera morta. Tutto sarà passato al setaccio dal magistrato per individuare colpe e responsabilità, dalle possibili omissioni nella preparazione e nell'applicazione dei piani di emergenza fino a risalire agli errori “storici” nella gestione del territorio. Ieri mattina Guariniello ha fatto acquisire presso la sede Rai di Torino tutte le immagini girate dagli operatori della tv di Stato nelle zone della provincia colpite dalla calamità. Una documentazione ricchissima, ore e ore di registrazione che racchiudono il lungo film della catastrofe : scene di devastazione girate in mezzo a distese di acqua e fango, interviste alle comunità in ginocchio e ai loro soccorritori, primi piani sconvolgenti sulle vittime dell'alluvione ma anche sulle possibili prove di reati. Quali reati? Per ora non si fanno ipotesi precise, ma di certo si sta indagando sugli aspetti di prevenzione (dei quali la piena ha rivelato la scarsa consistenza) e su alcuni episodi specifici segnalati dalle relazioni di servizio di forze dell'ordine e squadre di soccorso. L'iniziativa del magistrato torinese è stata preceduta, nei giorni scorsi, dall’acquisizione preliminare di numerosi atti. Innanzitutto sulla scrivania di Guariniello si sono posati i numerosi esposti presentati da cittadini – singoli o in gruppo - per segnalare possibili responsabilità dei loro amministratori. Il procuratore ha ricevuto anche i rapporti di polizia e carabinieri, dei vigili del fuoco, dei forestali, delle squadre della Protezione civile. Soprattutto si è procurato l'intero carteggio intercorso nei giorni precedenti l'alluvione tra la Regione Piemonte, la Protezione civile, le Province e le prefetture. Compreso l'allarmato bollettino meteorologico diramato dalla Regione due giorni prima della piena, nel quale si segnalava il pericolo che il perdurante maltempo provocasse gravi conseguenze. Scriveva il Servizio di Prevenzione del rischio geologico, meteorologico e sismico dell'assessorato regionale alla Difesa del suolo alle 16.30 di giovedì 3 novembre: “Le precipitazioni (...) si intensificheranno progressivamente nella giornata di sabato fino a raggiungere, tra le giornate di sabato e domenica, intensità tali da provocare possibili dissesti di carattere idrogeologico sui settori alpini centro/meridionali nella regione, in particolare sull’Appennino ligure/piemontese e dalla Valle Tanaro in provincia di Cuneo fino alle Valli di Lanzo in provincia di Torino”. Proprio le zone che, poco più di 48 ore dopo, sarebbero davvero state colpite dall'inondazione. Concludeva, preoccupata, la nota: “La particolare situazione meteorologica potrà richiedere uno stato di allertamento degli Enti e delle Amministrazioni preposte a funzioni di protezione civile”. Il giorno dopo, alle 11.30 di venerdì, un secondo bollettino inviato alle Province piemontesi ripeteva l'“S.o.s.” con maggior urgenza: questa volta, anziché parlare di “allertamento” dei servizi anti - disastro, gli esperti della Regione usavano il termine “sorveglianza”. Che cosa hanno prodotto questi allarmi? Quali misure sono state adottate dai responsabili della Protezione civile per prevenire - o almeno limitare - le conseguenze della piena in arrivo? Esistevano piani di emergenza anti - alluvione? E come sono stati messi in atto?
A queste domande intende rispondere l'inchiesta avviata dal procuratore Guariniello. Ma intanto c'è un episodio sul quale si ipotizza già un reato specifico, 1' omicidio colposo plurimo. Riguarda la morte di quattro persone (una giovane madre, la figlioletta di due anni e i due anziani genitori) nel crollo della loro villetta travolta sabato sera da una frana sulla collina di San Raffaele Cimena, un paese a una quindicina di chilometri dal capoluogo: si tratta di stabilire se lo smottamento poteva essere evitato con opportuni accorgimenti edilizi o urbanistici, e se vi sono responsabilità nella sciagura. Un'altra disgrazia avvenuta a Santena, vicino al capoluogo, potrebbe forse interessare il magistrato: la morte di una pensionata che, debole di udito, potrebbe non aver sentito l'allarme dato dai carabinieri con l'altoparlante; e che, senza che nessuno la portasse in salvo, è stata sorpresa in casa dall'ondata di acqua e fango.

Ecco cos'è il fontanazzo
L'ACQUA che scivola lungo gli argini si fa strada nella sponda, s'incunea nelle gallerie di topi e talpe e riemerge dall'altra parte del terrapieno. È il “fontanazzo”, la temutissima falla che rischia di compromettere la tenuta degli argini del Po. Per riparare il danno ostata creata una piccola diga di sacchetti di sabbia attorno alla falla: l'acqua che si accumula nel “laghetto” oltre l'argine con la sua pressione spinge sulla terra e contribuisce ad equilibrare la spinta del fontanazzo.



Alluvione al nord: un grande cantiere nella palude; la voglia di ricominciare subito tra i "sopravvissuti" di Canelli . distrutti anche il Comune, la caserma dei carabinieri e l' ospizio. i viticoltori: " le cantine sono allagate e noi perdiamo tutto"

TITOLO: Un grande cantiere nella palude Distrutti anche il comune, la caserma dei carabinieri e l'ospizio Nelle preziose cisterne di vino il fiume ha portato nafta e gasolio Un disastro per le aziende ma scatta il recupero delle bottiglie La voglia di ricominciare subito tra i "sopravvissuti" di Canelli
DAL NOSTRO INVIATO CANELLI. Da un negozio all'altro, da una casa all'altra si passano le ramazze, si prestano i materassi, gli abitanti di Canelli sono diecimila e cinquecento, più di duemila sono immigrati, vengono da Palermo, Agrigento, Lecce, Gioia Tauro... E naturalmente l' acqua li rende fratelli, sono tutti uomini che portano stivali di cuoio grasso, capaci di sopportare un clima duro e aspro, anche se adesso sembrano rane più che leoni, perché Canelli si e' trasformata nel pantano dell' universo. La tabaccaia di piazza Cavour, Roselda Campini, a 64 anni ha già vissuto due alluvioni e naturalmente il racconto dei disastri diventa epico, ricorda e intanto mette a posto le sigarette nei banconi, evoca onde alte come cavalloni mentre asciuga un pacchetto di Merit. Sembra quasi che la terra sia stata redenta, sopravvivere al diluvio significa essere predestinati, "noi ci rimbocchiamo le maniche e vedrà che in breve tempo tutto diventerà più bello di prima", tanto più' grandiosa e' stata la sventura tanto più grandiosa sara' la festa. Il cronista di un giornale locale ha redatto la sua corrispondenza dal paese di Pivetta: "Scriviamo queste poche righe al lume di candela riproponendoci per altre notizie più dettagliate quando ritornerà la luce". L'inviata di Canale 5 dice al suo cameraman: "Inquadra anche i miei stivali cosi' a Roma li vedono". La solidarietà e' un anestetico, l'appetito di vivere trabocca da tutti gli angoli, il mitico oste per esempio, quello che tutti qui chiamano "el cit", il piccolino, alterna crisi di pianto a esplosioni d' amore per il prossimo, da tre giorni cerca nel fango sei preziose bottiglie di Cliquot, "di quelle fatte apposta per le nozze di Carlo e Diana", poi agguanta un Grignolino, prova ad aprirlo con un "tiraburson" che ha la forma oscena di un ragazzo in erezione, ma non funziona, fa cilecca. Perciò chiede aiuto al negoziante vicino, un omone che smette di spalare il fango e pianta due chiodi nel sughero "i muratori ne piantano tre, ma a me ne bastano due", si fascia la mano con un fazzoletto, la bottiglia tra le gambe e pum! Si beve e si brinda al futuro. Il futuro? Sentire i propri legami con una terra, il proprio amore per alcuni uomini, sapere che in questo luogo il cuore ritrovera' comunque la sua armonia, ecco già molte certezze per una vita derubate di futuro. L'orafo, per esempio, il signor Franco Zavattaro voleva lasciar perdere ma poi ci ha ripensato: "Volevo coprire tutto con una colata di cemento e pietrificare il disastro, scriverci sotto "diluvio di Canelli" e lasciarlo cosi', per sempre". Quella materia viscida, scura, inarrestabile, e' penetrata dentro le sue casseforti, gli orologi antichi sono stati i primi a impazzire, adesso Zavattaro affonda le mani in quel budino putrido e tira su una molla, una collana, una moneta di rame. Durante la notte del diluvio, mentre risaliva il corso del fango per salvare le sue cose, un cucu' si era messo a suonare, cattivo presagio. L'aspetto accanito e violento del cielo ha sconvolto anche il significato delle cose, dei gesti, dei suoni, eppure, sotto le mura dell'ospedale c'e' una coppietta che si scambia baci e carezze. In piazza Cavour, in piazza Zoppa, in via Roma si gioca a ricominciare, oggi c'e' persino il sole, ma tra questo cielo e tra questi visi rivolti verso di esso il conto e' rimasto aperto. Piccole bande di ragazzi fendono la folla, hanno le vanghe in spalla, gli stivali ai piedi, scherzano, lavorano e sembrano felici, la vita segue la sua curva. Ma il comandante dei vigili del fuoco, un signore che viene dalla Val di Non, non vuole più saperne di questi giovani generosi ma senza troppa disciplina, si e' installato nel palazzetto dello Sport e ha sprangato le porte: "Se mi mandate un altro volontario, raccolgo i miei uomini e me ne vado". Il sindaco gli da' ragione, poi dice ai suoi: "Non fateci caso, quello e' tedesco". Dalle cantine, dalle case, dai magazzini il fango finisce sulle strade, dalle strade finisce nelle fogne e dalle fogne ritorna nelle strade e nelle case, e' il circolo vizioso dello spalatore, e spalando si può persino cantare come fa il proprietario del bar Torino, un palermitano coi baffetti, piccolo, rotondo: "Ero già pieno di debiti, se non mi aiutano non riapro". L'assessore al Turismo Giovanni Vassallo prende nota delle richieste, delle preghiere, delle petizioni, un camion con le bandiere della Lega Nord distribuisce pane e stivali, una signora agita le braccia: "Insomma nessuno mi sa dire se funziona la corriera? Sono la mamma del maestro di Corsano e devo andare a ritirare la pensione". Le banche sono chiuse, dentro il bancomat della Cassa di Risparmio di Alessandria ci sono una decina di milioni che nessuno riesce a tirar via, l' acqua ha invaso persino le cassette di sicurezza distruggendo orologi e titoli azionari, sono saltati i computer e i sistemi di allarme ma la banca riaprirà già lunedì. A volte i canellesi si lamentavano della loro città : "Non e' un ambiente interessante". C'e' soltanto un cinema che si chiama come l'indiavolato fiume, Belbo. La sera dell'alluvione era in programma "Il corvo", ma gli spettatori sono scappati via, solo la cassiera e l' operatore sono rimasti intrappolati, aggrappati a un' inferriata per tutta la notte perché l' acqua in sala era alta un metro e ottanta. Sono stati salvati dai vigili del fuoco che per due giorni hanno percorso il paese con le barche e con i gommoni, almeno cinquecento auto sono state trascinate dall'acqua, tre persone sono morte, non esistono più il Comune, la caserma dei carabinieri, l'ospizio dei vecchi, gli sfollati dormono negli ospedali e nella scuola elementare e dovunque sia possibile. Ma tra i preti della zona e' gia scoppiata una vivace polemica, accesa ma spirituale, perché il vescovo della vicina Acqui, monsignor Livio Maritano, non ha voluto ospitare gli sfollati nei locali del seminario. Il fiume ha risparmiato le tre chiese e le ville dei ricconi che stanno sulla collina. Anche le vigne stanno in collina, sono pochissime quelle di pianura. E naturalmente il fango sa di vino e di petrolio mentre il vino delle botti sa di petrolio e di fango. Nelle vasche di barbera, barolo, grignolino, moscato, in quelle preziose cisterne il fiume ha riversato nafta e gasolio, terriccio e detriti. Pochissimi i danni per le grandi aziende come Gancia e Riccadonna, un disastro per le piccole e storiche cantine, c'e' chi parla di chiudere, ma tutti già recuperano le bottiglie, chissà se il sughero ha tenuto, "forse potremmo riaprire con un capannone più piccolo" dice il proprietario della famosa "Amerio Rocco". La farmacista ha salvato le cinture del dottor Gibaud, gli aghi Pic, gli Akuel, la signora Bruna ha riacceso il forno a legna, la pasticceria Givine e Giovine vende i cappuccini nei bicchieri di plastica a millecinquecento lire al posto delle solite mille e sei, si sparge la voce che qualcuno specula sui panini al prosciutto, "non c' e' nessuno che può prestarmi della legna asciutta?", nella mensa collettiva si mangia bene e si ride di gusto, giovani, preti, vigili del fuoco, alpini, assessori comunali, e' la festa dei nuovi inizi. Chissà fra un mese o due: magari qualcuno che aveva fatto fortuna sara' dimenticato e di qualcun altro si dira "chi l'avrebbe immaginato", il fiume ogni tanto rimescola tutti gli affari e pure le classi sociali. Stasera il cielo si e' rifatto cupo. Domani forse pioverà, a Canelli.

TITOLO: "Le cantine sono allagate e noi perdiamo tutto" I VITICOLTORI
DAL NOSTRO INVIATO CANELLI .
Anche le botti? "Si' , erano belle, bellissime... tutte di rovere e di castagno. Avevano 100 anni, forse di più ". Scomparse, risucchiate dal fango. Ci sono soltanto pezzi di legno e di ferro rimasti a galleggiare su una strana miscela che ha il colore della melma e il profumo del vino. "C'è bisogno di dirlo? Forse chiuderemo tutto, forse cambieremo lavoro, forse... Ma doveva succedere proprio adesso? Un mese dopo la vendemmia?". Canelli patria dello spumente, Canelli patria dell'alluvione. E il primo giorno che non piove. Gli uomini fango cercano di pulire i negozi e le strade da una settimana. Hanno tutti gli stivaloni di gomma: anche i bambini di 2 anni, anche i vecchi col bastone. Eccola, in fondo al paese, la ditta "Amerio". Una fra tante. Specchio di una cittadina che vive sul vino e non ha più il vino, che e' orgogliosa delle cantine e si ritrova senza cantine. "Vergogna, vergogna, vergogna". Cesare Terzano, 48 anni, e Aldo Bocchino, 43, si stanno dannando l' anima per salvare quel poco che si può: "Il 20, forse il 30%, non di più ". Ma non sono arrabbiati con la natura: ce l'hanno con i soccorsi. Il motivo? "La cantina e' allagata da una settimana. Vigili del fuoco e protezione civile ogni giorno ci promettono di venire, ci assicurano che porteranno le pompe. Ma chi li ha visti? perché ci prendono in giro? Pensano solo a liberare i negozi, e intanto il nostro vino va a farsi benedire". "Non esiste il coordinamento, e' tutto cosi' assurdo", dice e ripete Cesare Terzano. E c'e' un dramma nel dramma. Il moscato. "Abbiamo bisogno di bloccare la fermentazione, di metterlo nei frigoriferi. Ma le macchine sono in cantina, e la cantina e' allagata, e i pompieri non arrivano, e noi perdiamo tutto". Una raffica di parole, senza respiro. E in vista del Natale? "Chissà, non sappiamo neppure se la ditta vivrà ...". Ma le scorte? "Sono sotto la melma. Rovinate. Avevamo 200 bottiglie di moscato ma le hanno prese, ieri, i vigili del fuoco". E cioè? "Hanno assaggiato. E se le sono comprate". Rita Amerio, che e' una dei titolari, continua a chiedere aiuto: "Niente da fare, ci hanno abbandonato". Il fiume Belbo si e' portato via pure la contabilità: centinaia di appunti, di fatture, di documenti. Le macchine per imbottigliare sono gravemente danneggiate, le damigiane sono quasi tutte da buttare. "Un disastro totale. Se il governo non ci da' una mano e' la fine di tutto. C'era già stata un'alluvione, nel ' 68: ma al confronto era una scherzo". E tutt'attorno all'Amerio? Praticamente salva la Riccadonna. Guai seri per le aziende Bosca e Cortese: cantine sott'acqua, bottiglie disperse, melma che diventa dura come il cemento. Mentre i fratelli Gancia si consolano: "Abbiamo uno stabilimento allagato e qualche macchinario fuori uso, ma poteva andare peggio". Nella città del vino l'ha fatta franca solo un rivenditore di acqua minerale. Si chiama Gino Sardi, ha 60 anni: "Ho il magazzino a 20 metri dal fiume. Ma la piena ha fatto una curva e l'ha evitato. Un miracolo".
Merlo Francesco, Postiglione Venanzio
Pagina 5,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


alluvione Italia Nord: drammatico Consiglio dei ministri; Berlusconi voleva come commissario straordinario Parisi, ma la Lega ha detto " no ": l'ira di Maroni, le scuse di Scalfaro: omissioni dopo l'allarme: rischiano i prefetti di Asti e Alessandria

Drammatico Consiglio dei ministri. Berlusconi voleva come commissario straordinario Vincenzo Parisi, ma la Lega ha detto "no"
L'ira di Maroni, le scuse di Scalfaro Omissioni dopo l'allarme: rischiano i prefetti di Asti e Alessandria
ROMA . L'ira del ministro degli Interni Maroni si abbatte su alcuni prefetti delle province investite dall'alluvione che sarebbero responsabili di non aver reagito tempestivamente all'allarme maltempo diramato dalla Protezione civile. Nel corso di un drammatico Consiglio dei ministri durato oltre cinque ore Maroni avrebbe preannunciato l'allontanamento dei prefetti di Asti e Alessandria (uno dei due avrebbe già chiesto il trasferimento). Le misure partiranno pero' solo dopo l'inchiesta, già in corso per accertare omissioni e manchevolezze. Uno degli elementi sottoposti all'indagine e' il famoso fax che il Dipartimento della Protezione civile ha inviato a tutte le prefetture e le Regioni interessate nella giornata del 4 novembre, dopo che l'Aeronautica Militare aveva segnalato la gravita' della perturbazione in arrivo. In alcuni casi questo fax non sarebbe stato rilanciato tempestivamente ai Comuni interessati. Ma ieri e' trapelata un' altra polemica. All'indomani del disastro Berlusconi avrebbe indicato nell'ex capo della polizia Vincenzo Parisi l'uomo giusto per svolgere le funzioni di Alto Commissario per la ricostruzione nelle zone alluvionate. La Lega si e' pero' opposta con forza, come ha raccontato lo stesso Berlusconi l'altra notte in un incontro coi gruppi parlamentari di Forza Italia. Di qui la decisione di nominare un quadrumvirato composto da Maroni, Matteoli (Ambiente), Radice (Lavori pubblici) e Fumagalli Carulli (Protezione civile). Il Consiglio dei ministri ha ufficialmente aperto ieri la fase della ricostruzione dei paesi alluvionati, definendo le norme che saranno alla base di un nuovo decreto governativo. Nessuna indicazione e' stata data sulla possibile entità di questi provvedimenti, se non che saranno ben più rilevanti dei circa tremila miliardi già stanziati. "Dalla quantità dei costi da affrontare dipenderà la qualità degli interventi", ha detto il sottosegretario Gianni Letta, non escludendo nessuna delle tante ipotesi avanzate: dalla leva fiscale (benzina, Iva o Irpef) fino ai biglietti della lotteria "Gratta e vinci" a favore degli alluvionati. La riunione ha registrato anche un duro scontro politico. Adriana Poli Bortone (An), ministro per le Risorse agricole, ha abbandonato polemicamente Palazzo Chigi addebitando a Giancarlo Pagliarini (Lega), titolare del Bilancio, la mancata approvazione del decreto sulla pesca per le zone colpite dal colera. Sull'alluvione al Nord scatta intanto un calendario di adempimenti da parte di prefetture, Regioni, Province, Comuni e privati cittadini. Tutti sono chiamati a compilare e inviare schede informative per definire la mappa delle opere, pubbliche e private, che hanno subito danni. "Entro le 12 di lunedì prossimo ha riferito Letta. le Regioni dovranno comunicare l'elenco dei Comuni compresi nelle zone disastrate. Entro il 21 prossimo, gli enti pubblici proprietari di beni danneggiati dovranno trasmettere un quadro completo della situazione. Sempre entro il 21 il magistrato del Po dovrà indicare le opere di consolidamento necessarie per riparare i dissesti idrogeologici. E, infine, entro un mese le imprese e i privati cittadini dovranno compilare apposite schede per comunicare i danni relativi a edifici e altri beni". Oggi Maroni, nella sua qualità di presidente del Comitato commissariale per l' alluvione, si reca nelle zone disastrate per insediare una Unita' di Ricostruzione. In Parlamento il sottosegretario alla Protezione civile Ombretta Fumagalli Carulli, rispondendo a una valanga di interrogazioni, ha difeso l'operato del suo Dipartimento ma ha riconosciuto disfunzioni nella legge che ne regola l'attività : "Cio' che e' mancato e' stata la capacita' di informare capillarmente i cittadini". C'e' un punto debole nell'attuale legge sulla Protezione civile, ha ammesso la Fumagalli Carulli. Non e' pensabile che il Dipartimento possa mandare fax a tutti i sindaci dei Comuni in pericolo. "Lo abbiamo fatto con le prefetture e le Regioni. Evidentemente non basta. I passaggi da un'autorità all'altra debbono essere rivisti. E questo al di la' delle eventuali responsabilità di tipo penale, il cui accertamento va lasciato alla magistratura".
Pagina 3,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


il vescovo: comprendo il rancore della gente: monsignor Fernando Charier, vescovo di Alessandria, riferisce del colloquio avuto col prefetto Umberto Lucchese

TITOLO: Il vescovo: comprendo il rancore della gente L' INTERVISTA Monsignor Charier: "Scambi d' accuse? Sono inutili, ora dobbiamo ricostruire Il prefetto mi ha detto: aiutiamoci"
DAL NOSTRO INVIATO ALESSANDRIA . La telefonata del prefetto Umberto Lucchese e' arrivata a monsignor Fernando Charier ieri mattina. Una chiamata non propriamente cordiale, dopo che i giornali avevano parlato delle cose dette e fatte in questi giorni dal vescovo di Alessandria. Ha girato per i quartieri devastati, ha visto la mancanza di organizzazione nei soccorsi, l'ha denunciata, ha istituito un coordinamento guidato dalla Caritas. Monsignore, il prefetto le ha chiesto di buttare acqua sul fuoco? "Mi ha chiamato, mi ha parlato delle polemiche. Ma quelle non sono un problema mio. "Veniamoci incontro", ho risposto, ma ho dovuto anche aggiungere che la gente si lamenta". Mentre in città ribolle il rancore contro il prefetto accusato di ritardi nei soccorsi e nell'aver dato l'allarme, questo vescovo sino ad ora tanto riservato conosce un momento di straordinaria popolarità. La gente lo ha visto con gli stivaloni affondare nel fango dei quartieri alluvionati. E adesso lo fermano per la strada. Ha chiesto ai suoi volontari di prendere contatto con le altre istituzioni per arrivare dove la burocrazia dei soccorsi fallisce. Cos'ha provato in questi giorni? "Mi vengono le lacrime agli occhi. La gente chiede perché ... Io non ho risposte, e se la rabbia li fa sbottare posso capirli". Pero' lei ha reagito, e come, alle carenze nei soccorsi. "Solo questo chiedo: stiamo tutti in solidarietà in questo momento, Comune, Prefettura, Chiesa, Provincia, sindacati. Ma per la dignità di chi e' morto e di chi ha perso tutto, dico che ci vuole la verità . La verità su quello che e' accaduto: c' e' stata un' ondata tale che ha travolto tutto. Le tracimazioni avvengono poco a poco". Sembra che anche ad Alessandria ci sara' un'inchiesta. E i rapporti tra Comune e Prefettura continuano a essere tesi. "Chiediamo che sia fatta chiarezza, che non ci siano scambi di accuse inutili. Leggo che il sindaco ha detto che lanciando l' allarme, forse, ci sarebbe stato il rischio di creare panico e di avere più vittime". Forse e' stata la visita del ministro Maroni ad ammorbidire i toni, prima durissimi, del sindaco leghista Francesca Calvo. "Può darsi, questo non mi interessa. Comunque sarebbe stata questione di salvare non di allarmare". Cosa farete adesso? "Intanto ci attrezziamo per l'emergenza di oggi, per affrontarla il più razionalmente possibile. E poi pensiamo a domani: quando le case saranno pulite cosa ci metteremo dentro? Un pensionato mi ha raccontato che aveva appena rimesso a nuovo la sua casa con la liquidazione. Che fara' se non gli offriamo almeno il necessario? Oggi un frigorifero ce l'hanno tutti". Il ministro Maroni ha promesso che per Natale tutti saranno di nuovo a casa. "Volesse il cielo. Io sono un po' più pessimista. Infatti stiamo attrezzando due residenze, una casa di spiritualità e un ex asilo, per gli anziani che dovessero passare l' inverno lontano da casa". E per un futuro più lontano? "Non ho ancora fatto questa proposta per non disturbare, adesso che c' e' tanta emergenza. Ma penso a un tavolo comune, per affrontare i problemi, mettendo insieme Comune, Provincia, Chiesa e Prefettura". Monsignore, sa che chi l'ha vista al lavoro dice che lei e' più bravo del prefetto? "Ma no, macché . E vero, parecchie delle mie chiese sono allagate. Case del Signore, si', ma il Padreterno ha l'universo intero per abitarci: adesso c'è da pensare alle case dei suoi figli".
Guardini Laura
Pagina 5,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


alluvione Italia Nord: superata una prima fase dell'emergenza, c'è il rischio di un'invasione di volontari non professionisti "no ai gitanti della catastrofe". guida alla gara degli aiuti, lo sforzo della Croce Rossa: appello dalle Langhe: le braccia per spalare ci sono, ora servono specialisti della ricostruzione; i canali della solidarietà: indirizzi utili

Superata una prima fase dell'emergenza, c'e' il rischio di un'invasione di volontari non professionisti
TITOLO: "No ai gitanti della catastrofe" Alba, nel Comune una base operativa per i coordinamenti Dagli sfollati ai rischi di frane Appello dalle Langhe: le braccia per spalare ci sono, ora servono specialisti della ricostruzione
DAL NOSTRO INVIATO ALBA . Un' altra piena minaccia il Piemonte. Anzi, un pienone: l'improvvisato esercito dei volontari della domenica. Da Asti ad Alba rimbalza l'identico appello: vade retro gitante della catastrofe. E anche i meglio intenzionati soccorritori del fine settimana, addestrati ai corsi di sopravvivenza, possono risparmiarsi il viaggio se non hanno badili, stivali, carriole, attrezzature e una totale autonomia per quanto riguarda vitto e alloggio. L'Unita' di crisi allestita nel Comune di Alba ha una lista d' attesa più lunga di quella della "Tirrenia" alla vigilia di Ferragosto: "Chiedono di venire qui da Salerno, da Napoli, da Roma, da Torino . spulcia il suo elenco Rosanna Moscone, patronessa della Croce Rossa .. Si offrono a gruppi e in comitiva". E tutti ricevono la stessa risposta: "Qui non c' e' da dormire, possiamo garantirvi soltanto panini, ma ne' badili ne' stivali, lasciateci il numero di telefono e, per carita' , non partite se prima non vi abbiamo dato l' ok". L' impeto sara' senz'altro generoso, ma anche il Tanaro non aveva un fatto personale con gli albesi, preoccupati ora dalla straripante armata Brancaleone che già stamattina potrebbe calare sulla fangosa capitale delle Langhe, ma anche su Asti, Alessandria e gli altri centri colpiti. Ne sa qualcosa il coordinatore della centrale operativa, Elvezio Galanti, inviato dalla Protezione civile di Roma a governare il putiferio del dopo diluvio: qualche anno fa, con analogo incarico, era a Zafferana Etnea, minacciata da fiumi incandescenti di lava, ma faticava soprattutto ad arginare la ressa dei curiosi. "Qui non servono altre braccia per spalare . dice . ma specialisti attrezzati, idraulici, elettricisti, impiantisti, tubisti e soprattutto ci mancano autospurghi. Ora ci sono ponti da ricostruire. Non sappiamo che farcene di volontari generici. Anzi stiamo pensando di filtrare l' ingresso delle auto ad Alba". Il volontariato e' una cosa seria, come hanno dimostrato dalla notte di domenica i "Fratelli della Misericordia", la colonna di volontari toscani intervenuti per primi nel pantano piemontese. Si sono aperti un varco nei due metri di acqua melmosa in cui affondava corso Bra, a sud del Tanaro, e devono essere sembrati arcangeli agli abitanti travolti dalle acque, al buio e in pieno terrore. Giampiero Alvisi, che guidava la colonna "Livorno", e' ripartito ieri con i suoi uomini, gli occhiali rotti, la voce afona e un forte debito di sonno, dopo cinque giorni e cinque notti di lavoro quasi ininterrotto: "Siamo allenati a dormire tre ore in quattro giorni", spiegava con noncuranza. I volontari del cambio hanno trovato ad Alba un "centro operativo misto" allestito da Galanti sul modello americano della "Fema", Federal Emergency Management Agence, la centrale anticatastrofe entrata in azione anche dopo il terremoto di Los Angeles. La sala del consiglio comunale, divisa in 14 settori "funzionali", sembra un vespaio impazzito dove si incrociano freneticamente richieste, ordini e notizie a volte allarmanti a volte rassicuranti: "Bisogna evacuare la frazione di Ricca, c'e' pericolo di frane", "C'e' una famiglia in una casa pericolante, ma non vuole andarsene", "Manca l' acqua al Gallo, ma dov'e' questo posto?". Quando il caos sembra avere il sopravvento si annuncia la sorprendente convocazione del "briefing" dei volontari. Tutti giù in una saletta, i responsabili degli scout, delle "Misericordie", della Croce Rossa, della Protezione civile friulana per un "check up" della situazione: e' uno dei tre appuntamenti fissi della giornata con il coordinatore. Attacca Franca Dardo, 28 anni, praticante legale, capo scout dell'Agesci: "Abbiamo 306 persone nei punti caldi . riferisce .. Il campo base e' al Gallo, ne stiamo allestendo un altro alla Clavesana. Abbiamo una lista di persone disposte a ospitare gli evacuati della Ricca...". E fiera del lavoro dei più piccoli della sua squadra: "I miei ragazzini hanno dodici anni e da giorni spalano fango, portano cibo e acqua, fanno compagnia ai vecchietti dell'ospizio". Luciana Gallino rende conto invece del lavoro delle quaranta patronesse della Croce Rossa impegnate da domenica a turno nella cucina allestita in sede: "Vogliono regalarci siringhe e pannoloni per gli anziani, c'e' un camion in arrivo da Milano". Galanti approva. C' e' il sindaco di Canale che metterebbe a disposizione il mercato ortofrutticolo coperto per sistemare la merce non deperibile in arrivo. "Le strutture fisse per il momento vanno tenute libere per l'accoglienza di eventuali sfollati dalla frazione di Ricca. Non voglio tendopoli", stabilisce il coordinatore. E poi c'e' una colonna di 100 svizzeri in arrivo: "Porteranno compressori particolari per risolvere il problema del fango", informa Galanti. Sta arrivando anche una colonna di operai comunali da Firenze per costruire l' acquedotto di Mango, un'altra squadra di milanesi e' al lavoro con gli autospurghi a Ceva. Intanto nella sala della Resistenza del Comune di Alba il geologo Furio Dutto di Torino e l' ingegner Giancarlo Paolini di Pescara sorvegliano l' umore del Tanaro: il programma Marte registra su un computer l'elettrocardiogramma del fiume. C' e' un vuoto fra le ore 20 del 5 novembre e le 4 del giorno dopo: sei ore di collasso in cui gli idrometri sono stati sopraffatti da una mole d' acqua sei volte superiore al normale.


Tutti i canali della solidarietà , Protezione civile in crisi. L' offerta dei militari portoghesi
TITOLO: Guida alla gara degli aiuti, lo sforzo della Croce rossa
MILANO . E caos. I soccorsi agli alluvionati rischiano la paralisi. Ieri, il Dipartimento della Protezione civile ha lanciato un allarme: bisogna coordinarsi. Informare il centro operativo di ogni iniziativa, cosi' il Dipartimento stesso "provvederà , in accordo con le prefetture, a coordinare l'afflusso di mezzi e materiali". In realtà , pero' , anche alla Protezione manca un autentico centro coordinamento. Al telefono, si passa da un interno all'altro, ottenendo scarsi risultati. Insomma la voglia di solidarietà' si arena nella confusione. Succede anche che le offerte di appartamenti nelle zone disastrate non vengano raccolte. A Ottiglia, al confine tra Asti e Alessandria, alcuni privati hanno offerto le loro case di villeggiatura (con riscaldamento). Sono state contattate le prefetture, i Comuni, la Protezione civile, anche con telegrammi. Il risultato sempre lo stesso: silenzio. Ma nonostante tutto la voglia di solidarietà cresce. Ecco alcuni canali cui far convogliare gli aiuti, nonché alcune iniziative incoraggianti.
SOTTOSCRIZIONI . La Croce rossa italiana. Chiede materiali: coperte, stivali di gomma, contenitori di plastica, vestiario invernale (assolutamente nuovo), mezzi fuoristrada, mezzi pesanti e battelli pneumatici. Chi ne fosse in possesso puo' contattare i seguenti numeri: tel. 06.488.0438 o fax 06.488.2327 481.8700. Per i contributi in denaro: ccp n. 300.004 intestato a Cri, via Toscana 12, 00187 Roma. Causale: "Pro emergenza maltempo Nord Italia". O al c.c bancario n. 218.020, intestato a Bnl, filiale di Roma Bissolati, tesoreria via S. Nicola da Tolentino. Anche da San Luca (Reggio Calabria), paese aspromontano tristemente noto per i sequestri di persona, arriva un gesto di solidarietà . Don Giuseppe Strangio, parroco del paese, ha lanciato una sottoscrizione in collaborazione col consiglio pastorale. Analoga iniziativa da parte del Comune: verranno donati i gettoni di presenza delle riunioni comunali di un intero anno. San Luca, paese natale di Corrado Alvaro, fu colpito 22 anni fa da una simile sciagura. NUMERI VERDI . Per le persone portatrici di handicap colpite dall'alluvione e' stata istituita, lo ha annunciato ieri il ministro Guidi, la linea 1670.18850. Movimento per la vita. Si impegna ad aiutare le donne in stato di gravidanza: linea "Sos Vita", numero 1678 13000. DALLO SPORT . Il Milan calcio ha inciso un disco. Uscira' ai primi di dicembre, gli introiti saranno devoluti agli alluvionati. Anche la Lega calcio ha deciso di donare 300 milioni della quota che incasserà con il prossimo concorso del Totocalcio.
ALTRE INIZIATIVE . Un plotone di 30 militari della "Prima brigata mista indipendente" dell'Esercito portoghese, in Italia per un periodo di addestramento, ha chiesto di rinunciare al fine settimana di libertà per offrire le proprie energie al soccorso delle popolazioni. Fiat auto e Iveco. Da lunedì le reti di concessionarie, officine autorizzate e succursali Fiat, Lancia e Alfa Romeo ripareranno auto e veicoli commerciali danneggiati, offrendo riduzioni del 50% sui ricambi. In caso di nuovi acquisti, saranno offerti finanziamenti per 24 mesi al 6%, con pagamento della prima rata dopo 6 mesi dall'acquisto.
Rosaspina Elisabetta
Pagina 3,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


"se ha mancato, lo Stato dovrà ammetterlo": Scalfaro alla cerimonia di consegna di 14 medaglie d' oro ai familiari degli aviatori trucidati a Kindu ( ex Congo belga ) 33 anni fa

TITOLO: "Se ha mancato, lo Stato dovrà ammetterlo" IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA - DAL NOSTRO INVIATO PISA . Il presidente Scalfaro rompe il silenzio sulle inadempienze dello Stato passato e presente e chiede scusa ai cittadini sui ritardi dei soccorsi agli alluvionati. Ne parla a Pisa, alla cerimonia di consegna di 14 medaglie d' oro al valor militare ai familiari di aviatori italiani trucidati a Kindu 33 anni fa. Una tragedia lontana che offre lo spunto al presidente per intervenire sul disastro che ha colpito le regioni del Nord. "Lo Stato deve avere la serenita' di dire "chiedo scusa se arrivo cosi' in ritardo": questo e' civiltà , libertà , verità , giustizia e democrazia". Una frase riferita al ritardo con cui e' arrivato il riconoscimento per i parenti delle vittime del 1961, quattordici militari italiani al servizio dell'Onu assassinati in Congo. Un ritardo di trentatre' anni. Una colpa. Ma questo, ha aggiunto Scalfaro "puo' servire per pensare ai casi, di ieri o di oggi, in cui lo Stato non e' neppure arrivato". E subito lo stesso capo dello Stato lega questa riflessione ai drammatici avvenimenti dell'alluvione. "In questi giorni . ha affermato . esce qualche voce che ci possa essere stato qualche ritardo anche nelle giornate di sofferenza che non sono ancora terminate. Voglio sperare che non sia...". Si corregge subito, Scalfaro. "Ma se fosse . ha proseguito Scalfaro . con serenità e giustizia", bisognerebbe "prepararsi a non giungere in ritardo mai". Il presidente della Repubblica ha rivolto cosi' "un pensiero a chi e' stato travolto in questa sciagura che ha colpito parte della nostra Patria". E ha ringraziato "tutti coloro, corpi dello Stato e volontari, che in ogni modo si sono sacrificati per aiutare, salvare, proteggere", fornendo in questo modo "un grande spettacolo, un esempio di fraternità e di solidarietà ". Nel grande hangar tappezzato di vecchi paracadute il presidente ha appena consegnato quattordici medaglie d' oro. La folla applaude una volta sola, quando Scalfaro dice: "perché 33 anni dopo? A nome dello Stato chiedo scusa all'Aeronautica e alla 46esima Aerobrigata...". Nessun applauso si era levato durante i discorsi precedenti, tenuti dal ministro della Difesa Previti e dal capo di stato maggiore dell'Aeronautica Adelchi Pillinini. Durante la Messa per i caduti in Congo Scalfaro si e' accodato ultimo per la Comunione, ulteriore tocco commovente di una cerimonia venata da un filo di indignazione, se non altro perché ormai solo una delle madri dei caduti, la signora Edina De Luca, ha potuto ritirare la medaglia d' oro alla memoria del figlio Onofrio, tenente copilota di uno dei due "vagoni volanti" atterrati a Kindu in quell'orribile pomeriggio dell'11 novembre 1961. Era alle madri, ai padri e agli altri parenti scomparsi in questi 33 anni, trascorsi senza altro riconoscimento che il sacrario costruito nella base di Pisa e una stele eretta a Fiumicino, che Scalfaro si e' riferito, parlando di "quelli che non hanno terminato qui la loro sofferenza". Quelle quattordici medaglie d' oro vorrebbero sollevare non solo un obli' o durato trentratre' anni ma anche la cattiva coscienza di chi mando' allo sbaraglio quattordici uomini senza armamento ne' scorta adeguati.
Simone Gianfranco
Pagina 3,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


Brizio: "il ministro improvvisa, i 3000 miliardi non ci sono", parla il presidente della Regione Piemonte

TITOLO: Brizio: "Il ministro improvvisa: I 3000 miliardi non ci sono" IL PRESIDENTE DEL PIEMONTE
TORINO . E diventato l'anti Maroni. Dopo l'alluvione che ha disastrato il Piemonte, Giampaolo Brizio (Ppi), da cinque anni presidente della giunta regionale (oggi sostenuta da una coalizione Ppi Pds), ha contestato tutto cio' che ha fatto il ministro dell'Interno: la Commissione speciale per l' emergenza, il decreto legge che escludeva le Regioni dalle decisioni, lo stanziamento di 3 mila miliardi. Presidente, Maroni ha detto che le sue critiche sono strumentalizzazioni politiche. "E allora perché dopo le mie proteste il testo del decreto legge e' stato cambiato? Nella prima versione si diceva che la Commissione d'emergenza avrebbe agito "sentite" le Regioni interessate. Poi il "sentite" e' stato sostituito con "d'intesa" che e' il minimo accettabile". Poi c'e' la questione dei 3 mila miliardi: Lei dice che in realtà ne sono stati stanziati solo 1.200. "I 3 mila miliardi non ci sono, perché comprendono i 1.800 già stanziati, peraltro solo come mutui, per i danni dell'alluvione del settembre ' 93 e non sono utilizzabili per questo disastro". E la faccenda per la Commissione per l'emergenza composta tutta da lombardi? "La mia e' una polemica sull'improvvisazione. La battuta sul carattere lombardo del gruppo che si occupa dell'alluvione e' la seconda puntata di una polemica che tempo fa avevo iniziato con Maroni. Non e' possibile portare la sede dei ministeri a Milano perché i ministri sono milanesi o a Bari perché Tatarella e' pugliese. Bisogna ragionare su come decentrare, creare quella che la Fondazione Agnelli chiama una "capitale reticolare". Sull'alluvione le Regioni non hanno colpe? "Nel dare l' allarme noi siamo stati puntuali, ma la Regione ha possibilità limitate di movimento e anche di questo bisognerebbe discutere quando si parla di federalismo". Il disastro e' arrivato proprio mentre iniziava la ripresa economica, dopo due anni di crisi. Quali le conseguenze per l'economia regionale? "I piemontesi ce la metteranno tutta. Ma nessun intervento di sostegno deve mancare: ad esempio a marzo abbiamo siglato un accordo con il governo per migliaia di miliardi d' investimenti. Ci devono essere garantiti. Inoltre, cittadini e imprese hanno bisogno di facilitazioni. Le stime degli esperti parlano di oltre 10 mila miliardi di danni. E non dimentichiamo che il Piemonte da' più di quanto riceve dallo Stato. Per questo motivo dovrebbero consentirci di trattenere il gettito fiscale che versiamo allo Stato per finanziare la ricostruzione".
Girola Edoardo,
Pagina 3,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


alluvione Italia Nord; la Prefettura da' il cessato allarme, ma il livello dell'acqua scende lentamente e c'è pericolo per i "fontanazzi". la piena e' passata, fanno paura gli argini:  una notte tra la gente del fiume: "il Polesine ne ha viste di peggio"

La Prefettura da' il cessato allarme, ma il livello dell'acqua scende lentamente e c' e' pericolo per i "fontanazzi" TITOLO: La piena e' passata, fanno paura gli argini Una notte tra la gente del fiume: "Il Polesine ne ha viste di peggio"
DAL NOSTRO INVIATO PORTO TOLLE (Rovigo) . Una sporta in mano, il passo un po' malfermo e nemmeno un filo di paura: "già , caro mio, vengo qui a far la spesa... Che c'e' di strano? Noialtri siamo nati in barca". Un sorriso buono dietro gli occhi lucidi, per dire che il grande incubo e' passato, che il vecchio Po stavolta non faceva cosi' sul serio. Anzi, per lui, per "Marangon Aurelio, classe 1926", quell'incubo non e' manco cominciato. L'Aurelio e' una delle duemila anime di Ca' Venier, anime tagliate fuori dal mondo secondo alcuni, sfollate in tutta fretta secondo altri, anime che ieri mattina alle dieci salgono sulla motonave Venere, quella di un barcaiolo cocciuto e coraggioso come Marino Cacciatori, attraversano il fiume giallastro e limaccioso, sbarcano a Ca' Tiepolo dopo cinque minuti di navigazione. E vanno a fare la spesa come niente fosse: "Ne abbiam viste di peggio, piantatela voi cronisti di fare allarmismi e parliamo dei guai veri che abbiamo". Si' , magari fanno ancora paura i fontanazzi, quegli strani sbuffi d' acqua che s' infiltrano sottoterra, bucano l'argine e rispuntano chissà dove, perfino nella piazza centrale del paese, come ad Ariano Polesine, che ieri ne ha contati altri quattro, proprio attorno al municipio come tanti sberleffi. Ma alle sei di pomeriggio la prefettura di Rovigo ribadisce: "La piena e' passata, adesso ci vorrà un po' prima che il fiume scenda". Il sindaco pidiessino di Porto Tolle, Diego Precisvalle, con baffi da Peppone post Bolognina, l'ha già annunciato urbi et orbi alle telecamere: "Sissignori, adesso possiamo respirare". Cosi' pare, cosi' dicono, cosi' giurano tutti. Adesso. Il lungo fronte dell'angoscia, da Occhiobello a Pontelagoscuro, da Crispino ad Ariano, fino alla foce del Po, quei cento chilometri da batticuore, insomma, tengono. Il livello dell'acqua scende, piano ma scende. Il grande fiume si lascia dietro una morchia di malumori, polemiche, mugugni, odi di campanile. E problemi. Ieri e oggi le scuole di Porto Tolle sono chiuse. Come mai? Non e' tutto a posto? "Mah, e' una misura di sicurezza estrema, un modo per dare un po' di respiro alle famiglie... ed e' anche perché ... molte maestre da fuori non vogliono venire", confessa Roberto Zanetti, vicesindaco, partito popolare. E non basta: "già . Nel Basso Polesine hanno sospeso le giocate del Totocalcio, per paura che l'alluvione si portasse via le schede". Pare uno scherzo. Ma chi non scherza affatto e' Precisvalle, quando pensa al bailamme che hanno montato attorno al paese: "Qualcuno voleva rifarsi una verginità , ripulirsi la coscienza dopo il Piemonte... in tv ho visto la Carulli che spiegava le misure di protezione ai cittadini... brava, la Carulli". Mugugni e rabbia, rabbia e mugugni, in questo agglomerato di frazioni che e' il Comune di Porto Tolle. Ma la paura c' e' stata, e grossa. Ancora ieri 18 elicotteri da trasporto americani erano pronti a partire dalla base di Aviano, ad atterrare qui per portarsi via la gente di Ca' Venier. E la rabbia la tagli col coltello, nelle parole di Michele Barini, antico barcaiolo, che sbotta: "Nel ' 66 ci hanno preso sul serio perché c' era Firenze. Adesso perché c' e' il Piemonte. Bisogna sempre che ci sia qualche altro alluvionato perché non si dimentichino di noi". Si' , e' terra dura da vivere questa del Polesine. Terra che il Po regala (5 chilometri in più dal secolo scorso), ma che e' pronto a rimangiarsi da un momento all'altro. "Il Po e' fonte di esistenza...", spiega con un sospiro Zanetti. Terra di contrasti, con la guerra tra pescatori di vongole delle province di Ferrara e di Rovigo. Guerra che diventa subdola battaglia di argini, rancore leggendario che dura da trent'anni. Ora un quotidiano titola: "Argini minati al Delta". Chissà se qualcuno ci ha pensato davvero, di certo fioccano le smentite, sindaco e prefetto fanno fuoco e fiamme. Ma il veleno sale. Chi fara' saltare gli argini si chiedono i contadini? Chi fara' finire la grande onda sui campi del vicino? Florido Ferro, 69 anni, imprenditore agricolo in pensione, quasi urla: "Chiarite o smentite! Io ho paura! Ho paura dai tempi del Polesine, allora sono scappato in viaggio di nozze e me la sono cavata". Poi fruga tra ricordi e miti: "Nel '60 di sicuro l' hanno fatto rompere l'argine... c' era uno con la scavatrice, di notte... per salvare la provincia di Ferrara dall'altra parte. I ferraresi ce lo dicevano: prima di andare a fondo noi, ci andate voi! E allora c' era qualcuno di noi che girava sugli argini con le macchine e i fucili. Per fortuna senza beccare nessuno". Pare la baruffa tra i capponi di Renzo. Ma forse, stavolta, la nuova sfida e' rimandata davvero. già l'altra notte la tensione comincia a scendere. A Occhiobello tutti si aspettano una grande sberla. All'una di notte tira un vento cattivo, ma l' acqua scende. Otto metri e 40, 8 e 35... "Il livello del ' 66 e' lontano. E' passata, credo proprio", dice Claudio Tentellini, geometra dei vigili del fuoco, battendo i denti sull'argine tra un controllo e l' altro. Sbucano tre ragazzotti con le morose, bomber e capelli cortissimi. S' avvicinano saltellando a tempo di musica: "Regge? Massi' che regge! Secondo noi e' quella faccia di... di Emilio Fede che fa tanto casino. Siamo venuti da Bologna per vedere ' sta scena, siamo partiti stasera e ci siamo detti: andiamo a vedere il Po". Andrea, giovanissimo carabiniere di leva, fa una smorfia: "Questi non li capisco. Se hanno tanto tempo da perdere potrebbero fare un salto in Piemonte a dare una mano". Si' , i carabinieri fanno un gran lavoro. E, alla fine di questa 24 ore di passione, sfoderano a Porto Tolle il pezzo forte: l'elicottero AB412 che per primo e' arrivato a salvare dal disastro di Alessandria la gente rincantucciata sui tetti. Si muove assieme alla piena l'elicottero guidato dal maresciallo maggiore Leo Davare, tipo preciso e di poche parole: e' un simbolo, quell'AB412, che l'arma offre a quattro cronisti per una gitarella guidata sul delta. "Il livello del Po e' più alto dell'Adriatico, l'acqua defluisce bene", spiega il colonnello Giancarlo Sartini, sollevato. A sera, pero', ultimo allarme: a Contarina si aprono altri, maledetti fontanazzi. I carabinieri accorrono. Il sindaco Giovanni Franchi sembra tranquillo: "Siamo protetti dall'argine a mare". Ma basta una sirena e torna la paura.
Buccini Goffredo
Pagina 4,
(12 novembre 1994) - Corriere della Sera


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