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Immagini tratte da un mio viaggio in Egitto

1994 Un altro guaio fatto dai vulcani: la caduta di Costantinopoli

Varie e stranezze
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 06-06-2008 at 2:53 PM
Archeologia astronomica-geologica >> Varie e stranezze

Geologia e storia: il 1453

L'anno della catastrofe

Un assedio non è mai una cosa piacevole, soprattuto per gli assediati. Ma quello che portò alla caduta di Costantinopoli e dell'impero romano d'Oriente nelle mani degli ottomani nell'anno 1453 dovette essere particolarmente drammatico. E non solo per motivi militari. Le cronache dell'epoca parlano di una primavera freddissima. Di raccolti magri, di tempeste e piogge torrenziali. Come se non bastasse, la notte del 22 maggio del 1453, realizzando una temuta profezia la luna, che della città è simbolo, sorse sull'orizzonte coperta da una nube nera. Quattro giorni dopo Costantinopoli, fatto straordinario per la stagione, fu avvolta in una densa nebbia. E quando la nebbia si diradò le cupole della cattedrale di Santa Sofia apparvero agli abitanti avvolte dalle fiamme. Non era vero. Ma tre giorni dopo, il 29 magio, la città cadde.
Oggi, a più di 500 anni da quegli avvenimenti, un astronomo del Jet Propulsion laboratory di Pasadena, Kevin Pang, sostiene di avere trovato una spiegazione di quegli strani fenomeni atmosferici e di molti altri che si succedettero negli anni fra il 1453 e il 1460.
A parere di pang la responsabilità di tutto fu di un immane esplosione in un'isola del Pacifico! Kuwae, nelle Nuove Ebridi. La sua esplosione, fino oggi ignorata, portò alla formazione di due iole minori, Epi e Tongoa, di un cratere largo 12 chilometri e scaraventando più di 40 milioni di chilometri cubi di terra nell'atmosfera.
Fu un'esplosione enorme, paragonabile a 2 milioni di bombe come quelle di Hiroshima dice Pang. presumibile che i detriti scagliati nell'atmosfera abbiano alterato il clima per vari anni. Fino pochi anni fa l'unica traccia dell'esplosione era in un racconto tramandato oralmente di padre in figlio dagli abitanti dell'isola, che spiegava come Kuwae fosse stata spaccata in due da un cataclisma durante l'infanzia del capo Tongoa. I missionari cattolici, arrivati per primi nell'arcipelago, l'avevano però classificata come leggenda. Negli anni Sessanta un gruppo di archeologi francesi scoprì però che il racconto in alcuni dettagli corrispondeva alla realtà, continua Pang. La tomba del capo Tongoa e la posizione del suo corpo all'interno erano esattamente quelle descritte nella legenda.
E anche gli oggetti nella tomba: tre proboscidi di tapiro che avrebbero dovuto fare del capo un uomo ricco, e gli scheletri delle mogli. Insospettiti da questa corrispondenza, gli archeologi chiesero una verifica, per la parte riguardante la catastrofe, ai vulcanologi.
E fu così che i ricercatori scoprirono che il fondale tra Epi e Tongoa non era ltro che un enorme cratere creato da un'esplosione vulcanica. Pang è adesso riuscito a stabilire che l'anno dell'esplosione fu il 1453. I nodi di legno delle cornici di quercia dei ritratti inglesi dell'epoca sono inusitatamente piccoli tra il 1453 e il '55 racconta. In Svezia i raccolti del 1553 furono distrutti. La storia cinese riporta che nella primavera del 1453 nevicate danneggiarono i raccolti di grano. Ne| 1454 il Mar-Giallo ghiacciò fino a 20 chilometri da riva. Anche gli eventi che colpirono Costantinopoli si possono interpretare come la conseguenza dell'eruzione.

Paolo Pontoniere
124- PANORAMA - 2 SETTEMBRE 1994

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