In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione. Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche. Buone Letture
In Olanda dighe sotto pressione, partono le prime evacuazioni
Le alluvioni terrorizzano l'Europa Morti in Francia e in Belgio. Decine di località abbandonate. In Germania e' scoppiata la polemica tra Nord e Sud sulla gestione delle risorse idriche. Mobilitati anche gli eserciti In Olanda dighe sotto pressione, partono le prime evacuazioni DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BONN . Con dieci metri e 70 centimetri all'idrometro di Colonia, previsti questa mattina, il Reno frantuma ogni record: in particolare, quello registrato due giorni prima del penultimo Natale. Ieri la crescita del fiume e' stata lentissima, un centimetro ogni tre ore: ma bisogna considerare che con il letto ampliato dalla piena, questo ritmo corrisponde a valori molto più alti in condizioni normali. Per fortuna arriva finalmente dai meteorologi una buona notizia: l'intensità delle piogge e' in calo, si annunciano schiarite. Dunque la situazione, dopo una fase di stabilita' a questi livelli altissimi, dovrebbe lentamente migliorare. Per ora il sole, che anche ieri ha fatto capolino nella Renania del Nord, illumina uno scenario disastrato: la corrente limacciosa occupa due profonde fasce ai lati del fiume, sbarra strade, autostrade e ferrovie, mette in ginocchio citta' come Colonia, mobilita migliaia di soldati, vigili del fuoco, volontari. Ha anche provocato, piu' o meno direttamente, la morte di quattro persone. Se la Germania piange, non ridono di certo i Paesi vicini. La situazione e' gravissima in Francia, dove si registrano una quindicina di morti e alcuni dispersi, in Belgio (cinque morti), in Olanda. In quest'ultimo Paese e' scattato un allarme atavico: si teme per la tenuta di due grandi dighe che regolano il Reno e il Waal. Se dovessero cedere, verrebbero allagate aree attorno a Nimega in cui vivono fra le 65 e le 85 mila persone. Sulla base di piani di evacuazione pronti da tempo, ieri l' esercito ha fatto scattare le prime operazioni, mettendo al sicuro i 25 mila cittadini più esposti. Anche in Francia ci sono state evacuazioni: circa diecimila persone hanno dovuto lasciare le loro case minacciate dalla Mosa a Charleville Mezie' res. Nessun ordine di sgombero, invece, in Germania, dove ci si sforza piuttosto di garantire, con passerelle o con battelli, l' accesso alle case assediate dalle acque. L'emergenza, del resto, e' destinata a durare alcuni giorni. Anche se il tempo previsto scaricherà a terra meno pioggia, e anche se parallelamente un irrigidimento della temperatura, registrato da ieri, limiterà lo scioglimento delle nevi, il ritorno delle portate fluviali ai loro livelli medi sara' lentissimo. Questo naturalmente moltiplica i danni, gia' di per se' ingenti. E rilancia la polemica dei Laender settentrionali, come il Nordreno Westfalia, contro quelli del sud: colpevoli di tenere ben chiuse le dighe che allagando i Polder, aree agricole di scarsa densità abitativa, potrebbero far calare di almeno mezzo metro il livello del Reno a Colonia. La naturale destinazione di quelle aree, fanno notare gli ambientalisti, e' precisamente quella di accogliere le acque del fiume durante le piene. La polemica e' parte di un discorso molto più generale, a proposito delle vistose lacune delle politiche di difesa del suolo. La nuova grande alluvione propone un singolare dibattito, che punta al cuore del sistema federale tedesco. La lega per la difesa della natura propone infatti l'accentramento nel Bund, lo Stato, di tutte le competenze in materia. Non e' certo infatti con i grandi fiumi interregionali e internazionali in piena che il federalismo, il decentramento, le autonomie locali mostrano il loro volto migliore. Lo dimostra la disputa fra nord e sud a proposito delle inondazioni controllate. La formula ideale, secondo quelli della lega, e' una politica gestita al centro in concertazione con i Laender. Per ora le competenze sono esclusivamente locali. Lo ha ricordato anche Theo Waigel, il ministro delle Finanze: nel momento stesso in cui prometteva un sostegno economico dello Stato a chi ha subito danni dall'alluvione, Waigel ha precisato che comunque la grana tocca, in prima scelta, ai comuni e ai Laender. Anche il governo federale, che ieri si e' riunito per il consueto incontro di meta' settimana sotto la presidenza del cancelliere Helmut Kohl, si e' occupato dell'emergenza alluvione. Oltre a mettere allo studio la misura proposta da Waigel, il governo ha anche ordinato la mobilitazione di nuove unita' militari da inviare nei luoghi disastrati. Si tratta di soldati del genio, che cooperano con gli specialisti della protezione civile e i vigili del fuoco e in particolare assicurano i collegamenti con i loro battelli. Intanto la polizia e' impegnata a sgomberare le zone di intervento dai troppi curiosi che impacciano i movimenti dei soccorritori. Ieri a Coblenza trecento turisti dell'alluvione sono stati multati: venti marchi a testa. Gli e' andata bene: ostacolare operazioni di salvataggio, fa sapere un portavoce della polizia, puo' costare un' ammenda fino a diecimila marchi.
Venturi Alfredo, Pagina 9, (31 gennaio 1995) - Corriere della Sera
La Senna sale, traffico impazzito In pericolo la centrale telefonica
PARIGI . La Francia del Nord vive i suoi giorni d'inondazione. Una fascia che va dalla Bretagna all'Alsazia, tra fiumi in piena come la Mosa, paesi e strade invasi da acque limacciose, linee ferroviarie sconvolte. Si contano quindici morti e cinque dispersi, 44 mila famiglie sinistrate, 233 mila prive di acqua potabile e 10 mila senza telefono. E' scomparso anche Ouistreham, uno dei luoghi del Calvados, in Normandia, che vide, nel 1944, lo sbarco delle truppe alleate al suono delle cormamuse. Il primo ministro Edouard Balladur ha gia' pronta la valigia per recarsi nelle zone colpite dal maltempo, nelle Ardenne e in Bretagna: i francesi in disgrazia, in quei quarantatre' dipartimenti . quasi la meta' di quelli in cui e' diviso l'Esagono . debbono "sentire" la presenza del primo ministro e, soprattutto, del candidato all'Eliseo. E poi c' e' Parigi, l' odiatissima capitale, il cuore arido del potere che deve ancora decidere in che modo intervenire, economicamente, in favore dei sinistrati. I connazionali all'asciutto, con il tradizionale egoismo, non vedono di buon occhio una tassa speciale per gli alluvionati. Sentendo gia' l'alito puzzolente dell'avarizia, a Charleville Me' zie' res, dove le cabine telefoniche sono state ricoperte dalle acque della Mosa, ci sono segni di ribellione per questa "pigrizia" del governo nell'aprire i cordoni della borsa. I comunisti, difatti, hanno gia' aperto il fuoco sugli uomini di Balladur. Dal settembre del 1993 alla fine del 1994, soprattutto per rifare le strade, le catastrofi naturali sono costate un miliardo e mezzo di franchi, vale a dire quasi cinquecento miliardi di lire. Ma chi ha avuto le case distrutte o allagate vuole essere rimborsato in tempi brevi, pretende subito un decreto che sancisca una situazione di catastrofe naturale e quindi obblighi le assicurazioni a pagare i danni a tre mesi dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. La capitale non registra fatti sconvolgenti, ma teme un' inondazione come quella del 1910, con la Senna infuriata che arrivo' , devastando uomini e cose al suo passaggio, lungo boulevard Saint Germain e raggiunse la cattedrale di Notre Dame. Le strade di traffico veloce che costeggiano i bordi del fiume sono chiuse e allagate. I "bateaux mouche" non funzionano più. Le chiatte che piacevano al commissario Maigret, affacciato alla sua finestra del Quai des Orfe' vres, non possono più varcare le chiuse a nord e a sud della città . La Senna e' di un colore sinistro, tra il giallo ocra e il marrone scuro. I parigini si affollano al ponte dell'Alma, sotto il quale c' e' la statua del fiero zuavo, simbolo di guerre lontane e tradizionale fluviometro. Ai tempi della piena del 1910 l'acqua gli sfiorava il mento, cioè arrivo' a 8,62 metri. Oggi supera i polpacci del soldato, ossia e' a 5 metri dalla base. Si può prevedere, se supera i 6 metri, un' inondazione dell'RER, metro' veloce, e dell'avenue Kennedy su cui si affaccia il mastodontico palazzo di Radio France. Sarebbero guai se salisse oltre i 7 metri mettendo cosi' in pericolo la centrale telefonica delle Tuileries, i trasformatori dell'Electricite' de France e molte stazioni del metro' normale. Il traffico della città, in questi giorni, e' impazzito. I boulevard scoppiano e c' e' un che delle nevrosi napoletane o romane in quegli automobilisti che rifiutano il diktat dei semafori e sono pronti a risse selvagge pur di passare.
Munzi Ulderico, Pagina 9, (31 gennaio 1995) - Corriere della Sera
L'ANALISI DEGLI ESPERTI: E' come in Piemonte ma con una gradualità che eviterà il disastro
L'intensità e la violenza delle perturbazioni meteorologiche che hanno colpito molte regioni del centro Europa sono paragonabili a quelle che, a novembre, hanno devastato il Piemonte. Ma l'evoluzione dei fenomeni e' stata più graduale. Le perturbazioni si sono spostate progressivamente dai Paesi del Circolo polare artico fino alla Germania, con una dinamica che ha consentito un' attivazione dei soccorsi meno frenetica e caotica rispetto a quanto si era verificato in Italia due mesi fa. Pure in Germania, in queste ore, si levano critiche e proteste per l'inadeguatezza della macchina dei soccorsi. Tuttavia sembra che il meccanismo della prevenzione abbia avuto più tempo per funzionare: lo stesso numero delle vittime, molto più contenuto, indica una più' efficace attivazione degli apparati periferici della Protezione civile. Questa sensazione viene confermata in sede scientifica dal professor Michele Colacino, climatologo e direttore dell'Istituto di fisica dell'atmosfera del Cnr a Roma. "La stessa dinamica con cui si sono formate le perturbazioni nel nord e nel centro Europa ha causato una successione graduale degli eventi avversi: piogge e inondazioni spiega il professor Colacino .. Tutto e' cominciato con una tipica "polar low", cioe' con una bassa pressione che si forma alle alte latitudini e tende a scendere a sud. Si tratta di un ciclone, di un vortice di aria che si muove in senso antiorario, inizialmente del diametro di alcune centinaia di chilometri. Scendendo il ciclone tende ad allargarsi, fino a 2.000 chilometri, e a diminuire di intensità. Il suo percorso abituale va dall'Atlantico nord occidentale fino al Mediterraneo, passando per il centro Europa". Ma in questa circostanza il ciclone ha trovato la strada del Mediterraneo sbarrata dall'anticiclone delle Azzorre, la ben nota area di alta pressione che ci regala cosi' spesso inverni miti. Bloccato lungo il suo tragitto finale il ciclone ha stazionato a livello della Scozia e della Norvegia e qui ha cominciato a funzionare come una pompa che da un lato ha risucchiato le perturbazioni dell'Atlantico, dall'altro le ha convogliate verso i Paesi dell'Europa centrale. "Cosi' come il disastro del Piemonte era stato causato da una situazione di blocco con alta pressione a nord che teneva ferma la bassa pressione sulle nostre regioni settentrionali, quello del centro Europa ora e' da attribuire a un blocco analogo ma invertito: alta pressione nel Mediterraneo e bassa oltre le Alpi. Con la sostanziale differenza che da noi gli effetti del blocco si sono manifestati in maniera molto brusca; nel nord e nel centro Europa in maniera graduale". Un blocco con la stessa dinamica, si e' verificato nell'Europa centrale cinque anni fa, ma in quel caso la componente più disastrosa fu costituita dai forti venti piuttosto che dalle piogge. Il professor Colacino ammette che negli ultimi anni e' aumentata la frequenza con cui l'alta pressione si insedia per lunghi periodi nel Mediterraneo in pieno inverno, ostacolando cosi' la discesa delle perturbazioni dal nord Europa e causando un blocco di maltempo in quelle regioni. "Queste anomalie . commenta l' esperto . sono compatibili con l'ipotesi di un surriscaldamento globale indotto da un aumento dell'effetto serra, ma non possono essere considerate una prova. Si potrebbe trattare di variazioni climatiche che rientrano nella norma". Al contrario di altri esperti, che danno per scontato il cambiamento climatico innescato dalle emissioni industriali, il professor Colacino e' ancora molto cauto. Non nega l'evidenza di "tanti piccoli segnali" ma non si sente nemmeno di affermare che le recenti pazzie del clima costituiscono un argomento definitivo. Quanto all'evoluzione del maltempo nel cuore dell'Europa, dopo tanti giorni, c' e' da aspettarsi che si esaurisca per la perdita di energie dell'area ciclonica. Foresta Martin Franco Pagina 9, (31 gennaio 1995) - Corriere della Sera
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Perché è meglio l'emergenza anziché la manutenzione? Rinviare gli interventi ci ha fatto almeno risparmiare? C'è stato un beneficio per le casse pubbliche ai vari livelli?
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