In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione. Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche. Buone Letture
22 gennaio 1997, da “La Repubblica”
COURMAYEUR – dal nostro inviato LEONARDO BIZZAROCi sarebbe voluta un'altra misura, la quarta, per chiudere la maledetta sequenza 7-9-15 centimetri. Con l'ultima osservazione, l'attimo del crollo per il seracco sospeso sulle Grandes Jorasses sarebbe stato previsto quasi cronometricamente: mancava ancora una cifra per capire quanto stia crescendo l'apertura della crepa più bassa, la più temuta dai geologi, che spinge 10.000 metri cubi di ghiaccio lungo i fianchi della montagna, nelle previsioni più ottimistiche, rischiando il distacco di una valanga di notevoli dimensioni. Ma il sole si è fatto vedere solo da Aosta in giù, qui ha bucato le nuvole appena pochi minuti e gli esperti della commissione valanghe, le guide alpine Oscar Taiola e Dario Brocherel, che da Natale tengono il ghiacciaio delle Grandes Jorasses sotto osservazione, non sono riusciti a salire fino al teodolite puntato dalla cresta di Pra Sec. A Martin Funk e Stefan Margreth, glaciologi svizzeri del politecnico Eth di Zurigo, sono bastati comunque quei dati, per un diagramma che indicasse il raggiungimento del punto di collasso. Ventiquattro, trentasei ore? Questa mattina potrebbe essere già caduto, potrebbe accadere oggi entro mezzogiorno: a Courmayeur già fiorisce il toto/seracco. Difficile essere più precisi. Ma a questo punto interessa poco: la pista di fondo che correva lungo la Dora è chiusa dal 14 gennaio, dall'altro ieri la Val Ferret è stata vietata al traffico ed evacuata. Tre famiglie sono scese a Courmayeur, l'albergo Miravalle, l'unico ancora aperto, ha messo in ferie il personale. Plampincieux è deserta e i proprietari delle grange, delle case di pietra e legno alla base delle Grandes Jorasses, sperano che finisca come nel 1952: la gigantesca valanga si divise in due, grazie a uno sperone roccioso a monte del paese, sfiorò le abitazioni superando d'un colpo il letto del torrente e risali sul versante opposto. E questa volta? Al momento si ipotizza solo che l'evento possa paragonarsi, per dimensioni, a quarantacinque anni fa: lo fanno presumere gli oltre sessanta centimetri di neve caduti nei giorni scorsi. Nessun pericolo per le persone, comunque, anche se all'Azienda di promozione turistica arrivano le telefonate di chi vorrebbe salire sul ghiacciaio a contemplare lo spettacolo. E intanto il procuratore capo presso la pretura di Aosta, Marlinda Mineccia, dopo aver ascoltato le testimonianze di Renzino Cosson, responsabile regionale della Protezione civile, e del geologo Massimo Pasqualotto, ipotizza il reato di disastro colposo per la frana-valanga che in Val Venv ha ucciso due sciatori. Il corpo del secondo è ancora sotto quel milione di metri cubi di terra e ghiaccio.
Da “La Repubblica” del 03/01/1997 AOSTA "Noi armati di trapano per studiare il Gigante”
Renzino Cosson si trova in mezzo a due fuochi. Da una parte la prevedibile reazione degli operatori della Val Ferret e del sindaco, non troppo contenti per simili grane in pieno periodo turistico. Dall’altra l'interesse per una ricerca scientifica che pone la Val d’Aosta all'avanguardia in questo campo e permetterà forse, in un prossimo futuro, di prevedere analoghe situazioni di pericolo, dove possano minacciare più o meno direttamente, delle vite umane. Potrà forse non essere questo il caso, la frana potrebbe anche esaurirsi nel giro di poche centinaia di metri, quando cadrà il seracco a 4.050 metri d'altitudine. Ma intanto il sistema che le guide alpine di Courmayeur hanno installato con la consulenza degli esperti svizzeri di Zurigo e di Davos potrà fornire una gran mole di dati importantissimi per la scienza glaciologica. Oltretutto, è stato di recente deciso lo stanziamento di altri settecento milioni per una serie di centraline nivo-meteorologiche che potranno fornire informazioni anche per quelle zone finora non coperte dalla rete regionale. Renzino Cosson, ex responsabile del soccorso meteorologico ora a capo della commissione prevenzione neve valanghe si trova quindi tra due fuochi: Forse la notizia è uscita troppo presto. Non vogliamo tenere nascosto niente, ma effettivamente il problema dell’allarmismo è da tenere in considerazione. Gridare al lupo può essere controproducente, anche se effettivamente il controllo del ghiacciaio ci permette una tranquillità altrimenti sconosciuta. Che il seracco prima o poi si stacchi è pacifico, quale parte si stacchi rimane comunque un mistero. E fin dove possa scendere altrettanto. Certo noi non cerchiamo di tenere su le valanghe, cerchiamo la prevenzione. Forse in questo caso si è fatto un eccesso di prevenzione. Vedremo». Oscar Taiola e Dario Brocherel, responsabile e vice sia del soccorso alpino di Courmayeur che della commissione valanghe, sono le guide alpine che materialmente hanno allestito il sistema di controllo sul ghiacciaio delle Grandes Jorasses. Brocherel, in particolare, è stato calato dall'elicottero con un cavo, a metà del mese scorso, ed ha infisso le sei paline in lega leggera che danno il segnale dell'eventuale allargamento delle crepe. Semplici tubi di metallo, ma costruiti con una tecnologia d’avanguardia. Intanto sono leggerissimi e poi sono stati rivestiti con una vernice speciale molto chiara, che impedisce al sole di riscaldarle, per evitare che possano fare gioco nel ghiaccio. Inoltre, grazie a giunti idraulici, possiamo sormontarne una all'altra e infiggerle molto profondamente nel ghiaccio. Sarà un lavoro, quello, da fare più avanti nel tempo, magari per controllare la crepa più alta: Per il momento abbiamo pianificato le prime sei con un semplice trapano per le porte dello slalom, poi useremo probabilmente una sofisticata macchina ad acqua calda, che ci trasporteremo lassù. Lunedì prossimo nuovo appuntamento con il ghiacciaio: l'elicottero porterà ancora Taiola e Brocherel sull'orlo del seracco per un ulteriore controllo; un'altra guida alpina con un teodolite, traguarderà le palline dalla Cresta di Pra Sec e controllerà se le spaccature si sono ulteriormente aperte, rilevando spostamenti anche infinitesimali. E cosi via. finché quel maledetto seracco sarà caduto. Ma a quel punto il lavoro scientifico sarà solo all'inizio.
Da “La Repubblica” del 3/01/1997 Sotto il ghiacciaio in bilico, "qui nessuno ha paura”: ghiacciaio Grandes Jorasses nel massiccio del Bianco
dal nostro inviato, LEO BIZZAROCOURMAYEUR - II sindaco di Courmayeur ha perfino firmato un comunicato stampa,ieri sera. per far sapere alla popolazione e turisti che la situazione del ghiacciaio delle Grandes Jorasses è nota e sotto controllo, che al momento non sussiste alcun pencolo per la popolazione; che le piste di fondo sono giornalmente controllate prima dell'apertura, proprio al fine di evitare qualsiasi rischio agli utenti. E’ tutto vero. ma questo non vuol dire che il ghiacciaio delle Grandes Jorasses sia lì immobile, che non dia alcuna preoccupazione, che, come ha ancora detto il sindaco Dino Derriard, «è sotto controllo in quanto riteniamo di doverlo tenere sotto controllo». Quel seracco, lassù a 4.050 metri d'altitudine, presenta effettivamente delle fratture sospette, che hanno suggerito di tenerlo d'occhio, per la prima volta sulle Alpi italiane, con sistemi d'avanguardia. Almeno per un ghiacciaio: una rete di palline sui labbri della frattura controllate con un teodolite da un punto di osservazione su una cresta distante poche centinaia di metri. Nessun sospetto d'allarmismo, come teme qualche albergatore della zona, ma solo la coscienza che la natura non può sempre comportarsi secondo il volere dell'uomo. Quando cadrà quel ghiacciaio è difficile dirlo, né si può dire quali e quanti danni potrà provocare: dipenderà dalla massa della neve ancora presente sui fianchi della montagna, dalla quantità di ghiaccio che potrà cedere. Ma i segnali che finora quella coltre gelata da millenni ha dato agli esperti a chi la sa leggere, sono inequivocabili.Non si basano su risibili calcoli di probabilità, ma su precisi dati scientifici e sulla conoscenza di fenomeni simili avvenuti recentemente di qua e di Ia delle Alpi. Non è neppure senza significato la scelta dei consulenti svizzeri, da parte delle amministrazioni comunali e regionali: gli esperti dell’Eth di Zurigo e del centro nivologico di Davos sono stati chiamati a dare il loro parere - e a suggerire i migliori metodi di controllo - proprio perché hanno avuto a che fare con analoghi rischi di crollo, ad esempio sulla Kleine Scheidegg, nell'Oberland bernese. In quel caso, dicono le cronache si riuscì a prevedere la caduta con un anticipo di circa tre giorni. E lo stesso Martin Funk, guida alpina e fisico dell'Eth - che in questo momento presiede l’équipe incaricata di seguire l’evolversi della situazione sulle Grandes Jorasses - ha studiato, assieme ai glaciologi torinesi Luca Mercalli, Furio Dutto e Gianni Mortara, il crollo del ghiacciaio superiore di Coolidge, sulla parete nord del Monviso, che presenta molte analogie con il fenomeno valdostano. È davvero un'occasione unica, quindi, per conoscere un po' meglio i segreti dei ghiacciai e in particolare l'evoluzione dei seracchi, forse il mistero più grande nella vita della montagna. I vecchi alpinisti - commenta Ruggero Pellin, presidente delle guide di Courmayeur- erano convinti che i seracchi si staccassero quando diventa più freddo, nel cuore della notte. E Walter Bonatti faceva sorridere chi non lo conosceva. quando lo si vedeva partire con un termometro in mano. Ma conferme scientifiche non ce ne sono e una ricerca come questa potrebbe dare risultati davvero interessanti.Ma in valle la preoccupazione maggiore è ovviamente l'allarmismo: il sindaco minimizza, e ribadisce che pur potendo esistere un pericolo, esso «non è immediato, se l’evoluzione del tempo non cambia il ghiacciaio, sotto osservazione ci permette di conoscere eventuali situazioni di rischio con un anticipo più che sufficiente. Gli abitanti della Val Ferret sono stati avvertiti, ma d'altronde la zona è già sotto controllo da sempre, lungo tutto l'inverno, proprio per la sua conformazione. D’altronde il semplice crollo d'una parte del seracco non desterebbe grosse preoccupazioni, dovrebbe aggiungersi la presenza d'una grande quantità di neve, per minacciare eventualmente la valle. E questo finora non è avvenuto: le valanghe sono già tutte scese, la neve abbondante di novembre è caduta e la montagna l'ha già scaricata. In questo momento sta nevicando, ma in misura assai ridotta, e in quota ne viene giù ancora meno. In Val Ferret poi, ci sono solo due alberghi aperti e qualche altra casa. Tutti hanno il telefono. Si farebbe molto presto, in caso di reale pericolo. ad evacuare la Valle. Tutto questo non basta, ovviamente, ai gestori di alberghi e ristoranti. Enrico Bonora, ha un noleggio di sci in mezzo alla Val Ferret. Nell'assemblea improvvisata di ieri pomeriggio, al ristorante La Clotze, si è detto sicuro che nessun pericolo poteva venire da quel ghiacciaio: Siamo abituati a vivere con la montagna, è da quarantasette anni che vivo in questa valle. La valanga del '52 - scesa dalla cima del ghiacciaio delle Grandes Jorasses fino al letto del torrente Dora di Ferret, ndr- l'ho sentita passare mentre ero seduto a questo tavolo. Con lui, gli altri operatori turistici della Val Ferret, che dicono di aver ricevuto una telefonata dietro l'altra, da ieri mattina: chi per annunciare che non sarebbe venuto a sciare, chi per disdire la cena o la camera, chi per sapere quando sarebbe avvenuto il crollo. Con toni più o meno pesanti fanno capire che forse quella notizia era meglio non darla, che meglio di loro nessuno può sapere che cosa il ghiacciaio può fare.
1995, Paura sul Monte Bianco: Un boato verso le 16: pareva un seracco Evitata la tragedia: le ricerche scattate per precauzione, nessuna vittima Paura sul Monte Bianco Un boato verso le 16: pareva un seracco: Tranciate le linee dell'energia elettrica Oggi il processo per la tragedia del ' 91 Valanga sulle piste, centinaia di sciatori bloccati per ore
COURMAYEUR . Paura sul ghiacciaio. Ieri pomeriggio, per alcune ore, in Valle d' Aosta si e' temuta una nuova tragedia della montagna: la caduta di una valanga di proporzioni gigantesche presso una pista della Val Veny aveva fatto pensare che sotto l'enorme massa bianca potessero esserci degli sciatori. In serata, però, l'allarme e' rientrato: "I cani non hanno segnalato la presenza di persone sotto la valanga, non ci dovrebbero essere dispersi, ma le ricerche proseguono per precauzione . annunciava Renzino Cosson, coordinatore del Soccorso Alpino Valdostano. La valanga è caduta da un posto impossibile, che mai si poteva immaginare; lo provano gli abeti vecchi di oltre 100 anni cresciuti proprio sul pendio dove e' scesa". Tutto e' cominciato intorno alle 16 quando, con un frastuono assordante, l'enorme massa di neve e ghiaccio si e' staccata da una delle creste del Monte Bianco: il boato aveva indotto a pensare che si trattasse addirittura di un seracco. Dopo un balzo di mille metri, la valanga e' caduta sul ghiacciaio della Brenva scivolando a valle fino a 1.300, presso il santuario di Notre Dame de Guerison. Il Soccorso Alpino Valdostano e la Protezione Civile avevano subito iniziato a "sondare" la massa di neve, per verificare se la valanga avesse travolto qualche sciatore. Intanto, centinaia di sciatori, attendevano i soccorsi, bloccati a mezz'aria su seggiovie e funivie o in quota. La caduta della valanga staccatasi presso il rifugio Ghiglione, a 3.500 metri aveva infatti interrotto l'erogazione di elettricità fermando i motori di alcuni impianti di risalita della Val Veny. Alla stazione di rientro, circa 700 sciatori hanno dovuto attendere l'attivazione dei gruppi elettrogeni. Questa volta la tragedia e' stata evitata grazie alla prudenza: la pista investita dal "soffio" della valanga era infatti chiusa per precauzione già da qualche giorno. Le ricerche proseguono per il timore che qualche "furbo" abbia potuto percorrere la pista chiusa. In serata, comunque, a Courmayeur si e' tirato un sospiro di sollievo: in paese e' ancora vivo il ricordo di un altro seracco, quello caduto dal Colle del Gigante il 17 febbraio 1991, che uccise 12 persone. Per quella tragedia, proprio oggi e domani, si svolgeranno due udienze preliminari a carico di due ex presidenti di giunta e due ex sindaci di Courmayeur, accusati di disastro colposo. Per altre 8 persone il processo inizierà il 6 febbraio.Pagina 13, (30 gennaio 1995) - Corriere della Sera
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