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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


1998, Vivere con le Calamità Naturali

Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 01-21-2008 at 2:23 PM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >>

di Michael Parfit e fotografie di Jim Richardson

Un sisma dell'89 trasforma in sabbie mobili la terra di riporto su cui sorge Marina, a San Francisco. E' il disastro: crolli, incendi e morti. Oggi più che mai in America del Nord le catastrofi minacciano la vita, le case e la tranquillità della gente. MORTALI LINGUE di FUOCO negli Usa i fulmini mietono almeno 80 vittime l'anno. Meno letali e tuttavia devastanti, gli uragani stravolgono vite e paesaggi.
VENTO. Di solito innocuo e invisibile, può sprigionare forze spaventose. Generati dai temporali, i tornado colpiscono ogni Stato; con più frequenza, però, si verificano negli Stati Uniti centrali e in Florida. Negli Usa gli uragani provocano danni per quasi 5 miliardi di dollari l'anno: statisticamente, sono i fronti dell'alluvione a causare gran parte delle vittime. Nel 1900, prima dell'avvento dei sistemi di pre-allarme, uno degli uragani più letali (8000 morti), colpì Galveston, in Texas. Nelle Florida Keys, dove c'è un'unica via di fuga, un fenomeno simile provocherebbe una strage. 31 MAGGIO 1889: una diga su Johnstown, Pennsylvania, cede in seguito alle violente piogge. L'inondazione uccide oltre 2200 persone. Estate '93: piogge record sommergono il bacino del Mississippi. È |'alluvione più costosa nella storia degli Usa: danni per 15 miliardi di dollari. Quale ne sia |'origine (|'improvvisa formazione di canali, le nevi che si sciolgono in Canada, o gli uragani del Messico), le alluvioni sono spesso le catastrofi più onerose.

Si concludono in media ogni anno con 200 morti e danni per oltre 3,5 miliardi di dollari.
Quest'anno El Niño potrebbe anche far salire il costo totale.
L'Uragano PAULINE colpisce alle 3 del mattino. Sulla calle del Nino Perdido (via del bambino perduto), nei miseri sobborghi che sovrastano Acapulco, le colline smorzano il vento. Ma la pioggia è un diluvio inarrestabile. Alle 4, luogo i canali di scolo, si rovesciano torrenti d'acqua, ruggendo come treni. Alle 4.30 si allaga il pavimento della casa di Maria Micaela Alcaraz de Castillo. Un'ora più tardi Micaela, il marito e i quattro figli brancolano nel buio tempestoso all'interno dell'abitazione, con l'acqua che arriva all'altezza del petto. Roberto.! Maria! Alberto! Imelda. Ci siete? Devono uscire fuori di lì. Già, ma come fare?
Alimentato DA ACQUE CALDE, l'uragano Pauline vira verso il Messico nell'ottobre del '97. La tempesta rovescia SU Acapulco 40 cm di pioggia, ben più dannosi del Vento. Risultato: frane d'ammollimento, inondazioni, centinaia di morti e migliaia di senza tetto.
Jarrel Texas. Un turbine nero avanza lento su un campo. Paul e Joan Warhust a bordo di un furgone corrono dritti verso il tornado. Un poliziotto però li blocca: oltre questo punto non si passa. Ma ci sono i miei bambini. Implora Joan. Tornano indietro a tutta velocità e tagliano lungo una strada secondaria per raggiungere la loro casa da un'altra direzione. Raffiche di vento, detriti sferzano le fiancate del furgone che fila a 110 km/h eppure secondo Joan potrebbero correre ancora più forte. Dov'è la casa, urla joan. Paul indica il gorgo nero davanti a loro e poi accelera. IN un piccolo Appartamento vicino a Northridge, in California Sander Halet dorme sul divano. Ha 19 anni, è un tipico ragazzo californiano, vive per conto suo da poco tempo.
Ho tre lavoretti, dirà dopo. Cioè vado all'università ma della vita vera non so proprio niente. Ed ecco che la vita vera sta per dargli una vera lezione. Alla grande.
Gli cade qualcosa sulla faccia. Si sveglia. Cos'è? Il cielo? Un incubo? Intonaco. Il soffitto. Un terremoto.
Salta su. Le pareti sono squassate dalle scosse, esplode un tubo dell'acqua, le travi scricchiolano. La casa faceva del rumori mai sentiti prima. Racconta. Cioè, voglio dire, è come se tu fossi scaraventato fuori dal tuo corpo; non sei più in te, agisci quasi in un'altra dimensione. D'istinto. un istinto primordiale.
Le emozioni primordiali affiorano di rado nella nostra vita. Anzi usiamo gran parte della nostra energia e conoscenza, del nostro talento allo scopo di tenerle lontane. Ma di tanto in tanto la Terra ci ricorda quanto fragili siano le nostre sicurezze. Gli stessi elementi che rendono possibile la vita (la mutevolezza dell'atmosfera, la crosta terrestre che si sposta sotto i nostri piedi, il miracolo del fuoco, il tumulto del magma nelle profondità del pianeta, o l'eterna lotta caldo freddo), possono anche sconvolgerla e distruggerla. Stupito ed atterrito dallo scatenarsi della potenza della natura, l'uomo si scopre solo di fronte alla vita, spoglia di ogni orpello. Sono momenti scolpiti nella nostra atavica memoria, nella letteratura del mito, nella storia: Noè in salvo dal diluvio, il tormento di Giobbe, il terrore del Vesuvio,l'eco del Krakatoa. L'imponenza della tragedia, il terrore ci avvincono: è l'immagine della vita ricondotta alle verità più elementari. Come la morte, i disastri ci ripugnano e, in qualche modo, ci affascinano,. Osserviamo senza fiato le immagini degli Uragani, attraversiamo zone consumate dagli incendi guardiamo sgomenti l'autostrada crollata, e ci chiediamo: Se fossi io quello li in piedi fra le macerie della mia casa? Come reagirei? Purtroppo molti, di recente, hanno avuto occasione di scoprirlo. Il pericolo è intorno a noi. I1 Natural Hazards Center (Centro rischi naturali) dell'Università del Colorado a Boulder ha Catalogato 24 minacce diverse, dalle valanghe alle nebbie marine. Ma a noi pare di averle quasi sempre sotto controllo: prendiamo a cannonate la neve sui pendii lungo le autostrade, per evitare che precipiti a valle. Scrutiamo attraverso la nebbia con i radar. Misure che ...?. danno talvolta una falsa fiducia. E intanto le catastrofi continuano a colpire, sempre più duramente. La tempesta di ghiaccio che nel gennaio scorso ha devastato il Canada, è stato il più costoso disastro naturale nella storia della nazione, e ha richiesto la mobilitazione militare più massiccia in tempo di pace. Negli Stati 'Uniti, il costo delle calamità naturali nell'ultimo decennio è raddoppiato: secondo fonti del governo, è passato da circa 25 a 50 miliardi di dollari l'anno. Un dato che ha favorito di recente la nascita di un' iniziativa comune tra Usa, Canada e Messico per catalogare i rischi ambientali e capire in che modo attraversino e influenzino la nostra vita. Il risultato degli studi è nella carta allegata in questo numero.
Quale sia poi la ragione dell'aumento dei costi relativi alle calamità, è tuttora argomento di dibattito. Se vuole, posso farle vedere alcuni grafici che indicano come il costo dei disastri provocati dalla natura stia salendo in misura quasi esponenziale, dice Chris Tucker, primo consulente scientifico di Emergency Preparedness Canada (Protezione civile canadese).
Però, non posso dimostrarle che siano aumentati in modo notevole gli eventi meteorologici. La convinzione diffusa è che i veri responsabili della parabola ascendente siano l'urbanizzazione e il benessere crescenti nelle aree a rischio. In altre parole, sempre più gente investe in case ed attività lungo le coste esposte alla furia degli uragani, o in zone spesso colpite dai tornado, in valli ad alta intensità sismica e in foreste soggette a incendi. La tempesta di ghiaccio canadese si è tramutata in catastrofe soprattutto perché oggi dipendiamo da fragili linee elettriche. Un secolo fa, sarebbe stata meno rovinosa. C'è molto da imparare da quanto è già accaduto è destinato a ripetersi. Le Calamità naturali uccidono, precipitano vite nella sventura, distruggono ordine e strutture, fanno a pezzi la nostra sicurezza, e per anni cambiano la nostra esistenza. Di più: rivelano la nostra vera natura.
MICAELA E' NELLA sua casa di Acapulco, l'acqua le è giunta al petto. Trema, grida e chiede aiuto a Joaquin, il marito. Ma lui come fa a sentirla? Sui muri si abbatte il fragore delle rocce. Per quanto ancora resisteranno le rocce?
Sul retro una scala di mattoni porta a tetto. Joaquin e Roberto il figlio maggiore scortano uno ad uno i famigliari verso quella via di fuga fendendo l'acqua, che li trascina fradicia, impaurita Micaela si arrampica sul tetto. Via via che la famiglia si raggruppa, il rombo si fa più intenso, l'edificio vibra la gradinata che li ha tratti in salvo crolla, poi scompare nei flutti. I vicini lanciano una scala attraverso un varco fino alla casa accanto ancora intatta. Micaela ed i suoi procedono a carponi su quel ponte di fortuna. La tempesta non si placa. Nella strada divenuta ormai un fiume Micaela sente le urla della gente spazzata via. Raccoglie in cerchio i suoi cari, assieme ad un gruppo di persone impaurite, e cominciano tutti a pregare.
ALLA PERIFERIA DI JARRELL Texas, mentre Paul e Joan Warhurst corrono incontro alla Nuvola Nera, altri cercano di proteggersi dal tornado, insieme con le proprie famiglie.
Circa un chilometro a ovest dalla dimora dei Warhurst, LaDonna Peterson si rifugia nella stanza da bagno della casa convinta dal suocero, avvinta sua suocera, sua cognata il figlio di sette anni e la Nipote di sei. Qualcuno poi le dirà che il rombo del tornado somiglia a quello di jet, ma LaDonna NON ricorda alcun rumore. Rammenta solo di aver intonato filastrocche per rasserenare i bambini.
VALLE DI SAN FERNANDO. Sander Halet è immobile sotto l'arco della porta del bagno: il mondo intorno a lui sussulta. L'edificio geme e cigola, Sander sente il rumore degli oggetti che si frantumano. Va avanti così per un bel pezzo. Di colpo, tutto si ferma.
questo5to è il momento che Sander non scorderà mai. Già, perché quando finisce lo schianto del terremoto, si alza un clamore ben diverso. Non più più il brontolio della terra che trema, mi racconta, soltanto Urla. E' un'esperienza che non auguro a nessuno: dappertutto, l'eco dello strazio. Uomini donne bambini, che urlano all'unisono. Perché tutto questo? la domanda affiora spontanea in chi subisce un disastro naturale. La scienza ribatte con semplicità. Tensioni accumulate per secoli nella crosta terrestre d'un tratto vengono rilasciate, e il suolo si sposta di un metro: così nasce un terremoto. Oppure: una corrente ascensionale calda e umida si solleva da un campo di grano e inizia a ruotare su se stessa, trasformandosi in un tornado. Un fulmine si abbatte su un albero e scatena le fiamme. La pioggia attraversa uno strato d'aria fredda e diventa ghiaccio. Un mare caldo riversa energia in un vortice di nubi temporalesche. Chi soffre vuole spesso un capro espiatorio. Quando, nell'aprile del '97, il Red Rver si è alzato di 16 metri e un'alluvione ha sommerso Grand Forks, nel Dakota del Nord, la gente se l'è presa con i bollettini meteorologici, che avevano pronosticato livelli più bassi: "15 metri un corno!" recitano ancora le scritte su un edificio lesionato. Qualcuno, invece, è convinto che i disastri naturali altro non siano che un castigo divino.
In realtà, a dirlo sono in genere spettatori. Raramente le vittime parlano di punizioni inflitte dal Signore. Piuttosto, restano sbigottite, turbate dalle forze immense che hanno visto all'opera e dall'interrogativo: perché è toccato proprio a noi? È un quesito antico, da sempre senza risposta. La voce, che dal turbine si rivolge a Giobbe, in un passo ha i più drammatici del Vecchio Testamento, non lo accusa d'essere malvagio o peccatore. Gli dice solo che non potrà mai capire. Dio lo mette alla prova e, alla fine, gli restituisce la sua fortuna. Ma quando è la natura a colpire, la prova, per chi ne è sottoposto, è solo iniziata.
NELLE FORESTE dell'Ontario orientale si odono schiocchi, che paiono colpi di armi da fuoco. Una pioggerella continua a cadere da giorni e, passando da uno strato di aria calda a quella Fredda, si trasforma in ghiaccio su tutto ciò che tocca. Il paesaggio è un'incantevole cartolina Natalizia. L'aria tersa, gli alberi che luccicano, i fili delle linee elettriche che risplendono. Ma la pioggerella è incessante e presto i fili della corrente si spezzano, lasciando al buio villaggi, pae5i e città. Da magica qual era, la pioggerella è diventata sciagura, e Gail McAllister, davanti all'uscio di casa ascolta la foresta che va in pezzi: schiocchi, schianti, tonfi, scoppi, crolli, esplosioni e schegge. SONO gli alberi che cadono, i rami che si spezzano. Ricorda McAlli5ter: Tra mille crack bum, crash, sembrava che la terra tremasse. Il mondo di Gail è cambiato. La corrente elettrica tornerà in un mese. La foresta, invece, fra una generazione. DICE LADONNA PETERSON: tempi duri qui a Jarrel Texas. Diluvia, e nella luce del crepuscolo emergono soltanto le macerie di ciò che prima era il centro residenziale di Double (Treek. Il cupo boato si è azzittito, portando CON sé 27 vite Umane. LaDoNNa Peterson se l'è cavata. CON i suoi cari si fa strada tra le macerie per uscire dal bagno,l'Unico locale rimasto in piedi. Manda i figli al riparo da un vicino e corre a vedere se può dare una mano agli altri. Una ragazzina giace su un prato, ferita gravemente. Le rimane accanto finché arriva l'ambulanza. Per fortuna, le prime persone che ho incontrato erano vive, racconta. Meno male, perché temevo di trovarmi sotto gli occhi cose peggiori. Paul e Joan raggiungono i resti della loro abitazione. Ovunque, vetri infranti e la schiuma rosa dell'isolante termico. Parte della casa ha resistito. Joan balza giù mentre il furgone è ancora in movimento e corre a perdifiato verso le rovine. Sente un Suono meraviglioso, che NON dimenticherà mai. È la voce dei suoi figli. Mamma, mamma!. SONO loro. E SONO salvi.
AL TELEGIORNALE, un cataclisma è poco più di una meteora. Brilla un attimo subito svanisce, lasciando il posto a un altro dramma. Diffusa la notizia della tragedia e delle distruzioni, il disastro in Tv si è già esaurito. Non così per le vittime. Le quali, invece hanno bisogno d'aiuto, adesso e per lungo tempo a reazione alle catastrofi illumina un lato importante della natura umana. Un lato semplice, benché suoni romantico: per qualche motivo, l'uomo è portato a immedesimarsi in chi soffre, ad aiutare chi è colpito dalla sventura. E' un impulso istintivo quanto il desiderio dei Warhurst di ritrovare i figli nel tornado: una generosità a volte spontanea. Nelle prime ore dopo l'inondazione del Red Rver, nell'aprile del '97, si riversarono negli uffici della Croce Rossa a Winnipeg (nel Manitoba) assegni e donazioni in contanti pari a 22 milioni d dollari canadesi (circa 27 miliardi di lire). Altri regalano tempo ed energia, come chi si è presentato alla scuola di Tarrell pronto a riordinare abiti, lavare piatti, cucinare, sgomberare macerie e rendersi utile in mille modi. La rapidità dei soccorsi è essenziale. Bisogna estrarre persone ancora in vita dalle macerie, portarle in ospedale. Proteggerle dallo sciacallaggio e da altri crimini, organizzare un riparo per i senzatetto e, poiché la catastrofe può privarti di tutto, fornire acqua, cibo e vestiti. A seconda delle dimensioni del disastro, l'operazione può durare da un giorno a varie settimane.
NELL'ATRIO DELLA SCUOLA cattolica di St. 7Nde vicino a Vankleek Hill, Nell'Ontario, rimbombano i passi dei militari e dei loro scarponi. Sessantacinque uomini del reggimento dei Cameron Highlanders di Ottawa, un'unità della riserva richiamata in servizio in occasione della tempesta di ghiaccio, bivaccano Nelle aule. Nei lunghi corridoi, appena rischiarati dalle luci di emergenza, si diffonde il brusio della folla raccolta in palestra. È l'ottavo giorno di tempesta Nel Quebec e Nell'Ontario. Il black Out di energia elettrica interessa più di tre milioni di persone; 11mila soldati SONO scesi Nelle campagne e Nelle città per prestare aiuto. ScoW e Gail McAllister, con Halp la loro bimba di otto mesi, entrano Nella palestra per consumare un pasto caldo offerto dal governo provinciale: pollo, fagioli e quattro chiacchiere CON i vicini. L'atmosfera è moderatamente allegra, e tuttavia si coglie Anche un senso di sfiducia. Ora sembrano più stanchi e scoraggiati, commenta un volontario. NON è facile capire il perché. La festa è finita. Mi avevano detto che l'elettricità sarebbe tornata Nel giro di cinque giorni, si sfoga ScoW, Ma ora si parla di un mese. Sotto il canestro del campo di basket, un complessino musicale si sta preparando a suonare. Chiedo al batterista come si chiami e quello mi guardava come se fossi matto. Poi anche lui improvvisa, come tutti gli altri, e inventa lì per lì un Nome: Beh, chiamiamola la band del Disastro di Vankleek Hill. (Che ve Ne pare?).
DI FRONTE ALLE GRANDI CALAMITÀ si mobilitano, in misura altrettanto únponente, le istituzioni. In Messico, i primi a intervenire sono i militari e la Croce Rossa. In Canada la responsabilità degli aiuti immediati spetta ai comuni, poi alle province. Negli Stati Uniti le catastrofi di proporzioni maggiori sono competenza della Federal Emergency ManagementAgency (Fema). Creata nel '79, la Fema ha un organico fisso di circa 2600 persone e qualcosa come 4500 elementi di riserva ben addestrati, pronti a mollare tutto per diventare operativi in caso di necessità. L'agenzia si mobilita nel momento in cui il presidente dichiara lo stato di calamità naturale. A Grand Forks, è comparsa ancor prima che l'acqua straripasse: in poco tempo si è installata in una serie di locali presi affitto, per un totale di 1600 metri quadri, e ha messo all'opera quasi 300 persone.
Certo, finora il capitolo delle opere di soccorso ha messo in luce la parte migliore di noi stessi. Vi è, però, un aspetto più fosco. In simili circostanze vanno in crisi i matrimoni, aumentano i casi di depressione, l'abuso di droghe e, secondo un'indagine, anche i suicidi. Al disordine e all'anarchia, che seguono ogni disastro naturale, si aggiungono atti di vandalismo e di sciacallaggio a danno delle case e degli uffici evacuati. Nel '92, quando l'uragano Andrew si è abbattuto su Homestead, in Florida, centinaia di saccheggiatori hanno depredato zone intere della città. È emerso il lato veramente deteriore di certa gente, riassume Tad DeMilly, il sindaco di allora. La maggior parte è arrivata qui ad arraffare tutto il possibile. Ma c'erano anche madri, senza cibo da dare ai figli, che rubavano per sopravvivere. Se pure avessimo arrestato i ladri, non avremmo saputo dove rinchiuderli. Era il caos totale. Per un po', Homestead è ripiombata nei tempi del selvaggio West. Per difendere i propri averi, i cittadini giravano armati di pistole e fucili. Avevo sempre con me una rivoltella, racconta il proprietario di un ristorante. Anche i miei amici erano tutti armati L'arrivo dei soldati ha ristabilito l'ordine. E infine, grazie all'esercito, è tornata la calma. Il primo passo verso il recupero della normalità, da un punto di vista umano, può dirsi compiuto quando, nel nuovo paesaggio affiorato da disastro, allo scompiglio generale si sostituisce una consuetudine quotidiana, benché apparente. Segue però una seconda fase, in cui entrano in gioco fattori del tutto diversi.
A UN CERTO PUNTO, dice Sander Halet, cominci a sentirti bene, la tua famiglia sta bene,
NON sei ferito Né stai per morire di fame o cose del genere. Però, accidenti, devi ricostruirti la vita. quando te ne rendi conto, ti senti vulnerabile. Nelle prime ore dopo il terremoto, Sander si è fatto in quattro per rimuovere le macerie, per portare batterie elettriche e taniche d'acqua al vicinato, Nel quartiere dove abita suo padre. Ma superata la concitazione dei primi momenti, i più drammatici, adesso si sente smarrito, NON sa cosa fare. Sente dire che la Fema e la croce Rossa possono aiutarlo; scrolla le spalle e va a vedere. Arrivo e trovo una gran coda. Mi metto in fila anch'io. Beh, cioè, sono qui fila e NON so nemmeno perché lo faccio. Poi, un sacco di domande. qual è la tua situazione? Dove lavori? quanto guadagnavi? Sander scopre CON stupore che la croce Rossa sa bene cosa serva ai superstiti. Il fatto che qualcuno si interessi a lui gli restituisce forza, gli risveglia la mente, l'idea di un futuro. Il college, un lavoro migliore, la Necessità di organizzarsi per cucinare. Era tutto pianificato, racconta. Mi dicono: "Eccoti i tagliandi per ritirare tutto quello che ti serve'! Mi danno buoni per pentole e padelle! E chi avrebbe mai pensato alle padelle?
È IL '92 A HOMESTEAD, Nella Florida meridionale, una settimana dopo lo sfacelo dell'uragano Andrew. SONO approdati 16mila militari per ristabilire l'ordine e aiutare a ripulire le zone colpite. La croce Rossa, l'Esercito della Salvezza e una ventina di altri enti umanitari si occupano delle provviste e dei vestiti. La Fema sta allestendo campi di roulotte e si prepara a distribuire sussidi. La prima fase dei soccorsi è partita. Ora si tratta di guardare avanti, di pensare alla ricostruzione. Da Charleston, nella Carolina del Sud flagellata nell'89 dell'uragano Hugo, giunge una delegazione di cittadini pronta a offrire suggerimenti e a mettere a disposizione propria esperienza. Si incontra CON alcuni componenti del consiglio comunale. Ci vorranno cinque Anni per tornare alla Normalità, insegnano i delegati di Charleston. Li abbiamo ringraziati, dice un consigliere,ma pensavamo che tre Anni ci sarebbero bastati. Si sbagliavano.
RICOSTRUZIONE. UN'IDEA SEMPLICE. Eppure, cinque anni e mezzo dopo, Homestead non è ancora tornata com'era. I disastri sconvolgono l'intero contesto della vita. Come rimettere a posto ogni pezzo del mosaico? Non si può. E allora non resta che costruire qualcosa di diverso. Vi sono molti sistemi per puntellare la ripresa. In Messico, ad esempio, l'assistenza federale è più limitata di quanto non lo sia negli Usa o in Canada (vale la filosofia dell'aiutati-che-Dio-ti-aiuta, mi disse una volta un osservatore). Perciò María Micaela Alcaraz de Casto non si è mai aspettata, per la sua famiglia, il supporto del governo. Le autorità, tutt'al più, le concederanno di ricostruire la casa suo stesso terreno. In Messico, la solidarietà arriva piuttosto dalle famiglie allargate, spesso più numerose e generose che altrove. L'assistenza, negli Stati Uniti e in Canada, passa attraverso canali più burocratici. In Canada, comuni e province offrono soccorsi immediati e fondi per la ricostruzione, sostenuti dal governo federale. Negli Usa, la gente si rivolge al governo centrale. Una volta dichiarato lo stato di calamità naturale, la Fema può erogare contributi direttamente ai cittadini, e la Small Business Administration rende disponibili prestiti e mutui finalizzati alla ricostruzione. Se l'area danneggiata è particolarmente estesa com'era il caso dell'inondazione del Mississippi nel '93, o del Red river nel '97, la Fema allestisce vere e proprie città di roulotte per i senzatetto: le Femavilles. In alcuni casi, le vittime possono ottenere dall'agenzia un sussidio per pagare l'affitto. Tuttavia, anche l'assistenza finanziaria più benevola non restituisce il coraggio. Un capitolo che ogni uomo deve affrontare, solo con se stesso.
JARRELL, SEI MESI DOPO IL TORNADO. È una luminosa giornata di Novembre. Aria quieta cielo sereno. Attraverso il quartiere residenziale di Double Creek e non riesco a capacitarmi come proprio questo fazzoletto di terra, Nell'ampia e ondulata pianura intorno, sia stato prescelto per una devastazione di tale portata. All'estremità della strada, vicino a uno slargo, qualcuno ha ammassato blocchi di cemento, improvvisando un piccolo sacrario. È adornato con fiori di plastica, una croce di legno e qualche commovente simbolo del disastro, raccolto chissà dove: un coltello, una bottiglietta di gazzosa il bocchettone di una presa d'acqua dei vigili del fuoco, filo di perline, un cuoricino di pezza blu Sull'altarino, una targa scritta a mano in ricordo di tre ragazzi, che sono morti qui.
Decine di linde case spuntano su un'erba invernale marroncina. LaDoNNa Peterson ha una
roulotte formato doppio, acquistata con i suoi risparmi e con un contributo federale. È ancorata a fondamenta di cemento. Paul e Joan Warhurst hanno dovuto demolire la loro vecchia abitazione ora al suo posto, c'è lo scheletro di una nuova villetta a due piani con una cantina rifugio in cemento armato, probabilmente in grado di resistere anche alla Terza guerra mondiale. In sei mesi abbiamo compiuto progressi Notevoli, dice Dianne Johns, capo della commissione di ripresa di Jarrell. Ma mi riferisco solo alla riparazione dei danni materiali. Le vittime del tornado hanno di nuovo un tetto. Ora debbono vedersela con ben altri problemi. Esther Tschoerner abita a un centinaio di metri da Double Creek. Lei e i suoi familiari l'hanno scampata, ma la loro dimora è stata rasa al suolo. Esther ora vive con il marito in una delle quattro case in cemento donate a Jarrell dall'impresa edile. Alcuni suoi vicini non torneranno più, ma lei non è ancora riuscita a farsene una ragione.
Continuo a cercarli per strada, dice. Finché ho qualcosa da fare sto bene. I guai cominciano di notte, oppure quando sono sola. La testa si riempie di pensieri, e allora si che è dura. Sul lungo viale degli Tschoerner ci sono alcuni alberi sopravvissuti alla tempesta. Incastrato fra i rami più alti, c'è un pezzo contorto di lamiera di un tetto. Esther ha deciso di non tirarlo giù: quasi una sfida alla sua stessa paura. Lo lascio lì come souvenir. Bisogna saper ridere della sventura.
ANCHE SPERARE È NECESSARIO. Uno dei desideri forse più grandi coltivati dalle vittime è mettere a frutto la lezione impartita dalla durissima prova affinché, in futuro, le ferite del disastro non debbano ripetersi con pari crudeltà. Nel gergo degli esperti di calamità è un atteggiamento che si chiama mitigation, un modo per lenire il male; in altre parole: per prevenire o ridurre il rischio. È la speranza tradotta in atti concreti; ad esempio, imbullonare al terreno edifici e le attrezzature pesanti nelle aree soggette a terremoti; rafforzare la struttura delle strade dei ponti delle linee elettriche e dei altri servizi pubblici. Adoperare tecniche edilizie più moderne per rendere le case più sicure, e disegnare piani regolatori in grado di tener conto dei rischi conosciuti evitando, per dirne una, di costruire su aree pianeggianti esposte al pericolo di inondazioni. Un elenco di misure dettate dal buon senso almeno così si direbbe. Eppure, l'auspicio di arrivare più preparati all'eventuale prossimo appuntamento può talvolta complicare l'opera ricostruzione. Infatti, se da un lato è necessario approntare velocemente, all'indomani di un uragano, nuove strutture per i senzatetto, è tuttavia indispensabile verificare che i costruttori edili adottino le tecniche più aggiornate nel campo della protezione contro le intemperie Nel boom immobiliare che immancabilmente segue ogni disastro, accade spesso, però, che non vi siano ispettori a sufficienza nei cantieri, in grado di accertare il rispetto dei canoni.
UN TUBO IN Pvc LUNGO SEI METRI spara un getto di aria compressa, facendo volare una tavoletta di 5 centimetri per 10 a 160 chilometri l'ora. Questa sarebbe la sua velocità se fosse tra5portata da NN vento di 400 chilometri orari: più veloce dell'uragano Andrew ma meno violento delle punte massime toccate, secondo le stime, dal tornado di Jarrell. La tavoletta va in frantumi come fosse un vetro scagliato contro un muro di cemento. Le schegge volano dappertutto. Peggio di quanto mi aspettassi. NON c'è da meravigliarsi, perciò, del fatto che persino il vento possa uccidere. Mi trovo Nel vasto seminterrato del laboratorio del Wind Engineering Research Center, presso la Tech University texana, a Lubbock. Russell Carter, della squadra di monitoraggio disastri dell'università, mi fa da guida. Negli ultimi 28 anni, la Texas Tech ha analizzato i danni provocati dal vento in 95 casi in tutti gli Stati Uniti, Nel tentativo di individuare le misure di prevenzione più efficaci.
Russell si è recato a Tarrell il giorno dopo il tornado, e adesso mi piazza sotto il Naso con premeditata sollecitudine le fotografie dei danni. Mi fa Notare come il vento abbia spazzato via i muri che erano fissati alle piattaforme di cemento soltanto CON dei chiodi, al posto dei bulloni. Poi mi mostra alcune case, in cui le pareti erano state indebolite alla base dall'apertura di tracce per le tubature dell'acqua. Nelle immagini si vedono strutture a pezzi: l'edificio NON esiste più. Le racconto come avviene. Primo: le raffiche spalancano la porta del garage, scaraventandola verso l'interno, spiega Russell. Secondo: salta via il tetto; senza ancoraggi adeguati, comincia a spaccarsi tutto. Del resto, sottoposti a un urto di tale violenza, e per vari minuti, NON c'è da aspettarsi che edifici del genere resistano.
Nella galleria dei disastri compilata dallo studioso compaiono anche diverse foto della casa in cui si era rifugiata LaDonna Peterson. Alcuni muri hanno resistito. Forse, auardQ Russell, perché il suocero di LaDoNNa, un costruttore fantasioso, aveva usato come pareti vecchie porte di acciaio. Vicino al compressore, Nel laboratorio del Texas Tech, i muri presi a campione SONO tenuti insieme da fasce metalliche, bulloni di ancoraggio o tiranti. Per una casa da 50-60mila dollari (ndt. fra gli 80 e i 100 milioni di lire circa), basta qualche centinaio di dollari in più per acquistare i materiali di rinforzo. Chissà se sarebbero riusciti a salvare qualche vita a Jarrell, dove il tornado si muoveva ad appena 8 o 16 chilometri l'ora, invece dei più consueti 65. NON lo so, risponde Russell. La tromba d'aria si spostava CON una lentezza straordinaria. Si era piazzata lì e continuava a girare su se stessa. NON riesco a immaginare cosa significhi trovarsi così a lungo in balia di un tornado.
I CORISTI DEL LICEO e della scuola media di Valmeyer, un paesino lungo il Mississippi intonano inni tutti inseme l'Alleluia. Come succede ormai da anni, i ragazzi diplomati scendono giù dal palco per cantare con gli scolari in toga, e l'eco melodiosa della celebrazione riempie il cielo di travi della palestra nuova di zecca. È una vecchia tradizione che si rinnova, stavolta, in un luogo dove NON v'è più alcun dettaglio famigliare. Valmeyer è un centro di Novecento anime. Alluvionato più volte Nel '91, ha adottato contromisure estreme di protezione. L'intero villaggio si è spostato più in alto, grazie all'assistenza della Fema. Il ragionamento è questo: poiché le inondazioni SONO costosissime e si ripetono, secondo gli esperti economici dell'agenzia conviene trasferire una volta per tutte gli insediamenti a rischio di alluvione, piuttosto che continuare a spendere denaro in periodici interventi di soccorso. Già esiste un programma in linea CON questa filosofia, attivo dall'88; è, però, la prima volta che la Fema ha spostato un intero abitato. Il mattino dopo il concerto, percorro in automobile le strade della nuova cittadina: un mosaico di case costruite su dolci colline, circa 100 metri più in alto rispetto alla piana alluvionale. UN luogo davvero gradevole. Tuttavia alla gente di qui Non dispiaceva affatto il Nomignolo di topi di fiume perciò mi chiedo come essi vivano oggi questo balzo geografico. Certo, provo una gran Nostalgia mi confida Charlotte Gartzke, segretaria del direttore della scuola. Z come se avessi subito un lutto. Charlotte oggi vive insieme CON suo marito nel nuovo villaggio. Iperbole a parte, il vecchio paese è morto sul serio. Perciò abbiamo dovuto superare vari stati d'animo: prima il rifiuto, poi il rimorso, insomma le emozioni che si provano sempre in casi simili. Le sfugge un sorriso malinconico.
Beh, dopotutto, anche se abbiamo traslocato, siamo pur sempre a Valmeyer, Vede? Il mio codice di avviamento postale è sempre lo stesso....
CHI HA SUBITO una catastrofe lo sa fin tropo bene: lì per lì, nulla sembra importante quanto l'esperienza di quello scontro disperato contro le forze strapotenti sguinzagliate dalla Terra. Eppure, col tempo, via via che il ricordo della tragedia si stempera, passa in secondo piano anche l'ansia delle precauzioni necessarie affinché il disastro non si ripeta.
ALL'OMBRA DEL VULCANO attivo Colima, gli abitanti di San Marcos, a sud di Guadalajara, (Messico) si godono NN pigro pomeriggio.
UN enorme pullman Mercedes romba attraverso il paese, seguito da un uomo che trascina un somaro carico di canne da zucchero. I ragazzi giocano al calcio. Dalle case escono voci di donne, che intonano un inno alla Vergine di Guadalupe: Dal cielo un bel mattino, la Vergine scese.... Pare che Nessuno degli di uno sguardo il segnale sopra la strada che indica con una luce verde, rossa o gialla il livello di attività della montagna. Oggi brilla il verde. Chiedo a Francisco Arenas se pensa di Andarsene via quando si accende il rosso.
Me Ne andrò quando se ne va il prete, ribatte secco. Francisco ha un occhio marrone e uno azzurro; quello azzurro è di vetro. Se Ne sta seduto accanto a una porta, sulla Avenida Independencia. NON ho bisogno di scappare, aggiunge, si muore se è giunta l'ora di morire. Tredici chilometri a Nord Ovest di San Marcos, il Colima emette morbide Nuvole di fumo. È un'immagine da cartolina. Ma è letale. Il vulcano è uno dei più irrequieti del Messico. Si risveglia ogni 80 Anni circa. L'ultima volta è stato Nel I933. Nel '94 si è verificata una serie di piccole eruzioni. Ci si aspetta che esploda di Nuovo.
Iuan Carlos Gavilanes, un vulcanologo dell'Università di Colima, mi fa Notare come la maggior parte delle città e dei paesi vicini (più di 100mila abitanti) sia stata costruita sulle scorie del vulcano. Malgrado ciò, in alcuni v'è un atteggiamento di tranquilla accettazione rispetto al pericolo, ai limiti della Negazione. Tra la gente si dice che presto arriverà Una Nuova eruzione, commenta Juan Carlos. Ma NON la ritengono pericolosa. Vado in giro, di villaggio in villaggio, ai piedi della montagna, a paesi che potrebbero venire sepolti dalle ceneri, oppure rasi al suolo da lava e lapilli e Nubi di gas roventi, o, Ancora, Annientati da colate di fango: i lahar. incontro solo scetticismo e gente che fa spallucce: quel burrone fermerà l'ondata di lava. La montagna sembra vicina, ma è tutta apparenza: in realtà, è lontana. Morrai, se è la volontà di Dio. Mi inerpico sulle pendici del Colima insieme CON Juan Carlos e qualcuno dei suoi colleghi. In cima, dalle fenditure della roccia, il vulcano vomita un vapore così denso di cloro e zolfo che, per NON tossire in continuazione, dobbiamo indossare le Maschere antigas. A 3870 metri, col fiato spezzato, osservo i ricercatori mentre raccolgono campioni di gas per tentare di capire quali mutamenti chimici potrebbero segnalare la ripresa di attività vulcaniche. Di recente, hanno individuato delle fumarole incandescenti; qui, da una frattura nella roccia, si intravede un fuoco, quasi fosse un occhio rosso del vulcano: lo sguardo di sfida della montagna, che sta per risvegliarsi. La fumarola ribolle, quell'occhio mi fissa minaccioso e non posso fare a meno di pensare alle donne, che giù Nel villaggio cantano: Dal cielo un bel mattino!
ASCOLTATEMI, STA ARRIVANDO! Credetemi! NON è un folle predicatore di sventura quell'uomo che in Florida, sulla strada da Homestead a Key West, parla a chiNN4Ne sia disposto a porgergli un orecchio. Billy Wagner, capo della Protezione civile della Contea di Monroe, comprese le isole Key. La scienza gli da ragione. Nelle previsioni dei meteorologi, prima o poi un terribile uragano colpirà le popolazioni dell'arcipelago, e farà a pezzi tutto ciò che incontrerà sulla sua strada. Gesù, saranno tutti schiacciati come formiche, esclama. Billy parla con la cantilena dei vecchi ragazzi del Sud, dello storico bayou della Louisiana (un piccolo affluente del Mississippi), ma da oltre vent'anni è un funzionario molto rispettato, specializzato Nel pianificare gli interventi d'emergenza Se fosse in arrivo un cataclisma, i suoi piani permetterebbero di evacuare la maggior parte dei 77mila isolani residenti e dei turisti di passaggio (fino a 50mila). Ma troppa gente ancora afferma che, in un'eventualità del genere, se ne resterebbe chiusa un in casa ad aspettare la fine della tempesta. Agli occhi di Billy SONO davvero pazzi. Nel suo ufficio di Marathon traccia alcune linee di alta marea sulla sia carta di Key West per evidenziare i punti che verrebbero raggiunti dal fronte dell'alluvione: ben pochi rimarrebbero all'asciutto.
Diamine! Sto dicendo che, se Andrew avesse colpito qui, avremmo perso migliaia di persone. Nel '35, uno spaventoso Uragano si rovesciò sulle isole parecchio più a Nord di Key West,Uccidendo centinaia di Uomini che vivevano negli accampamenti per veterani di guerra. Ernest Hemingway, dalla sua villa di Key West, andò sul luogo del disastro; vide cadaveri impigliati nelle mangrovie. Scrisse: "NON serve un cane da preda per scovarli!
Nella casa di Hemingway, oggi un'attrazione turistica nessuno sembra dare troppo peso a simili preoccupazioni. C'è un cartello sulla spiaggia, non lo ha visto? mi apostrofa un esperto del luogo, con aria saccente. E' scritto in inglese, in spagnolo e in creolo: sa dipende da dove arriva la tempesta. Così l'uragano arriva, vede il cartello e va a prendersela con gli Stati della Carolina, più su. Una guida turistica blatera teorie che ho già sentito in giro, con nessun fondamento meteorologico. Qui i tifoni non arrivano, perché si infrangono prima sulle montagne di Cuba. Oppure: sono fenomeni che non ci riguardano, perché tendono a verificarsi al Nord. O, meglio ancora, NON c'è alcun pericolo dato che Nel '22 una suora ha costruito un altarino in Una grotta, per proteggere la città. Queste sono le vere sicurezze, predica la guida. In caso di allerta-Uragano, comprerei un po' di candele e me ne andrei in chiesa a pregare. Anche per Billy Wagner preghiera e devozione sono il lievito dell'anima, però vorrebbe che gli abitanti di Key West, oltre a rivolgersi a Domineddio, si organizzassero meglio.
SONO molto religioso, dice. E ho bisogno di tutto l'aiuto possibile. La grotta della suora è fantastica. Dopo di che, bisogna essere pronti. Se arrivasse il peggio, sarebbero guai seri per tutti.
RIUSCIREMO MAI a capire che dobbiamo organizzarci? Saremo capaci di ascoltare gli ammonimenti di Billy Wagner o di Juan Carlos Gavilanes? Chi sa. Certo, però, se le previsioni divenissero più attendibili, si compierebbe un passo avanti; in molti casi i miglioramenti si vedono. I meteorologi del Centro nazionale uragani di Miami vantano una maggiore accuratezza nelle previsioni, pari all'1 per cento l'anno. In Messico e in California, i ricercatori stanno sviluppando sofisticati strumenti di monitoraggio per le aree a rischio sismico. Non Solo: stanno anche perfezionando i sistemi elettronici di allarme per renderli più veloci dell'onda d'urto del terremoto.
Alla prima scossa, i segnali di emergenza potrebbero raggiungere le comunità interessate fino a un minuto in anticipo sul sisma, quanto basta per trovare almeno un riparo di fortuna. Inoltre, gli scienziati del Laboratorio nazionale di los Alamos, nello Stato del Nuovo Messico oggi impegnano i migliori cervelli e super-computer al fine di prevedere, con l'aiuto della fisica, comportamento delle calamità naturali quali i grandi incendi. Quanto, però, alla decisione di prestare ascolto a tali avvertimenti, essa è lasciata alla natura dell'uomo. In parecchi casi, la prevenzione è riuscita a salvare una quantità di vite umane, e i funzionari della croce Rossa mi dicono che anche qualche precauzione elementare può servire già molto. Se hai acqua, cibo e un piano già predisposto per la tua famiglia allora ti resta anche sangue freddo per ragionare, afferma Fred Samuel. Se, invece, non hai fatto niente, precipiti nel panico. Non sai nemmeno dove rintracciare i tuoi figli. Anzi addestramento e organizzazione ci permettono tante volte di affrontare rischi notevoli, quasi fosse una consuetudine. Certi messicani vivono a temperature che stroncherebbero un abitante di Toronto. E tuttavia quando, alla fine del '97, un'ondata di freddo meno intensa di un normale inverno canadese colse di sorpresa migliaia d messicani, morirono decine d persone. Paurose inondazioni sono all'ordine del giorno in aree come il rio delle Amazzoni, dove le case sorgono su palafitte e le canoe vengono legate alla veranda. Prevenzione. Organizzazione. I costi sempre più elevati degli interventi di soccorso e di ricostruzione, che gravano sulle spalle dei contribuenti e delle vittime dei disastri naturali, dimostrano come queste siano le direzioni in cui lavorare. Per sentirsi più al sicuro Bisogna imparare a conoscere i rischi; essere più disposti a comprendere quanto incerta sia in fondo la vita. Resta comunque il fatto che l'idea di prepararsi al peggio contrasterà sempre con le nostre emozioni. All'indomani di un cataclisma, la tendenza naturale è di allontanarne il ricordo, dimenticarne gli insegnamenti. Eppure le calamità ci dimostrano anche che siamo in grado di affrontarle. A volte nel panico, altre volte con coraggio o vigliaccheria, o con grande nobiltà d'animo.
NELL'AFOSA PERIFERIA di Acapulco, uno scheletro è ciò che resta della casa di Maria Micaela Alcaraz de Castillo. L'acqua ha dissolto il giardino, la sala che l'ha portata in salvo CON i suoi cari è ora un groviglio di mattoni e barre metalliche del telaio. Dentro a questa struttura malconcia, Micaela sta lavando i panni in una bacinella di legno. Da un chiodo piantato nel muro pende una scarpa CON il tacco alto, l'unico oggetto recuperato dalle macerie. Micaela torna qui ogni giorno per lavare, cucinare e dar da mangiare alla sua famiglia. Perché?, chiede il marito. Questa NON più una casa, è soltanto un pezzo di terra. Ti sbagli, risponde lei. È casa mia. Micaela smette di lavare. Racconta di nuovo dell'inondazione, e sbotta a ridere. Dà un'occhiata alla scarpa, poi mi rivolge un sorriso di sfida, lo stesso che ho visto sulle labbra di molte persone che hanno assistito alla distruzione della loro vita. f hanno capito che, sebbene la Natura possa essere più forte di quanto abbiano mai immaginato, possono esserlo anche loro. Micaela ride di nuovo: Una scarpa sola! Eccomi: Cenerentola SONO io.

Per esplorare l'imprevedibilità della Natura e dialogare online visitateci al sito www.nationalgeographic.com

VIVERE CON LE CALAMITÀ NATURALI, NATIONAL GEOGRAPHIC, LUGLIO luglio 1998




IL BEL PAESE E L'IRA DEL VULCANO di MARIO TOZZl

Vista dall'Italia, la carta dei rischi americani colpisce per tre motivi: primo: per la sintesi raggiunta (uno sforzo simile non è ancora stato compiuto per l'Europa); secondo, per l'inedita collaborazione ha gli scienziati; infine, per l'immediatezza grafica con cui risalta la vulnerabilità
di alcune regioni (vedi la cicatrice continua dall'Alaska al Messico) e la quantità di rischi cui sono esposte, (dal mare, dalla terra, dal cielo). Alla luce dei recenti disastri italiani, la carta ci propone un modello di riferimento se intendiamo davvero percorrere la via maestra della prevenzione. I rischi naturali sono inevitabili: le placche tettoniche vanno alla deriva da milioni di anni e continueranno a farlo. La terra trema, malgrado i nostri continui monitoraggi. La natura fa il suo corso a prescindere dall'uomo. Solo conoscendo la realtà fisica si può mitigare il pericolo e conviverci. Tanto più in Italia, dove gli eventi sono spesso concomitanti. Sismi, eruzioni vulcaniche, incendi, frane, tempeste e inondazioni si concentrano spesso nella stessa zona, come la Campania.
Nonostante i progressi, rimaniamo il Paese delle catastrofi prevedibili. Di più: la cementificazione (oltre 150mila ettari l'anno) e l'insediamento urbano in aree a rischio (l'italiano è tra i primi consumatori di cemento al mondo: 900 kg pro capite l'anno, contro i 345 in Usa) compromettono e rendono instabile il territorio. Di fatto, creano il rischio. Il sisma dell'anno scorso ad Assisi è solo l'ultimo di una serie che ha interessato l'intero arco appenninico: basti ricordare, in questo secolo, le 100mila vittime di Messina e Reggio Calabria nel 1908; Avezzano nel '15; Friuli nel '76; Irpinia nell'80). Non ci aspettiamo un "big one"stile californiano, però sappiamo che l'area più minacciata è lo stretto di Messina, e solo la Sardegna e la Puglia meridionale dovrebbero essere immuni da grandi sismi. Il resto d'Italia, Roma compresa, presenta una quota di pericolo.
Quanto al rischio vulcanico, ha già valicato i limiti di sicurezza nell'isola di Vulcano e nel Golfo di Napoli (Campi Flegrei e Vesuvio). Dalle previsioni degli esperti (ha cui l'italiano Franco Barberi e l'americano Michael Sheridan) emerge un possibile, spaventoso scenario: terremoti, sollevamento del suolo, fratture e nuove fumarole precederanno la riapertura del condotto vulcanico in comunicazione con la camera sotterranea dove il magma avrà ricominciato a salire all'inizio si solleverà una colonna di fumo e vapore, che trasporterà ceneri, pomici e blocchi incandescenti La ricaduta oscurerà il cielo farà crollare i tetti e seppellirà le strade per km. i torrenti di fango saranno fra i primi responsabili della distruzione del tessuto urbanistico Infine, la colonna collasserà formando dense nubi che, avanzando a 100 km/h a temperature elevate, distruggeranno ogni cosa: oltre 500mila persone dovrebbero essere pronte a 'evacuazione di dimensioni bibliche. Le colate di fango in Campania, lo scorso maggio, sono un fenomeno noto fin dalle prime eruzioni del Vesuvio. Se un tempo erano le ceneri appena eruttate a colare, oggi, ad affogare tutto in "lava fredda" e inarrestabile, sono quelle stesse ceneri, malamente fermate dalla scarsa copertura boschiva, intaccate da strade inutili e case abusive. Frane, alluvioni e incendi dolosi sono fenomeni strettamente connessi e molto diffusi. I 100mila ettari in media di boschi e verde bruciati ogni anno in Italia hanno fatto dimenticare che una volta si poteva raggiungere la Sicilia dalla Liguria, viaggiando all'ombra degli alberi. Il disboscamento contribuisce alla definitiva scomparsa del verde dal nostro Paese. Inoltre, l'effetto degli incendi si aggrava con la stagione umida, quando le piogge non trovano più reticolo di radici e piante a frenarne l'azione erosiva, e il degrado idrogeologico diventa irreversibile. Fuoco e acqua costituiscono un doppio colpo da cui difficilmente il territorio si riprenderà in tempi brevi.
Per salvare il giardino d'Europa servono interventi non solo di natura tecnica: il problema è soprattutto ambientale. La lezione viene dal Vajont. La diga, da un punto di vista ingegneristico, resse. Si era ignorato, però, il contesto ambientale in cui essa veniva inserita: che la montagna stesse franando. Affinché a quel senso di ineluttabilità di fronte agli eventi si sostituisca una conoscenza del territorio si deve diffondere una cultura ambientale. Diversamente, continueremo a pagare cara la nostra impreparazione. Se oggi un terremoto in California (dove il territorio è in parte già risanato, meglio pianificato e la cultura ambientale più diffusa) provoca 10 vittime, un sisma di pari energia in Italia ne miete ancora, purtroppo, mille.

MARIO TOZZI, geologo, ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche, si occupa di evoluzione geodinamica dell'area mediterranea. E l'autore del Manuale geologico di sopravvivenza planetaria, ed. Theoria, '96.

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