19.12.2000Gli strati di ghiaccio più antichi dell’Antartide indicano un incremento di 32 gradi nelle temperature della zona avvenute in pochi decenni verso la fine dell’ultima era glaciale, conclusasi circa 19.000 anni fa. Secondo James White, professore associato presso l'Università del Colorado a Boulder, che ha presentato i risultati della ricerca all’ultimo convegno dell’American Geophysical Union, si tratta del più grande e improvviso evento di riscaldamento mai registrato nell’emisfero australe. Tale risultato contraddice precedenti valutazioni secondo le quali, durante l’ultima deglaciazione, il riscaldamento dell’Antartide fu molto più graduale di quelli documentati dalle ricerche effettuate in Groenlandia.«Il riscaldamento registrato – ha spiegato White – è il primo a poter essere comparato con i grandi eventi dello stesso tipo avvenuti nell’emisfero boreale durante i periodi interglaciali, sia per il valore dell’incremento di temperatura sia per la sua rapidità».Dalle analisi dei campioni di ghiaccio presi nella zona di Siple Dome, durante la spedizione finanziata dalla National Science Foundation lungo la costa occidentale dell’Antartide, è emerso inoltre che il periodo di brusco riscaldamento è coinciso con un significativo aumento del livello del mare, documentato dai ricercatori dell’Australian National University. «Le indicazioni fornite dai carotaggi di Siple Dome – ha continuato White – inducono a pensare che tale zona abbia addirittura potuto innescare la fine del periodo glaciale. A causa della sua posizione costiera, Siple Dome era sensibile a eventi climatici avvenuti nella zona, come parziali collassi della calotta di ghiaccio dell’Antartide occidentale, che avrebbero causato un aumento globale del livello dei mari. Inoltre, non bisogna dimenticare che un secondo evento di brusco riscaldamento avvenne 15.000 anni fa. Secondo le nostre conoscenze, esso avrebbe preceduto un evento analogo nel nord dell’Oceano Atlantico chiamato Bolling/Allerod.»© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
2007, La rivoluzione industriale nelle carote di ghiacci L’influenza della superficie sul clima estivo della regione, dovuto alla deposizione di particolato di carbone, ha avuto il suo massimo tra il 1906 e il 1910, raggiungendo un valore otto volte più elevato di quello che caratterizzava l’era preindustriale
Scienziati del Desert Research Institute (DRI) hanno stimato che l’inquinamento atmosferico prodotto dalle industrie nell’emisfero boreale ha prodotto un aumento di sette volte della fuliggine che si è depositata sulle nevi dell’Artico durante gli ultimi decenni del XIX secolo e i primi decenni del ventesimo secolo. Lo studio pubblicato sulla versione on-line della rivista “Science” e firmato da Joe McConnell e Ross Edwards del DRI, sé è basato su un nuovo metodo per misurare la fuliggine presente in una carota estratta dalla coltre glaciale della Groenlandia, un parametro che documenta i cambiamenti storici nelle concentrazioni di questa sostanza. Dall’analisi dei dati raccolti risulta che l’influenza della superficie sul clima estivo della regione, dovuto alla deposizione di particolato di carbone, ha avuto il suo massimo tra il 1906 e il 1910, raggiungendo un valore otto volte più elevato di quello che caratterizzava l’era preindustriale. La fuliggine trasportata dai venti fino alle più basse latitudini e depositatasi al suolo riduce la riflessione della radiazione solare – un fenomeno noto come albedo - da parte della superficie ghiacciata, permettendole di assorbire una maggiore quantità di energia solare. I cambiamenti evidenziati dallo studio, hanno prodotto con tutta probabilità, una maggiore fusione del ghiaccio con la conseguente esposizione del suolo sottostante e un conseguente riscaldamento di tutta la regione a cavallo tra l’800 e il 900. Per la coltre glaciale della Groenlandia, la maggiore massa di ghiaccio dell’emisfero nord del pianeta,questi risultati sono significativi perché dimostrano che l’annerimento della superficie da parte della fuliggine originata dalla combustione di biomasse e di combustibili fossili accelera la fusione della copertura di ghiaccio aumentando la sensibilità delle regioni artiche al riscaldamento. (fc) (11 agosto 2007), © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
Il ciclo dell'azoto nell'Era industriale
La più brusca variazione nel rapporto isotopico azoto-15/azoto-14 si registra tra il 1950 e 1980
La ricerca sta consentendo di comprendere sempre meglio i meccanismi che regolano il ciclo dell'azoto sul nostro pianeta in tutti i passaggi nell'atmosfera, nel suolo e nell'acqua così come negli esseri viventi. E soprattutto si sa sempre di più sul ruolo che l'uomo ha avuto e sta avendo tuttora nell'alterare la quantità di azoto immagazzinato nella biosfera. Il principale responsabile di questo fenomeno è la combustione di combustibili fossili, che determina un rilascio di monossido azoto in atmosfera che si combina con gli altri elementi per formare smog e piogge acide. Oltre a ciò, vi è la fissazione dell'azoto atmosferico per la produzione di fertilizzanti. Ricercatori della Brown University e della Università di Washington hanno ora trovato un nuovo metodo per tracciare le sorgenti del monossido di azoto atmosferico a partire da una misura degli isotopi dell'elemento presenti nella forma depositata, i nitrati, che rappresentano il maggiore contributo all'assorbimento di tale composto. Meredith Hastings, docente di scienze geologiche della Brown University e primo autore dell'articolo, e colleghi hanno esaminato, per la prima volta con un'alta risoluzione, l'abbondanza relativa dei due isotopi azoto-14 – il più comune - e azoto-15 nei nitrati presenti in alcune carote di ghiaccio groenlandesi: 100 metri di strati di ghiaccio depositatesi, secondo le stime, tra il 1718 e il 2006. In un articolo ora pubblicato sulla rivista “Science” viene illustrato il risultato dello studio, che ha permesso di seguire l'evoluzione storica del fenomeno di emissione di azoto in atmosfera a partire dalla Rivoluzione industriale, che com'è noto segna l'inizio del massiccio utilizzo di combustibili fossili. A quanto si legge nel lavoro, la più brusca variazione nel rapporto isotopico dell'azoto atmosferico si registra tra il 1950 e 1980. "Abbiamo riscontrato è una significativa variazione che riguarda gli ultimi 300 anni”, ha commentato la Hastings. “Ciò significa che l'uomo ha introdotto una nuova, massiccia fonte di ossido di azoto.” Il prossimo importante passo, spiegano i ricercatori dovrebbe essere teso alla determinazione dei rapporti isotopici dell'azoto per ogni singola fonte naturale, tra cui la radiazione solare, la combustione delle biomasse e la fissazione dell'azoto da parte dei batteri, in confronto con quelle determinate dalle attività antropiche. (fc) (06 giugno 2009) Le Scienze S.p.A.
BackIn questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?
Maggio 2006:
Vi segnalo questo link,
in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!
Agosto 2006
Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:
Gennaio 2007:
Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico
Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico
Ipotesi di Mercer
Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo. Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.
Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici. Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi. Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.
Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino). Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..
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