In questa sezione si cercherà di tenere aggiornati i flash di agenzia (giornalistica) sulle ultime notizie dal Mondo e dall'Italia. Si tratta di estratti e brevi comunicati e quindi per avere degli approfondimenti si rimanda ai siti originali delle notizie riportate.
Ovviamente, gli argomenti riportati e sottoelencati sono inerenti alla Geologia, Paleontologia, Climatologia, ambiente, animali, ecc.: insomma, temi riguardanti le tematiche di questo sito. Possono esserci anche notizie un po "strane" (intese come anomalie) e/o riguardanti altre discipline scientifiche ma con riflessi su quella Geologica.
Buone letture 
Da Il Corriere della Sera del 13/07/2003
La presenza di alberi morti e decomposti garantisce la sopravvivenza delle specie In Italia e in Europa i boschi sono troppo puliti. Vengono cioè sistematicamente privati del legno morto, delle vecchie piante cave, dei tronchi cariati di maggiori dimensioni ancora in piedi, degli alberi abbattuti dagli eventi atmosferici. La conseguenza è un impoverimento delle foreste stesse che non solo perdono in biodiversità, con la scomparsa di numerose specie animali, vegetali e di funghi, ma che finiscono proprio per questa ragione con l'avere suoli di minore fertilità. A imporre la linea di condotta è stata sempre la produzione di legno, utilizzabile per scopi commerciali. E anche l'aumentata sensibilità ecologica e la coscienza della funzione protettiva del bosco contro i dissesti idrogeologici non hanno scalfito l'idea che comunque il bosco debba essere ripulito dal legno morto, considerato un ostacolo allo sfruttamento ottimale delle foreste.
Ma ora la tendenza sta cambiando. L'Unione Europea, sulla base del rapporto commissionato all'inglese Martin Speight, il “padre” della conservazione del legno morto, ha emanato una raccomandazione agli Stati membri e, attraverso progetti pilota Life-Natura, sta sviluppando una serie di iniziative per ristabilire la presenza di legno morto nelle foreste, anche con interventi artificiali quali lo sradicamento e la realizzazione di “alberi habitat”, riproducendo gli effetti distruttivi degli eventi meteorici e dell'invecchiamento naturale di un albero. I risultati sono stati presentati a Mantova nel primo simposio internazionale sul tema e confermano come gli alberi morti offrano rifugio a diverse specie di uccelli, chirotteri, mammiferi arboricoli e a una ricchissima fauna di rari invertebrati in pericolo di estinzione. “E' ormai assodato che il legno morto e le vecchie piante cave non rappresentano una minaccia per la salute della foresta — spiega Franco Mason, responsabile scientifico del Centro nazionale biodiversità di Verona del Corpo forestale dello Stato — ma al contrario sono elementi essenziali per l'equilibrio dell'ecosistema”. “Per i picchi ad esempio — spiega Riccardo Grappali dell'Università di Pavia proprio i frammenti di legno originati dalla loro ricerca di cibo e per scavare i nidi contribuiscono al mantenimento della fertilità dei suoli forestali, visto che vengono attaccati più facilmente dai micro-decompositori del suolo che accelerano il processo della loro completa mineralizzazione”.
In Italia si stanno ottenendo risultati molto positivi con l'applicazione di queste e di altre nuove tecniche nel Bosco della fontana, a Mantova. “La legislazione italiana ha preso coscienza del problema: esiste un decreto del 2001 sull'"Orientamento e modernizzazione del settore forestale"—continua Mason — che di fatto non trova però ancora pratica applicazione, mentre la Provincia autonoma di Bolzano ha dal 2000 uno specifico articolo di legge a riguardo. Vanno perciò sensibilizzati i tecnici forestali che sono i responsabili dei boschi e della loro biodiversità”.
Massimo Spampani
Oppure completamente devastati! UOMINI DELLA 'NDRANGHETA SACCHEGGIANO PER UN MESE UN MONTE
Ascia selvaggia, otto in manette: Un bosco distrutto. Strade per il trasporto del legname. Sequestrati camion e motoseghe CATANZARO. Da mesi stavano disboscando un'intera montagna. Tagliavano senza scrupoli gli alberi maestosi del “Bosco Archiforo”, in un agro di Serra San Bruno. Non solo. Per trasportare meglio il legname trafugato dal territorio demaniale, avevano costruito vere e proprie superstrade, in terra battuta sulle quali transitavano comodamente autocarri pesanti. Furto e danneggiamento aggravato, invasione di terreni e modificazione dello stato dei luoghi. Con queste accuse sono finite in carcere 8 persone: La squadra di attrezzatissimi «boscaioli» pregiudicati, uomini della Ndrangheta, (coinvolti nella tristemente celebre faida bei boschi), che per anni ha insanguinato la zona causando 15 morti e 35 feriti. I Carabinieri si sono recati in una località impervia delle Serre calabresi alla ricerca di latitanti, e giunti nel fitto del “Bosco Archiforo”, i militari dell’Arma hanno sentito il rumore delle motoseghe in azione. Si sono avvicinati ma gli otto boscaioli, alla vista delle jeep dei carabinieri, hanno gettato a terra le motoseghe e si sono messi a correre. Alla fine sono stati bloccati e dichiarati in arresto. I militi hanno sequestrato quattro motoseghe, tre autocarri e un fuoristrada. Gli otto boscaioli da mesi avevano iniziato il taglio ed il raccolto del grosso lotto boschivo. II legno di quercia, particolarmente pregiato, veniva trasportato con tre autotreni in un deposito di Crotone. Fra i boschi, a circa un'ora di viaggio da Serra San Bruno, erano state realizzate delle strade sterrate per agevolare i percorsi degli autotreni. In pratica, secondo I'accusa, gli otto arrestati da mesi costruivano strade, tagliavano alberi del demanio regionale e vendevano il legname ma non erano proprietari neanche di un metro quadrato di bosco. Nel pomeriggio sono stati condotti davanti al pretore di Vibo Valentia, che ha applicato per tutti pene patteggiate che vanno da un anno ad un anno e mezzo di reclusione e il pagamento pesanti multe. Tutti sono stati rimessi in libertà.
Da “Il Resto del Carlino” del 19/11/1995 AUMENTA ANCHE NEL NOSTRO PAESE LA SPINTA VERSO NUOVI IMPIANTI DA LEGNO Mille miliardi per i boschi Di Roberto Bartolini
Cresce la voglia di bosco, finalmente, anche in Italia. e la spinta maggiore verso nuovi impianti da legno proviene dai regolamenti messi a punto dalla Comunità europea. Grazie all'applicazione del regolamento contraddistinto dalla sigla Ce 2080/92,l'Italia ha a disposizione per il periodo 1994-1997 circa 1000 miliardi da spendere per mettere in sesto le nostre foreste. Incendi a parte, in quarant'anni si è passati da 5,6 milioni di ettari di bosco agli attuali 6,7 milioni con un tasso annuo di crescita dello 0,45% pari a 26mila ettari all'anno. «Il regolamento 2080 – precisano Giulio Sperandio e Stefano Verano del Centro di sperimentazione agricola e forestale del CNR di Roma - finanzia in modo specifico la forestazione dei terreni agricoli e il miglioramento dei boschi esistenti prevedendo contributi sia per le spese di impianto, per la manutenzione della piantagione nei primi cinque anni, sia per convertire i cedui ad alto fusto e migliorare la viabilità forestale. Mentre invece l'altro regolamento, chiamato 2078/92, prevede misure agroambientali, incluse la possibilità di finanziare interventi per la gestione dei terreni forestali abbandonati, la realizzazione di rimboscamenti con finalità ricreative e la cura degli spazi naturali. Ma come hanno reagito finora gli agricoltori a queste interessanti proposte di reddito alternativo? «Le domande di adesione - dice Sperandio - a tali programmi nel primo anno di applicazione, cioè il biennio 1995-95 sono risultate notevoli, tant'è che le richieste hanno coperto il 95% del totale dei contributi disponibili per tutto il periodo considerato. Proprio per questo le amministrazioni regionali hanno dovuto svolgere un'intensa opera di controllo e di selezione delle domande. Dai dati più recenti ci risultano ammesse al finanziamento, per la sola campagna 1995-95, poco più di 6000 domande per una superficie complessiva di 35mila ettari». La quasi totalità dei nuovi interventi interessano l'arboricoltura da legno, mentre minime sono le richieste di rimboschimenti a fini esclusivamente ambientali. Le specie forestali più richieste sono quelle capaci di fornire legname di pregio e cioè noce comune, noce nero, ciliegio selvatico, castagno, frassino ed acero montano. In Emilia Romagna nell'ultima annata con i soldi europei, sono stati rimboscati 2687 ettari, dei quali oltre 2300 con piantagione pure o miste di latifoglia; Ma il rimboscamento dei terreni agricoli è un'operazione difficile? «Gli impianti di arboricoltura da legno - sostiene Gianfranco Minotta del Dipartimento di colture arboree dell’università di Bologna - possono essere attuati solo in situazioni molto favorevoli dal punto di vista del clima, della fertilità del terreno e della possibilità di meccanizzare le cure colturali. Ad esempio il noce. è una specie molto sensibile ai terreni troppo leggeri e anche quelli piantati e soggetti a ristagno idrico». E per quanto riguarda la difesa fitosanitaria? «E bene ricorrere il più possibile a tecniche di lotta agronomica e biologica per evitare l’uso massiccio di prodotti chimici negli impianti misti queste strategie sono in grado di tenere bene sotto controllo i principali parassiti. Un accorgimento in proposito il posizionamento di piante esca in grado di attirare determinati parassiti che così vengono facilmente localizzati ed eliminati». Ma quanto costa l’impianto di un noceto da legno? «Orientativamente - conclude Minotta - per una densità di 400 piante ad ettaro siamo intorno ai 3.500.000 lire, mentre per un impianto più fitto con 1.100 piante ad ettaro, il costo di tutte le operazioni, compreso le piantine, sale a 6.700.000 lire. «Ma facendo un po’ di conti, grazie ai soldi europei, l'operazione può essere molto conveniente.
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