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2005: L'aumento di ossigeno ha favorito i mammiferi

PaleoClima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 04-09-2008 at 10:43 AM
Articoli sul Clima >> PaleoClima

05.10.2005
L'aumento di ossigeno ha favorito i mammiferi. Le dimensioni dei mammiferi placentati sono cresciute rapidamente
La prima registrazione continua ad alta risoluzione della concentrazione di ossigeno nell'atmosfera terrestre suggerisce che un rapido incremento di ossigeno circa 50 milioni di anni fa abbia fornito ai mammiferi la spinta evolutiva necessaria per dominare il pianeta. Lo sostiene Paul Falkowski, docente di scienza marina alla Rutgers University e autore principale di un articolo pubblicato sul numero del 30 settembre della rivista "Science". Falkowski e colleghi hanno misurato l'abbondanza di carbonio-13, un sottoprodotto della fotosintesi, in carote estratte dalle profondità oceaniche e risalenti fino a 205 milioni di anni fa. La presenza di carbonio-13 nei campioni fossili ha consentito agli scienziati di stimare con precisione quanto ossigeno si trovava nell'atmosfera in ogni dato momento. Da un valore stabile di 10% - il livello nel periodo in cui prosperavano i dinosauri - la percentuale di ossigeno è salita al 17% 50 milioni di anni fa, e al 23% 40 milioni di anni fa. "Nelle registrazioni fossili - commenta Falkowski - si vede che questa crescita di ossigeno corrisponde esattamente a un rapidissimo aumento dei grandi mammiferi placentati. Riteniamo dunque che l'aumento di ossigeno nell'atmosfera abbia consentito ai mammiferi di diventare molto più grandi". Al tempo della grande estinzione dei dinosauri, infatti, i mammiferi placentati che vivevano sulla Terra erano creature piccole e limitate.
Negli ultimi 10 milioni di anni, la percentuale di ossigeno nell'atmosfera terrestre è calata fino al 21%. Secondo molti scienziati, la responsabilità è dei grandi incendi che hanno avvolto il pianeta circa 10 milioni di anni fa, riducendo il numero di alberi e, di conseguenza, la quantità di fotosintesi e di ossigeno.
© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A.

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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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