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Punto Nullo Sezione dedicata al Clima e dintorni...


2005: ma l'emergenza è sempre emergenza?

Scoperte e Novità nel mondo del Clima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 03-21-2006 at 12:25 PM
Articoli sul Clima >> Scoperte e Novità nel mondo del Clima

L'emergenze maltempo in Italia. Un evento eccezionale (ogni giorno)

Da Il Corriere della Sera OnLine

Un certo Matt Coleman, padrone di un ranch di Fort Keogh, nello Stato americano del Montana, raccontò un giorno di aver visto scendere dal cielo un fiocco del diametro di quaranta centimetri che, pressato, riempiva da solo una tazza di latte. Era il 28 gennaio 1887. E finì dritto nei libri dei record. Dove gli fanno compagnia Silver Lake, in Colorado, che la notte del 15 aprile 1921 vide cadere in 24 ore 193 centimetri di neve e la cittadina di Valdez, in Alaska, che detiene il primato delle precipitazioni con 10,6 metri di neve caduti nell'inverno del 1990. Insomma: non lamentiamoci troppo. Né si può dire che la nevicata che ieri ha messo in ginocchio una buona parte del Paese, col caos in alcuni aeroporti, la cancellazione di decine di voli, le difficoltà del sistema ferroviario, le scuole chiuse, le paralisi del traffico di diverse città, le code da incubo come quelle che nel tardo pomeriggio erano salite tra Padova e Mestre a una ventina di chilometri e nel tratto fiorentino dell'Autosole a 24, se la sia presa solo con l'Italia. Gli altri non stanno meglio. Bufere in Francia dove l'aeroporto di Parigi è andato in tilt e la Renault di Le Havre ha dovuto chiudere perché i camion non riuscivano ad arrivare con i pezzi necessari al montaggio delle auto in lavorazione. Bufere in Olanda, con la chiusura dell'aeroporto di Amsterdam. Bufere in Gran Bretagna dove ha dovuto intervenire l\'esercito e poi in Grecia e in Romania in Germania dove secondo le agenzie "il canale che collega la capitale tedesca con il porto polacco di Stettino ha una crosta di ghiaccio spessa 14 centimetri". Al punto che diversi governi, chissà, devono aver tirato quasi un sospiro di sollievo: mal comune... Oltre a un certo numero di autostrade, centri cittadini e aeroporti, la diffusione continentale di quella che sui sussidiari di un tempo veniva poeticamente chiamata "la bianca visitatrice" ha reso infatti impraticabili anche alcuni luoghi comuni. Primo fra tutti l'antico sfogo da sempre usato in questi casi. Come gridare, mettendo tutti insieme, "nevica, governi ladri"? Impossibile. La verità di cui va preso atto è che, come ci hanno dimostrato le tragedie spaventose dello tsunami nell'Est asiatico il giorno di Santo Stefano o prima ancora la catastrofica alluvione del maggio scorso ad Haiti o certi uragani caraibici sulle coste americane o le devastanti ricadute climatiche durate anni del fenomeno del "Niño", l'uomo è in grado di contenere solo in parte, talvolta minima, le forze della natura. E non esistono tecnologie, infrastrutture, regole urbanistiche, programmazioni o apparecchiature sofisticatissime che possano da sole metterci al riparo da un fenomeno atmosferico eccezionale. Detto questo, e salutato con sollievo lo sgombero (per ora) se non della neve almeno delle polemiche più pretestuose che le fazioni politiche sono solite accendere in questi casi, va anche detto che mai come in queste occasioni si può vedere quanto ci sarebbe bisogno, in Italia, di più tecnologie, più infrastrutture, più regole urbanistiche. E insomma quanto pesino, soprattutto nei momenti complicati, tutti gli errori, le sciatterie, i rinvii, gli scaricabarile che per anni, e certo non per la responsabilità della sola sinistra o della sola destra, sono stati messi di traverso a una politica lungimirante che mettesse il Paese in grado di affrontare al meglio i problemi quotidiani. Così che fosse un po' meno esposto nelle situazioni di emergenza. Per carità, grazie a Dio sono passati gli anni in cui, come si legge nelle cronache del Corriere del febbraio 1929, il Comune di Milano fu costretto a organizzare cinque "scaldatoi pubblici" in giro per la città e fornire coperte alla popolazione che moriva di freddo e assumere migliaia di spalatori per liberare le strade con i badili e rifornire di farina i panettieri coi mezzi militari e organizzare approvvigionamenti pubblici di viveri perché perfino le uova in arrivo dalle campagne venete scoppiavano per il gelo prima di finire sui poveri banchi dei mercati ambrosiani. Ma va anche detto che per ora (tocchiamo ferro) restiamo lontani da certe nevicate epocali quali quella che nel febbraio 1951 si scatenò su Cortina accumulando in 78 ore 4 metri e 20 centimetri di mantello bianco e seppellendo le case al punto che gli abitanti uscivano passando dalle finestre del primo piano. Insomma, ci sia risparmiata almeno la lagna sulla "eccezionalità" dell'evento. E' vero, la natura certe volte può fare degli scherzi. La basilica di santa Maria Maggiore, a Roma, sorge secondo la leggenda là dove nella notte del 5 agosto 356 scese una miracolosa nevicata. E c'è chi ricorda nevicate "impossibili" ad Algeri e perfino sulle dolci colline brasiliane del Rio Grande do Sul. Per non dire di inverni come quello che a cavallo tra il 1995 e il 1996 regalò ben 17 nevicate a New York permettendo ai tecnici di misurare al central Park un totale di un metro e sessantotto centimetri di manto. Può capitare, la botta di sfortuna meteorologica. E può mettere in crisi, come si è visto, anche Paesi che negli anni si sono attrezzati mostrando di essere più avveduti e previdenti del nostro. Può capitare. Ma la domanda che alcune centinaia di migliaia di automobilisti e passeggeri dei treni e clienti appiedati dei nostri aeroporti si ponevano ieri maledendo le code chilometriche, i ritardi abissali o i voli cancellati era: possibile che da noi, se appena appena piove o nevica o gela più del normale, vada a finire sempre così? Non cominciano a essere un po' troppo frequenti, questi eventi eccezionali?

GIAN ANTONIO STELLA, 04 marzo 2005

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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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