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Come mai si sono estinti animali che milioni di anni fa abitavano la Terra? Di preciso non si sa, ma per qualcuno potrebbe essere tutta colpa dell’orbita terrestre. I ricercatori dell’università di Utrecht, lo hanno ipotizzato studiando i resti di alcuni roditori vissuti in Spagna, in un arco di tempo di 22 milioni di anni.Il nostro pianeta non è “stabile” nell’universo e nel tempo, si registrano dei cambi di “posizione”: come le variazioni dell’orbita e del piano di inclinazione rispetto al Sole. Queste forze astronomiche note come “oscillazioni di Milankovitch” influenzano il clima sulla Terra, alterando la quantità di raggi del sole che il pianeta riceve.Per esempio: 14 milioni di anni fa, quando l’orbita della terra era più circolare di adesso, c’erano meno differenze tra le stagioni e il clima era globalmente molto più freddo. Questo avrebbe portato all’estinzione di numerose specie. E la stessa cosa è successa alla fine di questo periodo, quando il clima ha cominciato a diventare più caldo.I cicli climatici, secondo gli esperti, si sono sempre alternati nel tempo, con una durata massima di 2 milioni e mezzo di anni ciascuno. «I mutamenti delle stagioni, collegati alle variazioni astronomiche – afferma Jan van Dam che ha guidato la ricerca - potrebbero aver decretato la morte o la vita di alcune specie di mammiferi».12 ottobre 2006 dal sito online di focus
UN PERICOLO COME QUESTA SI VERIFICA IN MEDIA OGNI MILIARDO DI ANNI La stella che oscurò la Terra 400 milioni di anni fa Nuove teorie sulla supernova che nell'Ordoviciano portò alla scomparsa del 70% delle creature viventi
Più di 400 milioni di anni fa l’esplosione di una stella vicino alla Terra causò una delle più grandi estinzioni della preistoria. Una nuova simulazione computerizzata dimostra come è successo e come questi fenomeni avvengano periodicamente nell’Universo. Nell’Ordoviciano il nostro pianeta ha visto improvvisamente sparire più del 70% delle specie animali che all’epoca lo popolavano, in prevalenza invertebrati marini: si tratta della prima grande estinzione di massa di cui si ha testimonianza. La scomparsa di moltissime specie è stata provocata dall’irradiazione nell’atmosfera di raggi gamma, che a loro volta hanno causato piogge acide e un generale raffreddamento globale. EFFETTI DELL’ESPLOSIONE - Da anni ormai l’astrofisico Brian Thomas collabora con il suo ex relatore Adrian Melott alla ricostruzione delle conseguenze di una simile esplosione stellare. I loro modelli più recenti, pubblicati sull’International Journal of Astrobiology, indicano che i raggi gamma della supernova ridurrebbero gli strati di ozono dell’atmosfera terrestre permettendo ai raggi solari UV di raggiungere la superficie. A lungo termine, le reazioni chimiche derivate da queste condizioni produrrebbero gas che andrebbero a schermare le radiazioni solari impedendo il passaggio della luce e causando il raffreddamento globale. MINACCIA NON IMMINENTE - Secondo gli studi di Thomas e del suo team alla Washburn University in Kansas, per attraversare lo strato di ozono e causare dei danni al nostro ecosistema un’esplosione del genere deve trovarsi nel raggio di almeno 6.500 anni luce. Ma per nostra fortuna una circostanza come questa si verifica in media una volta ogni miliardo di anni. Attualmente la stella che rappresenta la nostra peggiore minaccia in questo senso si trova nella costellazione del Sagittario, a 8.000 anni luce di distanza. «Non è un pensiero che mi tiene sveglio di notte», ha commentato David Thompson, astrofisico della Nasa, «non mi preoccupa pensare a cosa potrebbe accadere se ci fosse un’esplosione abbastanza vicino a noi. Potrebbe succedere ma è così improbabile che non vale la pena allarmarsi. Ho la stessa probabilità di trovare un orso polare nel mio armadio». «Si tratta comunque di una nuova prospettiva sulla selezione e l’adattamento naturale». Valentina Tubino, 06 aprile 2009
Scoperto il supertopo grande come un toro: Viveva in Uruguay ed era lungo quasi tre metri. Lo rivelano i fossili rinvenuti da due paleontologi. Aveva due grossi incisivi che gli servivano per abbattere alberi e combattere
MONTEVIDEO (Uruguay) - Era lungo quasi tre metri e aveva denti affilatissimi per lottare e difendersi. Due paleontologi internazionali Andrés Rinderknecht e Ernesto Blanco hanno scoperto in una zona rocciosa nei pressi del fiume Rio de la Plata, in Uruguay, i fossili del «Josephoartigasia monesi», un topo gigantesco vissuto sulla Terra 4 milioni di anni fa. Uno studio dettagliato su questo incredibile animale è stato pubblicato mercoledì dai due studiosi sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B. GRANDE COME UN TORO - Questo roditore, grande come un toro, pesava una tonnellata ed era alto circa un metro e cinquanta. Proprio per la sua grandiosa mole gli studiosi lo hanno soprannominato «il Supertopo» e si pensa che assomigliasse a due roditori che vivono ancora oggi in Sud America, ma che hanno dimensioni molto minori, il capibara e la pacarana. Il primo è il più grande roditore vivente e arriva a pesare fino a 60 kg, mentre il secondo non supera i 15 kg ed è un animale estremamente lento nel muoversi. Il mega-ratto preistorico, come gli ippopotami moderni ,a causa della sua enorme stazza probabilmente viveva semisommerso in acqua. L'ARMA PIU' PERICOLOSA - Tra i resti più significati ritrovati dagli studiosi vi è l'enorme cranio dell'animale, lungo 53 centimetri. Ma senza dubbio la sua arma più pericolosa erano i denti: i suoi incisivi erano lunghi circa 30 cm e quasi la metà di questi sbucava fuori dalle labbra rendendo ancora più minaccioso il suo volto. Secondo il professor Blanco questo animale usava i suoi denti o per abbattere gli alberi, come fanno i castori moderni, o per combattere contro i predatori e i potenziali rivali in amore: «Se sei un roditore tu non sei molto veloce e per questo puoi essere vittima di qualche predatore - spiega il professor Ernesto Blanco che lavora all'Istituto di Fisica di Montevideo -. Probabilmente questo esemplare sviluppò una stazza così grande e dei denti così affilati unicamente per proteggersi dai predatori». Molti dubbi rimangono sui cibi che esso consumava: «Forse si cibava di piante e di frutti acquatici - continua il professor Blanco -. 'Tuttavia bisogna fare ancora numerosi studi prima che si possa dipingere con precisione il suo reale stile di vita». Francesco Tortora 16 gennaio 2008
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