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Col profondo azzurro delle sue acque, è senz'altro uno dei più bei laghi degli Urali: ma quel fascino, inquietante, deriva anche da un livello radioattivo superiore a quello registrato nelle zone "calde" attorno alla centrale nucleare di Chernobyl. Sulle carte geografiche non ha nome, per gli abitanti del villaggio di Iaksha, che sorge non lontano dalle sue rive, è semplicemente ''il lago nucleare''.
E' il prodotto di un folle progetto degli anni Settanta, ideato dal Comitato centrale e sottoscritto dall'allora leader del Pcus sovietico Leonid Brezhnev. L'obiettivo era di deviare il corso dei fiumi degli Urali verso sud a colpi di bombe atomiche. Secondo il quotidiano Komsomolskaia Pravda, quel piano - oggetto di una direttiva tuttora coperta dal segreto - ha lasciato in eredità non solo la grande discarica radioattiva del lago blu, ma anche da uno a tre ordigni nucleari inesplosi, "dimenticat" nella zona. Forse sono rimasti sepolti in un vicino bosco, forse sono sotto la superficie delle acque, dalle quali sporge una specie di isoletta che ne indicherebbe in qualche modo la presenza. Nessuno, d'altro canto, osa avventurarsi in quelle acque letali per indagare. Nel ''lago nucleare'' non c'è vita: neanche la più piccola alga potrebbe sopravvivere con una dose di mille microroentgen l'ora (il limite massimo ammissibile è di 19), che è stata ora misurata e che a distanza di trent'anni continua a sprigionarsi dalla conca. Le rive non sono frequentate dagli uccelli e dagli animali del bosco, che hanno da tempo imparato a non abbeverarsi nella zona. Il progetto di Brezhnev prevedeva di creare, a colpi di bombe atomiche, un canale che unisse i fiumi Peciora e Kama, quest'ultimo affluente del Volga, in modo da aumentare il flusso verso il Mar Caspio, afflitto da un preoccupante abbassamento del livello dell'acqua. Furono scavati pozzi profondi circa 120 metri per collocare gli ordigni nucleari.Il 25 marzo del 1971 fu dato il via alle prime esplosioni: subito dopo, l'esperimento fu bruscamente interrotto senza spiegazioni. I dieci anni successivi hanno raccontato almeno in parte il perché: la deflagrazione atomica aveva creato un enorme cratere dove si riversarono le acque, accumulando una quantità tale di cobalto e altre letali sostanze radioattive da rendere la zona inadatta alla sopravvivenza. Una vecchia fotografia in bianco e nero fatta da un abitante del villaggio, a meno di 30 chilometri dal sito di quelle prime esplosioni, ritrae un fungo atomico che si alza ben visibile fra le nebbie di una fredda giornata di marzo. ''Ricordo che tutti i vetri delle case vennero frantumanti dallo scoppio", racconta un anziano ex vigile del fuoco ai cronisti di Komsomolskaia Pravda.''Qualche anno dopo è iniziata una valanga di decessi per cancro", aggiunge. A indicare alla gente il pericolo, vicino al lago è rimasta soltanto una vecchia insegna di metallo arrugginito con appena visibile il simbolo radioattivo con i tre triangoli. Secondo gli abitanti di Iaksha, le bombe inesplose non furono probabilmente portate via: per anni, nessuno poté avvicinarsi ai pozzi. Per arrivare al bellissimo e letale lago blu, oggi occorre percorrere in barca un tratto del fiume Peciora e poi camminare per due ore in una paludosa zona di taiga. Ma bisogna anche avere nervi molto saldi: il silenzio di quella parte di foresta non è un segnale di pace e tranquillità, come dimostrano i misuratori di radioattività.26 ottobre 2006 dal sito online di Newton
BOMBE ATOMICHE A USO CIVILE
Repubblica — 09 febbraio 1995 LONDRA - Nella vecchia Urss si andava spesso per le spicce quando c' era una grossa diga da costruire o un difficile pozzo petrolifero da sfruttare: gli ingegneri del socialismo reale si facevano largo a colpi di bombe atomiche. Dal 1963 al 1988 il Cremlino autorizzò lo scoppio di 116 ordigni nucleari 'per usi industriali'. Esisteva un apposito ufficio che sovrintendeva a quest'attività: 'Programma numero 7, esplosioni nucleari per l'economia nazionale'. Il responsabile scientifico del programma, Oleg Kedrovsky, ha raccontato al quotidiano britannico Daily Telegraph i retroscena di quella che a posteriori appare una delle più incredibili horror story dell'universo sovietico. Da un punto di vista ingegneristico Oleg Kedrovsky non ha dubbi: le bombe atomiche sono una "tecnologia valida" per portare a termine giganteschi progetti in tempi record e con costi molto ridotti. Il tragico risvolto della medaglia è però evidente un po' ovunque, dalla remota Yakuzia alle steppe del Kazakhstan: terribile è l' inquinamento radioattivo nelle zone dove si è proceduto all'impiego ' pacifico' di ordigni nucleari detonati sotto terra. Landa remota e ricchissima di materie prime, la Yakuzia ha fatto le maggiori spese del programma diretto da Kedrovsky: è stata epicentro di dodici delle ottantuno esplosioni atomiche a scopo industriale avvenute sul territorio di quella che allora era la Confederazione russa. Secondo il Kazakhstan: con trenta esplosioni. Ucraina, Uzbekistan e Turkmenistan si sono divise le restanti cinque bombe. In qualche occasione gli scoppi andarono storti fin dall'inizio: successe ad esempio nel '78 a Yermakova, un villaggio russo oltre il Circolo polare artico, e nel '74 a Udacni in Yakuzia dove "funghi atomici si alzarono dalle viscere del suolo, investirono la zona e furono poi portati via dal vento". A Udacni si ricorse alla bomba per la costruzione di una diga ma la stragrande maggioranza delle 116 esplosioni fu effettuata - ha puntualizzato Kedrovski - per prospezioni minerarie, in particolare per incrementare (fino a 20 volte) l'estrazione di petrolio e gas in Siberia. Lo scienziato ha spiegato al Telegraph che nel caso di dighe e pozzi petroliferi gli ordigni del tipo di quello lanciato su Hiroshima non portano a contaminazione se si procede con il rigore necessario. Ma la Yakuzia si sta ancora leccando le ferite inflitte dal 'Programma numero 7': a detta del governo autonomo di quella regione le esplosioni hanno provocato un drammatico aumento dei tumori e dei feti deformi. Il controverso programma fu sospeso nell' 88 da Gorbaciov che annunciò una moratoria per le esplosioni nucleari. Kedrovski sogna però di riprenderlo "con nuovi, più puliti ordigni" ed "evitando gli errori del passato".
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