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Punto Nullo Scoperte sul passato della Terra

2006, autunno: Scoperto il più grande uccello della storia (per il momento!)

Dinosauri e fossili
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 05-12-2008 at 10:18 AM
Paleontologia e fossili >> Dinosauri e fossili

COMALLO (Argentina) - Era il terrore degli esseri che vivevano in Sudamerica nel Miocene a causa della sua incredibile statura e per la sua immensa stazza. Luis Chiappe e Sara Bertelli, due scienziati del Museo di storia naturale di Los Angeles, hanno scoperto fossili del più grande uccello predatore mai apparso sulla Terra, appartenente alla famiglia dei Phorusrhacidi. L'animale è vissuto 15 milioni di anni fa ed è stato ritrovato a Comallo, in Argentina. La notizia è stata diffusa dalla rivista scientifica Nature.
DIMENSIONI - La sua stazza era simile a quella dei dinosauri (era alto circa 3 metri), era incapace di volare e occupava la nicchia ecologica dei carnivori come gli attuali felini e canidi. L'uccello aveva grandi artigli e un pericoloso becco con il quale era in grado di inghiottire un mammifero grande quanto un agnello. Gli scienziati hanno ritrovato il teschio dell'uccello, che si è conservato intatto e misura oltre 70 centimetri, è circa il 10% più grande delle specie di Phorusrhacidi finora rinvenute.
CARNIVORI - «Per quanto riguarda le dimensioni, i Phorusrhacidi erano molto simili ai dinosauri e divennero i più grandi predatori quando il Sudamerica era isolato dalle altre masse continentali», dice Luis Chiappe. Il cranio ritrovato dagli scienziati è incredibilmente intatto e apparteneva a un uccello vissuto circa 14-15 milioni di anni fa.
STUDIOSI - Secondo quanto affermano alcuni studiosi la scoperta cambierà molte teorie legate agli spostamenti e alle migrazioni degli uccelli avvenute nel Cenozoico. Fino a oggi infatti i paleontologi sostenevano che questi uccelli fossero molto ingombranti e dunque avevano grandi difficoltà a muoversi velocemente. Ma i fossili ritrovati dagli scienziati dimostrano che l'uccello aveva piedi agili e lunghi che permettevano all'animale di muoversi velocemente come gli emù e gli struzzi. «Quest'uccello probabilmente cacciava inseguendo gli altri animali, soprattutto i mammiferi e usava il suo becco per colpirli e abbatterli», afferma Chiappe. «La scoperta di questo nuovo fossile darà un grande contributo alla conoscenza dell'evoluzione di questa particolare famiglia di uccelli. Molto probabilmente in futuro scopriremo che durante quel periodo, tra 60 e 2 milioni di anni fa, sono esistite numerose e affascinanti specie molto simili a questa».
Francesco Tortora, 26 ottobre 2006 dal sito del Corriere della Sera

2007, Il volo planato, sei milioni di anni fa
Solcava i cieli dell’attuale Argentina: si tratta dell’Argentavis magnificens, il più grande uccello noto. Ora i ricercatori della Texas Tech University descrivono le caratteristiche del suo volo sulle pagine dei "Proceedings of the National Academy of Science"
Solcava i cieli dell’attuale Argentina sei milioni di anni fa: si tratta dell’Argentavis magnificens, il più grande uccello noto. Ora i ricercatori della Texas Tech University descrivono le caratteristiche del suo volo sulle pagine dei "Proceedings of the National Academy of Science". Grazie alla sua apertura alare di sette metri, l’animale era un esperto del volo planato, ottenuto sfruttando al meglio le correnti ascensionali e spiccando il volo da punti molto elevati, così come fanno molti uccelli odierni. "Ma una volta che si trovava su una corrente ascensionale, poteva probabilmente guadagnare uno o due chilometri di quota senza neanche un battito d’ali, ma semplicemente mantenendo una rotta circolare. Una volta guadagnata quota, poteva passare a un’altra corrente ascensionale e percorrere in questo modo fino a 300 chilometri al giorno", ha spiegato Sankar Chatterjee, curatore della sezione di paleontologia del Museo della Texas Tech University e coordinatore della ricerca. Dai ritrovamenti effettuati nella Formazione di Andalhuala, vicino a Catamarca, alle pendici delle Ande, nella Formazione di Epecuen nei pressi di Carhue, e nelle Salinas Grandes de Hidalgo, nella pampa argentina, risulta che molto probabilmente l’uccello non possedeva neppure la muscolatura in grado di sollevare la sua massa, stimata intorno ai 70 chilogrammi, né per mantenere un battito d’ali costante durante il volo. (fc)
(04 luglio 2007), © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.

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