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Punto Nullo Sezione dedicata al Clima e dintorni...


2006: Biossido di carbonio del Permafrost a rischio di rilascio

Scoperte e Novità nel mondo del Clima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 01-22-2008 at 10:23 AM
Articoli sul Clima >> Scoperte e Novità nel mondo del Clima

17.06.2006

Il Permafrost, contrariamente a quanto fa pensare il nome, non è affatto ghiacciato in modo permanente. Il tipo di terreno chiamato loess, che si trova in profondità nel permafrost in via di fusione, può rilasciare una quantità significativa, e finora trascurata, di biossido di carbonio in atmosfera. È questa la conclusione di uno studio sostenuta dagli autori di un articolo pubblicato questa settimana sulla rivista “Science”.Alcune valutazione preliminari effettuate da scienziati russi e dell’Università della Florida, nonché dell’Università dell’Alaska a Fairbanks (UAF) hanno valutato il biossido di carbonio sequestrato nel loess del permafrost, che ricopre più di un milione di chilometri quadrati in Siberia e in Alaska, spesso contemplato nelle analisi delle riserve globali di questo composto. La quantità maggiore si trova negli oceani, che ne trattengono circa 40.000 Gt (gigatonnellate); il suolo ne contiene altre 2.500 Gt e la vegetazione circa 650 Gt. Secondo gli autori, circa 500 Gt sono contenute nel loess a rischio di scioglimento della Siberia e dell’Alaska, chiamato yedoma.“La caratteristica unica del loess del permafrost siberiano – ha spiegato Terry Chapin, dell’Institute of Arctic Biology della UAF e coautore dello studio – è il fatto di trovarsi molto in profondità, da 20 a 40 metri, e di avere una concentrazione di biossido di carbonio sorprendentemente alta. Il nostro articolo spiega i processi che portano all’accumulo di grandi quantità nel suolo e i processi che potrebbero portare a un suo ritorno all’atmosfera.”Gli esperimenti effettuati in laboratorio e sul campo dai ricercatori dimostrano che la materia organica presente nello yedoma si decompone velocemente quando il ghiaccio comincia a fondersi, determinando un tasso di rilascio di biossido di carbonio simile a quello dei suoli delle praterie del nord. Se questi tassi rimarranno invariati, come suggeriscono le osservazioni, la maggior parte del biossido di carbonio nello yedoma che si è fuso di recente sarà liberato entro un secolo. “Ciò sarebbe in stridente contrasto con le previsioni secondo cui il biossido di carbonio rimane sequestrato nel permafrost per decine di migliaia di anni”, spiegano gli autori.

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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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