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2006: Giunti via mare i primi abitanti dell'America

Teorie Evolutive
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 03-07-2008 at 3:45 PM
Paleontologia e fossili >> Teorie Evolutive

12.10.2006
Un gruppo di ricercatori della Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI) e dell’Università del Massachusetts ad Amherst hanno trovato prove del fatto che l’istmo che un tempo collegava l’Asia con l’Alaska, in corrispondenza dell’attuale stretto di Bering, sarebbe stato invaso dalle acque dell’oceano Artico almeno 11.000 anni fa, vale a dire un migliaio di anni prima di quanto finora ritenuto. La conoscenza esatta dei cambiamenti climatici e del livello dei mari in quella regione era stata finora limitata per il fatto che, nelle zone studiate, i sedimenti sui fondali dell’oceano Artico sono in buona parte asportati dalle correnti e si accumulano molto lentamente, circa un centimetro ogni 1000 anni, rendendo estremamente difficile distinguere un millennio dall’altro. I ricercatori americani sono tuttavia riusciti a identificare un’area nel mare di Chukchi in cui l’accumulo di sedimenti è cento volte superiore a quello dei siti finora esplorati, cosa che permette una risoluzione temporale degli eventi molto superiore.
La principale conseguenza della scoperta riguarda il modo in cui dobbiamo guardare al popolamento del Nuovo Continente. Fino a poco tempo fa, infatti, si dava per scontato che i primi abitanti del Nord America vi fossero giunti dall’Asia sfruttando il ponte di terra che collegava i due continenti. I dati ora acquisiti, uniti ad altri indizi recentemente trovati dalla ricerca archeologica, fanno invece propendere per l’ipotesi che quelle antiche popolazioni dovessero essere in possesso di abilità marinare sufficienti a far loro superare con barche il tratto di mare rappresentato dallo stretto di Bering.
© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
Una tappa di 200 secoli nella migrazione dall'Asia all'America
La popolazione che per prima arrivò nel nuovo continente era costituita approssimativamente da alcune migliaia di individui – tra 1000 e 5000 secondo le stime – un numero notevolmente più alto dei circa 100 individui ipotizzati da studi precedenti
La migrazione umana dall’Asia che diede vita alla colonizzazione del continente americano fu interrotta da un soggiorno di circa 20.000 anni in Beringia, una regione un tempo abitabile che attualmente si trova sommersa dalle gelide acque dello stretto di Bering.
Inoltre, la popolazione che per prima arrivò nel nuovo continente era costituita approssimativamente da alcune migliaia di individui – tra 1000 e 5000 secondo le stime – un numero notevolmente più alto dei circa 100 individui ipotizzati da studi precedenti.
Questi sono i due risultati ottenuti dai ricercatori dell’istituto di genetica della Università della Florida, che firmano un articolo in proposito sulla rivista libero online ad accesso PLoS ONE; tali risultati consentono di aggiungere un ulteriore tassello alla complessa ricostruzione della colonizzazione originaria dell’America di cui si discute da molti anni.
In particolare sembra che i protagonisti delle diverse fasi della lunga migrazione possano essere stati separati da molte generazioni, contrariamente a quanto ritenuto finora.
“Il nostro modello tiene conto di uno scenario complesso”, ha spiegato Connie Mulligan, docente di antropologia del College of Liberal Arts and Sciences e vicedirettore dell’Istituto di genetica dell’UF. “Se si riflette, queste popolazioni non sapevano dove stavano andando: si allontanarono dall’Asia e infine raggiunsero un territorio emerso a causa dei livelli più bassi del mare durante l’ultimo massimo glaciale, ma due grandi ghiacciai bloccarono il loro avanzamento verso il Nuovo Mondo. Proprio a causa di questa difficoltà esse rimasero stanziali per circa 200 secoli. Non si trattava certamente di un ambiente favorevole, ma sopravvissero. Quando le coperture glaciali del Nord America cominciarono a sciogliersi e si aprì un passaggio per il Nuovo mondo, lasciarono la Beringia per trovare un luogo migliore per vivere.” Per arrivare a delineare un quadro così preciso i ricercatori sono partiti dalle analisi delle sequenze di DNA appartenenti a nativi americani e a popolazione asiatiche, completando poi i dati ottenuti con le più recenti conoscenze archeologiche, geologiche e paleoecologiche relative al periodo in questione. Lavorando sia con il DNA mitocondriale, che viene ereditato per via materna, sia con il DNA nucleare, ereditato da entrambi i genitori, si è così ottenuto il più dettagliato scenario mai elaborato del processo di colonizzazione delle Americhe. In definitiva, la migrazione dall’Asia verso la Siberia e la Beringia cominciò a circa 40.000 anni fa, ebbe un periodo di pausa dovuto proprio alla permanenza in Beringia, e si concluse poi con una rapida espansione nel Nord America attraverso l’Alaska o il Canada circa 15.000 anni fa. (fc)
(13 febbraio 2008)© 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.


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