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Un complesso studio dei geologi dell'Università della Florida
GAINESVILLE (Florida) - Le profondità del Tirreno sono inquinate dal piombo che proviene dall'Australia, in particolare quello estratto dalla miniera di Broken Hill, nel Nuovo Galles del sud. E c'è arrivato tramite il piombo che veniva addizionato alle benzine prima dell'introduzione della cosiddetta «benzina verde». La precisione con cui è stata determinata sia la provenienza del piombo che le tracce rinvenute nel Tirreno, è dovuta a un complesso studio realizzato tra gli altri dai geologi dell'Università della Florida tramite un sofisticatissimo strumento: lo spettrometro di massa multicollettore al plasma accoppiato a induzione (Multi-Collector Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometer). Lo studio, che per la prima volta evidenzia l'influenza umana anche nei depositi idrotermali, è stato pubblicato dal Giornale di geologia marina. IL VULCANO SOTTOMARINO MARSILI - I geologi hanno esaminato campioni raccolti a 500 metri di profondità emessi dalle vene idrotermali collegate al vulcano sottomarino Marsili, che si trova in mezzo al Tirreno tra Calabria, Eolie e Cilento. Le vene idrotermali, grazie all'acqua ad alta temperatura, raccolgono metalli pesanti dalle rocce vulcaniche sottostanti e li depositano sui fondali marini. Tramite questo sistema, nei fondali di antichi oceani si sono formati i più importanti depositi di metalli che, trasformati dalle ere geologiche, ora vengono sfruttati nelle miniere in terraferma. In particolare gli scienzati stavano studiando l'esatta composizione isotopica del piombo contenuto nelle vene idrotermali del Marsili. ISOTOPI - «Studiare la composizione isotopica di un elemento, è come studiare il Dna: ogni miniera ha una composizione particolare, diversa una dall'altra», spiega George Kamenov, del dipartimento di scienze geologiche dell'Università della Florida. Gli isotopi di un elemento hanno le stesse caratteristiche chimiche, ma hanno peso atomico diverso. Con strumenti sofisticati, come lo spettrometro di massa impiegato in questo studio, si riesce a conoscere l'esatta percentuale di ogni isotopo di un particolare elemento, in questo caso il piombo. Confrontando la composizione isotopica trovata con quelle note, si riesce a risalire da dove proviene il piombo. DALL'AUSTRALIA - La composizione isotopica rinvenuta era totalmente diversa da quella delle zone circostanti il vulcano Marsili. Non solo: era incompatibile con tutte le miniere di piombo in Europa. Invece era identica a quella di una miniera lontana. Molto lontana. Dall'altra parte del mondo: in Australia. Precisamente dalla miniera di Broken Hill, che è stata la più grande miniera del mondo di piombo, zinco e argento. BENZINA - Ma come è potuto arrivare il piombo di una miniera australiana e finire all'interno delle vene idrotermali dei fondali del Tirreno? Secondo Kamenov c'è una sola spiegazione. Il piombo di Broken Hill è arrivato via nave in Europa. È stato addizionato come antidetonante alle benzine, pratica che veniva usata prima che per fosse messa fuorilegge a causa della tossicità del piombo e venissero invece impiegate le cosiddette «benzine verdi», che utilizzano il benzene al posto del piombo. Il piombo, emesso dai gas di scarico nell'aria, è finito in mare e si è infiltrato nei sedimenti. Infine è stato «sciolto» dalle calde acque idrotermali, ma non calde abbastanza per dissolvere anche il piombo «nativo» contenuto nelle rocce vulcaniche del Marsili. In realtà in Europa l'inquinamento da piombo di origine australiana è stato riscontrato altre volte, ma è la prima volta che viene evidenziato nelle profonde acque del Tirreno in un sistema idrotermale. NON SI BUTTA VIA NULLA - La cosa «curiosa» è che il piombo estratto da Broken Hill ha la stessa origine idrotermale di quello rinvenuto nel Tirreno. «Si tratta di un esempio di "non si butta via niente"», dice Kamenov. «Il piombo idrotermale precipitato milioni di anni fa nei sedimenti oceanici che hanno dato origine alla miniera di Broken Hill, è stato estratto, trasportato dall'uomo a decine di migliaia di chilometri di distanza, rilasciato nell'ambiente, ed è finito in un ambiente idrotermale simile a quello di partenza».
Paolo Virtuani 05 agosto 2006, dal Sito del Corriere della Sera OnLine
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