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2006: In Madagascar colline di detriti lasciate da un'onda alta 200 metri (però!)

Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 01-23-2008 at 10:47 AM
Sezione Tsunami: Un pò di tutto.. >>

21/11/2006 da Il Corriere della Sera
L'asteroide è caduto nel 2807 a.C.

Sherlock Holmes applaudi­rebbe il gruppo di scienziati che hanno smascherato un attacco cosmico alla Terra avvenuto il mattino del 10 maggio 2807 avanti Cristo e rimasto finora sconosciuto. Hanno riaperto il caso attratti dalla strana forma e posizione di quattro colline nel sud del Madagascar. L'inda­gine è partita da lì, dai gigante­schi cunei di terra battezzati «chevron». Analizzando la lo­ro composizione capivano che si trattava di materiali prove­nienti dal fondo oceanico.
LA RICERCA — Allora si sono guardati intorno soffermando­si in particolare sull'orienta­mento, con le enormi punte che guardavano verso un luogo pre­ciso a sud-est dell'orizzonte ma­rino. Era un indizio interessan­te su cui indagare. E così arriva­no a collegare la loro ricerca con la scoperta un anno fa a 1.500 chilometri lontano dalla costa, del cratere Burckle largo 29 chilometri, nasco­sto nel fondale sot­to 3.750 metri d'ac­qua. Era questo il segno lasciato dalla caduta di una cometa o di un asteroide — concludevano gli scienziati—in grado di scatena­re uno spaventoso tsunami, sol­levando un'onda gigantesca al­ta duecento metri, vale a dire 13 volte più elevata dello tsuna­mi in Indonesia nel 2004. L'on­da portava sulle coste i detriti che ora formano le colline a cu­neo. Le analisi confermavano la data dell'accaduto sul quale indagava anche Bruce Masse, archeologo ambientale dei Los Alamos National Laboratory. Egli studiava i racconti mitolo­gici di 175 grandi inondazioni arrivando a trovare descrizio­ne di un evento che oscurò il So­le, che sollevò ondate immense e venti impetuosi collegabili al­l'area del Madagascar, risalen­te proprio ad un mattino di maggio del 2807 avanti Cristo. Un'indiretta conferma che av­valora un nuovo settore di stu­di sostenuto da un gruppo di ri­cercatori di varie discipline (Holocene Impaci Working Group) appartenenti a università americane, russe, francesi au­straliane e irlandesi e che pre­senterà i primi risultati delle in­dagini al prossimo meeting del-l'American Geophysical So­ciety a San Francisco in dicem­bre. Tra questi oltre le colline del Madagascar anche i segni di altri tsunami trovati ai Caraibi, in Scozia, Vietnam, Corea del Nord e lungo le coste del Mare del Nord. Per due altri chevron in Australia hanno già individuato i due rispettivi cra­teri in oceano. «Nel fondale ab­biamo raccolto rocce fuse e sfe­re magnetizzate caratteristiche di un impatto cosmico» ha pre­cisato al New York Times, Dal-las Abbott del Lamont-Doher-ty Earth Observatory di Palisa-des (New York). Ma le nuove scoperte hanno sollevato un dubbio pesante. Fino a ieri si pensava che diecimila anni fa fosse terminata la pioggia di grandi impatti cosmici sulla Terra analoghi a quello delle tracce in Madaga­scar e di una poten­za equivalente a una bomba nuclea­re da 10 megaton capace di annienta­re un quarto della popolazione mondiale. Si rite­neva che eventi simili accadesse­ro ogni 500 mila anni, ora li si valuta possibili con intervalli di appena qualche migliaio d'an­ni.
LA MISSIONE. Forse proprio per questo la Nasa ha allo stu­dio una missione spaziale che prevede lo sbarco di un astro­nauta sull'asteroide Apophis che dovrebbe avvicinarsi mi­nacciosamente alla Terra nel 2036. Lo scopo sarebbe quello di deviarne l'orbita installando sulla superficie un piccolo raz­zo oppure addirittura scavare del materiale da eiettare nello spazio generando così una spin­ta sufficiente per allontanare Apophis. Non sarebbe dunque necessario arrivare all'esplosio-ne dell'asteroide come immagi­nato nel film Armageddon. L'Esa europea ha pure un obiet­tivo analogo progettando inve­ce la missione automatica Don Chisciotte.
Giovanni Caprara

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Lo sapevate che ...:
  • La più grande onda di tsunami mai osservata nel mondo fu generata da una frana sottomarina di circa 40 milioni di m3di roccia e scatenata da un terremoto: tutto ciò generò una gigantesca onda solitaria di circa 520 metri di altezza che inondò, alla velocità di 160 Km/h, le sponde della baia di Littuya Bay, in Alaska nel 1958.
  • L'Etna ha causato un mega tsunami nel Mar Mediterraneo con onde alte anche (sembra) 50 metri!
  • Nel 2800 a.C. sia avvenuto uno spaventoso tsunami (vedi articolo) con onde alte anche 200 metri nell'oceano Indiano!
  • Più della metà (53.3 %) degli tsunami della terra si verificano nel suo maggiore oceano, il Pacifico (per questioni di estensione!);
  • Gli scienziati convengono che sia la Nuova Zelanda che l’Australia orientale furono colpite da uno tsunami di proporzioni insolitamente grandi verso la metà del XV secolo;

28 luglio 2006
Vi aggiorno su un test brillantemente riuscito da parte dell'INGV in merito ad una nuova classe di sensori marini per il monitoraggio di attività sismica in mare. Presso il seguente sito potrete trovare tutte le notizie in dettaglio:
link a sito 1
o
link a sito 2
Elenco dei vulcani sommersi del Mare Tirreno, (Sono tutti sottomarini e geologicamente attivi)
  • Alcione
  • Enarete
  • Eolo
  • Lamentini
  • Marsili 
  • Palinuro
  • Sisifo 
  • Anchise


Elenco dei vulcani sommersi del Mare Egeo: (provvisoria e in costruzione)
  • Vulcano Colombo (a nord dell'Isola di Santorini);


Tutto il territorio delle Isole Eolie è di origine vulcanica. Le isole altro non erano che vulcani sottomarini emersi dalle acque circa 700.000 anni fa nel seguente ordine: Panarea, Filicudi, Alicudi, Salina, Lipari, Vulcano e per ultimo Stromboli il quale forse ha circa 40.000 anni di età. Da ricordare l'emersione di Vulcanello avvenuta nel 183 a.C., mentre le ultime colate di pomice ed ossidiana sul monte Pelato a Lipari, sono avvenute circa 1.500 anni fa.

Nelle profondità del mar Tirreno è accertata da tempo la presenza di grandi complessi vulcanici sommersi. Recenti studi effettuati dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), tramite la stazione geomarina Orion Geostar 3, sul Marsili, situato a nord delle isole Eolie, hanno permesso di rilevare che il gruppo ha una base abissale con diametro di circa 50 km, si eleva per 3.260 metri (l'Etna è alto 3.323 metri) arrivando a circa 500 metri dalla superficie, e possiede numerosi apparati vulcanici satellitari con crateri simili per dimensione a quello dell'isola di Vulcano.
I fondali del Tirreno sono modellati dalla collisione tra la zolla eurasiatica e quella africana, che ha consentito la formazione di numerosi vulcani sottomarini. Il più imponente tra questi è il Marsili, che è anche il più grande vulcano europeo (65 km di lunghezza, 40 di larghezza e oltre 3.000 m di altezza).
Studi sempre più approfonditi, grazie anche alle applicazioni di tecnologie sempre più sofisticate, progressivamente hanno rivelato preziosi dati sull'origine e sull'evoluzione delle bocche di fuoco coperte dai nostri mari: e, per la precisione, del nostro Mar Tirreno. Sono quattro i dormienti, cosiddetti "fratellastri" che interessano da vicino il "nostro" Vesuvio, "vulcani giganti" sommersi nel Mar Tirreno costituendone una cintura di fuoco non indifferente. Vulcani di enorme potenziale nascosti negli abissi, localizzati e battezzati dai loro scopritori.

Alto 3.000 m il Marsili dista 150 km a sud del golfo di Napoli e 70 km dalle isole Eolie. Si sviluppa da 3.000 a 505 m di profondità. Lungo 65 km e largo 40, ha due milioni di anni, le sue fumarole furono riprese nel 1990 da un video-robot di ricercatori americani. Poi c'è il Magnaghi: uno dei più grossi vulcani del sistema sottomarino. Tre milioni di anni di età. Localizzato a 220 km sud-est di Napoli, misura in profondità fra 1.465 e 3.000 m di cui soltanto la parte superiore è di circa 2.300 m, ha le caratteristiche di un edificio vulcanico. Dallo studioso sovietico Valilov che ne scoprì l'esistenza, prende parte anch'esso alla famosa mappatura del Tirreno. Il Vulcano Valilov ha come datazione 6-7 milioni di anni. Localizzato a 160 km sud-est del golfo di Napoli, ha una profondità compresa tra i 3.000 e 733 metri. Ultimo, ma non meno pericoloso è il Palinuro, altro vulcano sommerso della cintura Tirrenica. Dista circa a 150 km dal golfo partenopeo e a 83 dalla costa calabra di Diamante, in direzione nord-est rispetto al Marsili. L'origine risale a meno di due milioni di anni fa.

I fenomeni vulcanici sul Monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satelliti, molti dei quali hanno dimensioni comparabili con il cratere dell'Isola di Vulcano, nell'arcipelago delle Eolie. Sono state inoltre identificate le tracce di enormi collassi di materiale dai fianchi di alcuni dei vulcani sottomarini.

L'attività vulcanica recente risulta anche dalla circolazione di fluidi ad alta temperatura all'interno della crosta. Aree in cui questi fluidi vengono emessi sono state identificate nei vulcani sottomarini e nella porzione sommersa dell'edificio vulcanico di Panarea. In queste zone, depositi di solfuri di piombo, rame e zinco, ossidi ed idrossidi di ferro e manganese si formano sul fondo marino, originando giacimenti che, in un futuro prossimo, potrebbero essere attivamente sfruttati.

Studio effettuato dal Prof. Franco Ortolani Ordinario di Geologia Università di Napoli Federico II e con i colleghi Silvana Pagliuca del CNR e Leonello Serva dell'APAT
Lo studio, avviato dopo il maremoto del 30 dicembre 2002 che interessò Stromboli, le isole vicine e la costa compresa tra Milazzo (Sicilia) e Marina di Camerota (Campania), ha evidenziato che negli ultimi 1000 anni vi sono stati 71 movimenti anomali del mare che hanno interessato le coste italiane.
Gli eventi si sono verificati con una media di uno ogni 12,5 anni; 18 sono avvenuti durante il periodo balneare.
Le aree interessate sono le seguenti:

    • Liguria (14 eventi);
    • Stretto di Messina- Sicilia Orientale-Calabria meridionale tirrenica- Isole Eolie (23 eventi);
    • Adriatico (10 eventi);
    • Golfo di Napoli (10 eventi);
    • Toscana (3 eventi);
    • Sicilia settentrionale (2 eventi);
    • Sicilia meridionale (2 eventi);
    • Calabria settentrionale ionica (1 evento);
    • Lazio (1 evento).
La massima altezza che l'acqua marina ha raggiunto invadendo l'area emersa (Runup) è stata valutata tra 6 e 15 m.
Il maggior numero di eventi è stato provocato da grandi e rapide frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti avvenuti anche in aree distanti dalla costa.
Lo studio ha evidenziato che il maremoto del 1908 non fu provocato direttamente dal sisma, come finora si è ritenuto, ma da una grande frana sottomarina, verificatasi nello Stretto di Messina a sud di Reggio Calabria, che fu innescata dallo scuotimento sismico. La ricerca espletata nelle aree più colpite dal maremoto ha messo in luce che se si ripetesse oggi un evento simile durante il periodo balneare si registrerebbero scene drammatiche e luttuose.

Si ha notizia di:

    • 15 eventi nel 1900
    • 23 eventi nel 1800
    • 16 eventi nel 1700
    • 11 eventi nel 1600
    • 3 eventi nel 1500
    • 1 evento nel 1300
    • 2 eventi nel 1100
Effetti degli tsunami
I danni principali che gli tsunami sono capaci di arrecare sono connessi alla natura distruttiva delle onde. Effetti secondari sono rappresentati dai detriti scagliati come proiettili dall’onda, dall’erosione rapida che può compromettere le fondamenta delle costruzioni, dagli incendi che possono essere conseguenza della distruzione delle linee elettriche e delle condutture del gas. Gli effetti terziari riguardano la possibilità di compromettere la fertilità dei terreni e la potabilità delle falde acquifere.
Scala di Ambraseys-Sieberg di intensita' degli tsunami
    • I - molto debole
      Onda percettibile solo dai mareografi.
    • II - debole
      Onda avvertita da persone che vivono vicino alla spiaggia e hanno familiarita’ col mare. Osservata solo su spiagge molto piatte.
    • III - abbastanza forte
      Onda avvertita da tutti. Inondazione di coste a dolce pendenza. Piccole imbarcazioni spinte sulla spiaggia. Modesti danni alle strutture leggere vicino alla costa. Negli estuari inversione dlla corrente dei fiumi.
    • IV – forte
      Inondazione delle spiagge fino a una altezza definita caso per caso. Leggera erosione dei terreni non consolidati. Danni alle strutture leggere prossime alla riva. Piccoli danni alle strutture in muratura sulla costa. Insabbiamento di imbarcazioni o loro trascinamento al largo. Detriti galleggianti lungo le coste.
    • V - molto forte
      Inondazione delle spiagge fino a una altezza definita nelle diverse zone. Danni significativi alle strutture in muratura lungo la spiaggia. Distruzione delle strutture leggere. Forte erosione. Oggetti galleggianti e animali marini sparsi sulla riva e lungo la costa. Tutti i tipi di imbarcazione, a parte le grandi navi, sono scaraventate a terra o trascinate in mare aperto. Alte ondate sugli estuari dei fiumi. Danni alle costruzioni portuali. Persone affogate. Onda accompagnata da un forte rombo.
    • VI - disastroso
      Totale o parziale distruzione di tutte le costruzioni fino a una determinata distanza dalla spiaggia. Inondazione della costa fino a una notevole altezza. Danni forti anche alle grandi navi. Alberi sradicati e troncati. Molte vittime.



Poi ci sono le ONDE ANOMALE. Si tratta (nonostante siano spesso confuse con quelle descritte sopra) di onde solitarie di spaventosa altezza situate/ubicate in mare aperto (e questa è una prima grossa differenza dagli TSUNAMI).
Per farVi un'idea leggetevi questo articolo:
MILANO - Un muro d'acqua alto otto piani appare improvvisamente a poppa della superpetroliera Esso Languedoc, impegnata a condurre una difficile navigazione al largo delle coste sudafricane, disturbata da marosi alti tra i 5 e i 10 metri. Il gigante marino raggiunge l'imbarcazione e si abbatte sul ponte, ma date le dimensioni del mezzo causa solo danni minori. Un ufficiale di bordo, Philippe Lijour, ha la prontezza di spirito di fare una foto. Siamo nel 1980, e questa sarà una delle poche testimonianze verificabili dell'esistenza delle cosiddette onde anomale, formazioni rare e improvvise che di bocca in bocca sono entrate nella leggenda di chi va per mare. Ma ora è la scienza a dare corpo a questi incubi.
I satelliti dell'Ente spaziale europeo, all'interno di un progetto di ricerca battezzato MaxWave, hanno realizzato delle foto meno suggestive, ma indiscutibili, di masse d'acqua gigantesche che attraversano i nostri oceani.
STATISTICA - Fino ad oggi gli scienziati avevano sviluppato teorie che escludevano, o consideravano statisticamente più che rare (una ogni centinaio d'anni) le onde anomale.
Eppure le evidenze non mancavano: a parte la foto di Lijour, c'è una misurazione laser fatta in una base petrolifera nel Mare del nord, colpita da un maroso di 26 metri, e altri episodi in mare aperto: nel febbraio 1995 la Queen Elizabeth II incontra un gigante da 29 metri nel nord Atlantico; nel febbraio 2001 la nave passeggeri Bremen è colpita da un'onda di 30 metri; nel marzo 2001 la Caledonian Star finisce sotto un'onda anomala. In tutti questi casi i danni sono stati minimi e la paura tanta, ma - scrive l'Esa nel suo sito - si contano in varie decine le storie di navi anche di grandi dimensioni scomparse in mare dopo l'incontro con onde gigantesche e devastanti.
LO STUDIO - Per confermare queste evidenze, spesso attribuite alla fantasia dei marinai e alla loro voglia di raccontare leggende, l'ESA ha messo al lavoro due satelliti impegnati ad analizzare la terra, l'ERS-1 e l'ERS-2, puntando i loro radar sulle acque invece che, come consuetudine, sulle terre emerse. Gli occhi elettronici hanno prodotto 30mila immagini durante tre settimane. Risultato: dalla scansione appaiono chiaramente 10 giganti, ognuno alto più di 25 metri. «Sono più di quanto ci si potesse aspettare» ha dichiarato Wolfgang Rosenthal, scienziato dell'istituto tedesco GKSS Research Centre di Geesthacht, che ha analizzato i dati forniti dai satelliti. «Il passo dopo sarà quello di utilizzare i dati per prevedere il fenomeno». Per farlo la ricerca deve procedere utilizzando l'intera base informativa, ancora in possesso dell'Esa
http://www.esa.int/esaCP/SEMJ2FM26WD_Switzerland_it_2.html

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