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Punto Nullo Sezione dedicata al Clima e dintorni...


2006: Mai tanto caldo dalla nascita di Cristo (quindi tutti al mare!) (aggiornato 02)

Scoperte e Novità nel mondo del Clima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 11-17-2009 at 11:20 AM
Articoli sul Clima >> Scoperte e Novità nel mondo del Clima

Nuovo rapporto dell’Accademia delle Scienze Usa
Il Congresso degli Stati Uniti voleva avere un parere autorevole e indipendente: il riscaldamento del nostro pianeta in questi ultimi decenni, dipende da cause naturali oppure è provocato dalle attività umane?
E, l’anno scorso, ha inoltrato una richiesta specifica all’Accademia americana delle scienze: studiate e fateci sapere. Mesi di analisi e di lavoro e ora ecco, in sintesi, la risposta: «Il rapido aumento delle temperature evidenziatosi in particolare negli ultimi 30-40 anni non ha di sicuro equivalenti nei precedenti 400 anni e, molto probabilmente, non si è mai verificato nemmeno negli ultimi 2000 anni, dalla nascita di Cristo. Oggi non emergono cause naturali che possano giustificare l’ampiezza e la rapidità del recente riscaldamento: i gas serra emessi dall’uomo appaiono come il principale responsabile». Sono 155 pagine di grafici e tabelle a confermare, da parte dell’Accademia delle scienze USA, quanto era stato già stato illustrato in un precedente rapporto dell’Ipcc, il gruppo dei climatologi delle Nazioni Unite, accusati tuttavia dall’amministrazione Bush di parzialità e sudditanza ideologica al Protocollo di Kyoto.
«PROXY»- Gerald North, professore di geoscienze all’università del Texas e presidente del gruppo di scienziati indipendenti che ha formulato il nuovo atto di accusa contro l’uomo, ha spiegato che la risposta all’interrogativo del Congresso è stata trovata analizzando i cosiddetti «proxy». Con questo vocabolo gli scienziati del clima indicano alcuni fattori naturali come: isotopi radioattivi contenuti in varie matrici ambientali, anelli di accrescimento degli alberi, pollini fossili, coralli, sedimenti glaciali oceanici e lacustri, i quali tutti hanno la capacità di registrare le variazioni climatiche nel corso del tempo, dandoci un’indicazione abbastanza precisa delle temperature del passato, anche quando non esistevano ancora i termometri che potessero registrarle.
I PRECEDENTI - Ebbene, per limitarsi agli ultimi 2000 anni, lo studio comparato di tutti i possibili proxy, confrontato anche con documentazioni storiche (là dove esistenti), porta a concludere che le oscillazioni di caldo e di freddo del passato sono da attribuire a eccessi di attività vulcanica che ha inquinato l’atmosfera con gas e polveri, oppure alle variazioni di irradianza solare (la quantità di energia che ci arriva dalla nostra stella). Così si spiegano il «Periodo caldo Medioevale», attorno all’anno 1000, che tuttavia fu inferiore al riscaldamento attuale; e la «piccola età del ghiaccio» tra il 1500 e il 1850. Vulcani e Sole, invece, non sembrano avere a che fare con il nostro supercaldo, che ha portato al balzo di 1 grado delle temperature medie in un secolo (con un’impennata significativa negli ultimi 40 anni) e che risulta invece coerente con l’aumento dei gas serra prodotti dall’uomo.
PROVVEDIMENTI - Resta da vedere in che considerazione il Congresso Usa, finora in maggioranza scettico sulla tesi delle responsabilità umane nell’effetto serra, sia nella componente repubblicana sia in quella democratica, terrà in considerazione il parere richiesto all’Accademia delle Scienze.
Franco Foresta Martin
23 giugno 2006 dal Corriere della Sera OnLine

I dati statistici confermano la percezione diffusa di una stagione anomala
Per la Nasa le temperature di novembre sono state di 2,5 gradi sopra la media
Clima, l'autunno che non c'è: "Sulle Alpi il più caldo da 1.300 anni"
di LUIGI BIGNAMI
FORSE non ci sarebbe neppure bisogno di raccontarlo, ma anche la statistica conferma ciò che ognuno di noi sta sperimentando: l'autunno che sta per finire è stato davvero anomalo. L'Europa intera ha sperimentato la più calda stagione autunnale da quando Cristoforo Colombo scoprì le Americhe e forse da ancor prima, anche se al momento non si hanno dati certi.
Alcuni esempi lo dimostrano fin troppo bene: in Scandinavia pollini che si vedono solo in primavera stanno causando un'epidemia di asma soprattutto ai bambini, a Rovaniemi, dove c'è la casa di Babbo Natale, non c'è neppure la neve per le slitte. Le gare di coppa del mondo europee sono quasi tutte cancellate. Nei primi giorni di dicembre, Mosca ha visto la temperatura più alta da quando vengono raccolti i dati, cioè dal 1879. Essa infatti non è mai scesa sotto i 5°C sottozero, quando, di solito è sempre al di sotto dei -10°C.
Ma al di là di questi valori di aree particolari, i primi dati climatologici riassuntivi dicono che le temperature medie di settembre e ottobre dell'intero vecchio continente si sono aggirate mediamente attorno agli 11° C, ben 1,8° C al di sopra delle medie degli ultimi 500 anni. Novembre, invece, ha segnato una temperatura media di 2,5° C superiore alla media. Ciò significa che l'autunno in corso verrà considerato più caldo ancora di quello del 1772, del 1938 e del 2000 che erano stimati, ad oggi, i più caldi e li supera di oltre un grado. I dati giungono dal Goddard Institute for Space Studies della Nasa e sono stati elaborati da Annette Menzel della Technical University di Monaco (Germania).
Un altro elemento che conferma questo andamento del tutto anomalo giunge dal Central Institute for Meteorology and Geodynamics austriaco, che si è concentrato sulle temperature alpine. "Secondo i dati in nostro possesso la regione delle Alpi sta trascorrendo il più caldo autunno da 1.300 anni a questa parte", ha spiegato Reinhard Boehm, dell'istituto austriaco. Egli ha considerato un'area che va dalla Valle del Reno ad ovest fino a Budapest in Ungheria ad est, la Toscana a sud e Nuremberg in Germania a nord. Per risalire alle temperature che risalgono ad oltre 700 anni da oggi, il ricercatore ha fatto uso dei dati provenienti dagli anelli delle piante, dalle carote di ghiaccio estratte nelle Alpi e dai valori delle temperatura da quando queste sono state raccolte.
Tutto ciò ovviamente, sta avendo forti ripercussioni sulle aree turistiche alpine. Non solo infatti, manca la neve, ma in molte località non esiste neppure la temperatura necessaria per poterla sparare con i cannoni da neve. E così solo in Austria, l'80% delle piste da sci non apriranno come è avvenuto da sempre. L'aumento maggiore di temperatura comunque, lo si è registrato in Scandinavia e sulle isole britanniche.
L'autunno è stata la stagione meno studiata dal punto di vista climatologico e dunque i dati lasciano i ricercatori piuttosto sorpresi. Spiega Juerg Luterbacher, climatologo all'Università di Berna: "Si sapeva che le temperature europee autunnali stavano salendo da circa 30 anni a questa parte di 0,45°C per decade, ma sorprende davvero l'impennata del 2006".
Cosa aspettarci per l'inverno in arrivo? Secondo il British Met Office che realizza le previsioni a lungo termine solo con gennaio le temperature dovrebbero ritornare a valori normali, ma per febbraio ci potrebbe essere un nuovo aumento. Ma, come sempre, le previsioni a lungo termine vanno prese con le dovute cautele.
(6 dicembre 2006) dal sito di Repubblica

Dalle eruzioni vulcaniche, un "metro" per lo studio del clima    
Determinare fin dove, nell'atmosfera, si spingano i materiali vulcanici, costituisce un'importante informazione per le previsioni climatiche
Quanto più i materiali espulsi nelle eruzioni vulcaniche arrivano in alto nell'atmosfera, tanto più possono influenzare il clima: lo sostengono sulla rivista Science ricercatori americani e francesi dell'università della California a San Diego, del Centro Nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS) e dell'università di Grenoble.
Se infatti il materiale vulcanico raggiunge solamente la fascia più bassa dell'atmosfera, hanno spiegato i ricercatori, gli effetti sono locali e a breve termine perché i detriti vengono presto trascinati al suolo dalla pioggia. Ma se, al contrario, i materiali raggiungono i livelli più alti dell'atmosfera, come la stratosfera, hanno una grande influenza sul clima perché ''nella stratosfera il biossido di zolfo che era originariamente nel magma si ossida e forma goccioline di acido solforico", ha detto il coordinatote dello studio, Joel Savarino, dell'università di Grenoble. ''Questo strato di acido - ha proseguito - può restare per anni in questa fascia dell'atmosfera perché in essa non vi sono sostanze liquide, come l'acqua, che lo possono trasportare al suolo. L'acido funziona da schermo, riflettendo la luce solare e riducendo così la temperatura sulla superficie del pianeta in modo significativo e per molti anni". Secondo gli autori, il lavoro ''per la prima volta ha consentito di rappresentare con precisione la chimica dei solfati in atmosfera, che permette di comprendere come queste particelle siano composte e come vengano trasportate''. Per distinguere le eruzioni nelle quali i materiali hanno raggiunto la stratosfera da quelle nelle quali i materiali sono arrivati ai livelli più bassi, i ricercatori hanno esaminato gli isotopi di zolfo nei detriti delle eruzioni conservati nei ghiacci antartici. Piccolissime quantità di particelle dei materiali vulcanici presenti nella stratosfera possono, hanno spiegato, essere trascinate al suolo dalle correnti d'aria e conservarsi nella neve antartica.
24 gennaio 2007 link

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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perchè togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto ilmondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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