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2006: nuovi esperimenti sui mezzi di trasporto del futuro (aggiornato)

Tecnologia trasporti
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 09-09-2010 at 11:13 AM
Tecnologia applicata >> Tecnologia trasporti

Da Il Corriere della sera OnLine

Ricerche e primi test della Nasa e di una società anglo-australiana In volo a dieci volte la velocità del suono Tra 20 permetterà di volare dall'Australia all'Europa in due ore: non ha parti mobili e non ha bisogno di aggiunte di ossigeno

DAL NOSTRO INVIATO Dal sito Nasa.gov: esperimento di Pegasus
NEW YORK – Dall’Australia all’Europa in due ore. Fra vent’anni, o - almeno dal punto di vista tecnologico - anche prima, il volo ipersonico fino all’incredibile velocità di Mach 10, pari a circa 12.200 chilometri l’ora, si prepara a diventare realtà. Dopo il successo, spettacolare ma stranamente passato quasi sotto silenzio (a causa soprattutto del conflitto in Iraq), dei primi due voli sperimentali a velocità da 6,83 a 10 volte la velocità del suono, compiuti nel 2004 con il veicolo X-43A dalla NASA, la corsa riprende e sta accelerando. Un nuovo propulsore a getto senza parti in movimento, in grado di raggiungere secondo i calcoli dei progettisti i 7,6 Mach di velocità, 9.000 chilometri orari, si prepara a partire venerdì 24 marzo dal poligono di Woomera in Australia. Al progetto collaborano il laboratorio di ricerche spaziali dell’università del Queensland e l’industria aerospaziale britannica Qinetiq che ha progettato la sonda ipersonica denominata Hyshot-3 Scramjet. «Abbiamo verificato e ricontrollato ogni parte più volte», dice il professor Allan Paull, lo scienziato australiano che dirige le operazioni di lancio. «Abbiamo stretto una per una le viti e le abbiamo bloccate con una colla speciale lucidandole a specchio una per una, perché non ci siano problemi di surriscaldamento e di attrito. Abbiamo fatto tutto quello che era umanamente possibile, e anche mettendo in bilancio la possibilità sempre presente di malfunzionamento o imprevisti, abbiamo una ragionevole fiducia che il risultato, dopo l’insuccesso delle due precedenti missioni, questa volta sarà positivo».

SENZA TURBINE - Il propulsore Scramjet, a differenza di quelli usati dagli aerei a reazione, non ha bisogno per funzionare di una turbina e, al contrario dei motori a razzo tradizionali, non deve trasportare pesanti serbatoi di idrogeno liquido. Il principio su cui si basa la propulsione è di una semplicità assoluta perché la propulsione, una volta raggiunta una determinata velocità, avviene sfruttando il surriscaldamento dell’aria, che viene compressa e, per conseguenza del cosiddetto “effetto Venturi”, si incendia passando attraverso la strozzatura di un tubo a doppio tronco di cono. Così, una volta superata la soglia critica di 4 Mach (circa 1360 metri al secondo), l’accensione dell’idrogeno contenuto nell’atmosfera diventa automatica e alimenta in continuazione la spinta in avanti, la quale a sua volta permette al motore di aspirare più aria e di bruciare più idrogeno, aumentando radicalmente la velocità e senza bisogno di trasportare più nessun tipo di carburante. Prima di sfruttare le ovvie potenzialità di questi nuovi motori nell’aviazione militare e civile, restano da risolvere problemi di tecnologia, di avionica e forse soprattutto economico-commerciali di enorme difficoltà. Ma gli esperimenti australiani, come i voli sperimentali della NASA, stanno facendo da propellente a un processo che porterà forse, come è già in precedenza avvenuto con il passaggio dall’elica al motore a reazione, a una nuova generazione di aerei senza reattori e in grado di funzionare, per la maggior parte del volo, addirittura senza carburante.

SEI SECONDI - Il lancio di Woomera, se tutto andrà secondo i piani, permetterà all’aereo anglo-australiano Hyshot-3 senza pilota di salire, attaccato in cima a un razzo tradizionale, fino a 350 chilometri per precipitare quindi, dopo il distacco del serbatoio ormai vuoto, in caduta libera verso la Terra. Poi, non appena il velivolo ipersonico avrà raggiunto i 35.000 metri di quota, avrà inizio il test, con l’accensione automatica dell’idrogeno contenuto nell’aria spinta a forza all’interno del nuovo motore, che una volta raggiunti i 7,6 Mach (9.000 km/ora) per effetto della combustione e della forza di gravità continuerà la sua corsa sempre più veloce verso la Terra. Gli scienziati, per studiarlo, avranno a disposizione solo 6 secondi. Poi Hyshot-3, per effetto dell’aumento di temperatura e di velocità, si distruggerà. Ma per il direttore della missione anche questo effimero risultato sarà un grande successo. «Finora – spiega l’australiano professor Paull, che dirige l’esperimento – abbiamo potuto studiare solo il funzionamento del nuovo motore a terra, nella galleria del vento e per un tempo brevissimo, dell’ordine di millisecondi che ci ha appena permesso sì e no di vedere per un attimo il processo di combustione».

COSTI CONTENUTI - Con un costo di appena un milione e 400 mila euro, l’aereo anglo-australiano, rispetto alla molto più costosa ma anche più complessa missione americana, presenta il vantaggio dell’economicità e servirà, inoltre, come battistrada per il lancio di un secondo velivolo ipersonico progettato dall’Agenzia aerospaziale nipponica Jaxa, che è previsto fra quattro giorni. Poi sarà la volta degli australiani, che in giugno lanceranno il velivolo ipersonico militare sperimentale DSTO (Defence, Science and Technology Organization), dotato di un propulsore ad autoaccensione capace di raggiungere i 12.000 km/orari. I nuovi motori, una volta messa a punto la tecnologia necessaria, secondo gli esploratori del futuribile più visionari permetteranno di rendere insignificanti le distanze fisiche fra continenti, come già sta accadendo, per esempio, nella telefonia. Se la distanza fra l’Australia e l’Europa o fra l’America Latina e l’Europa dovesse ridursi, come qualcuno prevede, a voli ipersonici dell’ordine delle due o tre ore, le conseguenze economiche ma anche sociali sarebbero enormi. Ma le prime applicazioni si vedranno più probabilmente nel lancio dei satelliti e nella difesa, due settori dove gli Stati Uniti sono già in forte vantaggio. Lo dimostra del resto anche il successo del velivolo ipersonico senza pilota X-43 A della NASA (lunghezza m. 3,70; apertura alare m. 1,50; altezza 60 centimetri), che due anni fa è stato portato a 12.000 metri di quota da un bombardiere B – 52, poi lasciato planare nell’aria dove un razzo lo ha fatto salire a 33.500 metri e, infine, grazie ai due motori ipersonici montati sotto le ali, ha potuto volare da solo per oltre 1000 chilometri alla velocità di 11.000 chilometri orari, prima concludere l’esperimento inabissandosi dentro il Pacifico.

Renzo Cianfanelli, 25 marzo 2006


Allo studio aerei non dirottabili: Forse già in volo entro la fine del decennio
Controlli elettronici impedirebbero a eventuali terroristi di dirigere i velivoli verso obiettivi diversi da quelli previsti dalla rotta
Entro pochi anni potrebbero volare aerei non dirottabili. Questo lo scopo di un più vicino possibile alla realtà attraverso un ambizioso programma con finanziamenti da 35,8 milioni di euro lanciato nel febbraio 2004. Tra i partecipanti ci sono Airbus, EADS e BAE Systems, Thales e Siemens. La commissione europea ha contribuito con 19,5 milioni di euro. Omer Laviv di Athena GS3, società israeliana che fa parte del progetto. Il sistema potrebbe essere disponibile commercialmente intorno al 2010-2012.
Tra la strumentazione di un aereo non dirottabile c'è un sistema computerizzato disegnato per individuare i comportamenti sospetti dei passeggeri e un sistema per evitare collisioni che corregga la traiettoria del velivolo per evitare che si schianti contro un edificio o una montagna.
I ricercatori stanno anche indagando sulla possibilità -- probabilmente fra 15 anni -- di sviluppare un computer a bordo che possa guidare l'aereo automaticamente al più vicino aeroporto, in caso di dirottamento.
11 agosto 2006, dal sito del Corriere della Sera

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Ungrouped links

Qui si cercherà di seguire l'evoluzione della tecnologia applicata all'ambiente ed alla vita pratica di tutti i giorni. Inoltre, sono presenti anche informazioni legate alle ultime novità in ambito di ricerca sperimentale e legata all'attività di laboratori.

(e magari qualche piccola news generale su varie evoluzioni tecnologiche)





I 15 SITI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO
(La classifica di "The Observer")

Sito

Fondatore

Anno di fondazione e nazione

Utenti o pw

Che cos'è

   1 - eBay.com

Pierre Omydair

1995 - Usa

168 milioni

Aste e acquisti online

   2 - wikipedia.com

Jimmy Wales

2001 - Usa

9 milioni visite/giorno

Enciclopedia aperta online

   3 - napster.com

Shawn Fanning

1999 - Usa

500 mila iscritti paganti

Musica: file sharing

   4 - youtube.com

C. Hurely, S. Chen J. Karim

2005 - Usa

100 milioni video/giorno

Video: file sharing

   5 - blogger.com

Evan Williams

1999 - Usa

18,5 milioni di utenti unici

Blog: sistema pubblicazione

   6 - friendsreunited.com

Steve e Julie Pankhurst

1999 - Gb

15 milioni di utenti

Mette in contatto compagni di scuola

   7 - drudgereport.com

Matt Drudge

1994 - Usa

8-10 milioni pw al giorno

News e gossip

   8 - myspace.com

T. Anderson, C. DeWolfe

2003 - Usa

100 milioni di utenti

Community

   9 - amazon.com

Jeff Bezos

1994 -Usa

35 milioni di clienti

Vendita online di libri, cd, dvd

   10 - slashdot.org

Rob Maida

1997 - Usa

5,5 milioni utenti/mese

Tecnologia e forum

   11 - salon.com

David Talbot

1995 - Usa

2,5/3,5 milioni utenti/mese

Rivista online

   12 - craiglist.com

Craig Newmark

1995 - Usa

4 miliardi pw/mese

Rete di community forum online

   13 - google.com

Larry Page, Sergey Brin

1998 - Usa

Un miliardo di ricerche al giorno

Motore di ricerca

   14 - yahoo.com

David Filo, Jerry Young

1994 - Usa

400 milioni ricerche al giorno

Motore di ricerca

   15 - easyjet

S. Haji-Ioannou

1995 - Gb

30 milioni di viaggiatori

Linea aerea low cost





Motori di ricerca più specializzati e innovativi: Non esiste solo Google
Esistono altri mondi al di là di Mountain View
Uno sguardo alle piccole realtà che influenzeranno anche il mercato di massa

Negli ultimi anni, Google si è imposto come sinonimo di internet, diventando il punto di partenza di moltissimi internauti. Nonostante sia il brand più apprezzato, il servizio non è unico nel suo genere; altri motori di ricerca stanno proseguendo le sperimentazioni per rendere più sofisticato il meccanismo che fornisce i risultati. Maggiore è il numero di informazioni presente online, maggiore è la necessità di una ricerca puntuale, sistematica e contestualizzata. È questo il futuro immediato e le innovazioni tecnologiche che oggi sono limitate a servizi sconosciuti saranno diffuse anche alla vasta massa di utenti di Google.
DIMMI COSA CERCHI – In un articolo comparso sul sito Read Write Web, Nitin Karandikar, esperto di software e tecnologia, prova a delineare il futuro del mercato ed evidenzia le innovazioni più importanti che si stanno consolidando al di fuori di Google. Uno dei compiti più difficili che questi servizi sono chiamati a compiere riguarda la comprensione del contesto in cui sono presenti le parole chiave: un primo esempio è Hakia che distingue le domande dalle affermazioni e associa una certa importanza anche alle preposizioni, solitamente ritenute irrilevanti. L'obiettivo è quello di rendere questi sistemi di ricerca più precisi, come un'intelligenza artificiale. Del tutto diverso dal classico modello Google è Kartoo , un sistema che aggrega le informazioni suddividendole graficamente in aree tematiche ed evidenziando i temi più salienti.
DIMMI CHI SEI – Un altro modo per far emergere i risultati più importanti è l'analisi della rilevanza per ogni singolo individuo: Collarity impara dalle ricerche individuali e associa progressivamente i profili simili. Anche Google sta sperimentando questo sistema personalizzato, ma le preoccupazioni relative al trattamento dei dati personali sono ancora alte.
L'AGO NEL PAGLIAIO – Oltre ai motori di ricerca generalisti, che raccolgono e indicizzano tutta la conoscenza del web, esistono anche sistemi verticali che, a partire da una selezione di fonti ben definita, permettono di focalizzare su un particolare settore: è il caso di Simply Hired , rivolto al mercato del lavoro negli Stati Uniti, oppure delle ricerche tematiche integrate nei servizi web come Technorati per i blog, YouTube per i video o Flickr per le foto. La scelta del motore da usare è determinante e rivolgersi, quindi, a un sistema più specializzato può eliminare un gran numero di risultati superflui.
Marina Rossi
08 maggio 2007 LINK ARTICOLO





Il motore di ricerca punta a mettere sui siti bollini di avvertimento
Google svela le insidie di internet
Navigare in rete può essere pericoloso. Il 10% delle pagine web contiene software che potrebbero mettere fuori uso il Pc
NEW YORK (USA) - Dietro una pagina web su dieci si nasconde una minaccia alla sicurezza del proprio Pc. Parola di Google. E se lo dice il gigante delle ricerche in rete c'è da crederci. A dimostrare che non si tratta solo di supposizioni vi sono i dati emersi da un'approfondita analisi della rete condotta dalla società di Brin e Page.
LO STUDIO – Gli esperti di Mountain View hanno infatti esaminato miliardi di siti, osservando da vicino e in modo scientifico qualcosa come 4,5 milioni di pagine elettroniche: come riferisce BBC , circa 450 mila di queste ingannano l'internauta portandolo a siti pericolosi che nascondono spyware che si installano nel computer dell'utente a sua totale insaputa, mentre altre 700 mila pagine contengono esse stesse i codici malvagi che potrebbero compromettere i Pc. L'attenzione degli uomini di Google si è focalizzata soprattutto sui cosiddetti siti esca – sempre più diffusi – ovvero quelli da cui si attiva automaticamente l'installazione di programmi che vengono utilizzati per rubare o arrecare danni ai dati e alle informazioni contenute nelle macchine. La tecnica più comune utilizzata da chi progetta queste esche consiste nel proporre all'utente dei link a contenuti pornografici o protetti da copyright (software o news) "interessanti e gratuiti". Spesso i pericoli vengono anche nascosti nei banner o nei widgets (oggetti, icone presenti sullo schermo che possono essere toccati e manipolati dall'utente tramite mouse o comandi da tastiera), e comunque in quegli elementi che non sono controllati direttamente dal proprietario del sito.
COME PROTEGGERSI – L'idea di Google – che cercherà di disegnare la mappa della minaccia malware in rete – è quella di assegnare un bollino ai siti considerati potenzialmente pericolosi, in modo che gli utenti che utilizzano il motore di ricerca siano in grado di riconoscere immediatamente il pericolo e riducano così al minimo la possibilità di entrare in contatto con tali minacce. Un compito sicuramente non facile, che richiede una profonda conoscenza del web e dei suoi tranelli.
Alessandra Carboni
14 maggio 2007 link articolo



Novembre 2006
User generated content, ovvero i contenuti creati dagli utenti
della rete. Tre parole che stanno rivoluzionando internet
Ugc, il web venuto dal basso che adesso vale milioni di dollari
Siti come YouTube o MySpace acquistati dai big per cifre a sei zeri
di GAIA GIULIANI

ROMA - Il nome gliel'hanno dato solo nel 2005, ma si può dire tranquillamente che sia nato assieme al web. Guadagnando sempre più terreno. E' l'User generated content, e cioè tutto quello che circola in rete creato dagli utenti. Che stanno diventando i veri protagonisti del web, costringendo grandi società come Google, Microsoft e Yahoo a spendere milioni di dollari per adeguarsi alle loro esigenze. Milioni finiti quasi regolarmente sui conti bancari dei pionieri dell'Ugc, seguendo una specie di flusso circolare.
Secondo la definizione di Wikipedia, che del contributo degli internauti vive e si nutre, l'Ugc comprende tra i suoi elementi principali video digitali, fotografie, blogging e podcasting. In contrapposizione con quelli creati dalle società specializzate. Dimostrando sempre di più quanto il world wide web sia una struttura democratica, che si costruisce dal basso. Così come l'informazione: il grassroot journalism (il giornalismo dei non professionisti) è un altro aspetto dell'Ugc a cui si stanno adeguando molti media, prima fra tutti la Bbc che ha creato un ufficio apposito per ricevere e organizzare il materiale inviato dagli internauti, sempre più scaltri nel realizzare inchieste giornalistiche.
Volendo semplificare, si può dividere l'Ugc in contributi finalizzati all'intrattenimento e altri destinati all'informazione. Tra i due, l'intrattenimento è quello che ha ottenuto il successo più immediato. L'informazione, forse, più risonanza. Ma la gara milionaria per accaparrarsi i primi Ugc scattata tra i big ha avuto come protagonisti principali i contenuti destinati allo svago. Un esempio tra tutti è quello di Youtube, ottavo tra i siti più visitati dal mondo. La classifica è opera di Alexa.com, motore di ricerca specializzato nel ranking dei siti internet - acquistato da Amazon nel '99 dopo che aveva avuto più di 10 milioni di contatti - che mette al primo posto Yahoo, Google e Microsoft, seguite a breve distanza da una serie di siti frutto dell'Ugc.
In tutti i primi tre si riflette il successo dei contenuti creati dagli internauti: per accaparrarsi Youtube, sono scese in campo Yahoo e Google, mentre Microsoft elaborava una controffensiva. Google se l'è portato a casa grazie ad un corposo assegno con i soliti sei zeri finali, sicuro che il sito sarebbe rimasto tra i più popolari. E i casi di Lonelygirl, la ragazzina che ha fatto incuriosire milioni di naviganti internettiani sulla sua identità, scomodando firme giornalistiche di quotidiani d'eccezione, o quello di Brooke Brodack, ingaggiata da uno show televisivo dopo che un talent scout l'aveva notata nei suoi video-parodia, lo confermano.
E solo per citare casi relativi allo spettacolo. Quelli su questioni di cronaca come il pestaggio compiuto dalla polizia di Los Angeles ai danni dell'afroamericano William Cardenas - che l'ha fatto rimbalzare sui media di tutto il mondo portando all'incriminazione degli agenti - o degli episodi di bullismo nell scuole italiane, lo suggellano definitivamente. Yahoo, rimasta a bocca asciutta, ha subito replicato creando The9, televisione online specializzata nella segnalazione di siti e video amatoriali. Incentivando gli utenti a inviarne il più possibile con il concorso "Yahoo Talent Show", che mette in palio per il vincitore un assegno di 50mila dollari. E Microsoft? L'azienda di Bill Gates ha risposto con Soapbox che, secondo stime interne alla società, sarebbe stato visitato da circa 11 milioni di persone.
Ma se le "major" del web acquistano i bocconi più ambiti, l'Ugc non si arrende e propone esperimenti autoprodotti come la Neave tv che raccoglie una sorta di "best of" dei video presenti in rete. E questo solo per rimanere alle immagini. Perché per quanto riguarda la musica ci sono esempi clamorosi come quello degli Arctic Monkeys, gruppo rivelazione inglese, in testa alle classifiche britanniche per mesi. O quello eclatante di Lili Allen, autrice del tormentone "Smile", scovata su MySpace, subito incoronata regina delle hit parade.
E c'è spazio anche per chi si diletta con la penna. Julie Powell, segretaria newyorkese è stata contesa da diverse case editrici specializzate dopo che le ricette che la signora postava sul suo blog avevano attirato miriadi di curiosi. Risultato: la pubblicazione di un libro. Lo stesso è accaduto a Riverberd, pseudonimo che cela l'identità di una ragazza di Bagdad che scriveva regolarmente report sulla sua città all'interno del suo blog. Dopo la pubblicazione del libro s'è ritrovata in corsa per uno dei premi letterari più prestigiosi d'Inghilterra.
Se poi non si rincorre la fama, ma ci si limita a cercare una nicchia personale sul web dove comunicare con gli amici, conoscerne di nuovi o scambiare materiale di vario tipo, ecco i siti specializzati nell'ospitare i contenuti personali. MySpace (sesto nella classifica di Alexa.com) è l'esempio per eccellenza: dopo il suo l'incredibile - e inaspettato a sentire gli ideatori, successo - è stato comprato per 580 milioni di dollari dal magnate dell'editoria Rupert Murdoch. Stessa sorte seguita da Flickr, sito che ospita gli album fotografici degli internauti, acquistato per milioni da Yahoo. Che ha comprato anche Del.icio.us, sito di social bookmarking, al 138° posto nella classifica. E la lista potrebbe continuare con Wikipedia, scritta da appassionati del piacere enciclopedico, o Technocrati (339esimo posto), il più grande collettore di blog del mondo. E c'è anche l'Imdb, (numero 35), eccezionale motore di ricerca cinematografico le cui recensioni sono frutto esclusivo della collaborazione dei suoi lettori.

(1. continua)
(28 novembre 2006) dal sito online di repubblica



Da alcuni giorni irraggiungibili alcuni siti, si naviga a singhiozzo: Interessati i principali operatori.
Ecco perché accade. Come agire

In ginocchio l'internet italiana: tutta colpa dei virus sui computer. E la Telecom mette a disposizione il numero 19122 per l'assistenza
di ALESSANDRO LONGO
ROMA - L'internet italiana è in ginocchio: sono giorni di malcontento, di proteste che affollano forum e gruppi di discussione. Problemi a navigare sui siti, pagine che non si aprono o lo fanno dopo minuti di attesa. Decine di tentativi prima di inviare una e-mail. Il tutto sembra avvenire ovunque in Italia e con i principali operatori. "È vero, ma non è colpa nostra: la causa è un'epidemia di malware, spyware e adware che sta colpendo i server Dns di tutti gli operatori", dicono da Telecom Italia. Tradotto: molti utenti hanno computer infetti da file cattivi, parenti dei virus informatici: spyware e adware, appunto. File che generano traffico all'insaputa degli stessi utenti, aprendo connessioni con altri computer, inviando e-mail. Lo fanno di solito a scopi di marketing, per monitorare le abitudini di navigazione degli utenti o per inondarli di pubblicità. In questo moto, intasano con un surplus di richieste i server Dns degli operatori.
I Dns sono come le rubriche telefoniche del web. I computer le consultano ogni volta che l'utente digita l'indirizzo di un sito web su un browser o usa un altro servizio internet basato su un nome a dominio, come la posta elettronica. I Dns danno al computer la direzione giusta per raggiungere il computer che può fornire quel servizio, in base al nome a dominio digitato (per esempio si raggiunge così il computer dove è collocato il sito web richiesto). Ma se ci sono troppi computer che vogliono consultare queste rubriche, perché manipolati da spyware e adware, è ovvio che il traffico sul web diventa come sulle autostrade durante l'esodo di agosto: a rilento, a passo d'uomo o proprio bloccato.
Per citare solo le proteste di ieri e di oggi: "E' il quarto giorno che l'Adsl è collassata. Per mandare un e-mail occorrono 20 tentativi e tutto il resto è fermo come un sasso. Il problema interessa un intero Paese e perfino le banche hanno problemi con le linee dati", scrive su un gruppo di discussione un utente umbro. "Da qualche giorno fatico a navigare, due volte su tre non apre le pagine e anche la posta ha problemi", aggiunge Andrea S. "Sembra un problema nazionale perché ho lo stesso a Napoli", conferma un utente che si firma Samanta. "Da un paio di giorni ho enormi problemi con la connessione... a volte lentissima, a volte non apre neppure i siti più comuni (Google)", scrive un utente da Genova.
La cosa sta dando parecchio fastidio, quindi, a utenti e aziende. "Siamo già intervenuti con contromisure sui nostri server, ma potrebbero esserci ancora problemi in alcune zone", dicono da Telecom. È ancora allarme, quindi, tanto che Telecom ha reso disponibile un numero di assistenza tecnico dedicato: 19122.
Eppure, come spiega la stessa Telecom, la soluzione è a portata di mano: basta riconfigurare le opzioni Dns sul proprio computer. Facile, anche se l'utente comune non lo sa. Su Windows, bisogna cliccare su Start/Impostazioni/Pannello di Controllo e poi entrare in Connessioni di rete. Qui cliccare con il tasto destro sul nome della connessione in uso, poi su Proprietà (dal menu che appare) e, nella nuova finestra, selezionare Protocollo Internet (TCP/IP) e clic su Proprietà. Il consiglio è attivare l'opzione Utilizza i seguenti indirizzi server DNS. Telecom consiglia di compilare questi spazi con i numeretti 212.216.112.112 (DNS primario) e 212.216.172.62 (DNS secondario).
C'è però un'alternativa, che sta diventando in voga tra gli utenti più esperti: usare Open Dns (http://www.opendns.com). A differenza degli altri Dns, quelli Open non sono gestiti da nessun operatore in particolare ma sono distribuiti sul territorio e hanno anche funzioni aggiuntive: avvisano se l'utente è finito su un sito-truffa. Per usare gli Open Dns bisogna compilare quei campi con questi numeri: 208.67.222.222 (DNS primario) e 208.67.220.220 (DNS secondario). Così ci si emancipa dai problemi che a periodi possono colpire i Dns italiani.
Infine, il consiglio è di fare una scansione con software antispyware gratuiti (per esempio Adaware). Serve a ripulire il proprio computer dall'eventuale presenza di quei file cattivi e accertarsi così di non essere parte in causa del problema che sta paralizzando l'Internet italiana.
(12 dicembre 2006) dal sito di Repubblica online
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