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14.04.2006L’idea che la superficie della Luna – durante la lunga vita del satellite – sia stata colpita da meteoriti non è certo nuova per gli astronomi: i crateri ben visibili anche a occhio nudo ne sono una evidente testimonianza. Ma i nuovi dati raccolti analizzando i campioni di roccia riportati sulla Terra dalle missioni Apollo parlano di una “pioggia” estremamente intensa durata circa 100 milioni di anni e lontana da noi circa 3,9 miliardi di anni. È questo in estrema sintesi ciò che si evince leggendo un articolo pubblicato su “Geochimica e Cosmochimica Acta”, rivista dell’International Meteoritical Society a firma di Marc Norman, dell’Australian National University e di Robert Duncan e John Huard della Oregon State University. L’importante risultato è stato ricavato dall’analisi di frammenti di roccia fusa: le tecniche radiometriche infatti hanno confermato che si tratterebbe di fusioni dovute allo sviluppo di un intensissimo calore seguito all’impatto di meteoriti. Ciò che appare più misterioso e affascinate di questo studio è che tali fusioni si sono verificate tra 3,8 e 4 miliardi di anni fa, un’epoca coincidente grosso modo con l’inizio della vita sulla Terra. Tale circostanza deporrebbe così a favore dell’ipotesi che le stesse meteoriti possano aver portato i primi germi di vita sul nostro pianeta.© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
2005: impatto sulla Luna di un piccolo asteroide E' la più dettagliata registrazione diretta di un impatto cosmico sulla Luna. Esplosione lunare per un sasso cosmico Vista e fotografata da astronomi del Marshall Space Flight Center. Il masso apparteneva allo sciame di corpi celesti delle «Tauridi»
HUNTSVILLE (ALABAMA) - Quando succede sulla Terra vediamo un bagliore luminoso sfrecciare nel cielo e sentiamo un sibilo che si conclude con una fragorosa esplosione in aria, quasi come un fuoco d’artificio. Gli astronomi dicono che è caduto un «bolide», ma in realtà si tratta di un piccolo sasso cosmico che si è tuffato nell’atmosfera, arroventandosi e consumandosi fino alla completa disintegrazione. Raramente qua lche frammento solido arriva a toccare il suolo sotto forma di meteorite. Sulla Luna è stato tutto diverso. Non essendoci atmosfera, il sasso è caduto veloce, invisibile e silenzioso. All’impatto col suolo lunare è esploso con violenza, generando un potente lampo di luce e scagliando frammenti di terreno tutto intorno, ma senza alcun fragore. Il flash è stato così intenso da essere visto, a ben 350 mila chilometri di distanza, da Rob Suggs e Wes Swift, due astronomi del Marshall Space Flight Center diHuntsville (Alabama) che proprio il giorno prima avevano finito di costruire un piccolo telescopio dotato di una telecamera per studiare gli impatti dei frammenti di materiale cosmico con la Luna. E, colmo della fortuna, proprio alla prima notte di osservazione, quando pensavano di fare una semplice prova del nuovo strumento, ecco apparire l’imprevisto lampo. E’ successo il 7 novembre del 2005, ma solo in questi giorni i due ricercatori hanno pubblicato un resoconto dell’evento, che rappresenta la più dettagliata registrazione diretta di un impatto cosmico sulla Luna. Anche il luogo dell’evento è stato determinato con grande precisione: 35°,5 di latitudine Nord e 42°,1 di Longitudine Ovest, che sulla carta lunare corrisponde a una località del grigio Mare Imbrium (il Mare delle Piogge). Quanto al piccolo frammento di roccia, considerata la sua traiettoria e la data di arrivo, esso dovrebbe appartenere a uno sciame di corpi cosmici che ogni anno incrociano lo spazio fra la Terra e la Luna tra la fine di ottobre e i primi di novembre e che vengono chiamati Tauridi a causa della loro apparente provenienza dalla costellazione del Toro. Negli anni passati alcuni osservatori avevano segnalato analoghi lampi sulla superficie lunare, ma c’era il dubbio che si trattasse di proiezioni sulla superficie del nostro satellite naturale di fenomeni luminosi avvenuti in realtà nella nostra atmosfera. L’evento registrato dagli astronomi americani appare inequivocabilmente autentico e rappresenta l’inizio di una indagine sistematica volta a studiare la dinamica degli impatti lunari e delle loro conseguenze. Alcuni studiosi pensano, infatti, che fenomeni del genere possano sollevare e lasciare in sospensione le sottili particelle esistenti nel suolo lunare, creando una sorta di tempeste di polveri, agitate non certo dai venti (inesistenti sulla Luna), ma dall’elettricità statica e dalle forti escursioni termiche. Insomma, una ‘meteorologia lunare’ tutta da approfondire, in vista del ritorno dell’uomo e della costruzione dei primi avamposti abitati sul nostro satellite naturale.Franco Foresta Martin, 27 dicembre 2005, da Il Corriere della Sera online
Si ritiene che la Luna si sia formata tra 30 e 50 milioni di anni dopo la nascita del Sole, dopo che i nostri pianeti rocciosi cominciarono a prendere forma Una Luna fuori dal comune
Nuove osservazioni del telescopio spaziale Spitzer della NASA suggeriscono che i satelliti naturali come la Luna, formatisi in seguito a una tremenda collisione, potrebbero essere rari nell’universo ed emergere al massimo nel 5-10 per cento dei sistemi planetari. "Quando una luna si forma in seguito a una collisione violenta, la polvere dovrebbe essere proiettata ovunque," ha spiegato Nadya Gorlova dell’Università della Florida a Gainesville, prima firmataria del resoconto apparso sull’ultimo numero della rivista “Astrophysical Journal”.Perciò, se ci fossero molte lune in fase di formazione, vedremmo una grande quantità di polvere intorno a molte stelle, ma così non è." Secondo gli attuali modelli, si ritiene che la Luna si sia formata tra 30 e 50 milioni di anni dopo la nascita del Sole, dopo che i nostri pianeti rocciosi cominciarono a prendere forma. Sempre secondo la teoria, una enorme massa paragonabile a quella di Marte si sarebbe scontrata con la Terra, strappando un pezzo del suo mantello. Alcuni dei frammenti risultanti cominciarono a orbitare intorno al nostro pianeta, e infine diedero luogo alla Luna come la conosciamo oggi in seguito a un processo di coalescenza.Le altre lune nel sistema solare si formarono simultaneamente al loro pianeta o furono catturate dalla loro gravità. La Gorlova e colleghi hanno cercato i segni di polvere di simili impatti intorno a circa 400 stelle che hanno circa 30 milioni di anni, cioè a circa l’età che aveva il Sole quando si formò la Luna. Si è così trovato che solo una delle 400 stelle è immersa in una simile polvere. Considerato il tempo per il quale tale polvere dovrebbe rimanere presente e gli intervalli di età durante i quali potrebbero avvenire le collusioni, gli scienziati hanno calcolato che la probabilità che un sistema planetario dia luogo a una luna come la nostra è al massimo del 10 per cento. (fc)(26 novembre 2007) Le Scienze S.p.A.
A caccia dell'origine della Luna: 2 sonde della Nasa sulle tracce degli asteroidi theia (chi avrà ragione?)
Una coppia di questi piccoli pianeti potrebbe aver formato l'oggetto cosmico che, scontratosi con la Terra, diede origine al nostro satellite naturaleLo chiamano “Pianeta Theia” e la coppia delle sonde Stereo della Nasa sta puntando i suoi obiettivi per cercarlo. «E’ solo un’ipotesi - precisano Edward Belbruno e Richard Gott, teorici dell’Università americana di Princeton – ma da verificare». E’ un’interessante idea, infatti, e se fosse vera, e presto lo sapremo, completerebbe l’intrigante questione del come si è formata la Luna. Ora la spiegazione più accreditata è che sia nata come conseguenza dello scontro di un corpo della taglia di Marte schiantatosi sulla superficie terrestre sollevando un’imponente nuvola di materia poi coagulatasi formando la Luna che vediamo. Le indagini sulla sua natura, infatti, dimostrerebbero il miscuglio di materia dei due corpi. Ma da dove è arrivato l’imponente bolide cosmico che ci è caduto addosso?L'ORIGINE DELLA CORSA CONTO LA TERRA - L’ipotesi di Belbruno e Gott è che provenga da qualcuno dei cinque punti di Lagrange nello spazio circostante la Terra, la Luna e il Sole, dove le forze di gravità creano delle zone neutre nelle quali un veicolo spaziale o un pianetino possono sostare indisturbati. Gli scienziati pensano che i piccoli corpi presenti in almeno due di questi punti (L4-L5) si siano fusi creando un pianeta più consistente analogo appunto a Marte. E poi per interferenze cosmiche avrebbe iniziato la sua corsa scontrandosi con il nostro pianeta. Ora la coppia delle sonde Stereo guarderà appunto in L4 e L5 cercando quelli che sono stati battezzati “Theiasteroid”. Se li troveranno l’ipotesi dei due studiosi sarà rafforzata. Se non sarà così dovranno inventarsi un’altra soluzione.Giovanni Caprara, 10 aprile 2009
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