Un interessante sito astronomico in cui è possibile trovare il significato su molti termini usati in tale ambito.
ROMA - Ricostruita al computer la carambola di collisioni e rimbalzi di piccoli corpi rocciosi che, quando il Sistema Solare era giovanissimo, ha dato origine alla Terra e ai pianeti piu' interni, come Marte, Venere e Mercurio. La simulazione, i cui risultati sono pubblicati questa settimana su Nature, e' il risultato di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell'universita' della California di Santa Cruz (UCSC). La simulazione al computer, coordinata da Erik Asphaug, docente di Scienze della Terra presso l'UCSC, ha mostrato le immagini di un Sistema Solare primordiale, in cui gli embrioni dei pianeti si sono urtati come palle da biliardo. Da queste collisioni a volte si sono formati pianeti piu' grandi, ma spesso questi oggetti rocciosi sono rimasti privi di parti di crosta, tanto da diventare ancora piu' piccoli e producendo scie di meteoriti e asteroidi. Questo susseguirsi di corse e urti fra planetesimi, cioe' oggetti rocciosi di varia grandezza che hanno dato origine a pianeti e asteroidi, e' durato circa 10 milioni di anni. La teoria delle collisioni gia' era nota, si pensa infatti che i pianeti si siano creati a partire dalla nube di gas e polveri, dapprima il materiale si aggrego' in corpi del diametro di qualche chilometro, e quindi questi si sono uniti tramite impatti per formare i pianeti. L'attenzione dei ricercatori pero' ora si e' rivolta all'effetto che queste collisioni hanno avuto sui corpi piu' piccoli coinvolti negli urti. Quando questi corpi si sono scontrati, secondo gli esperti, non sempre si sono fusi e inoltre quando un corpo massiccio urta uno piu' piccolo, o semplicemente si avvicina ad esso, lo spinge a drastici cambiamenti fisici, dovuti all'influenza della sua forza di gravita'. ''Circa la meta' delle volte - ha spiegato Asphaug - il pianeta piu' piccolo che e' stato colpito, ha colpito a sua volta un altro corpo e ha perso cosi' parte dell'atmosfera, della crosta e del mantello''. Questa nuova prospettiva, secondo gli studiosi, potrebbe chiarire anche molte proprieta' dei corpi che formano il Sistema Solare. I resti di questi impatti sono infatti dovunque: sotto forma di asteroidi e meteoriti, e quando questi attraversano l'atmosfera terrestre li possiamo trovare anche sul nostro pianeta. Secondo Asphaug anche le caratteristiche di Mercurio possono derivare proprio da questi urti, nel corso dei quali il pianeta avrebbe ''perso molti strati esterni'' lasciandolo ''con un nucleo relativamente grande'' a fronte di una piccolo spessore sia della crosta sia del mantello. Inoltre la forza di gravita' che gli oggetti piu' grandi esercitano su quelli piu' piccoli durante un urto o un semplice avvicinamento ha un effetto di decompressione che, per gli esperti puo' essere esplosivo. Puo' portare, ad esempio, alla formazione di diverse sostanze gassose. E proprio questo, secondo i ricercatori, sarebbe il motivo per il quale gli oggetti che popolano la fascia di asteroidi che si trova fra Marte e Giove presentano tipologie differenti sia dal punto di vista fisico che nei componenti chimici. © Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 11/01/2006 19:07
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