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2006: Tifoni, tsunami e alluvioni, previsti per i prossimi decenni (anche i Giapponesi scendono in campo per le previsioni a lunghissimo periodo) |
![Previsioni a lungo periodo]() |
| Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 11-03-2009 at 3:11 PM |
| Modelli e previsioni future >> Previsioni a lungo periodo |
da La Repubblica OnLineUn progetto nipponico, da 26 milioni di dollari all'annoTOKYO - Difficile prevedere cosa succederà al clima del nostro pianeta tra 300 anni? Forse, ma non impossibile. Soprattutto se, come ha reso noto il ministro giapponese dell'educazione, si usa il secondo computer più veloce del mondo. Che verrà messo al lavoro per predire uragani, siccità, tempeste, insomma tutto quanto possa essere messo in relazione con il riscaldamento del pianeta Terra per i prossimi 30 anni. Primo step di una ricerca più ambiziosa che intende allargare le previsioni ad un range di 300 anni.Per il progetto, che ha come data d'inizio la primavera del prossimo anno, lo stato giapponese dovrà presumibilmente sborsare la cifra di 26 milioni di dollari l'anno, almeno secondo quanto stimato da scienziati e autorità nipponiche.I vantaggi delle previsioni? Individuare le zone a rischio di piogge alluvionali, nevicate abbondanti, tsunami, siccità che possano compromettere i raccolti. "Una volta mappate le aree in questione - che potranno essere circoscritte con una precisione di 3 chilometri quadrati - saremo in grado di avvertire i governi a cui appartengono affinché possano mettere in atto le contromisure necessarie con largo anticipo", spiega Tomonori Otake, portavoce del bureau del ministero dell'educazione che si occupa di tematiche ambientali.I circuiti del gioiellino informatico che si occuperà di elaborare e intersecare i dati di correnti oceaniche, pressioni atmosferiche, temperature di mari e venti, naturalmente su lunghissimo termine, sono quelli dell' Earth Simulator, collocato nell'unica costruzione in grado di ospitarlo: un gigantesco edificio a forma di hangar di Yokohama. Il computer infatti occupa più o meno lo spazio di quattro campi da tennis. Nato nel 2002, ha mantenuto il primato di più veloce del mondo fino a due anni fa, quando la Ibm ha messo a punto il Blue Gene, che gli ha sottratto il titolo.Il collega nipponico resta comunque un asso della computazione, giustificando i 350 milioni di dollari necessari alla sua messa a punto: la sua velocità di calcolo infatti è pari a 35,6 migliaia di miliardi di operazioni. Al secondo. Le aspettative sono alte, fanno sapere dal Giappone, ma "attenzione a programmare un pic nic per il 2036: le nostre previsioni - precisa Otake - sono solo dei trend, e come per il meteo delle news, non possiamo fornire una sicurezza del 100%".(19 luglio 2006)
2007-07-30: Effetto serra aumenta uragani Aumentati del doppio dopo innalzamento un grado temperatura
(ANSA)- LONDRA, Il numero crescente e la forza di uragani e tempeste tropicali che battono l'oceano Atlantico e' conseguenza del riscaldamento globale.A sostenerlo sono due scienziati del Centro nazionale statunitense per la ricerca atmosferica, Greg Holland e Peter Webster: "tra il 1995 e il 2005, il loro numero e' raddoppiato: quindici, di cui otto uragani e sette tempeste tropicali. E, nello stesso arco di tempo, la temperatura di superficie nel nord dell'Atlantico e' aumentata di 0.7 gradi".
2007, Un Atlantico sempre più burrascoso L’ultimo periodo, che va dal 1995 al 2005, ha visto ben 15 eventi all’anno, di cui 8 sono stati uragani e sette tempeste tropicali
Il numero di uragani atlantici che si verificano ogni anno è praticamente raddoppiato rispetto a un secolo fa: è quanto emerge dalle statistiche del National Center for Atmospheric Research (NCAR) degli Stati Uniti.Secondo lo studio, apparso sulla rivista “Philosophical Transactions of the Royal Society of London” e firmato da Greg Holland e da Peter Webster del Georgia Institute of Technology, la superficie del mare più calda e l’alterazione dei movimenti delle masse d’aria alimentate dal cambiamento climatico in atto sono all’origine del preoccupante fenomeno."Questi numeri sono una forte indicazione che i cambiamenti climatici rappresentano un fattore importante nell’incremento degli uragani atlantici”, ha spiegato Holland.L’analisi ha identificato tre diversi periodi a partire dal 1900 separati da altrettante fasi di transizione, durante le quali il numero medio è aumentato drasticamente fino a raggiungere un valore più elevato che è rimasto relativamente stabile nel periodo successivo.Il primo periodo, che va dal 1900 al 1930, ha visto una media di sei cicloni tropicali dell’Atlantico, quattro dei quali erano catalogati come uragani e due come tempeste tropicali. Dal 1930 al 1940, la media annuale è arrivata a 10, suddivisi equamente tra uragani e tempeste tropicali. L’ultimo periodo, che va dal 1995 al 2005, ha visto ben 15 eventi all’anno, di cui 8 sono stati uragani e sette tempeste tropicali.Quest’ultimo periodo, inoltre, non si è ancora stabilizzato, il che significa che la stagione degli uragani potrebbe essere ancora più attiva in futuro. Secondo Holland e Webster, tuttavia, non è possibile in questo momento prevedere il livello a cui la frequenza e l’intensità degli eventi possa stabilizzarsi. (fc)(30 luglio 2007) Le Scienze S.p.A
Già oggi negli Stati Uniti i danni provocati ogni anno da tornado e uragani, cicloni tropicali esclusi, ammontano a oltre due miliardi di dollari e provocano più di 100 vittime Un futuro tempestoso
Se le emissioni di gas serra continueranno secondo quanto prospettato dai più accreditati scenari previsionali, la frequenza degli eventi meteorologici avversi che negli Stati Uniti si concretizzano sotto forma di uragani, tornado e tempeste di grandine è destinata ad aumentare del 100 per cento entro la fine del secolo.È questa la previsione di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Purdue University, del National Severe Storms Laboratory della National Oceanic and Atmospheric Administration e del Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics di Trieste. Particolarmente colpite da questo tipo di fenomeni sarebbero le regioni orientali e meridionali del paese, comprese le aree di grandi città come New York e Atlanta.Per avere un'idea delle dimensioni del problema, i ricercatori fanno un confronto fra la media annuale dei danni prodotti fra il 2000 e il 2004 da uragani e tornado negli Stati Uniti, che è stata pari a 2,1 miliardi di dollari, con 108 morti e 1463 feriti, con quella relativa ai cicloni tropicali che ha toccato i 5,5 miliardi di dollari con 25 morti e 285 feriti. Ai danni provocati dal primo tipo di eventi meteorologici estremi andrebbe peraltro aggiunto il costo legato alle conseguenze delle possibili alluvioni che potrebbero seguire alle intense e violente piogge portate dagli uragani.Gli autori dello studio, pubblicato sull'ultimo numero dei Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), hanno utilizzato modelli climatologici globali e modelli regionali ad alta risoluzione per esaminare se la formazione di imponenti uragani possa essere influenzata da un aumento delle concentrazioni di gas serra antropogenici. In tal modo hanno individuato due parametri particolarmente sensibili rappresentati dall'energia dell'uragano e dalla forza di taglio dei venti. Prendendo quindi come riferimento le stime dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) - secondo il quale le temperature medie globali potrebbero salire di 2-6° C - i ricercatori hanno calcolato il numero di giorni in cui potrebbero verificarsi condizioni meteorologiche tali da favorire la formazione di forti uragani, riscontrando un forte aumento di tale valore. (gg)(05 dicembre 2007) Le Scienze S.p.A.
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