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22-04-2007 da La Repubblica
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Il fatturato annuo della pesca ufficiale di vongole in Laguna è di 100 milioni di euro con 30mila tonnellate di molluschi raccolti. Sono decine e decine di migliaia le tonnellate di vongole pescate abusivamente
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Come i contrabbandieri di sigarette di una volta, usano motoscafi con motori potentissimi che lanciano nella notte a 40 nodi di velocità
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E' il BSO: battello di servizio operativo. E' un incrocio fra un gommone e un motoscafo «Con questo raggiungiamo dappertutto i vongolari» spiega Alberto Catone (a destra) comandante del reparto Aeronavale della Finanza
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I frutti di mare arrivano nelle pescherie con timbri, certificati sanitari e documenti di accompagnamento falsificati
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Davanti agli stabilimenti in una notte ogni pescatore può tirare su molluschi per 10/15mila euro
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Nei canali industriali di Porto Marghera il livello di tossicità è 45 volte superiore ai limiti
Chioggia, così i pescatori di frodo intossicano le nostre tavole
DAL NOSTRO INVIATO ATTILIO BOLZONI
CHIOGGIA — II pescatore punta sicuro verso la secca. Getta l'ancora davanti al canale dove le industrie chimiche rovesciano i loro scarichi, si guarda intorno. E poi avvisa: «Adesso facciamo la giostra». Mette in acqua il motore incastrato su un'asta di ferro, l'elica comincia a mulinare, scava sul fondo sabbioso e strappa via tutto quello che c'è. La barca gira su se stessa sollevando una melma schiumosa. E' questa la giostra. Il pescatore cala una gabbia in mare e tira su le prime vongole. Sono spesse, gonfie dell'acqua calda di Porto Marghera.
In meno di dieci minuti ne pesca quaranta chili. Dopo sei ore ne porta via due, tre e forse anche quattro tonnellate. Tutte tossiche. Cariche di diossina, di olii per il raffreddamento dei trasformatori elettrici, di pesticidi. Fra un paio di giorni gli italiani le troveranno in pescheria. Con tanto di marchio di provenienza. Falso. Con tanto di documento fiscale per il trasporto. Falso. Con tanto di certificato sanitario. Falso. Con tanti saluti dai banditi della Laguna.
Ogni notte che c'è bassa marea fanno razzia. A Fusina, a Valle Millecampi, nell'acqua morta di Porto Marghera. E lì buttano giù le loro gabbiere draghe vibranti, i rastrelli rotanti, le turbo soffianti, gigantesche pompe idrauliche. E' la grande caccia alle vongole al veleno, migliaia di tonnellate smerciate a Milano, aRoma, a Napoli, a Genova, fino in Sicilia. Un fatturato illegale di centinaia di milioni di euro che poi sparisce nei casino della Slovenia o del Montenegro, in alberghi e beauty farm sulle Dolomiti, in villaggi turistici in Thailandia.
Un racket che fa arricchire pochi e appesta tanti. E' una ciurma di farabutti quella che si spinge nelle zone proibite fra Chioggia e Pellestrina per catturare quelle più grosse, le più contaminate. E' spaventosa la loro tossicità. «Le condizioni generali della laguna sono abbastanza buone ma sono pessime vicino ai canali industriali dove, purtroppo, molti vanno a pescare abusivamente», spiega Stefano Raccanelli, responsabile del laboratorio del «Consorzio interu-niversitario nazionale la Chimica per l'Ambiente», un esperto che ha fatto da consulente al pm Felice Casson nello storico processo per gli operai di Porto Marghera decimati dal cancro. Racconta Raccanelli: «La regione Veneto ha fissato dei limiti di tossicità, dai nostri campioni raccolti nelle acque vicino ai canali industriali abbiamo riscontrato valori anche 45 volte superiori a quei limiti».
Significa che per non esporsi a un rischio troppo elevato—secondo i parametri stabiliti dall'Organismo mondiale della Sanità—un uomo che pesa 70 chilogrammi non dovrebbe mangiare in una giornata più di 14 grammi di quelle vongole. Per dare un'idèa, in un antipasto ne vengono servite dai 60 ai 100 grammi. Precisa ancora il chimico: «E' vero che le vongole non sono cibo di ogni giorno ma queste sostanze tossiche vanno a sommarsi a tutte le altre presenti solo nel 2006 ne hanno denunciati quasi trecento. Dal 2004 ne hanno arrestati più di cento. Tutti accusati di danneggiamento ambientale. Pagano una multa, lanette dopo sono ancora alla Fossa della Magra o a Porto Marghera a depredare il mare, li restano in galera qualche mese solo quando finiscono imbrigliati — e ormai avviene sempre più di frequente — in un'indagine per associazione a delinquere. Quando fanno cosca. Pescatori di frodo e grossisti e presidenti di cooperative ittiche tutti insieme, tutti a trafficare con le vongole. Qualche mese fa i carabinieri di Venezia ne hanno presi sei che in poche settimane ne avevano vendute 187 mila chili, poco più di un milione e mezzo di euro l'incasso cash.
C'è chi le pesca anche nelle acque vietate e poi le riversa nei recinti regolari, allevamenti di aziende «amiche» che ne attestano la lecita provenienza. Un ettaro di Laguna che può produrre al massimo qualche quintale l'anno, così ne sforna decine di tonnellate. Carte contraffatte. Come quelle trovate anche in alcuni centri di depurazione, vongole piene di «octadiossine» e «octafuranici» le hanno fatte diventare pulite con certificati di Asl taroccati. «E' un business che fa far soldi come la droga, quelli non sono pescatori ma criminali», accusa Guglielmo Donadello, responsabile di LegaAmbiente per l'agricoltura e gli allevamenti ittici. Lancia la sua provocazione: «Sono contro la violenza ma dovrebbero minare le zone dove vanno a pescare illegalmente». E la sua proposta: «Alzare sbarramenti in mezzo al mare, rafforzare la sorveglianza, creare un'unità speciale per la vigilanza della Laguna».
Hanno compari dappertutto i vongolari di Chioggia. Dalla fine dell'anno scorso però si sono fatti più guardinghi. Prelevano le loro dieci o venti tonnellate a notte e poi le sbarcano a terra, da qualche parte sulla «Romea», la statale che dal Veneto scende verso la Romagna. I furgoni sono già lì. Caricano e partono. La mattina dopo la vongola al veleno è servita sui piatti degli italiani.
Arraffano tutto quello che trovano in fondo al mare, accumulano ricchezze ragguardevoli. Si dice che uno di loro abbia comprato «un monte intero» vicino a Cortina. Di un altro raccontano dei suoi nuovi soci, appena arrivati dalla Calabria. Di un terzo si sussurra che abbia intestato tutti i suoi avere a prestanome. E' il più danaroso di tutti e risulta nullatenente. Truffano, corrompono, minacciano. E' un far West la Laguna. «Mai avuto una soffiata, è una struttura chiusa quella del clan dei vongolari», spiega il colonnello Alberto Mosca, il comandante dei carabinieri di Venezia. E racconta ancora il tenente colonnello Catone mentre ci fa vedere nel deposito della stazione navale della Finanza tutte le gabbie e le draghe sequestrate: «Una parte di quelle pescate nelle acque proibite viene immessa in zona grazie a una rete di operatori disonesti, un'altra parte viene trasferita su camion frigoriferi nel resto d'Italia. A ristoratori, a pescherie, a commercianti all'ingrosso». I fuorilegge travestiti da pescatori sono meno del 30 per cento della marineria di Chioggia. E si appropriano di più del 70 per cento del pescato. Sono quelli che strozzano tutti gli altri. Li ricattano, impongono i prezzi, decidono le sorti delle cooperative di pesca. Dettano le regole del mercato. Ogni tanto ci scappa anche il morto. Un regolamento di conti. Uno scontro a fuoco. I ragazzi che si schiantano di notte sulle «bricole», quei pali disseminati nella Laguna. E' sempre durante gli inseguimenti. Se li ritrovano davanti all'ultimo istante, di notte a luci spente.
La rivolta della marineria: troppi vincoli siamo preda di malfattori e leggi ingiuste
CHIOCCIA — Dicono che non ce la fanno più a sopravvivere. Vogliono altre zone dove prendere le loro vongole. Chiedono una diversa classificazione delle «aree» di prelie-vo. Sono i pescatori associati alla Lega Coop, quasi trecentocinquanta solo quelli di Chioggia, una marineria sempre di più in emergenza. Da una parte si ribellano ai vincoli di pesca - secondo loro troppo rigidi - fissati dalla Regione Veneto. E dall'altra sono travolti dalla concorrenza sleale di quell'esercito di pescatori abusivi. «Ci stanno rovinando cattive leggi e pescatori che non sono veri pescatori», sostengono.
Si lamentano dei costi enormi per mantenere le loro barche i loro equipaggi, contestano i limiti imposti dalle norme, puntano a far rivedere regolamenti e vorrebbero pescare in tutta la Laguna e per tutto l'anno.
"Sono pirati senza scrupoli gestiscono affari milionari
VENEZIA — Dove vanno i pescatori pirati a prendere le vongole?
«Quasi esclusivamente nella zona davanti al Petrolchimico di Marghera. In quel punto la quantità di sostanze nocive per l'uomo è molto alta. Per esempio, per il piombo supera in alcuni casi 500 volte i valori fissati dalla legge», risponde il capitano Mario Marino, comandante del nucleo natanti dei carabinieri di Venezia, un reparto speciale che da la caccia ai vongolari.
E perché si spingono proprio al Petrolchimico di Marghera?
«In quella zona le vongole crescono di più e ne crescono tante, è l'acqua calda del Petrolchimico che favorisce quello sviluppo».
Ci vanno ogni notte?
«Quando c'è la bassa marea, di notte e all'alba soprattutto. Siamo spesso anche noi lì, a bordo di barche di copertura proprio come quelle che hanno loro, i drifting. Cerchiamo di avvicinarci senza dare nell'occhio, li controlliamo da lontano con i visori notturni. Spesso però ci avvistano, hanno pali che li avvisano».
E cosa accade in quel caso?
«A volte fuggono, a volte ci speronano. A noi carabinieri è capitato qualche mese fa. Poi li abbiamo inseguiti per mezz'ora, da Porto Marghera fino a Chioggia dove li abbiamo presi».
Quali dimensioni ha il traffico delle vongole abusive?
«Le dimensioni sono enormi. Solo il nucleo natanti dei carabinieri ha sequestrato negli ultimi due anni 95 tonnellate di vongole provenienti da zone dove pescarle non era consentito. Un chilo di vongole sul mercato viene venduto mediamente a 10 euro al chilo. E nel maggio scorso abbiamo scoperto che alcuni di quei pescatori abusivi ne avevano smerciate quasi 200 tonnellate in meno di un anno».
Chi mangia le vongole di Porto Marghera?
«Purtroppo vengono commercializzate nei mercati ittici di tutta Italia»
(a.b.)
Parla il comandante del nucleo natanti dei carabinieri di Venezia
1350 associati alla Lega Coopchiedono di poter lavorare in un'area più vasta
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