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2007 A pesca nella Laguna dei veleni: Ecco le vongole del Petrolchimico

Sezione inerente inquinamento del mare e/o degli oceani
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 07-17-2007 at 10:58 PM
Articoli su Inquinamento (vari) >> Sezione inerente inquinamento del mare e/o degli oceani

22-04-2007 da La Repubblica

  • Il fatturato annuo della pesca ufficiale di vongole in Laguna è di 100 milioni di euro con 30mila tonnellate di molluschi raccolti. Sono decine e decine di migliaia le tonnellate di vongole pescate abusivamente
  • Come i contrabbandieri di sigarette di una volta, usano motoscafi con motori potentissimi che lanciano nella notte a 40 nodi di velocità
  • E' il BSO: battello di servizio operativo. E' un incrocio fra un gommone e un motoscafo «Con questo raggiungiamo dappertutto i vongolari» spiega Alberto Catone (a destra) comandante del reparto Aeronavale della Finanza
  • I frutti di mare arrivano nelle pescherie con timbri, certificati sanitari e documenti di accompagnamento falsificati
  • Davanti agli stabilimenti in una notte ogni pescatore può tirare su molluschi per 10/15mila euro
  • Nei canali industriali di Porto Marghera il livello di tossicità è 45 volte superiore ai limiti 



Chioggia, così i pescatori di frodo intossicano le nostre tavole

DAL NOSTRO INVIATO ATTILIO BOLZONI

CHIOGGIA — II pescatore punta sicuro verso la secca. Getta l'anco­ra davanti al canale dove le indu­strie chimiche rovesciano i loro scarichi, si guarda intorno. E poi avvisa: «Adesso facciamo la gio­stra». Mette in acqua il motore in­castrato su un'asta di ferro, l'elica co­mincia a mulinare, scava sul fondo sab­bioso e strappa via tutto quello che c'è. La barca gira su se stessa sollevando una melma schiu­mosa. E' questa la giostra. Il pescatore cala una gabbia in mare e tira su le pri­me vongole. Sono spesse, gonfie del­l'acqua calda di Por­to Marghera.

In meno di dieci minuti ne pesca quaranta chili. Dopo sei ore ne porta via due, tre e forse anche quattro tonnellate. Tutte tossiche. Cariche di diossina, di olii per il raffreddamento dei trasformatori elettrici, di pesticidi. Fra un paio di giorni gli italiani le troveranno in pescheria. Con tan­to di marchio di provenienza. Fal­so. Con tanto di documento fisca­le per il trasporto. Falso. Con tanto di certificato sanitario. Falso. Con tanti saluti dai banditi della Lagu­na.

Ogni notte che c'è bassa marea fanno razzia. A Fusina, a Valle Millecampi, nell'acqua morta di Porto Marghera. E lì buttano giù le loro gabbiere draghe vibranti, i rastrel­li rotanti, le turbo soffianti, gigan­tesche pompe idrauliche. E' la grande caccia alle vongole al vele­no, migliaia di tonnellate smerciate a Milano, aRoma, a Napoli, a Genova, fino in Sicilia. Un fatturato il­legale di centinaia di milioni di eu­ro che poi sparisce nei casino della Slovenia o del Montenegro, in al­berghi e beauty farm sulle Dolomi­ti, in villaggi turistici in Thailandia.

Un racket che fa arricchire pochi e appesta tanti. E' una ciurma di fa­rabutti quella che si spinge nelle zone proibite fra Chioggia e Pellestrina per catturare quelle più grosse, le più contaminate. E' spaventosa la loro tossicità. «Le condi­zioni generali della laguna sono abbastanza buone ma sono pessi­me vicino ai canali industriali dove, purtroppo, molti vanno a pe­scare abusivamente», spiega Ste­fano Raccanelli, responsabile del laboratorio del «Consorzio interu-niversitario nazionale la Chimica per l'Ambiente», un esperto che ha fatto da consulente al pm Felice Casson nello storico processo per gli operai di Porto Marghera deci­mati dal cancro. Racconta Racca­nelli: «La regione Veneto ha fissato dei limiti di tossicità, dai nostri campioni raccolti nelle acque vici­no ai canali industriali abbiamo ri­scontrato valori anche 45 volte superiori a quei limiti».

Significa che per non esporsi a un rischio troppo elevato—secon­do i parametri stabiliti dall'Orga­nismo mondiale della Sanità—un uomo che pesa 70 chilogrammi non dovrebbe mangiare in una giornata più di 14 grammi di quel­le vongole. Per dare un'idèa, in un antipasto ne vengono servite dai 60 ai 100 grammi. Precisa ancora il chimico: «E' vero che le vongole non sono cibo di ogni giorno ma queste sostanze tossiche vanno a sommarsi a tutte le altre presenti solo nel 2006 ne hanno denun­ciati quasi trecento. Dal 2004 ne hanno arrestati più di cento. Tutti accusati di danneggiamento am­bientale. Pagano una multa, lanet­te dopo sono ancora alla Fossa del­la Magra o a Porto Marghera a depredare il mare, li restano in galera qualche mese solo quando finisco­no imbrigliati — e ormai avviene sempre più di frequente — in un'indagine per associazione a delinquere. Quando fanno cosca. Pe­scatori di frodo e grossisti e presidenti di cooperative ittiche tutti insieme, tutti a trafficare con le von­gole. Qualche mese fa i carabinieri di Venezia ne hanno presi sei che in poche settimane ne avevano ven­dute 187 mila chili, poco più di un milione e mezzo di euro l'incasso cash.

C'è chi le pesca anche nelle ac­que vietate e poi le riversa nei re­cinti regolari, allevamenti di aziende «amiche» che ne attestano la lecita provenienza. Un ettaro di Laguna che può produrre al massi­mo qualche quintale l'anno, così ne sforna decine di tonnellate. Carte contraffatte. Come quelle trovate anche in alcuni centri di depurazione, vongole piene di «octadiossine» e «octafuranici» le hanno fatte diventare pulite con certificati di Asl taroccati. «E' un business che fa far soldi come la droga, quelli non sono pescatori ma criminali», accusa Guglielmo Donadello, responsabile di LegaAmbiente per l'agricoltura e gli al­levamenti ittici. Lancia la sua pro­vocazione: «Sono contro la violen­za ma dovrebbero minare le zone dove vanno a pescare illegalmen­te». E la sua proposta: «Alzare sbar­ramenti in mezzo al mare, raffor­zare la sorveglianza, creare un'u­nità speciale per la vigilanza della Laguna».

Hanno compari dappertutto i vongolari di Chioggia. Dalla fine dell'anno scorso però si sono fatti più guardinghi. Prelevano le loro dieci o venti tonnellate a notte e poi le sbarcano a terra, da qualche parte sulla «Romea», la statale che dal Veneto scende verso la Romagna. I furgoni sono già lì. Caricano e par­tono. La mattina dopo la vongola al veleno è servita sui piatti degli ita­liani.

Arraffano tutto quello che trova­no in fondo al mare, accumulano ricchezze ragguardevoli. Si dice che uno di loro abbia comprato «un monte inte­ro» vicino a Cor­tina. Di un altro raccontano dei suoi nuovi soci, appena arrivati dalla Calabria. Di un terzo si sussurra che ab­bia intestato tut­ti i suoi avere a prestanome. E' il più danaroso di tutti e risulta nullatenente. Truffano, cor­rompono, mi­nacciano. E' un far West la Lagu­na. «Mai avuto una soffiata, è una struttura chiusa quella del clan dei vongolari», spiega il colonnello Al­berto Mosca, il comandante dei carabinieri di Venezia. E rac­conta ancora il tenente colonnello Catone mentre ci fa vedere nel de­posito della stazione navale della Finanza tutte le gabbie e le draghe sequestrate: «Una parte di quelle pescate nelle acque proibite viene immessa in zona grazie a una rete di operatori disonesti, un'altra parte viene trasferita su camion frigoriferi nel resto d'Italia. A ristoratori, a pescherie, a commercian­ti all'ingrosso». I fuorilegge trave­stiti da pescatori sono meno del 30 per cento della marineria di Chioggia. E si appropriano di più del 70 per cento del pescato. Sono quelli che strozzano tutti gli altri. Li ricat­tano, impongono i prezzi, decido­no le sorti delle cooperative di pe­sca. Dettano le regole del mercato. Ogni tanto ci scappa anche il mor­to. Un regolamento di conti. Uno scontro a fuoco. I ragazzi che si schiantano di notte sulle «bricole», quei pali disseminati nella Laguna. E' sempre durante gli inseguimen­ti. Se li ritrovano davanti all'ultimo istante, di notte a luci spente.

 

 

La rivolta della marineria:  troppi vincoli siamo preda di malfattori e leggi ingiuste

CHIOCCIA — Dicono che non ce la fanno più a sopravvi­vere. Vogliono altre zone dove prendere le loro vongole. Chiedono una diversa classificazione delle «aree» di prelie-vo. Sono i pescatori associati alla Lega Coop, quasi trecentocinquanta solo quelli di Chioggia, una marineria sempre di più in emergenza. Da una parte si ribellano ai vincoli di pe­sca - secondo loro troppo rigidi - fissati dalla Regione Ve­neto. E dall'altra sono travolti dalla concorrenza sleale di quell'esercito di pescatori abusivi. «Ci stanno rovinando cattive leggi e pescatori che non sono veri pescatori», sostengono.

Si lamentano dei costi enormi per mantenere le loro bar­che i loro equipaggi, contestano i limiti imposti dalle norme, puntano a far rivedere regolamenti e vorrebbero pescare in tutta la Laguna e per tutto l'anno. 

 

"Sono pirati senza scrupoli gestiscono affari milionari

VENEZIA — Dove vanno i pescatori pirati a prendere le vongole?

«Quasi esclusivamente nella zona davanti al Petrolchimico di Marghera. In quel punto la quantità di sostanze nocive per l'uomo è molto alta. Per esempio, per il piombo supera in alcuni casi 500 volte i valori fis­sati dalla legge», rispon­de il capitano Mario Mari­no, comandante del nu­cleo natanti dei carabi­nieri di Venezia, un repar­to speciale che da la cac­cia ai vongolari.

E perché si spingono proprio al Petrolchi­mico di Marghera?

«In quella zona le vongole crescono di più e ne cre­scono tante, è l'acqua calda del Petrolchimico che favorisce quello svi­luppo».

Ci vanno ogni notte?

«Quando c'è la bassa marea, di notte e all'alba soprattutto. Siamo spesso anche noi lì, a bordo di barche di copertura proprio come quelle che hanno loro, i drifting. Cerchiamo di avvicinarci senza dare nell'occhio, li controlliamo da lontano con i visori notturni. Spesso però ci avvistano, hanno pali che li avvisano».

E cosa accade in quel caso?

«A volte fuggono, a volte ci sperona­no. A noi carabinieri è capitato qualche mese fa. Poi li abbiamo inseguiti per mezz'ora, da Porto Marghera fino a Chioggia dove li abbiamo presi».

Quali dimensioni ha il traffico delle vongole abusive?

«Le dimensioni sono enormi. Solo il nucleo na­tanti dei carabinieri ha sequestrato negli ultimi due anni 95 tonnellate di von­gole provenienti da zone dove pescarle non era consentito. Un chilo di vongole sul mercato vie­ne venduto mediamente a 10 euro al chilo. E nel maggio scorso abbiamo scoperto che alcuni di quei pescatori abusivi ne avevano smerciate quasi 200 tonnella­te in meno di un anno».

Chi mangia le vongole di Porto Marghera?

«Purtroppo vengono commercializzate nei mercati ittici di tutta Italia»

(a.b.)



Parla il comandante del nucleo natanti dei carabinieri di Venezia



1350 associati alla Lega Coopchiedono di poter lavorare in un'area più vasta

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