Punto Nullo
Punto NulloEnglish versionPunto NulloConsulenzePunto NulloRicercaPunto NulloGeoturismoPunto NulloArticoli VariPunto NulloContattiPunto NulloLinkPunto NulloQuadro Generale Sito
Punto Nullo vai Home Page
punto nullo
Punto Nullo Scoperte sul passato della Terra

2007, Anche i dinosauri nuotavano (e altre informazioni sui dinosauri)

Dinosauri e fossili
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 06-10-2011 at 12:24 PM
Paleontologia e fossili >> Dinosauri e fossili

Anche i dinosauri nuotavano! La scoperta è stata fatta da un gruppo di paleontologi della Fundación Patrimonio Paleontológico de La Rioja guidati da Rubén Ezquerra, che ne dà notizia in un articolo in pubblicazione sul numero di giugno della rivista "Geology", della Geological Society of America.
La risposta positiva a un quesito che gli esperti si ponevano da molto tempo viene da una serie continua di tracce scoperte in località La Virgen del Campo, nella Sierra de Camaros, in Spagna. Le tracce - ciascuna delle quali è lunga circa 50 centimetri e larga 15 - non sono altro che le impronte parziali lasciate sul sedimento dell'antico fiume da un grande teropode vissuto 125 milioni di anni fa. Studiando distanza (fra i 2,5 e i 2,7 metri), inclinazione e differenze di pressione nei punti di contatto delle orme, i paleontologi hanno potuto desumere che il grande animale stava nuotando controcorrente cercando di mantenere una linea retta, quando le zampe hanno trovato l'appoggio di un punto leggermente più rilevato del fondo. "Il dinosauro nuotava con movimenti alternati dei due arti posteriori - ha osservato Loic Costeur, paleontologo dell'Università di Nantes - con un movimento pelvico oscillatorio, secondo uno stile natatorio di camminata amplificata." "La pista di La Virgen del Campo apre le porte a nuove aree di ricerca - ha concluso Costeur - e con nuove modellizzazioni biomeccaniche potremo aumentare le nostre conoscenze sulla fisiologia e sulle capacità dei dinosauri, oltre che sulle nicchie ecologiche in cui essi vivevano." (gg)
(25 maggio 2007), © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
2005: Dinosauri Impossibili
12-03-2007
Redazione ECplanet
I dinosauri giganti sono affascinanti. Come hanno fatto a svilupparsi così tanto ? Come mai sono tutti morti ? La loro mole rivaleggiava con quella delle attuali balene, che non possono sopravvivere senza il sostentamento dell'acqua. Fu per questo che i primi paleontologi ipotizzarono che i dinosauri più grandi passassero la maggior parte delle loro vite a bagno negli acquitrini dell'era Mesozoica. In un secondo momento furono scoperte delle orme. Non qualche orma, ma migliaia di orme. In qualche maniera, anche i dinosauri più grandi andavano in giro sulla terra, senza nemmeno trascinarsi dietro la loro enorme coda. Pertanto il vagare in acque basse fu rimpiazzato da vagare nei pascoli e la ragione originale dell'acqua – cioè che un dinosauro sulla terra sarebbe diventato una balena arenata – fu dimenticata. Ted Holden recentemente ha esaminato il rapporto tra dimensione, peso e forza degli animali e ha riproposto la questione. (La sua analisi è stata la base per un documentario teletrasmesso in Giappone nel febbraio 2004, vedi foto sopra.) La resistenza di un tessuto muscolare è abbastanza costante tra le varie specie animali. La resistenza è proporzionale alla sezione trasversale del muscolo: se un primo muscolo ha un diametro che è il doppio di un secondo muscolo, il primo muscolo avrà quattro volte (due al quadrato) la resistenza del secondo. Il peso invece cresce con il volume e pertanto il primo muscolo peserà otto volte tanto (due al cubo).
Holden ha calcolato il rapporto peso/potenza di un sollevatore di pesi, uomo, ben allenato e lo ha ingrandito fino alle dimensioni di un dinosauro. Ancor prima di raggiungere la dimensione massima, il sollevatore non sarebbe stato in grado di sollevare nemmeno il suo stesso peso. La potenza, in relazione al peso, impone un limite alle dimensioni massime. I calcoli di Holden indicano che tale limite è avvicinato dagli attuali elefanti più pesanti. I dinosauri più grandi avevano una dimensione che era svariate volte quella di un elefante. Inoltre gli scheletri dei dinosauri non sono nemmeno strutturati così bene per sopportare il peso come invece gli scheletri degli elefanti. I dinosauri hanno una grandezza incompatibile per il pianeta Terra, eppure le loro ossa dimostrano che sono esistiti. Come può essere? Il limite sulla dimensione dipende dal peso, e il peso dipende dalla forza di gravità. La maggior parte delle teorie convenzionali ritengono che la gravità nell'universo sia sempre stata e sarà sempre una proprietà costante della materia. Ma si tratta solo di una supposizione e deve essere verificata empiricamente. La teoria dell'Universo Elettrico offre un diverso punto di vista. La gravità non è una costante. Si tratta di una variabile che dipende dal circostante plasma ambientale. La Terra dell'era Mesozoica può avere avuto una gravità minore di quella odierna. Holden ha calcolato che la gravità necessaria alla vita dei più grandi dinosauri debba essere stata almeno 1/3 (e forse fino a 1/4) del valore attuale. Ha inoltre teorizzato che la gravità sia improvvisamente aumentata verso la fine dell'età dei dinosauri anche se non fino al valore attuale. Un valore di gravità inferiore al presente è persistito nelle epoche successive popolate di mammiferi giganti e forse fino ai giorni in cui i primi umani costruirono monumenti enormi quali Stonehenge.

Trovato in Germania fossile di uno scorpione gigante
Il più grande artropode mai comparso sulla terra visse circa 400 milioni di anni fa
Secondo gli studiosi, a chele distese poteva raggiungere i 3,5 metri di lunghezza
di MASSIMO BERNARDI*
NELLA nota zona fossilifera dell'Eifel, nell'area più orientale della Ardenne, è stato portato alla luce il più grande artropode mai vissuto nell'intera storia della vita su questo pianeta. L'esemplare è stato classificato come Jaekelopterus rhenaniae, uno scorpione d'acqua; un feroce predatore dei rigogliosi e popolati bassifondi salmastri del periodo Devoniano, circa 400 milioni di anni fa. L'esemplare, come spesso accade nei ritrovamenti paleontologici, si presenta tutt'altro che completo ed è sostanzialmente limitato a una delle chele che, presumibilmente, veniva utilizzata in modo del tutto analogo a quanto gli scorpioni fanno oggi. Secondo la ricostruzione eseguita da un team di studiosi inglesi, tedeschi e americani, l'intero organismo poteva raggiungere i 3,5 metri di lunghezza a chele distese. Dopo mesi di "delicata preparazione" e una "soppesata fase di valutazione" del reperto - come sottolinea il primo autore dello studio, il dottor Simon J. Braddy della Bristol University - l'articolo che ne presenta la scoperta verrà pubblicato nel prossimo numero del prestigioso periodico Biological Letters.
Gli artropodi rappresentano il più numeroso e diversificato gruppo di organismi viventi e, più in generale, il gruppo di maggior successo nell'intera storia della vita. Essi comprendono forme adattate alle più diverse condizioni ambientali, con i più disparati stili di vita: da parassiti obbligati a docili impollinatori sino a voraci predatori. Gli artropodi sono spesso poco visibili o sfuggenti alla nostra vista: la maggior parte dei componenti di questo gruppo hanno dimensioni millimetriche. Ben più familiari rappresentanti come calabroni, farfalle, ragni e gamberetti possono raggiungere dimensioni centimetriche; alcuni, come granchi ed aragoste, anche decimetriche. Questa generale limitazione nelle dimensioni è riconducibile al particolare e unico percorso evolutivo che questo gruppo intraprese sin dalle sue origini. La caratteristica presenza di un esoscheletro (contrapposto, ad esempio, al nostro scheletro, che è interno al corpo), di un sistema unico di locomozione e respirazione (ad esempio negli insetti) e l'alto costo energetico del processo di muta, possono essere addotti come fattori limitanti una eccessiva crescita della massa e del volume totale dell'organismo. Caratteristicamente il periodo Carbonifero (circa 300 milioni di anni fa), però, vide l'evoluzione di artropodi terrestri 'giganti', come libellule e millepiedi che raggiunsero anche i 2 metri di lunghezza; tale evento è generalmente associato alle alte concentrazioni atmosferiche di ossigeno che persistevano in quel periodo e che, rendendo più efficiente il processo di respirazione, permisero di "spingere verso il limite" le dimensioni di questi organismi. Lo scorpione d'acqua gigante oggetto della recente scoperta visse circa 100 milioni di anni prima di quel periodo ad alta concentrazione di ossigeno, e il suo gigantismo non è quindi riconducibile a questo fattore. Simon Braddy e i suoi colleghi suggeriscono che "tale importante scoperta, unita al fatto che altri artropodi giganti siano stati ritrovati in momenti diversi della storia di questo gruppo (compreso l'attuale Granchio Gigante del Giappone che può raggiungere i 3 metri, n. d. t.) rafforza l'ipotesi che il "gigantismo" si sia evoluto più volte ed indipendentemente dalle condizioni ambientali, forse come risposta alla competizione con altri organismi". Grazie alla mole ed alla potenza delle loro chele questi scorpioni d'acqua rappresentavano il vertice della catena alimentare devoniana; una catena alimentare nella quale i vertebrati (il gruppo del quale anche noi umani facciamo parte, ma che allora era rappresentato per lo più da particolari pesci "corazzati") erano ben lungi dal rappresentare una minaccia per gli artropodi.
*Earth Sciences University of Bristol, UK, (21 novembre 2007)
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/scienza_e_tecnologia/scorpione-gigante/scorpione-gigante/scorpione-gigante.htm
l

Back
Modelli sociali teorie
Ungrouped links
punto nullo
Cerca
login
User:
Pass:
Valid HTML 4.01!
Valid CSS!
Tutti i diritti su loghi e contenuti sono riservati: © 2005-2008 Gabriele Ponzoni p.iva 01798371207 info: info@exploratetide.com