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di Gianbruno GuerrerioUna rete di laghi che si riempiono e svuotano velocemente al di sotto di due enormi lingue di ghiaccio nell'Antartide occidentale è stata identificata da ricercatori della Scripps Institution of Oceanography a La Jolla, in California, e dell'Università della California a San Diego, grazie all'analisi delle immagini riprese dallo Ice Cloud and land Elevation Satellite (ICESat) della NASA. La scoperta è pubblicata sull'ultimo numero della rivista "Science". Pur essendo completamente circondata da ghiacci, l'acqua può rimanere allo stato liquido in virtù della elevata pressione a cui è sottoposta proprio dagli strati di ghiaccio soprastanti.In precedenza erano stati scoperti già un centinaio di questi laghi, ma quelli appena identificati hanno la particolarità di trovarsi al di sotto di ghiacciai in rapido movimento.Per quanto sia ancora presto per poter descrivere il modo in cui queste masse di acqua liquida influiscano sulla velocità del flusso di ghiaccio, la comprensione di questi meccanismi è essenziale per una corretta previsione del possibile contributo dello scioglimento dei ghiacci antartici all'aumento del livello del mare.I due ghiacciai esaminati, chiamati Whillans e Mercer, sono fra i più imponenti del continente e trasportano ghiaccio dalle regioni interne occidentali verso il Mare di Ross. I due laghi più estesi misurano rispettivamente 120 e 500 chilometri quadrati, mentre gli altri hanno dimensioni decisamente inferiori, pur formano nel complesso una rete idrica imponente.16 febbraio 2007, link articolo
2007, Una triste gara tra ghiacciai che si sciolgono
Esemplare il caso del ghiacciaio Columbia in Alaska: si è assottigliato di 400 metri e ritirato di 13 chilometri a partire dagli anni ottanta
Se effettivamente il livello dell’oceano si alzerà, come tutti prevedono, nel prossimo secolo, il maggiore contributo verrà dallo scioglimento dei ghiacciai e delle calotte glaciali non dalle immense distese glaciali dell’Antartide e della Groenlandia. È quanto si trova nelle conclusioni di uno studio dell’Università del Colorado a Boulder ora pubblicato on line su “Science Express”. Secondo le stime, la fusione dei ghiacciai contribuisce per circa il 60 per cento all’innalzamento dei livelli degli oceani, con circa 400 milioni di metri cubi di acqua ogni anno, e il processo è andato aggravandosi negli ultimi anni, come ha spiegato Mark Meier, docente del Institute of Arctic and Alpine Research della of CU-Boulder e coautore dello studio. Per contro, si stima che la Groenlandia contribuisca attualmente per circa il 28 per cento all’innalzamento globale degli oceani e l’Antartide per il 12 per cento. inoltre, sempre secondo lo studio, la Groenlandia raggiungerà in quanto a contributo i ghiacciai non prima della fine del secolo. “La motivazione per cui abbiamo condotto questo studio – ha poi commentato Meier – è che comunemente si ritiene e si sostiene che sia la perdita di copertura glaciale dell’Antartide e della Groenlandia a determinare l’innalzamento dei mari. Un elemento particolarmente importante e preoccupante è il contributo sempre più vistoso dei ghiacciai che si trovano sulle coste e che confinano direttamente con l’acqua. Molti di essi stanno subendo un assottigliamento e un ritiro che sono effetto della fusione del ghiaccio. Secondo i ricercatori è esemplare il caso del ghiacciaio Columbia in Alaska. Esso si è assottigliato di 400 metri e ritirato di 13 chilometri a partire dagli anni ottanta. (fc) (23 luglio 2007)© 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
2007, Mai così caldo nell'Artico canadese: frane per il permafrost che si scioglie Toccati massimi di 22 gradi in zone dove la media estiva è di 5. Ma si temono in agosto e settembre dati ancora maggiori
TORONTO - Quest'estate il riscaldamento climatico ha battuto un nuovo record nell’Artico canadese: secondo uno studio degli scienziati della Queen's University dell'Ontario, le temperature massime nell’arcipelago artico canadese hanno raggiunto i 22 gradi centigradi, superando di ben 15 gradi la media estiva stagionale. Una delle prime conseguenze di questo riscaldamento climatico è stato il repentino e drammatico scioglimento a settembre di buona parte dei ghiacciai del mar Glaciale artico, come si evidenzia anche dalle foto prese dal satellite Aqua. RICERCA - Gli scienziati lo scorso luglio hanno potuto constatare con i loro occhi quanto la temperatura sia cambiata in questa zona del globo: infatti quando le temperature hanno superato i 20 gradi stavano portando a termine ricerche nell'isola di Melville, uno dei luoghi più freddi del Nord America. «Queste temperature erano incredibili per un luogo dove d’estate si raggiungono al massimo i 5 gradi centigradi», ha detto il professore Scott Lamoureux al quotidiano Toronto Star. «Per gran parte dell'anno in questo territorio abbiamo registrato temperature che oscillavano tra i 10 e i 15 gradi e in estate hanno raggiunto la cifra record di 22 gradi». ANCORA PIÙ CALDO - Secondo Lamoureaux probabilmente le temperature dei mesi successivi sono state ancora maggiori: «Noi sapremo quali temperature sono state raggiunte ad agosto e a settembre fino all'anno prossimo, quando torneremo là e calcoleremo la condizione termica. Tuttavia è quasi certo che in questi due mesi la temperatura sia aumentata». Il professore sottolinea che tra le tante conseguenza dell'eccessivo caldo si annoverano anche le colate di fango che si sono verificate sull'isola quando la parte superiore del permafrost (il sottosuolo perennemente ghiacciato) si è sciolta: «Ormai questa regione sta andando a pezzi». conferma lo studioso. MEDIA STAGIONALE - Il riscaldamento minaccia anche le altre regioni dell'Artico che, secondo gli esperti del Centro nazionale americano per il ghiaccio e la neve, hanno vissuto quest'anno la più calda stagione degli ultimi tempi. Lo scienziato Welt Meir sottolinea: «Sicuramente vi è stato anche nelle altre zone dell'Artico un aumento del riscaldamento climatico. A giugno le temperature sono state normali, tra i 3 e i 4 gradi, ma a luglio e ad agosto, soprattutto nel nord della Siberia, hanno superato di gran lunga la media stagionale dei 5 gradi centigradi». Francesco Tortora, 03 ottobre 2007
2006: Ghiaccio che si scioglie in Antartide
Le misure sono state effettuate con i satelliti dell'esperimento GRACE della NASA
04.03.2006 Ancora enormi, ma sempre più piccole: sono le coperture glaciali della Groenlandia e dell’Antartide. Solo due settimane fa sulla rivista “Science” un articolo sottolineava come lo scioglimento della Groenlandia sia più rapido di quanto ritenuto finora. Ora tocca al continente antartico, che sta subendo la stessa sorte, secondo una ricerca condotta da Isabella Velicogna dell’Università del Colorado a Boulder il cui resoconto è pubblicato sulla stessa rivisita. L’Antartide ha una superficie immensa, pari a due volte quella dell’Australia e il ghiaccio che la sovrasta è il 90 per cento di tutto quello presente nel mondo. A preoccupare di più e la parte occidentale della copertura glaciale, che è separata da quella orientale dalle montagne transantartiche. A consentire una precisa valutazione delle masse glaciali ancora presenti è stato l’esperimento GRACE (Gravity Rcovery and Climate Experiment) della NASA che sfrutta le misurazioni effettuate da una coppia di satelliti. Grazie ai dati raccolti tra l’aprile del 2002 e l’agosto del 2005, la Velicogna ha calcolato che l’Antartide sta perdendo una massa di ghiaccio stimabile tra i 72 e i 232 chilometri cubi all’anno. Ciò è equivalente a un innalzamento del livello dell’Oceano di 0,4 millimetri. © 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
L'accelerazione dei ghiacciai dell'Antartide
La causa diretta del fenomeno è la fusione dei ghiacciai più bassi, che fluiscono direttamente in mare
Centinaia di ghiacciai della Penisola Antartica stanno scorrendo con velocità crescente, incrementando l’innalzamento del livello del mare, secondo quanto afferma uno studio del British Antarctic Survey (BAC). L’articolo in proposito pubblicato sulla rivista “Geophysical Research” spiega che utilizzando le immagini riprese dai satelliti ERS-1 e ERS-2 è stato possibile tracciare lo scorrimento di circa 300 ghiacciai finora mai studiati. L’incremento della velocità dovuto al riscaldamento globale è stato stimato in un 12 per cento tra il 1993 e il 2003. Queste osservazioni, che seguono di poco a misurazioni analoghe effettuate sulle coste della Groenlandia, indicano che la causa diretta del fenomeno è la fusione dei ghiacciai più bassi, che fluiscono direttamente in mare. Via via che si assottigliano, essi “galleggiano” meglio sugli strati rocciosi sottostanti, permettendo uno scorrimento più veloce. Nel febbraio scorso, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite ha dichiarato di non poter fornire un limite superiore al tasso di innalzamento del mare antartico per il prossimo secolo a causa proprio della mancanza di dati sul comportamento delle grandi coperture glaciali. I risultati del BAC rappresentano perciò un primo passo per fornire stime adeguate. (fc) (07 giugno 2007), © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
Eruzione sotto i ghiacci
Il vulcano sarebbe ancor oggi attivo e questo potrebbe spiegare la particolare velocità di assottigliamento di alcuni ghiacciai del West Antarctic Ice Sheet
Nel 325 a. C. un'immane eruzione ha lacerato la coltre di ghiacci dell'Antartide: le prove di questo evento sono state raccolte per la prima volta da un gruppo di ricercatori del British Antarctic Survey (BAS), che ne danno notizia in un articolo pubblicato su Nature Geosciences. Grazie a rilevazioni radar aeree i ricercatori del BAS sono infatti riusciti a identificare uno strato di polvere prodotto da un vulcano 'subglaciale', che si estende per oltre 20.000 chilometri quadrati; dalle rilevazioni risulta anche che il vulcano sarebbe ancora attivo. "La scoperta di una eruzione vulcanica 'subglaciale' avvenuta sotto la coltre di ghiacciai dell'Antartide è qualcosa di unico: ma le nostre tecniche ci hanno permesso anche di datare l'eruzione, di determinarne la potenza e di mappare l'area di ricaduta delle ceneri. Riteniamo che questa sia stata la più potente eruzione avvenuta in Antartide negli ultimi 10.000 anni: essa ha prodotto un notevole buco nella coltre del ghiacciaio e generato un pennacchio di ceneri e gas che si è innalzato per circa 12 chilometri", ha detto Hugh Corr, che ha diretto le ricerche. L'eruzione è avvenuta in prossimità del ghiacciaio di Pine Island, nel cosiddetto West Antarctic Ice Sheet, corrispondente all'incirca alla regione compresa fra il Mare di Ross e la Penisola antartica. Il flusso di questo ghiacciaio verso la costa è molto accelerato nel corso degli ultimi decenni e parte di questa accelerazione potrebbe essere stata determinata dal calore generato dal vulcano sottostante, anche se questo meccanismo non è in grado di spiegare il ben più diffuso assottigliamento della coltre glaciale che sembra interessare una parte molto più ampia dell'Antartide occidentale e che sarebbe responsabile per circa 0,2 millimetri all'anno dell'innalzamento del livello del mare. (gg) (21 gennaio 2008)© 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
Da rivedere le stime sull'innalzamento degli oceani Il nuovo studio tiene conto del peso della coltre antartica che grava sulla terra sottostante, il cui collasso potrebbe perturbare il movimento di rotazione del pianeta
Se il riscaldamento globale determinerà un giorno il collasso della coltre glaciale dell’Antartico Occidentale, il risultante sollevamento del livello degli oceani sarebbe ben più significativo di quanto previsto finora. Secondo le proiezioni passate, il catastrofico incremento dovrebbe essere tra 4,8 e 5,1 metri, mentre in queste ultime - ottenute da uno studio della Oregon State University e dell’Università di Toronto - il valore raggiungerebbe 6,4 metri, con un danno incalcolabile per molti degli insediamenti umani sulle coste. L’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’Onu ha stimato un valore medio di 5 metri e su questo valore si basano molti studi. Tuttavia, tale media teorica non considera molte forze chiave, come la gravità, le variazioni della rotazione terrestre, il sollevamento della terraferma su cui giacciono ora i massicci ghiacciai. Finora, tale ghiaccio ha conservato una massa complessiva enorme, con un’altezza che arriva a 1800 metri sul livello del mare e potrebbe essere sufficiente a esercitare un’attrazione gravitazionale sull’acqua. Oltre, a considerare l’effetto gravitazionale, il nuovo studio tiene conto del peso che grava sulla terra sottostante e che, venendo a mancare, potrebbe portare una perturbazione nel movimento di rotazione della Terra su se stessa. Quando queste forze vengono tenute in conto, il livello del mare intorno all’Antartide si abbasserebbe - secondo le conclusioni dello studio - mentre in molte altre aree, la maggior parte delle quali nell’emisfero boreale, si alzerebbero. "Se la coltre glaciale dell’Antartide occidentale fondesse completamente, gli effetti sarebbero non solo l’erosione delle coste, ma anche un maggiore danno da eventi meteorologici estremi e il cambiamento della salinizzazione delle acque", ha spiegato Peter Clark, geofisico della Oregon State University che ha partecipato alla ricerca. In conclusione, sottolinea Clark, se e quando avverrà il collasso della coltre antartica non è ancora dato sapere, né quanto velocemente possa verificarsi. Potrebbe non succedere nulla per centinaia di anni, oppure potrebbe fondere solo parzialmente.L’indicazione resta comunque quella di continuare monitorare il cambiamento climatico e il suo impatto sulle masse glaciali di tutti il mondo. (fc) 6 febbraio 2009 © 1999 - 2008 Le Scienze S.p.A.
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