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2007, Arriva Webb. Ecco la storia del successore di Hubble, che verrà lanciato nel 2013 e che costerà 4,5 miliardi di dollari

Tecnologia spaziale
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 05-11-2007 at 2:10 PM
Tecnologia applicata >> Tecnologia spaziale

WASHINGTON - Il modello del più potente telescopio mai costruito campeggia davanti all’ingresso del museo dell’aeronautica e dello spazio di Washington. La Nasa che lo costruisce lo ha presentato per la prima volta in pubblico per raccontare la nuova grande sfida che ha ingaggiato al fine di scoprire e fotografare le origini dell’Universo. Questa, infatti, sarà la straordinaria capacità del James Webb Space Telescope (JWST) che verrà lanciato nel 2013. Ma a meno di sei anni di distanza dalla sua partenza il programma è entrato ormai nella sua fase definitiva e i vari pezzi stanno già nascendo nei laboratori della società Northrop Grumman responsabile della costruzione. Web sarà la macchina dei record non solo per le straordinarie capacità ma anche per le caratteristiche e il costo che raggiungerà i 4,5 miliardi di dollari. Stranissima e inconsueta è la forma perché si presenta come una specie di parabola appoggiata su un pacco di fogli che lo schermerà dalle radiazioni inquinanti. Anche l’agenzia spaziale europea Esa collabora al progetto e in cambio ha la responsabilità di lanciarlo con un razzo Ariane-5 dalla base equatoriale in Guyana.
SCRUTERA' IL BIG BANG - Da qui volerà verso un punto distante un milione e mezzo di chilometri dalla Terra , noto come Lagrange 2 (qui le forze gravitazionali creano una zona neutra nella quale può sostare un satellite), dove rimarrà indisturbato a scrutare per oltre dieci anni le nostre origini cogliendo la radiazioni infrarosse lasciate dall’esplosione iniziale, il Big Bang. La facoltà di scorgere tanto in profondità sarà garantita da uno specchio esagonale che si aprirà nello spazio una volta giunto a destinazione. Il suo diametro sarà di addirittura 6,5 metri, il più grande mai lanciato nello spazio e tre volte quello installato sul glorioso telescopio Hubble in orbita dal 1990. Webb Telescope sarà il suo successore e per riuscire ad arrivare alla data del 2013 e raccogliere il testimone l’anno prossimo Hubble sarà sottoposto ad un intervento di manutenzione con sostituzione di alcuni strumenti effettuato con lo shuttle. La missione, dopo molte discussioni accese da una prima decisione della Nasa di non usare più la navetta a questo fine, finalmente si realizzerà. Se non si fosse cambiata idea dati i guasti ai giroscopi di cui soffre Hubble il suo impiego sarebbe stato presto impossibile. Ma le reazioni del mondo astronomico internazionale davanti alla scelta di far morire l’osservatorio che aveva riscritto pagine fondamentali dell’astronomia, sono state tali da imporre una revisione. Ma entriamo più nel dettaglio nella lunga storia del nuovo imponente telescopio lungo 24 metri.
LA NASCITA – La Nasa credeva di costruire Webb Telescope nel 2002. Nel 1989 Riccardo Giacconi (premio nobel per la fisica) allora direttore dello Space Telescope Science Institute si rendeva conto della necessità di pensare ad un successore di Hubble considerando che per riuscire a studiarlo e costruirlo sarebbero stati necessari almeno vent’anni. Nel 1989 il primo grande telescopio spaziale stava subendo gli ultimi controlli prima di essere lanciato con la navetta. La partenza sarebbe avvenuta l’anno successivo con la sorpresa, come si scoprirà subito dopo l’arrivo in orbita, di dover rinviare le osservazioni perché a causa di un difetto di fabbricazione dello specchio di 2,4 metri di diametro, il telescopio soffriva di «aberrazione ottica» e non poteva scrutare le profondità estreme del cosmo come si era progettato. Giacconi organizzò quindi un’operazione di salvataggio studiando un sistema capace di correggere il problema e che una colta installato nell’osservatorio grazie alla perizia degli astronauti restituì il prezioso strumento ai suoi compiti originali. Fu così che iniziò una stagione di scoperte astronomiche eccezionali che continuano a lasciare il segno nella storia dell’astronomia. Nel 1989, dunque, Giacconi riunisce nel suo istituto con il supporto del Goddard Space Flight Center della NASA (sotto il cui ombrello era nato e si gestiva Hubble) astronomi e ingegneri spaziali per il «Next Generation Space Telescope Workshop» organizzato da Garth Illingworth e Pierre Bely. Insieme guardano le linee di sviluppo della ricerca astronomia, iniziano a valutare i possibili futuri obiettivi di indagine ed esaminano le tecnologie che sarebbero state necessarie per ottenere i risultati voluti. Il tutto doveva portare alla disponibilità del telescopio per il 2005 quando si riteneva che Hubble avrebbe concluso la sua carriera. Purtroppo i problemi da risolvere con Hubble fecero accantonare la prosecuzione degli studi per il suo successore perché tutte le risorse umane vennero concentrate sull’operazione di riparazione. Nel 1993, la macchina però si rimetteva in moto e l’Association of Universities for Research in Astronomy (AURA) creava un comitato (HST and Beyond) diretto da Alan Dressler per esaminare le aspettative degli astronomi. Il comitato arrivò a tre conclusioni che delinearono i primi passi da compiere. La prima indicava l’opportunità di estendere sino al 2010 la vita di Hubble per consentire una migliore e più proficua fase di transizione con il nuovo e più potente successore. La seconda suggeriva lo studio di fattibilità di uno specchio di quattro metri di diametro che allora si riteneva utile per l’osservatorio da collocare poi su un’orbita bassa intorno alla Terra. La terza conclusione, infine, chiedeva che il lavoro del nuovo telescopio sostenesse la strategia della ricerca delle “Origini” come la NASA aveva prospettato. Quindi le osservazioni dovevano indagare i processi di formazione delle galassie, delle stelle, dei pianeti e la nascita della vita. In quei momenti nasceva lo slogan “visitare il tempo quando le galassie erano giovani” e per questo bisognava poter scrutare oggetti con un redshift più elevato di quello che Hubble avrebbe permesso. Così veniva proposto formalmente un progetto battezzato “Hi-Z” alla base del quale c’era un telescopio con uno specchio di quattro metri di diametro completamente protetto, e da inserire su un’orbita ellittica con i parametri di 1 per 3 unità astronomiche. Con simili impostazioni, nel 1994 si concludeva la prima delle quattro fasi di preparazione che avrebbero portato al successore di Hubble. La seconda fase si sarebbe svolta nei due anni successivi (1995-96) e sarebbe stata significativa per lo sviluppo del progetto. A segnare un drastico cambiamento interveniva l’amministratore della Nasa, Dan Goldin, che rammaricato per la scarsa innovazione presente nel progetto sollecitava a pensare più in grande, ad affrontare sfide tecnologiche più d’avanguardia, progettando uno specchio di otto metri di diametro. Il tutto, però, stabiliva Goldin, doveva costare meno dei livelli indicati dal progetto fino allora esaminato. E anche questo era un modo per stimolare una maggiore innovazione. Scientificamente la sfida si faceva più ardua perché con uno strumento più potente si poteva estendere ulteriormente il confine del redshift osservando nel basso infrarosso. E ciò significava che il telescopio doveva essere portato ancora più lontano dalla Terra per essere nelle condizioni di migliore visibilità. Nasceva quindi un progetto con un grande specchio di 8 metri da aprire in orbita secondo un’impostazione di “telescopio aperto”, e un sistema di raffreddamento passivo grazie ad un grande schermo a più strati capace di fermare la radiazione solare e neutralizzarne gli effetti. Per l’orbita si sceglieva di collocare l’osservatorio nel punto di Lagrange “L2” . Lo strumento principale era una camera per l’infrarosso-vicino sistemata nel piano focale. Intorno a questa impostazione formulata dal comitato dell’AURA (che doveva rispettare un programma di realizzazione del costo di 500 milioni di dollari) si coagulavano quattro studi realizzati dal Centro Goddard della NASA e dalle società TRW, Ball Aerospace e Lockheed Martin.
NUOVI OBIETTIVI - Mentre i tecnologi si impegnavano nel trovare le soluzioni adeguate, dal 1997 al 2000 si registrava la terza fase di sviluppo concentrata soprattutto sugli scopi scientifici da perseguire. Si delineavano così i cinque obiettivi del nuovo sforzo di osservazione permessi dall’NGST, come ormai era diventato noto il successore di Hubble. Essi riguardavano la cosmologia e la struttura dell’universo, l’origine e l’evoluzione delle galassie, la storia della Via Lattea e dei suoi dintorni, la nascita e la formazione delle stelle e, infine, l’origine e l’evoluzione dei sistemi planetari. E’ in questa fase che i Science Working Groups impegnati nella definizione delle ricerche maturano il genere di strumenti necessari alle osservazioni, i quali saranno tre: una camera a grande campo per il vicino-infrarosso, uno spettrografo per la stessa frequenza con almeno cento elementi e una camera/spettrografo “general purpose” per il medio-infrarosso. E’ ancora in questa fase che si coagula la collaborazione al programma della Canadian Space Agency e dell’ESA europea inizialmente poco propensa a condividere il nuovo piano. Fisici e ingegneri delle industrie nel frattempo sperimentano le nuove tecnologie che dovevano permettere la grande sfida. Si collaudano, quindi, specchi leggeri di nuova concezione, sensori e sistemi di controllo, rilevatori e apparati criogenici per dimostrare la fattibilità delle impostazioni di base. Ma alla fine del Duemila un’analisi dei costi e della tabella di marcia rivela una sgradevole sorpresa: il bilancio ha superato di cento milioni di dollari le spese stabilite e lo sviluppo dello specchio è fuori tempo e non rispetta la data del 2008 per il lancio. Nel 2001 i problemi tecnologici emersi assieme alla lievitazione dei costi costringono perciò ad un’amara revisione del programma. E la prima vittima è la dimensione dello specchio che viene ridotta a 6,5 metri di diametro. Così si arriva al 2002 con la selezione, a settembre, del prime-contractor, la Northrop Grumman, cioè il costruttore principale che coordina l’opera sia dello specchio che dell’intero osservatorio, integrandone anche le diverse parti. E contemporaneamente viene battezzato con un nome illustre, che ha fatto la storia dello spazio, James Webb, l’uomo che a capo della Nasa negli anni Sessanta ha portato l’America sulla Luna.
TRE STRUMENTI – Il telescopio Webb è dotato di tre strumenti che al contrario di quanto accade su Hubble, non potranno essere accuditi o riparati dagli astronauti dal momento che non esiste ancora un’astronave che possa raggiungere L2, né è prevista un’eventuale manovra per riportare nelle vicinanze della Terra l’osservatorio in caso di avarie per effettuare la manutenzione. Il primo strumento è NIRCam (Near-Infrared Camera) preparata da un gruppo di scienziati dell’Università dell’Arizona. Si tratta dello strumento più importante del telescopio per raccogliere immagini ad una lunghezza d’onda tra 0,6 e 5 micron. Lo strumento è disegnato per poter rilevare i primi oggetti capaci di emettere luce e formatisi dopo il Big Bang. La camera sarà anche dotata di un coronografo che sarà utilizzato per ottenere immagini di dischi di materia come la fascia di Kuiper o di pianeti di grande massa intorno alle stelle più vicine. La camera sarà dotata di un filtro regolabile per cui cambiando colore sarà possibile isolare gli oggetti ripresi. Il secondo strumento è il Near-Infrared Spectrometer (NIRSpec) fornito dall’ESA europea. La sua lunghezza d’onda va da 0,6 a 5 micron. Con esso si potrà stabilire la composizione, la temperatura e altre caratteristiche fisiche degli oggetti celesti. Il NIRSpec avrà l’abilità di ottenere lo spettro simultaneo di cento oggetti in un’area di 9 minuti d’arco. Il terzo strumento, infine, è il Mid-Infrared Instrument realizzato nell’ambito di una collaborazione internazionale guidata dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. Esso fornirà immagini e spettroscopie ad una lunghezza d’onda tra 5 e 28 micron. Con questo strumento sarà possibile studiare la creazione dei primi elementi pesanti, la formazione e l’evoluzione delle galassie e le popolazioni di stelle molto vecchie. Inoltre avrà pure la capacità di indagare i primissimi stadi di formazione di stelle e pianeti in regioni del cosmo dove tutta la luce visibile è bloccata dalle polveri e la maggior parte delle emissioni avvengono solo nella lunghezza d’onda del medio-infrarosso. Tutti e tre gli strumenti saranno impacchettati in uno speciale contenitore che formerà il cuore dell’osservatorio. Chiamato Integrated Science Instrument Module (ISIM) fornisce la struttura, il controllo ambientale e elettronico, il trattamento dei dati. Incluso nel sistema c’è anche il sensore di guida fine preparato dall’agenzia spaziale canadese. Mentre l’ottica e gli strumenti dovranno operare alla temperatura di 35 Kelvin i computer saranno inseriti in un ambiente a temperatura più alta (250 Kelvin). Ci sarà poi un sistema a idrogeno solido che servirà a raffreddare i rilevatori del medio-infrarosso sino alla temperatura record di 7 Kelvin.
OSSERVAZIONI SCIENTIFICHE - Il James Webb Space Telescope è capace di raccogliere radiazioni con una lunghezza d’onda variabile da 0,6 a 28 micron anche se è ottimizzato per una regione tra 1 e 5 micron. La sua sensibilità è quattrocento volte superiore a quella dei più potenti osservatori terrestri (Keck Observatory o Gemini) o degli attuali osservatori spaziali all’infrarosso (ISO, Nicmos, Sirtf) mentre la sua risoluzione spaziale è comparabile a quella di Hubble. Lo scopo di “JWST” è dunque quello di scrutare i primi passi della formazione dell’Universo. Ma non solo. Le osservazioni saranno quindi concentrate, come indicato originariamente quando il progetto del nuovo telescopio prese l’avvio, su cinque tematiche: Cosmologia e struttura dell’universo, Origine ed evoluzione delle galassie, Storia della Via Lattea e dei suoi dintorni, Nascita e formazione delle stelle e Origine e evoluzione dei sistemi planetari.
Giovanni Caprara, 11 maggio 2007 link articolo

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Qui si cercherà di seguire l'evoluzione della tecnologia applicata all'ambiente ed alla vita pratica di tutti i giorni. Inoltre, sono presenti anche informazioni legate alle ultime novità in ambito di ricerca sperimentale e legata all'attività di laboratori.

(e magari qualche piccola news generale su varie evoluzioni tecnologiche)





I 15 SITI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO
(La classifica di "The Observer")

Sito

Fondatore

Anno di fondazione e nazione

Utenti o pw

Che cos'è

   1 - eBay.com

Pierre Omydair

1995 - Usa

168 milioni

Aste e acquisti online

   2 - wikipedia.com

Jimmy Wales

2001 - Usa

9 milioni visite/giorno

Enciclopedia aperta online

   3 - napster.com

Shawn Fanning

1999 - Usa

500 mila iscritti paganti

Musica: file sharing

   4 - youtube.com

C. Hurely, S. Chen J. Karim

2005 - Usa

100 milioni video/giorno

Video: file sharing

   5 - blogger.com

Evan Williams

1999 - Usa

18,5 milioni di utenti unici

Blog: sistema pubblicazione

   6 - friendsreunited.com

Steve e Julie Pankhurst

1999 - Gb

15 milioni di utenti

Mette in contatto compagni di scuola

   7 - drudgereport.com

Matt Drudge

1994 - Usa

8-10 milioni pw al giorno

News e gossip

   8 - myspace.com

T. Anderson, C. DeWolfe

2003 - Usa

100 milioni di utenti

Community

   9 - amazon.com

Jeff Bezos

1994 -Usa

35 milioni di clienti

Vendita online di libri, cd, dvd

   10 - slashdot.org

Rob Maida

1997 - Usa

5,5 milioni utenti/mese

Tecnologia e forum

   11 - salon.com

David Talbot

1995 - Usa

2,5/3,5 milioni utenti/mese

Rivista online

   12 - craiglist.com

Craig Newmark

1995 - Usa

4 miliardi pw/mese

Rete di community forum online

   13 - google.com

Larry Page, Sergey Brin

1998 - Usa

Un miliardo di ricerche al giorno

Motore di ricerca

   14 - yahoo.com

David Filo, Jerry Young

1994 - Usa

400 milioni ricerche al giorno

Motore di ricerca

   15 - easyjet

S. Haji-Ioannou

1995 - Gb

30 milioni di viaggiatori

Linea aerea low cost





Motori di ricerca più specializzati e innovativi: Non esiste solo Google
Esistono altri mondi al di là di Mountain View
Uno sguardo alle piccole realtà che influenzeranno anche il mercato di massa

Negli ultimi anni, Google si è imposto come sinonimo di internet, diventando il punto di partenza di moltissimi internauti. Nonostante sia il brand più apprezzato, il servizio non è unico nel suo genere; altri motori di ricerca stanno proseguendo le sperimentazioni per rendere più sofisticato il meccanismo che fornisce i risultati. Maggiore è il numero di informazioni presente online, maggiore è la necessità di una ricerca puntuale, sistematica e contestualizzata. È questo il futuro immediato e le innovazioni tecnologiche che oggi sono limitate a servizi sconosciuti saranno diffuse anche alla vasta massa di utenti di Google.
DIMMI COSA CERCHI – In un articolo comparso sul sito Read Write Web, Nitin Karandikar, esperto di software e tecnologia, prova a delineare il futuro del mercato ed evidenzia le innovazioni più importanti che si stanno consolidando al di fuori di Google. Uno dei compiti più difficili che questi servizi sono chiamati a compiere riguarda la comprensione del contesto in cui sono presenti le parole chiave: un primo esempio è Hakia che distingue le domande dalle affermazioni e associa una certa importanza anche alle preposizioni, solitamente ritenute irrilevanti. L'obiettivo è quello di rendere questi sistemi di ricerca più precisi, come un'intelligenza artificiale. Del tutto diverso dal classico modello Google è Kartoo , un sistema che aggrega le informazioni suddividendole graficamente in aree tematiche ed evidenziando i temi più salienti.
DIMMI CHI SEI – Un altro modo per far emergere i risultati più importanti è l'analisi della rilevanza per ogni singolo individuo: Collarity impara dalle ricerche individuali e associa progressivamente i profili simili. Anche Google sta sperimentando questo sistema personalizzato, ma le preoccupazioni relative al trattamento dei dati personali sono ancora alte.
L'AGO NEL PAGLIAIO – Oltre ai motori di ricerca generalisti, che raccolgono e indicizzano tutta la conoscenza del web, esistono anche sistemi verticali che, a partire da una selezione di fonti ben definita, permettono di focalizzare su un particolare settore: è il caso di Simply Hired , rivolto al mercato del lavoro negli Stati Uniti, oppure delle ricerche tematiche integrate nei servizi web come Technorati per i blog, YouTube per i video o Flickr per le foto. La scelta del motore da usare è determinante e rivolgersi, quindi, a un sistema più specializzato può eliminare un gran numero di risultati superflui.
Marina Rossi
08 maggio 2007 LINK ARTICOLO





Il motore di ricerca punta a mettere sui siti bollini di avvertimento
Google svela le insidie di internet
Navigare in rete può essere pericoloso. Il 10% delle pagine web contiene software che potrebbero mettere fuori uso il Pc
NEW YORK (USA) - Dietro una pagina web su dieci si nasconde una minaccia alla sicurezza del proprio Pc. Parola di Google. E se lo dice il gigante delle ricerche in rete c'è da crederci. A dimostrare che non si tratta solo di supposizioni vi sono i dati emersi da un'approfondita analisi della rete condotta dalla società di Brin e Page.
LO STUDIO – Gli esperti di Mountain View hanno infatti esaminato miliardi di siti, osservando da vicino e in modo scientifico qualcosa come 4,5 milioni di pagine elettroniche: come riferisce BBC , circa 450 mila di queste ingannano l'internauta portandolo a siti pericolosi che nascondono spyware che si installano nel computer dell'utente a sua totale insaputa, mentre altre 700 mila pagine contengono esse stesse i codici malvagi che potrebbero compromettere i Pc. L'attenzione degli uomini di Google si è focalizzata soprattutto sui cosiddetti siti esca – sempre più diffusi – ovvero quelli da cui si attiva automaticamente l'installazione di programmi che vengono utilizzati per rubare o arrecare danni ai dati e alle informazioni contenute nelle macchine. La tecnica più comune utilizzata da chi progetta queste esche consiste nel proporre all'utente dei link a contenuti pornografici o protetti da copyright (software o news) "interessanti e gratuiti". Spesso i pericoli vengono anche nascosti nei banner o nei widgets (oggetti, icone presenti sullo schermo che possono essere toccati e manipolati dall'utente tramite mouse o comandi da tastiera), e comunque in quegli elementi che non sono controllati direttamente dal proprietario del sito.
COME PROTEGGERSI – L'idea di Google – che cercherà di disegnare la mappa della minaccia malware in rete – è quella di assegnare un bollino ai siti considerati potenzialmente pericolosi, in modo che gli utenti che utilizzano il motore di ricerca siano in grado di riconoscere immediatamente il pericolo e riducano così al minimo la possibilità di entrare in contatto con tali minacce. Un compito sicuramente non facile, che richiede una profonda conoscenza del web e dei suoi tranelli.
Alessandra Carboni
14 maggio 2007 link articolo



Novembre 2006
User generated content, ovvero i contenuti creati dagli utenti
della rete. Tre parole che stanno rivoluzionando internet
Ugc, il web venuto dal basso che adesso vale milioni di dollari
Siti come YouTube o MySpace acquistati dai big per cifre a sei zeri
di GAIA GIULIANI

ROMA - Il nome gliel'hanno dato solo nel 2005, ma si può dire tranquillamente che sia nato assieme al web. Guadagnando sempre più terreno. E' l'User generated content, e cioè tutto quello che circola in rete creato dagli utenti. Che stanno diventando i veri protagonisti del web, costringendo grandi società come Google, Microsoft e Yahoo a spendere milioni di dollari per adeguarsi alle loro esigenze. Milioni finiti quasi regolarmente sui conti bancari dei pionieri dell'Ugc, seguendo una specie di flusso circolare.
Secondo la definizione di Wikipedia, che del contributo degli internauti vive e si nutre, l'Ugc comprende tra i suoi elementi principali video digitali, fotografie, blogging e podcasting. In contrapposizione con quelli creati dalle società specializzate. Dimostrando sempre di più quanto il world wide web sia una struttura democratica, che si costruisce dal basso. Così come l'informazione: il grassroot journalism (il giornalismo dei non professionisti) è un altro aspetto dell'Ugc a cui si stanno adeguando molti media, prima fra tutti la Bbc che ha creato un ufficio apposito per ricevere e organizzare il materiale inviato dagli internauti, sempre più scaltri nel realizzare inchieste giornalistiche.
Volendo semplificare, si può dividere l'Ugc in contributi finalizzati all'intrattenimento e altri destinati all'informazione. Tra i due, l'intrattenimento è quello che ha ottenuto il successo più immediato. L'informazione, forse, più risonanza. Ma la gara milionaria per accaparrarsi i primi Ugc scattata tra i big ha avuto come protagonisti principali i contenuti destinati allo svago. Un esempio tra tutti è quello di Youtube, ottavo tra i siti più visitati dal mondo. La classifica è opera di Alexa.com, motore di ricerca specializzato nel ranking dei siti internet - acquistato da Amazon nel '99 dopo che aveva avuto più di 10 milioni di contatti - che mette al primo posto Yahoo, Google e Microsoft, seguite a breve distanza da una serie di siti frutto dell'Ugc.
In tutti i primi tre si riflette il successo dei contenuti creati dagli internauti: per accaparrarsi Youtube, sono scese in campo Yahoo e Google, mentre Microsoft elaborava una controffensiva. Google se l'è portato a casa grazie ad un corposo assegno con i soliti sei zeri finali, sicuro che il sito sarebbe rimasto tra i più popolari. E i casi di Lonelygirl, la ragazzina che ha fatto incuriosire milioni di naviganti internettiani sulla sua identità, scomodando firme giornalistiche di quotidiani d'eccezione, o quello di Brooke Brodack, ingaggiata da uno show televisivo dopo che un talent scout l'aveva notata nei suoi video-parodia, lo confermano.
E solo per citare casi relativi allo spettacolo. Quelli su questioni di cronaca come il pestaggio compiuto dalla polizia di Los Angeles ai danni dell'afroamericano William Cardenas - che l'ha fatto rimbalzare sui media di tutto il mondo portando all'incriminazione degli agenti - o degli episodi di bullismo nell scuole italiane, lo suggellano definitivamente. Yahoo, rimasta a bocca asciutta, ha subito replicato creando The9, televisione online specializzata nella segnalazione di siti e video amatoriali. Incentivando gli utenti a inviarne il più possibile con il concorso "Yahoo Talent Show", che mette in palio per il vincitore un assegno di 50mila dollari. E Microsoft? L'azienda di Bill Gates ha risposto con Soapbox che, secondo stime interne alla società, sarebbe stato visitato da circa 11 milioni di persone.
Ma se le "major" del web acquistano i bocconi più ambiti, l'Ugc non si arrende e propone esperimenti autoprodotti come la Neave tv che raccoglie una sorta di "best of" dei video presenti in rete. E questo solo per rimanere alle immagini. Perché per quanto riguarda la musica ci sono esempi clamorosi come quello degli Arctic Monkeys, gruppo rivelazione inglese, in testa alle classifiche britanniche per mesi. O quello eclatante di Lili Allen, autrice del tormentone "Smile", scovata su MySpace, subito incoronata regina delle hit parade.
E c'è spazio anche per chi si diletta con la penna. Julie Powell, segretaria newyorkese è stata contesa da diverse case editrici specializzate dopo che le ricette che la signora postava sul suo blog avevano attirato miriadi di curiosi. Risultato: la pubblicazione di un libro. Lo stesso è accaduto a Riverberd, pseudonimo che cela l'identità di una ragazza di Bagdad che scriveva regolarmente report sulla sua città all'interno del suo blog. Dopo la pubblicazione del libro s'è ritrovata in corsa per uno dei premi letterari più prestigiosi d'Inghilterra.
Se poi non si rincorre la fama, ma ci si limita a cercare una nicchia personale sul web dove comunicare con gli amici, conoscerne di nuovi o scambiare materiale di vario tipo, ecco i siti specializzati nell'ospitare i contenuti personali. MySpace (sesto nella classifica di Alexa.com) è l'esempio per eccellenza: dopo il suo l'incredibile - e inaspettato a sentire gli ideatori, successo - è stato comprato per 580 milioni di dollari dal magnate dell'editoria Rupert Murdoch. Stessa sorte seguita da Flickr, sito che ospita gli album fotografici degli internauti, acquistato per milioni da Yahoo. Che ha comprato anche Del.icio.us, sito di social bookmarking, al 138° posto nella classifica. E la lista potrebbe continuare con Wikipedia, scritta da appassionati del piacere enciclopedico, o Technocrati (339esimo posto), il più grande collettore di blog del mondo. E c'è anche l'Imdb, (numero 35), eccezionale motore di ricerca cinematografico le cui recensioni sono frutto esclusivo della collaborazione dei suoi lettori.

(1. continua)
(28 novembre 2006) dal sito online di repubblica



Da alcuni giorni irraggiungibili alcuni siti, si naviga a singhiozzo: Interessati i principali operatori.
Ecco perché accade. Come agire

In ginocchio l'internet italiana: tutta colpa dei virus sui computer. E la Telecom mette a disposizione il numero 19122 per l'assistenza
di ALESSANDRO LONGO
ROMA - L'internet italiana è in ginocchio: sono giorni di malcontento, di proteste che affollano forum e gruppi di discussione. Problemi a navigare sui siti, pagine che non si aprono o lo fanno dopo minuti di attesa. Decine di tentativi prima di inviare una e-mail. Il tutto sembra avvenire ovunque in Italia e con i principali operatori. "È vero, ma non è colpa nostra: la causa è un'epidemia di malware, spyware e adware che sta colpendo i server Dns di tutti gli operatori", dicono da Telecom Italia. Tradotto: molti utenti hanno computer infetti da file cattivi, parenti dei virus informatici: spyware e adware, appunto. File che generano traffico all'insaputa degli stessi utenti, aprendo connessioni con altri computer, inviando e-mail. Lo fanno di solito a scopi di marketing, per monitorare le abitudini di navigazione degli utenti o per inondarli di pubblicità. In questo moto, intasano con un surplus di richieste i server Dns degli operatori.
I Dns sono come le rubriche telefoniche del web. I computer le consultano ogni volta che l'utente digita l'indirizzo di un sito web su un browser o usa un altro servizio internet basato su un nome a dominio, come la posta elettronica. I Dns danno al computer la direzione giusta per raggiungere il computer che può fornire quel servizio, in base al nome a dominio digitato (per esempio si raggiunge così il computer dove è collocato il sito web richiesto). Ma se ci sono troppi computer che vogliono consultare queste rubriche, perché manipolati da spyware e adware, è ovvio che il traffico sul web diventa come sulle autostrade durante l'esodo di agosto: a rilento, a passo d'uomo o proprio bloccato.
Per citare solo le proteste di ieri e di oggi: "E' il quarto giorno che l'Adsl è collassata. Per mandare un e-mail occorrono 20 tentativi e tutto il resto è fermo come un sasso. Il problema interessa un intero Paese e perfino le banche hanno problemi con le linee dati", scrive su un gruppo di discussione un utente umbro. "Da qualche giorno fatico a navigare, due volte su tre non apre le pagine e anche la posta ha problemi", aggiunge Andrea S. "Sembra un problema nazionale perché ho lo stesso a Napoli", conferma un utente che si firma Samanta. "Da un paio di giorni ho enormi problemi con la connessione... a volte lentissima, a volte non apre neppure i siti più comuni (Google)", scrive un utente da Genova.
La cosa sta dando parecchio fastidio, quindi, a utenti e aziende. "Siamo già intervenuti con contromisure sui nostri server, ma potrebbero esserci ancora problemi in alcune zone", dicono da Telecom. È ancora allarme, quindi, tanto che Telecom ha reso disponibile un numero di assistenza tecnico dedicato: 19122.
Eppure, come spiega la stessa Telecom, la soluzione è a portata di mano: basta riconfigurare le opzioni Dns sul proprio computer. Facile, anche se l'utente comune non lo sa. Su Windows, bisogna cliccare su Start/Impostazioni/Pannello di Controllo e poi entrare in Connessioni di rete. Qui cliccare con il tasto destro sul nome della connessione in uso, poi su Proprietà (dal menu che appare) e, nella nuova finestra, selezionare Protocollo Internet (TCP/IP) e clic su Proprietà. Il consiglio è attivare l'opzione Utilizza i seguenti indirizzi server DNS. Telecom consiglia di compilare questi spazi con i numeretti 212.216.112.112 (DNS primario) e 212.216.172.62 (DNS secondario).
C'è però un'alternativa, che sta diventando in voga tra gli utenti più esperti: usare Open Dns (http://www.opendns.com). A differenza degli altri Dns, quelli Open non sono gestiti da nessun operatore in particolare ma sono distribuiti sul territorio e hanno anche funzioni aggiuntive: avvisano se l'utente è finito su un sito-truffa. Per usare gli Open Dns bisogna compilare quei campi con questi numeri: 208.67.222.222 (DNS primario) e 208.67.220.220 (DNS secondario). Così ci si emancipa dai problemi che a periodi possono colpire i Dns italiani.
Infine, il consiglio è di fare una scansione con software antispyware gratuiti (per esempio Adaware). Serve a ripulire il proprio computer dall'eventuale presenza di quei file cattivi e accertarsi così di non essere parte in causa del problema che sta paralizzando l'Internet italiana.
(12 dicembre 2006) dal sito di Repubblica online
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