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Punto Nullo Notizie brevi dal Mondo su tematiche ambientali e simili...

In questa sezione si cercherà di tenere aggiornati i flash di agenzia (giornalistica) sulle ultime notizie dal Mondo e dall'Italia. Si tratta di estratti e brevi comunicati e quindi per avere degli approfondimenti si rimanda ai siti originali delle notizie riportate.

Ovviamente, gli argomenti riportati e sottoelencati sono inerenti alla Geologia, Paleontologia, Climatologia, ambiente, animali, ecc.: insomma, temi riguardanti le tematiche di questo sito. Possono esserci anche notizie un po "strane" (intese come anomalie) e/o riguardanti altre discipline scientifiche ma con riflessi su quella Geologica.

Buone letture

 


 

2007: Denunce e accuse del commissario Antonio Ruggiero. (ne voglio anch'io un pò di quei quattrini!) (aggiornato)

Ambiente e Animali
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 02-22-2008 at 10:30 AM
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Calabria, ambiente e il gioco di 864 milioni

ROMA — Credevano di giocare coi soldi finti del Monopoli, al Commissariato per l'Emergenza Ambientale in Calabria. Scrivevano su un foglietto: entrate. Su un altro: uscite. Fine. Senza «un bilancio vero e proprio». Senza una «documentazione giustificativa». Senza un controllo della Ragioneria. Hanno speso così, in otto anni, 864 milioni di euro
Lo dice la relazione finale, esplosiva, dell'ultimo commissario. Che se ne va con una chiusa amarissima: «E molto altro ancora potrebbe essere illustrato, se valesse la pena di raccontare, avendo tempo e modo. E soprattutto scopo». Questo è il punto: c'è ancora un senso, nel radiografare una situazione amministrativa di confine tra la sciatteria e la criminalità? La denuncia, 50 pagine da far ribollire il sangue, è stata mandata al premier Romano Prodi, al ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al governatore Agazio Loiero e al capo della protezione civile Guido Bertolaso. Ed è firmata da Antonio Ruggiero, un prefetto che da anni viene sbattuto qua e là per l'Italia a farsi carico delle situazioni più rognose. Come quella di Isola Capo Rizzuto, dove il comune era andato in bancarotta, un terzo dei dipendenti municipali aveva precedenti penali o era stato indagato, il 93% non pagava la tassa sui rifiuti, il 97% non pagava l'acqua, il 30% non pagava l'Ici ed erano abusive perfino alcune tombe di famiglia costruite a ridosso del cimitero. Insomma: stiamo parlando di un funzionario che dalle bombe ai tralicci in Alto Adige ai primi sbarchi di albanesi a Brindisi ne aveva viste tante. Come al Commissario per l'emergenza ambientale in Calabria, però, mai. O almeno così pare di capire dal rapporto con cui, dopo due mesi e mezzo, ricostruisce la sua esperienza alla guida dell'organismo voluto nel '97, dopo l'ennesima emergenza, per mettere ordine nel caos totale che in cui agonizzava il mondo dei depuratori, dei rifiuti, delle discariche. Sette capi ha avuto, in una manciata di anni, quel Commissariato. Quattro presidenti regionali e tre prefetti. Con proroghe su proroghe di poteri speciali usati, stando anche all'inchiesta giudiziaria intitolata a «Poseidone», malissimo. Al punto che un anno e mezzo fa, tra i numerosi indagati per una serie di reati che vanno dalla truffa aggravata all'abuso d'ufficio, finì anche l'ex governatore Giuseppe Chiaravalloti. «Avete rilevato interessi di politici nazionali nella vicenda?», chiesero i membri della Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti ai giudici titolari delle indagini, Salvatore Murone, Isabella De Angelis e Luigi de Magistris. La risposta dei giudici fu eloquente: «Prima di rispondere vorremmo disattivaste il circuito audio-visivo interno». Come finirà l'iter processuale si vedrà. Ma il rapporto di Ruggiero, al di là degli aspetti penali, dice già tutto. Dal 1998 al 2006 il Commissariato figura aver avuto entrate complessive per 692 milioni e mezzo di euro e uscite per quasi 645 milioni, tanto che al passaggio di consegne fu detto al nuovo commissario, con una «certificazione da parte della Tesoreria provinciale dello Stato» ( sic) che c'era perfino un saldo di cassa di 45 milioni di euro. Una bufala: neanche il tempo di metter mano ai conti e saltava fuori «una pesante situazione debitoria»: oltre 223 milioni. Che non figuravano «né nei vari passaggi di consegne né nelle precedenti rendicontazioni». Possibile che non se ne fossero accorti? Ma certo che se n'erano accorti. Solo che tutto era stato occultato in una inestricabile selva contabile. «Lo scrivente ha rilevato la mancanza di un bilancio vero e proprio e la distinzione delle somme in soli tre capitoli di contabilità speciale che rende oltremodo difficoltosa la verifica dell'andamento delle spese relative ad ogni singolo intervento, perché di fatto la gestione delle suddette contabilità è tipo conto corrente finalizzato», accusa il prefetto, ricordando di aver denunciato tutto alla Corte dei Conti. Per capirci, c'erano solo dei «foglietti»: di qua le entrate, di là le uscite. Fine. Si trattava di «emergenze», perché tener nota di tutto? Le «emergenze» sono «emergenze», no? Lo dice la parola stessa... Ed ecco centinaia di migliaia di euro (quanti? «Non siamo ancora riusciti a fare le somme») dati ad avvocati amici infischiandosene della regola che ogni vertenza doveva essere passata all'Avvocatura dello Stato. Ecco i buchi nel bilancio lasciato dai comuni calabresi in larghissima maggioranza riottosi a pagare al Commissariato quanto dovevano per la gestione dei deputatori dato che nessuno di fatto chiedeva loro i soldi, parzialmente recuperati solo adesso con la creazione di 127 commissari ad acta che sono riusciti a rastrellare in 127 comuni 21 milioni di euro mai versati.
Ecco la scoperta che «il programma di elaborazione dei dati contabili» è di fatto inutilizzabile e non ha neppure un contratto di assistenza: anzi, non si trova più manco il «carteggio relativo al contratto a suo tempo stipulato». Ecco infine i ritardi dovuti a una prassi burocratica che, nel casino totale di competenze e priorità, era «sostanzialmente finalizzata a ritardare tutto il ritardabile». Insomma, un disordine tale che nel settore dei rifiuti (che vede la Calabria buttare in discarica ancora il 50% della spazzatura!) «non si è ancora riusciti ad accertare una situazione complessiva e analitica dei debiti pregressi delle gestioni precedenti sulle quali non esiste una contabilità sistematica, né relazioni tecnico-economiche». Per non dire del personale. Oltre ai 64 dipendenti in organico, compresi contrattisti ed esperti, il prefetto ha scoperto che c'erano a carico del commissariato 41 fantasmi di cui non sapeva assolutamente nulla. Mai visti in faccia. Mai impegnati in una pratica. Assunti con «contratti stipulati da dirigenti del Ministero dell'Ambiente, nei quali è espressamente stabilito che il corrispettivo per la prestazione resa sarà corrisposto dal Commissario delegato dietro attestazione del committente che il lavoratore ha regolarmente adempiuto agli obblighi contrattuali». Traduzione: ogni mese arrivava da Roma l'ordine di pagare quegli sconosciuti senza che il Commissariato fosse in condizione «di indicare l'attività prestata dai dipendenti in questione». Domanda: ma nessuno controllava? Risposta, no: «Non risultano allegati né gli atti che avrebbe dovuto produrre il servizio di controllo interno né i verbali della verifica amministrativa e contabile». Peggio: «Le pezze d'appoggio» a giustificare i conti, da parte della Ragioneria competente, «non è stata mai richiesta».
Gian Antonio Stella, 08 febbraio 2007 dal sito online del Corriere della Sera

Rifiuti in Campania? Meglio la gita al Grand Hotel
La situazione dei rifiuti in Campania è così grave da avere spinto il vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro, a partecipare all'occupazione di una discarica. Ci sono sindaci che fanno lo sciopero della fame, chiedendo la rimozione della munnezza che si accumula nelle strade. E invece nel numero in edicola de L'espresso trovate questo "Riservato" suIle spese allegre di chi dovrebbe gestire l'emergenza.
Oltre 700 mila euro di telefonate, alcune verso quelle classificate come “utenze speciali”. È una delle cifre della relazione - timbrata riservato - dell’Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale sul Commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania: 20 pagine zeppe di tabelle e numeri, firmate dal commissario Natale Monsurrò. Il Commissariato fu creato a metà anni Novanta per alleviare il disastro dei rifiuti in Campania. Ne sono stati al vertice i presidenti della Regione, Antonio Rastrelli, Andrea Losco e Antonio Bassolino, quindi il prefetto Corrado Catenacci e di recente Guido Bertolaso. Le spese generali (al 2004) del Commissariato erano giunte a 24 milioni e 500 mila euro, cui vanno aggiunti 8,8 milioni per le consulenze, i progetti e le convenzioni, mentre solo 6 milioni e 429 mila erano finiti al sostegno della raccolta rifiuti dei comuni campani. Il classico caso in cui i costi della burocrazia sovrastano quelli della reale attività dell’ente. Solo in un secondo momento sono state disattivate le chiamate ai numeri che iniziano per 899. Tra le spese rilevate c’è un viaggio di lavoro a Rimini dove otto dipendenti (non il commissario o il subcommissario) della struttura hanno alloggiato al Grand Hotel, un cinque stelle super lusso, al costo di 280 euro a notte. L’Ispettorato lo definisce «gita di servizio a Rimini». Una serie di rilievi compaiono anche su un’altra trasferta ad Anacapri.  G. S. 30/04/07
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E l'acqua per Agrigento finisce di nuovo in mare
Inaugurato impianto faraonico per la dissalazione E metà del carico è disperso dalle vecchie condotte
Buttano via l'acqua potabile mentre dai rubinetti di interi quartieri di Agrigento, a dispetto delle luccicanti promesse intorno al nuovo dissalatore, non esce una goccia da una settimana o addirittura da dieci giorni. Come succede nelle estati più sahariane e roventi. Non potevano scegliere un posto simbolicamente più adatto, per piazzare quel dissalatore che dovrebbe dissetare, così dicono, l'antica Girgenti. È a Kaos, la frazione della città dove Luigi Pirandello nacque e dove è sepolto sotto il celebre pino che una tromba d'aria si portò via una decina di anni fa lasciando soltanto un tronco. Ricordate cosa si dice in «Sei personaggi in cerca d'autore»? Che «la vita è piena d'infinite assurdità, le quali sfacciatamente non han neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere». Tutta pirandelliana è questa storia. Che parte appunto dalla grande sete di Agrigento dove già venti anni fa, come ricorda Nicola Scialabba (il primo commissario a metter un po' di ordine a costo di fare arrestare gente che si rubava ettolitri senza pagare una lira) «arrivavano 400 litri al giorno pro capite. Come ad Amsterdam! Solo che poi quest'acqua non arrivava in casa». Colpa della rete idrica. Così vecchia, trascurata, malandata che dopo l'addio dell'ultimo fontaniere andato in pensione nessuno sa più esattamente «dove» passino i tubi perché una mappa come si deve non è mai stata fatta e i fontanieri ricordavano tutto a memoria. La prima missione di ogni sindaco, ogni assessore, ogni dirigente dell'acquedotto avrebbe dovuto da anni essere quella: sistemare le condotte di una città che, ricca di testimonianze storiche grandiose, è però poverissima di sorgenti. Tanto da spingere la gente, nei momenti di crisi, quando proprio non ne può più, a chiedere aiuto a San Calogero e ordinare messe di preghiera e organizzare perfino processioni. Macché, un progetto serio di restauro della rete non è mai stato varato.
E così l'acqua che arriva da posti lontani decine di chilometri come dal dissalatore di Gela, dalla sorgente di Favara di Burgio e da Santo Stefano di Quisquina, appena entra nelle sgarrupate condotte girgentine esce e se ne va disperdendosi attraverso mille crepe e mille saldature incrinate e mille tubi marci. Una stima esatta dell'acqua persa in questa emorragia non è possibile: oltre la metà, pare. Fatto sta che gli agrigentini si sono adattati. E chi sta ai margini della campagna o ha un giardino ha interrato enormi cisterne anche da cinquemila litri. Chi sta in certi condomini ha piazzato cisterne più piccole sui terrazzi. E chi non aveva la possibilità di fare né l'una né l'altra cosa si è attrezzato comprando taniche e damigiane e recipienti di ogni tipo che tiene lì. Pronti per il momento in cui, una volta alla settimana o ogni dieci giorni, per alcune ore, senza preavviso (una volta le fornivano, le previsioni, ma siccome la gente si arrabbiava perché erano sempre sbagliate, hanno lasciato perdere) i rubinetti cominciano a buttare. Al che il primo che se ne accorge, anche in piena notte, esce sul pianerottolo e urla: «L'acqua! È arrivata l'acqua!». Così che tutti possano mettersi all'opera e riempire tutto ciò che si può riempire. Ci campano da anni, ad Agrigento, sulla promessa di portare l'acqua. Il «profeta» più famoso in zona era Vincenzo Lo Giudice, un assessore regionale poi finito in cella per mafia. Lo chiamavano «Mangialasagna», faceva «'u commissariu» all'emergenza idrica, irrompeva nei paesi con una corte di portaborse e galoppini e tirava fuori un bastone donato (così giurava) da un rabdomante sudamericano e lo batteva per terra tuonando: «Acqua! Dove sei, acqua? L'acqua vi dugnu! Io l'acqua vi do!». E il bastone, assicuravano i seguaci, «suonava davvero come il gorgoglio di un ruscello». A farla corta, le alternative erano due. Una capillare revisione della rete idrica seguita da una faticosa e oscura manutenzione quotidiana, cosa che non si può spacciare con la banda musicale sul mercato elettorale. Oppure un impianto grande e costoso e nuovo di zecca che si prestasse a una bella cerimonia e desse ad Agrigento tanta di quell'acqua ma tanta da poter continuare a perderne la metà. Va da sé che, nell'attesa di fare un domani la prima cosa, hanno optato per la seconda. E così, un mese fa, il 13 gennaio, le agenzie di stampa rilanciavano entusiaste: «Basta con la penuria di acqua nell'Agrigentino. È stato inaugurato oggi, durante una cerimonia presieduta dal Presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, il dissalatore di Porto Empedocle. L'impianto sarà in grado di erogare circa 100 litri al secondo, corrispondenti ad un apporto di 3 milioni di metri cubi d'acqua all'anno».
E tutti in coro: tre milioni di metri cubi! Certo, caruccio: 14.868.000 euro. Investiti dalla «New Ctida Hydro Sistet» in base a un contratto con il comune di Agrigento in cui garantisce «la fornitura triennale dell'acqua al prezzo di 1,18 euro al metro cubo, per complessivi 10,6 milioni di euro, di cui 0,57 euro al metro cubo coperti dal comune di Agrigento e 0,61 euro al metro cubo integrati per tre anni dal commissario per l'Emergenza (per un totale di 5,5 milioni) in ragione dell'aumento del costo derivante dalla dissalazione». Una follia, per le opposizioni: tanto più «con la prossima realizzazione del raddoppio delle condotte della dissalata di Gela e del Favara di Bugio che porteranno ad Agrigento un maggiore quantitativo di acqua che nel giro di poco tempo vanificherà la produzione di 100 litri al secondo del dissalatore rendendolo praticamente superfluo ed inutile». Chi ha ragione? Si vedrà. Ciò che è certo è che a distanza di un mese non si è vista una goccia. «Dove sono i cento litri d'acqua al secondo che dovevano fare uscire la città dall'emergenza?», ha chiesto polemico Il Giornale di Sicilia, ricordando come oggi arrivino dalle vecchie condotte solo 175 litri al secondo. La solita storia: proprio come successe con l'autostrada Messina-Palermo (e la faccenda è finita in un'inchiesta giudiziaria) anche il dissalatore di Kaos era stato inaugurato ad uso dei fotografi e delle cineprese. Senza che fossero completate tutte le procedure, senza il collaudo finale e pare addirittura senza la messa in funzione di tutte le pompe necessarie a portar l'acqua ad Agrigento. Così, da allora, raccoglie l'acqua di mare, la potabilizza e la ributta nel Mediterraneo.
Gian Antonio Stella, 12 febbraio 2007 dal sito online del Corriere della Sera

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