|
DI ENRICO FRANCESCHINI
LONDRA - Il giorno in cui, indossando la giacca prima di uscire per andare in ufficio, la giacca ci ricorderà gli appuntamenti della giornata, le telefonate da fare e le commissioni da sbrigare, non è lontano. Un'azienda high-tech britannica ha ottenuto i finanziamenti per costruire la prima fabbrica al mondo di microconduttori di plastica, una svolta che potrebbe rivoluzionare il settore dell'elettronica e non soltanto quello, introducendo un futuro da fantascienza nella nostra vita quotidiana. Costruiti in plastica anziché in silicio, come avviene attualmente, i nuovi microchip ridurranno enormemente i costi facendo scendere i prezzi di una vasta gamma di prodotti, dai computer ai televisori a gadget di ogni tipo; e in un secondo tempo potranno essere inseriti anche in prodotti non elettronici, come le confezioni di alimentari o i capi di abbigliamento, per comunicare all'acquirente una serie di informazioni: dalle istruzioni per l'uso, per esempio come cucinare un determinato cibo o come lavare un maglione di cachemire, a messaggi assai più sofisticati e personalizzati, da modificare di volta in volta, come l'agenda degli impegni della giornata. Un microchip "parlante", insomma, ci terrà compagnia. Gli esperti prevedono che il passaggio ai microconduttori di plastica sarà la nuova frontiera tecnologica dei prossimi trent'anni. Tutte le maggiori aziende del pianeta rincorrono il progetto: ci stanno già lavorando, fra le altre, l'americana Lucent, l'olandese Philips, la giapponese Hitachi, la sudcoreana Samsung e la taiwanese Au Optronics. Ma a varcare per prima il traguardo è una piccola società di Cambridge, Inghilterra, la Plastic Logic, fondata nel 2000, con novanta dipendenti e azionisti importanti come Intel, maggiore azienda costruttrice di microchip del mondo, e Basf, maggior gruppo industriale chimico del mondo. "Abbiamo un vantaggio tecnologico di due anni sulla concorrenza in questo campo", ha detto il presidente della Plastic Logic, Hermann Hauser, al Financial Times. Per costruire la fabbrica dei microchip di plastica, la sua azienda ha raccolto un finanziamento pari a circa 70 milioni di euro. Significativa la scelta del luogo: Dresda, nell'ex-Germania orientale, città che fu a lungo il centro della produzione di micro-elettronica per l'intero blocco sovietico. Un altro fattore in favore di Dresda sono stati i finanziamenti che il governo tedesco fornisce per attirare investimenti esteri. "Il nostro impianto potrebbe condurre a un'era di prodotti elettronici estremamente economici, in cui circuiti elettronici sono inseriti negli abiti che indossiamo, ad esempio per darci automaticamente le istruzioni sulle cose da fare nell'arco della giornata", afferma Hauser. I microchip al silicio, che nel 2006 hanno avuto un fatturato mondiale di oltre 200 miliardi di euro, non saranno messi fuori commercio. Ma la Plastic Logic si aspetta vendite annue vicine al miliardo di euro entro cinque-dieci anni. I suoi primi prodotti saranno una serie di schermi leggeri, resistenti e flessibili, dello spessore di una carta di credito.
(4 gennaio 2007) dal sito online di Repubblica http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/scienza_e_tecnologia/chip-di-plastica/chip-di-plastica/chip-di-plastica.html
Il leader dei semiconduttori presenta un chip dalla potenza di un teraflop Progettato con la tecnologia multicore, è il più potente mai creato Intel svela il super processore potrebbe finire nei nostri cellulari
SANTA CLARA (California) - Il super-processore è arrivato. Durante l'ultima conferenza annuale, l'Intel ha presentato un prototipo di chip capace di offrire le prestazioni di un supercomputer. Il processore raggiunge la straordinaria velocità di un teraflops. Sarebbe a dire che è capace di operare un triliardo di istruzioni ogni secondo. Il nuovo "mostruoso" processore di Intel è composto da 80 "core", ovvero da 80 nuclei di calcolo separati montati sullo stesso "wafer" di silicio poco più grande di un'unghia. Il lavoro svolto dagli ingegneri di Intel è ancora più impressionante se si considera che Asci Red, il primo supercomputer ad aver tagliato il traguardo del teraflop, era composto da 10mila processori ed occupava 144 metri quadrati. Ma il superprocessore, per ora, non è destinato al grande pubblico. La tecnologia che adotta, però, presto potrebbe finire nei nostri computer o, addirittura, nelle nostre tasche. L'Intel ha già iniziato la produzione e la commercializzazione di processori multi-core, che integrano nello stesso "pacchetto" più nuclei di calcolo. Il vantaggio di questo tipo di tecnologia è che, in via teorica, aumentando i nuclei è possibile aumentare la potenza di un processore senza aumentarne il consumo. Con il diffondersi dei dispositivi portatili, la questione del consumo è diventata di primaria importanza nell'industria dei processori. Occorrono chip in grado di offrire alte prestazioni senza consumare troppo la batteria. E il nuovo prototipo di Intel rappresenta un decisivo passo avanti in questa direzione. A fronte della sua spaventosa potenza, infatti, il chip consuma solo 62 watts, meno di una lampadina. In un prossimo futuro, quindi, non è escluso che il processore-supercomputer arrivi nei desktop di casa, nei notebook e, perché no, nei cellulari. Inoltre i vari nuclei possono essere disattivati a seconda della potenza di calcolo necessaria, ottenendo un'efficienza energetica ancora maggiore. Ma per funzionare al meglio, le strutture multi-core richiedono la riprogrammazione della maggior parte delle applicazioni. La potenza di calcolo di questi nuovi chip viene sfruttata solo da programmi che richiedono l'elaborazione simultanea di più calcoli. Spesso, però, ciò non è possibile. Per questo, mentre Intel e, in misura minore, Amd, continuano la corsa all'ultimo core, c'è chi ha scelto di percorrere una strada diversa. La compagnia canadese D-Wave ha annunciato che presenterà un prototipo commerciale - e perfettamente funzionante - di computer quantistico. Il computer, chiamato Orion, nonostante sia capace di elaborare solo 16 qubits (la versione quantistica del bit) ha una velocità simile a quella dei computer "normali". Merito dei principi di fisica quantistica intorno ai quali è progettato. I qubits, infatti, non si limitano ad assumere il valore di 0 o 1, come accade nei bit, ma possono - miracoli delle superposizioni quantiche - avere entrambi i valori contemporaneamente. Questo rende, in linea teorica, il computer quantistico capace di velocità di calcolo impossibili da raggiungere per i processori "tradizionali". Anche per quelli a 80 core.
(13 febbraio 2007) dal sito online di Repubblica
Metti una memoria in un cristallo di opale Nello studio si è riusciti a individuare la soglia critica di disordine che permette il verificarsi della localizzazione di Anderson e hanno visualizzato la distribuzione tridimensionale della luce intrappolata nel cristallo
Si è guadagnato la pubblicazione sulla rivista “Nature Physics” uno studio svolto da Claudio Conti (INFM-CNR) e Andrea Fratalocchi (INFM-CNR e Centro Fermi) grazie al quale si è riusciti per la prima volta a riprodurre il comportamento della luce all'interno dei cristalli fotonici disordinati. Il risultato di questa simulazione effettuata grazie a supercomputer potrebbe aprire la strada alle memorie ottiche basate su cristalli fotonici come l’opale, in cui i lampi di luce potranno sostituire gli elettroni. I fenomeno fondamentale per la realizzazione di tali componenti è la possibilità di intrappolare la luce nelle nanostrutture in virtù della cosiddetta localizzazione di Anderson che si verifica o meno nei cristalli fotonici a seconda delle 'imperfezioni' presenti in essi. Il supercomputer del Cineca di Bologna ha permesso agli studiosi dell’INFM di individuare la soglia critica di disordine che permette il verificarsi della localizzazione di Anderson e hanno visualizzato, per la prima volta, la distribuzione tridimensionale della luce intrappolata nel cristallo."I calcoli che abbiamo svolto non solo spiegano molti comportamenti dei cristalli fotonici prima del tutto indecifrabili, ma soprattutto permettono di capire come intrappolare la luce all'interno dei nanodispositivi ottici. Le memorie così realizzabili avrebbero potenzialità immense per quanto riguarda la quantità di dati che si possono immagazzinare in esse e la velocità di funzionamento”, ha spiegato Conti. (fc)(02 agosto 2008)© 1999 - 2008 Le Scienze S.p.A.
BackQui si cercherà di seguire l'evoluzione della tecnologia applicata all'ambiente ed alla vita pratica di tutti i giorni. Inoltre, sono presenti anche informazioni legate alle ultime novità in ambito di ricerca sperimentale e legata all'attività di laboratori.
(e magari qualche piccola news generale su varie evoluzioni tecnologiche)
|
I 15 SITI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO (La classifica di "The Observer")
|
|
Sito
|
Fondatore
|
Anno di fondazione e nazione
|
Utenti o pw
|
Che cos'è
|
|
1 - eBay.com
|
Pierre Omydair
|
1995 - Usa
|
168 milioni
|
Aste e acquisti online
|
|
2 - wikipedia.com
|
Jimmy Wales
|
2001 - Usa
|
9 milioni visite/giorno
|
Enciclopedia aperta online
|
|
3 - napster.com
|
Shawn Fanning
|
1999 - Usa
|
500 mila iscritti paganti
|
Musica: file sharing
|
|
4 - youtube.com
|
C. Hurely, S. Chen J. Karim
|
2005 - Usa
|
100 milioni video/giorno
|
Video: file sharing
|
|
5 - blogger.com
|
Evan Williams
|
1999 - Usa
|
18,5 milioni di utenti unici
|
Blog: sistema pubblicazione
|
|
6 - friendsreunited.com
|
Steve e Julie Pankhurst
|
1999 - Gb
|
15 milioni di utenti
|
Mette in contatto compagni di scuola
|
|
7 - drudgereport.com
|
Matt Drudge
|
1994 - Usa
|
8-10 milioni pw al giorno
|
News e gossip
|
|
8 - myspace.com
|
T. Anderson, C. DeWolfe
|
2003 - Usa
|
100 milioni di utenti
|
Community
|
|
9 - amazon.com
|
Jeff Bezos
|
1994 -Usa
|
35 milioni di clienti
|
Vendita online di libri, cd, dvd
|
|
10 - slashdot.org
|
Rob Maida
|
1997 - Usa
|
5,5 milioni utenti/mese
|
Tecnologia e forum
|
|
11 - salon.com
|
David Talbot
|
1995 - Usa
|
2,5/3,5 milioni utenti/mese
|
Rivista online
|
|
12 - craiglist.com
|
Craig Newmark
|
1995 - Usa
|
4 miliardi pw/mese
|
Rete di community forum online
|
|
13 - google.com
|
Larry Page, Sergey Brin
|
1998 - Usa
|
Un miliardo di ricerche al giorno
|
Motore di ricerca
|
|
14 - yahoo.com
|
David Filo, Jerry Young
|
1994 - Usa
|
400 milioni ricerche al giorno
|
Motore di ricerca
|
|
15 - easyjet
|
S. Haji-Ioannou
|
1995 - Gb
|
30 milioni di viaggiatori
|
Linea aerea low cost
|
Motori di ricerca più specializzati e innovativi: Non esiste solo GoogleEsistono altri mondi al di là di Mountain View Uno sguardo alle piccole realtà che influenzeranno anche il mercato di massa
Negli ultimi anni, Google si è imposto come sinonimo di internet, diventando il punto di partenza di moltissimi internauti. Nonostante sia il brand più apprezzato, il servizio non è unico nel suo genere; altri motori di ricerca stanno proseguendo le sperimentazioni per rendere più sofisticato il meccanismo che fornisce i risultati. Maggiore è il numero di informazioni presente online, maggiore è la necessità di una ricerca puntuale, sistematica e contestualizzata. È questo il futuro immediato e le innovazioni tecnologiche che oggi sono limitate a servizi sconosciuti saranno diffuse anche alla vasta massa di utenti di Google.DIMMI COSA CERCHI – In un articolo comparso sul sito Read Write Web, Nitin Karandikar, esperto di software e tecnologia, prova a delineare il futuro del mercato ed evidenzia le innovazioni più importanti che si stanno consolidando al di fuori di Google. Uno dei compiti più difficili che questi servizi sono chiamati a compiere riguarda la comprensione del contesto in cui sono presenti le parole chiave: un primo esempio è Hakia che distingue le domande dalle affermazioni e associa una certa importanza anche alle preposizioni, solitamente ritenute irrilevanti. L'obiettivo è quello di rendere questi sistemi di ricerca più precisi, come un'intelligenza artificiale. Del tutto diverso dal classico modello Google è Kartoo , un sistema che aggrega le informazioni suddividendole graficamente in aree tematiche ed evidenziando i temi più salienti.DIMMI CHI SEI – Un altro modo per far emergere i risultati più importanti è l'analisi della rilevanza per ogni singolo individuo: Collarity impara dalle ricerche individuali e associa progressivamente i profili simili. Anche Google sta sperimentando questo sistema personalizzato, ma le preoccupazioni relative al trattamento dei dati personali sono ancora alte.L'AGO NEL PAGLIAIO – Oltre ai motori di ricerca generalisti, che raccolgono e indicizzano tutta la conoscenza del web, esistono anche sistemi verticali che, a partire da una selezione di fonti ben definita, permettono di focalizzare su un particolare settore: è il caso di Simply Hired , rivolto al mercato del lavoro negli Stati Uniti, oppure delle ricerche tematiche integrate nei servizi web come Technorati per i blog, YouTube per i video o Flickr per le foto. La scelta del motore da usare è determinante e rivolgersi, quindi, a un sistema più specializzato può eliminare un gran numero di risultati superflui.Marina Rossi08 maggio 2007 LINK ARTICOLO
Il motore di ricerca punta a mettere sui siti bollini di avvertimento Google svela le insidie di internet Navigare in rete può essere pericoloso. Il 10% delle pagine web contiene software che potrebbero mettere fuori uso il Pc
NEW YORK (USA) - Dietro una pagina web su dieci si nasconde una minaccia alla sicurezza del proprio Pc. Parola di Google. E se lo dice il gigante delle ricerche in rete c'è da crederci. A dimostrare che non si tratta solo di supposizioni vi sono i dati emersi da un'approfondita analisi della rete condotta dalla società di Brin e Page.LO STUDIO – Gli esperti di Mountain View hanno infatti esaminato miliardi di siti, osservando da vicino e in modo scientifico qualcosa come 4,5 milioni di pagine elettroniche: come riferisce BBC , circa 450 mila di queste ingannano l'internauta portandolo a siti pericolosi che nascondono spyware che si installano nel computer dell'utente a sua totale insaputa, mentre altre 700 mila pagine contengono esse stesse i codici malvagi che potrebbero compromettere i Pc. L'attenzione degli uomini di Google si è focalizzata soprattutto sui cosiddetti siti esca – sempre più diffusi – ovvero quelli da cui si attiva automaticamente l'installazione di programmi che vengono utilizzati per rubare o arrecare danni ai dati e alle informazioni contenute nelle macchine. La tecnica più comune utilizzata da chi progetta queste esche consiste nel proporre all'utente dei link a contenuti pornografici o protetti da copyright (software o news) "interessanti e gratuiti". Spesso i pericoli vengono anche nascosti nei banner o nei widgets (oggetti, icone presenti sullo schermo che possono essere toccati e manipolati dall'utente tramite mouse o comandi da tastiera), e comunque in quegli elementi che non sono controllati direttamente dal proprietario del sito.COME PROTEGGERSI – L'idea di Google – che cercherà di disegnare la mappa della minaccia malware in rete – è quella di assegnare un bollino ai siti considerati potenzialmente pericolosi, in modo che gli utenti che utilizzano il motore di ricerca siano in grado di riconoscere immediatamente il pericolo e riducano così al minimo la possibilità di entrare in contatto con tali minacce. Un compito sicuramente non facile, che richiede una profonda conoscenza del web e dei suoi tranelli.Alessandra Carboni14 maggio 2007 link articolo
Novembre 2006 User generated content, ovvero i contenuti creati dagli utenti della rete. Tre parole che stanno rivoluzionando internet Ugc, il web venuto dal basso che adesso vale milioni di dollari Siti come YouTube o MySpace acquistati dai big per cifre a sei zeri di GAIA GIULIANI
ROMA - Il nome gliel'hanno dato solo nel 2005, ma si può dire tranquillamente che sia nato assieme al web. Guadagnando sempre più terreno. E' l'User generated content, e cioè tutto quello che circola in rete creato dagli utenti. Che stanno diventando i veri protagonisti del web, costringendo grandi società come Google, Microsoft e Yahoo a spendere milioni di dollari per adeguarsi alle loro esigenze. Milioni finiti quasi regolarmente sui conti bancari dei pionieri dell'Ugc, seguendo una specie di flusso circolare. Secondo la definizione di Wikipedia, che del contributo degli internauti vive e si nutre, l'Ugc comprende tra i suoi elementi principali video digitali, fotografie, blogging e podcasting. In contrapposizione con quelli creati dalle società specializzate. Dimostrando sempre di più quanto il world wide web sia una struttura democratica, che si costruisce dal basso. Così come l'informazione: il grassroot journalism (il giornalismo dei non professionisti) è un altro aspetto dell'Ugc a cui si stanno adeguando molti media, prima fra tutti la Bbc che ha creato un ufficio apposito per ricevere e organizzare il materiale inviato dagli internauti, sempre più scaltri nel realizzare inchieste giornalistiche. Volendo semplificare, si può dividere l'Ugc in contributi finalizzati all'intrattenimento e altri destinati all'informazione. Tra i due, l'intrattenimento è quello che ha ottenuto il successo più immediato. L'informazione, forse, più risonanza. Ma la gara milionaria per accaparrarsi i primi Ugc scattata tra i big ha avuto come protagonisti principali i contenuti destinati allo svago. Un esempio tra tutti è quello di Youtube, ottavo tra i siti più visitati dal mondo. La classifica è opera di Alexa.com, motore di ricerca specializzato nel ranking dei siti internet - acquistato da Amazon nel '99 dopo che aveva avuto più di 10 milioni di contatti - che mette al primo posto Yahoo, Google e Microsoft, seguite a breve distanza da una serie di siti frutto dell'Ugc. In tutti i primi tre si riflette il successo dei contenuti creati dagli internauti: per accaparrarsi Youtube, sono scese in campo Yahoo e Google, mentre Microsoft elaborava una controffensiva. Google se l'è portato a casa grazie ad un corposo assegno con i soliti sei zeri finali, sicuro che il sito sarebbe rimasto tra i più popolari. E i casi di Lonelygirl, la ragazzina che ha fatto incuriosire milioni di naviganti internettiani sulla sua identità, scomodando firme giornalistiche di quotidiani d'eccezione, o quello di Brooke Brodack, ingaggiata da uno show televisivo dopo che un talent scout l'aveva notata nei suoi video-parodia, lo confermano. E solo per citare casi relativi allo spettacolo. Quelli su questioni di cronaca come il pestaggio compiuto dalla polizia di Los Angeles ai danni dell'afroamericano William Cardenas - che l'ha fatto rimbalzare sui media di tutto il mondo portando all'incriminazione degli agenti - o degli episodi di bullismo nell scuole italiane, lo suggellano definitivamente. Yahoo, rimasta a bocca asciutta, ha subito replicato creando The9, televisione online specializzata nella segnalazione di siti e video amatoriali. Incentivando gli utenti a inviarne il più possibile con il concorso "Yahoo Talent Show", che mette in palio per il vincitore un assegno di 50mila dollari. E Microsoft? L'azienda di Bill Gates ha risposto con Soapbox che, secondo stime interne alla società, sarebbe stato visitato da circa 11 milioni di persone. Ma se le "major" del web acquistano i bocconi più ambiti, l'Ugc non si arrende e propone esperimenti autoprodotti come la Neave tv che raccoglie una sorta di "best of" dei video presenti in rete. E questo solo per rimanere alle immagini. Perché per quanto riguarda la musica ci sono esempi clamorosi come quello degli Arctic Monkeys, gruppo rivelazione inglese, in testa alle classifiche britanniche per mesi. O quello eclatante di Lili Allen, autrice del tormentone "Smile", scovata su MySpace, subito incoronata regina delle hit parade. E c'è spazio anche per chi si diletta con la penna. Julie Powell, segretaria newyorkese è stata contesa da diverse case editrici specializzate dopo che le ricette che la signora postava sul suo blog avevano attirato miriadi di curiosi. Risultato: la pubblicazione di un libro. Lo stesso è accaduto a Riverberd, pseudonimo che cela l'identità di una ragazza di Bagdad che scriveva regolarmente report sulla sua città all'interno del suo blog. Dopo la pubblicazione del libro s'è ritrovata in corsa per uno dei premi letterari più prestigiosi d'Inghilterra. Se poi non si rincorre la fama, ma ci si limita a cercare una nicchia personale sul web dove comunicare con gli amici, conoscerne di nuovi o scambiare materiale di vario tipo, ecco i siti specializzati nell'ospitare i contenuti personali. MySpace (sesto nella classifica di Alexa.com) è l'esempio per eccellenza: dopo il suo l'incredibile - e inaspettato a sentire gli ideatori, successo - è stato comprato per 580 milioni di dollari dal magnate dell'editoria Rupert Murdoch. Stessa sorte seguita da Flickr, sito che ospita gli album fotografici degli internauti, acquistato per milioni da Yahoo. Che ha comprato anche Del.icio.us, sito di social bookmarking, al 138° posto nella classifica. E la lista potrebbe continuare con Wikipedia, scritta da appassionati del piacere enciclopedico, o Technocrati (339esimo posto), il più grande collettore di blog del mondo. E c'è anche l'Imdb, (numero 35), eccezionale motore di ricerca cinematografico le cui recensioni sono frutto esclusivo della collaborazione dei suoi lettori.
(1. continua) (28 novembre 2006) dal sito online di repubblica
Da alcuni giorni irraggiungibili alcuni siti, si naviga a singhiozzo: Interessati i principali operatori. Ecco perché accade. Come agire
In ginocchio l'internet italiana: tutta colpa dei virus sui computer. E la Telecom mette a disposizione il numero 19122 per l'assistenza di ALESSANDRO LONGO
ROMA - L'internet italiana è in ginocchio: sono giorni di malcontento, di proteste che affollano forum e gruppi di discussione. Problemi a navigare sui siti, pagine che non si aprono o lo fanno dopo minuti di attesa. Decine di tentativi prima di inviare una e-mail. Il tutto sembra avvenire ovunque in Italia e con i principali operatori. "È vero, ma non è colpa nostra: la causa è un'epidemia di malware, spyware e adware che sta colpendo i server Dns di tutti gli operatori", dicono da Telecom Italia. Tradotto: molti utenti hanno computer infetti da file cattivi, parenti dei virus informatici: spyware e adware, appunto. File che generano traffico all'insaputa degli stessi utenti, aprendo connessioni con altri computer, inviando e-mail. Lo fanno di solito a scopi di marketing, per monitorare le abitudini di navigazione degli utenti o per inondarli di pubblicità. In questo moto, intasano con un surplus di richieste i server Dns degli operatori.
I Dns sono come le rubriche telefoniche del web. I computer le consultano ogni volta che l'utente digita l'indirizzo di un sito web su un browser o usa un altro servizio internet basato su un nome a dominio, come la posta elettronica. I Dns danno al computer la direzione giusta per raggiungere il computer che può fornire quel servizio, in base al nome a dominio digitato (per esempio si raggiunge così il computer dove è collocato il sito web richiesto). Ma se ci sono troppi computer che vogliono consultare queste rubriche, perché manipolati da spyware e adware, è ovvio che il traffico sul web diventa come sulle autostrade durante l'esodo di agosto: a rilento, a passo d'uomo o proprio bloccato.
Per citare solo le proteste di ieri e di oggi: "E' il quarto giorno che l'Adsl è collassata. Per mandare un e-mail occorrono 20 tentativi e tutto il resto è fermo come un sasso. Il problema interessa un intero Paese e perfino le banche hanno problemi con le linee dati", scrive su un gruppo di discussione un utente umbro. "Da qualche giorno fatico a navigare, due volte su tre non apre le pagine e anche la posta ha problemi", aggiunge Andrea S. "Sembra un problema nazionale perché ho lo stesso a Napoli", conferma un utente che si firma Samanta. "Da un paio di giorni ho enormi problemi con la connessione... a volte lentissima, a volte non apre neppure i siti più comuni (Google)", scrive un utente da Genova.
La cosa sta dando parecchio fastidio, quindi, a utenti e aziende. "Siamo già intervenuti con contromisure sui nostri server, ma potrebbero esserci ancora problemi in alcune zone", dicono da Telecom. È ancora allarme, quindi, tanto che Telecom ha reso disponibile un numero di assistenza tecnico dedicato: 19122.
Eppure, come spiega la stessa Telecom, la soluzione è a portata di mano: basta riconfigurare le opzioni Dns sul proprio computer. Facile, anche se l'utente comune non lo sa. Su Windows, bisogna cliccare su Start/Impostazioni/Pannello di Controllo e poi entrare in Connessioni di rete. Qui cliccare con il tasto destro sul nome della connessione in uso, poi su Proprietà (dal menu che appare) e, nella nuova finestra, selezionare Protocollo Internet (TCP/IP) e clic su Proprietà. Il consiglio è attivare l'opzione Utilizza i seguenti indirizzi server DNS. Telecom consiglia di compilare questi spazi con i numeretti 212.216.112.112 (DNS primario) e 212.216.172.62 (DNS secondario).
C'è però un'alternativa, che sta diventando in voga tra gli utenti più esperti: usare Open Dns (http://www.opendns.com). A differenza degli altri Dns, quelli Open non sono gestiti da nessun operatore in particolare ma sono distribuiti sul territorio e hanno anche funzioni aggiuntive: avvisano se l'utente è finito su un sito-truffa. Per usare gli Open Dns bisogna compilare quei campi con questi numeri: 208.67.222.222 (DNS primario) e 208.67.220.220 (DNS secondario). Così ci si emancipa dai problemi che a periodi possono colpire i Dns italiani.
Infine, il consiglio è di fare una scansione con software antispyware gratuiti (per esempio Adaware). Serve a ripulire il proprio computer dall'eventuale presenza di quei file cattivi e accertarsi così di non essere parte in causa del problema che sta paralizzando l'Internet italiana.
(12 dicembre 2006) dal sito di Repubblica online
|