Almir Surui: "Non sono Chico Mendes. Non voglio essere un eroe. Sono impaurito ma questo non mi fermerà dal tornare a casa per battermi per ciò in cui credo" WASHINGTON - Google si schiera in difesa dell'Amazzonia. Il gruppo di Mountain View ha accettato di stringere una insolita alleanza con la tribù dei Surui, ormai ridotta a soli 1200 membri, e schierare l'occhio dei suoi satelliti per impedire che faccendieri e taglialegna illegali distruggano il loro territorio. Artefice di questo patto è il nuovo capotribù, Almir Narayamoga Surui, 32 anni e una laurea conseguita in un college. Prima di lui, undici capi hanno già pagato con la vita i tentativi di fermare la deforestazione. Almir ha deciso di provare a rompere l'assedio e l'isolamento della sua gente, utilizzando l'arma della tecnologia: il giovane leader è volato in America e ha stretto un patto con Google, ottenendo che sia l'occhio dei satelliti del colosso di internet a raccontare al mondo cosa sta accadendo. Google Earth, il servizio ormai diffusissimo che permette di osservare tutti gli angoli della Terra, arrivando, in alcuni casi, fino a livello del suolo, verrà utilizzato per offrire immagini ad alta risoluzione per monitorare i 248 mila ettari della riserva dei Surui. Alle società che forniscono riprese dal satellite al gruppo di Mountain View, verrà chiesto di tenere con più attenzione lo sguardo dallo spazio sulla foresta pluviale brasiliana, per permettere ai Surui di accorgersi in tempo di nuove devastazioni illegali e di denunciarle pubblicamente. Il giovane capotribù ritiene che il governo del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non stia facendo abbastanza per frenare i buldozer che devastano la foresta o per proteggere gli indigeni dalle violenze degli avventurieri. Per questo ha deciso di compiere il lungo viaggio dalla propria capanna agli Usa, per cercare alleati. La sua prima tappa è stata l'Organizzazione degli Stati Americani, a Washington, a cui ha chiesto protezione raccontando che due giovani membri della tribù hanno già ricevuto offerte di 100.000 dollari in cambio della sua uccisione. Almir ha poi fatto rotta verso la California e ha ottenuto l'appoggio di Google, che mostrerà al mondo via satellite cosa accade nel cuore della foresta amazzonica. "La foresta pluviale e i suoi popoli indigeni - ha detto Megan Quinn, portavoce di Google Earth, al San Francisco Chronicle - stanno sparendo rapidamente, e questo ha conseguenze serie sia a livello locale, sia a quello globale. Il nostro progetto può sollevare una consapevolezza globale sulla battaglia del popolo Surui per mantenere la propria terra e la propria cultura, coinvolgendo gli oltre 200 milioni di utenti di Google Earth nel mondo". Almir Surui, ha detto di essere interessato solo a fare il bene del suo popolo, senza nascondere i timori per la propria vita. "Non sono Chico Mendes", ha detto il giovane Almir, ricordando la figura dell'attivista ucciso in Amazzonia nel 1988. "Non voglio essere un eroe. Sono impaurito, ma questo non mi fermerà dal tornare a casa per battermi per ciò in cui credo". Osservare le crisi in atto dal satellite sta diventando sempre più diffuso: Google aveva già lanciato un'iniziativa del genere per il Darfur (che è stata ora ripresa da Amnesty International) e sta usando le immagini dallo spazio anche per aiutare a proteggere gli scimpanzé in Tanzania, o a sostegno delle campagne dell'Onu contro la deforestazione. (10 giugno 2007) link articolo
I popoli dell’Amazzonia equatoriale chiedono 27 miliardi di dollari come risarcimento per i danni subiti dall’inquinamento dei pozzi
Inquinamento e gravi malattie nella più grande foresta del mondo L’«oro nero» dell’Ecuador che avvelena l’Amazzonia
sulla terraferma, il conflitto tra la Chevron-Texaco che ha sfruttato al massimo i giacimenti ecuadoriani e le fitte schiere degli ambientalisti determinati a preservare la Selva Amazzonica in tutto il Sud America rimane incandescente. Per questi ultimi, il danno arrecato al Paese dal progetto industriale nordamericano si aggira sui 27 miliardi di dollari. Ne occorrerebbe un terzo per risistemare il terreno e tappare i buchi. La penetrazione di 60 milioni di litri di scarti e scorie dell'oro nero nei polmoni dell'Amazzonia, che lascia presagire un inquinamento di devastanti proporzioni, con conseguenze allarmanti soprattutto per le comunità locali dove i malati di cancro continuano ad aumentare link articolo
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