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Punto Nullo Scoperte di antichi siti paleoastronomici e inerenti (o meno) anche alla geologia

Un po di notizie particolari in ambiti "misti".

 

 

 

   

Immagini tratte da un mio viaggio in Egitto

2007, Il radiocarbonio detronizza l'uomo di Clovis

Varie e stranezze
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 05-21-2008 at 11:59 AM
Archeologia astronomica-geologica >> Varie e stranezze

Popolamento dell'America

La convinzione che il popolo di Clovis sia stato il primo a mettere piede sul suolo americano oltre 11.500 anni fa, un tempo saldamente diffusa, era già stata messa in dubbio in anni recenti, principalmente in base a considerazioni sulla struttura dei più antichi manufatti ritrovati nel Nuovo Mondo. Ora una ricerca svolta da antropologi della Texas A&M University - alla quale la rivista Science dedica la copertina del suo ultimo numero - potrebbe dare il colpo di grazia a quell'ipotesi.
Nel loro studio i ricercatori hanno infatti proceduto a eseguire nuovamente le datazioni al radiocarbonio dei resti ossei ritrovati nei siti Clovis, scoprendo che essi sono in realtà più recenti di quanti finora pensato. "Le nuove datazioni al radiocarbonio indicano che i siti Clovis risalgono a un intervallo compreso fra gli 11.050 e i 10.800 anni fa", ha osservato Michael Waters, che ha diretto la ricerca. "Le datazioni precedenti risalivano agli anni sesanta e settanta, quando la tecnologia al radiocarbonio non era raffinata come quella odierna. Le date ottenute allora avevano uno spettro d'incertezza di più o meno 250 anni. Ora possiamo ridurlo a più o meno 30 anni."
"Una volta che si realizza che i siti Clovis sono molto più recenti e che la durata del periodo Clovis è stato molto più breve di quanto ritenuto, viene da chiedersi come un popolo abbia potuto raggiungere l'estremo sud del continente americano in così poco tempo. Sembra inverosimile che in venti generazioni abbiano fatto tanta strada tanto velocemente", ha osservato Waters. Secondo il quale, "ciò ci costringe a sviluppare un nuovo modello per spiegare il popolamento delle Americhe. " (gg)
(24 febbraio 2007)
Gli ultimi uomini di Neanderthal
Si è sempre pensato che l’uomo di Neanderthal si fosse estinto con l’arrivo in Europa dei Sapiens. Ora, alcuni oggetti trovati a Gibilterra rivelano che i due gruppi hanno convissuto per millenni. La recente scoperta di un team di ricercatori di Gibilterra potrebbe costringere gli antropologi a riscrivere alcune pagine della storia umana. Clive Finlayson e i suoi colleghi del Gibraltar Museum hanno infatti portato alla luce oltre 240 manufatti in pietra databili tra i 24.000 e i 28.000 anni fa, che dimostrerebbero come a quell’epoca il nostro continente, già in parte colonizzato dall’homo sapiens, fosse ancora abitato da numerosi esemplari di uomo di Neanderthal, che si riteneva invece già estinto. Gli oggetti ritrovati dagli archeologi sono infatti selci, quarziti e pietre focaie del tipo cosiddetto Musteriano, la cui produzione viene associata esclusivamente alle limitate capacità manuali del nostro più antico progenitore. Sembra dunque provato che l’uomo di Neanderthal, prima di estinguersi definitivamente, abbia convissuto per diversi millenni sul suolo europeo con l’homo sapiens. Gli antropologi sono comunque scettici sul fatto che le due specie, pur essendo sicuramente entrate in contatto tra loro, siano riuscite a incrociarsi . Le analisi condotte sui resti fossili di diversi uomini di Neanderthal evidenziano come la loro struttura genetica fosse sostanzialmente diversa da quella dell’uomo moderno. Se anche le due specie si fossero incrociate, i geni dell’uomo di Neanderthal non sarebbero dunque sopravvissuti al processo evolutivo.
Misteri svelati.
La scoperta di Finlayson sembra quindi risolvere anche il mistero del bambino di Lagar Velho: si tratta dei resti di un individuo scoperto in Portogallo e databile intorno ai 24.500 anni fa, la cui giovane età ha reso fino a oggi assai difficile la catalogazione come ibrido tra uomo di Neanderthal e homo sapiens, anche perché si riteneva che in quel periodo il primo fosse già scomparso dal pianeta.
Al caldo si sta meglio.
Secondo i ricercatori, l’uomo di Neanderthal avrebbe trovato nell’Europa meridionale delle condizioni ambientali particolarmente favorevoli che gli avrebbero permesso di sopravvivere un po’ più a lungo che nelle altre zone della Terra. La loro estinzione definitiva sarebbe quindi da imputare al loro sempre più ristretto numero, e non a uno sterminio compiuto dall’homo sapiens.
(Notizia aggiornata al 14 settembre 2006), dal sito online di www.Focus.it


Neanderthal e homo sapiens: una convivenza di 4000 anni
Un nuovo studio dimostra che i due gruppi hanno coesistito almeno fino a 28-24mila anni fa a Gibilterra, nel sud dell'Europa

Lo scienziato autore della ricerca: "Sembra un periodo di tempo molto piccolo ma se lo proiettiamo alle generazioni umane è dai tempi di Cristo ad oggi e viceversa"
ROMA - L'uomo di Neanderthal e l'homo sapiens hanno 'coabitato' in Europa per oltre 4000 anni. Finora si riteneva che l'arrivo dell'uomo moderno, circa 30 mila anni fa, avesse soppiantato l'altra specie. Ma le cose potrebbero essere andate diversamente. Nuove scoperte del professor Clive Finlayson del museo di Gibilterra, riportate on line da 'Nature', hanno dimostrato che i due gruppi hanno coesistito nel sud Europa almeno fino a 28 mila, forse 24 mila, anni fa, molto più a lungo di quanto si pensasse: "Sembra un periodo molto piccolo - dice il professor Finlayson - ma se lo proiettiamo alle generazioni umane, 4000 anni è dai tempi di Cristo ad oggi e viceversa". L'uomo di Neanderthal fu il predecessore dell'uomo moderno che abitò l'Europa e parte dell'Asia centrale e occidentale. Il primo ritrovamento fossile risale all'agosto del 1856, Charles Darwin pubblicherà 'L'origine delle specie' solo tre anni più tardi, quando dei tagliapietre trovarono ossa in una cava della valle del Neander, in Germania. Nonostante la loro immagine di selvaggi pelosi con la clava, la nuova ricerca suggerisce che i Neanderthal erano esperti nel fabbricare utensili, usavano pelli di animali per tenersi caldi e si prendevano cura uno dell'altro. Durante uno degli ultimi scavi nella grotta di Gorham, una ricca fonte di manufatti preistorici a Gibilterra, Finlayson ha trovato un fuoco da accampamento fatto dall'uomo di Neanderthal e parti di utensili, armi di pietra e animali fossili. "Abbiamo resti non solo di mammiferi che mangiavano ma anche di uccelli e crostacei, elementi che indicano come la loro dieta non fosse strettamente carnivora", ha osservato lo scienziato. Il carbon fossile trovato nel sito non consente agli studiosi di formulare una datazione. Essi però sono in grado di ricostruire l'ambiente in cui gli ultimi uomini di Neanderthal vissero, scoprendo che comprendeva una grande varietà di piante. "Ciò indica che nonostante avanzasse la glaciazione in Europa, questo era un posto dove il clima era ancora sufficientemente mite perché l'uomo di Neanderthal sopravvivesse più a lungo", ha aggiunto Finlayson. Gli scienziati stanno scavando ancora nella grotta dove arnesi di pietra furono scoperti più di 50 anni fa, alla ricerca anche di siti funerari nelle parti più profonde. E mentre dal Max Planck Institute di Leipzig si attende l'esito degli studi che dovrebbero consegnarci il sequenziamento completo del Dna di Neanderthal, continuano ad arrivare notizie sul nostro antico 'coinquilino'. Una giunge proprio da Svante Paabo, direttore del Max Planck: "Secondo i risultati iniziali della nostra ricerca, la prima e più rilevante deduzione è che il cromosoma Y degli uomini di Neanderthal è molto diverso ad quello dei sapiens e anche da quello degli scimpanzè. Questo sembra in qualche modo escludere che ci siano stati fenomeni di mescolamento interrazziale tra le due specie di Homo", ha detto il biologo che ha aggiunto: "I dati biomolecolari ottenuti dal nostro team sembrano confermare che gli uomini di Neanderthal si sono staccati dalla linea evolutiva che ha portato alla comparsa dell'Homo sapiens circa 315.000 anni fa. Un dato, quest'ultimo - ha concluso -, in linea con quanto fino ad oggi ipotizzato". Insomma a causa della loro cresta cigliata e della loro grande cavità nasale, quella dei Neanderthal - secondo Svante Paabo - sarebbe una specie anomala all'interno della linea evolutiva. Ma un altro studio rivela che la vera specie strana sarebbe in realtà la nostra. Secondo una ricerca condotta da Erik Trinkaus, docente di antropologia alla Washington University di St. Louis, pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Current Anthropology, i Neanderthal rappresentano la continuità della storia evolutiva molto più del sapiens e dei suoi discendenti. Solo nella nostra specie, infatti, è assente la cresta ciliare e la faccia è schiacciata. Le nostre cavità nasali interne sono molto ridotte e le ossa delle nostre articolazione possiedono caratteristiche che non si riscontrano in nessuna altra specie. "La vera questione non è perché i Neanderthal erano così divergenti - dice l'antropologo - ma perché la nostra specie ha portato così tante caratteristiche nuove".
(14 settembre 2006) dal sito online di la Repubblica


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