Contaminazione ambientaleUna ricerca congiunta del Dipartimento di geologia dell’Università di Leicester, nel Regno Unito e del British Geological Survey ha riscontrato la presenza di particolato di ossido di uranio sopravvissuto 25 anni nell’ambiente, e la contaminazione di uranio impoverito a circa 6 chilometri dal punto di rilascio.L’uso di munizioni all’uranio impoverito da parte di truppe statunitensi e britanniche in combattimento aveva sollevato molte proteste alcuni anni fa, all’epoca dell’intervento in Iraq. In seguito all’impatto con le armature degli obiettivi, infatti, si produce particolato di uranio – debolmente radioattivo e chimicamente tossico - che può essere facilmente inalato. Finora, tuttavia, nessuna ricerca è riuscita a documentare la correlazione significativa tra l’esposizione a tale sostanza e l’insorgenza di disturbi o patologie.Una risposta parziale - anche se limitata alla presenza di contaminanti nell'ambiente - viene ora da uno studio circa la persistenza nell’ambiente di una quantità nota di uranio. Nel corso degli anni sessanta e settanta, infatti, vennero emesse in atmosfera circa 5 tonnellate di uranio, in un’area residenziale nei pressi di Colonie, nello Stato di New York. I ricercatori guidati da Randall Parrish, docente di geologia dell’Università di Leicester, hanno raccolto centinaia di campioni di suolo e polvere nello mese di luglio dello scorso anno. Gli stessi campioni, esaminati in seguito grazie a tecniche di microscopia elettronica a scansione, hanno rivelato la presenza di particolato con diametro micrometrico ricco di uranio. Le misurazioni di spettroscopia di massa hanno invece mostrato che il livello di contaminazione nei pressi della sorgente era alcune centinaia di volte più elevato del livello di base. La contaminazione, inoltre, raggiungeva i 35 centimetri di profondità nel sottosuolo e un raggio di 5,8 chilometri di distanza dal sito.I risultati della ricerca saranno presentati al pubblico il giorno 29 giugno all’Università di Leicester.(28 giugno 2007) © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
Il carico contaminato da Cobalto 60 era arrivato al porto di La Spezia era destinato a usi industriali: pulegge, cappe, serbatoi e tramogge Acciaio radioattivo dalla Cina: sequestrate 30 tonnellate I carabinieri del Comando Tutela Ambiente escludono rischi per la salute
MILANO - I carabinieri del Comando Tutela Ambiente hanno sequestrato nelle province di Brindisi, Campobasso, Treviso, Milano, Lucca, Frosinone, Latina e Mantova trenta tonnellate di acciaio inox contaminato da Cobalto 60, isotopo radioattivo caratterizzato da elevata radiotossicità e tempi di dimezzamento della carica radioattiva di sei anni. La sostanza è utilizzata in campo medico per la cura di alcune forme tumorali e in campo industriale per i controlli non distruttivi quali le gammagrafie. L'acciaio era invece destinato alla produzione di manufatti per uso industriale come pulegge, cappe di aspirazione, serbatoi e tramogge. Le trenta tonnellate di acciaio inossidabile radioattivo sono state importate dalla Cina. Il materiale, insieme ad altre 350 tonnellate inerti, era giunto lo scorso maggio nel porto mercantile di Spezia, proveniente dal più grande impianto siderurgico al mondo di proprietà della società cinese Tysco. Era destinato a importanti società italiane che lo hanno lavorato e messo in commercio. Il nome delle fonderie italiane che lo hanno trattato non è stato reso noto. Trattandosi di materiale semilavorato e non di rottame metallico destinato agli altiforni, la legge non prevede che sia sottoposto a preventivi controlli radiometrici prima di essere sdoganato. Successive verifiche sugli scarti di lavorazione, hanno permesso di scoprire la contaminazione da cobalto 60 dei laminati destinati alle diverse produzioni industriali (camini, serbatoi, pulegge, tramogge, cappe e ciminiere). La contaminazione, secondo gli investigatori, è probabilmente dovuta alla accidentale fusione durante il ciclo di lavoro di una sorgente radioattiva 'orfana'. Si definiscono 'orfane' le sorgenti radioattive che sfuggono dal controllo delle autorità. L'Italia è il secondo Paese in Europa, dopo la Germania, per lavorazione di rottami metallici importati. "Il pronto recupero dell'acciaio radioattivo, sia questo commercializzato che quello ancora in giacenza consentono - si legge nel comunicato dei carabinieri - di escludere ipotesi di danni per la salute dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente". Parte del materiale però, dopo essere stato lavorato, è stato di nuovo esportato e si troverebbe ora in Croazia, Turchia, Egitto, Polonia e Kazakhstan. L'Interpol è stata allertata. Con ogni probabilità l'impianto cinese produttore ha fuso una o più sorgenti radioattive di cobalto 60 le cui caratteristiche chimico-fisiche lo portano a legarsi perfettamente con il metallo fuso rendendolo radioattivo. Sorgenti di cobalto sono usate nelle acciaierie per misurare lo spessore dei refrattari che rivestono gli alti-forni. In caso di sfruttamento eccessivo degli impianti e in assenza di adeguata e costosa manutenzione può accadere che le sorgenti si fondano con l'acciaio. (1 marzo 2008) link articolo
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