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2007, La primavera artica è sempre più precoce

Scoperte e Novità nel mondo del Clima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 03-26-2008 at 4:06 PM
Articoli sul Clima >> Scoperte e Novità nel mondo del Clima

Cambiamenti climatici
La primavera artica arriva con alcuni settimane di anticipo rispetto a un decennio fa: è quanto sostengono i ricercatori dell'Università di Aarhus di Roskilde (NERI), in Danimarca, e dell'Università di Copenhagen, sull'ultimo numero della rivista "Current Biology".
"Nonostante le incertezze che riguardano la questione del riscaldamento globale nel prossimo secolo, esiste una documentazione coerente dei cambiamenti climatici sul breve periodo, ed è proprio nell'ambiente artico", ha commentato Tokee T. Hoeye, del istituto nazionale di ricerca ambientale dell'Università di Aarhus.
"Il nostro studio conferma ciò che molte persone pensano già, e cioè che le stagioni stanno cambiando e che non siamo di fronte a uno o due anni di caldo in eccesso, ma di un trend ormai stabilizzato che dura da più di decennio." Per scoprire gli effetti del riscaldamento, i ricercatori danesi si sono avvalsi della fenologia, lo studio della scansione temporale dei segni dell’arrivo della primavera che si possono osservare in piante, farfalle, uccelli e altre specie. Le variazioni fenologiche sono considerate uno dei segnali chiari i più rapidi della risposta biologica alle temperature crescenti, ha spiegato Hoye. I risultati di quest'ultimo studio confermerebbero dati analoghi relativi a zone con i climi molto più caldi: un recente studio ha riportato un anticipo di 2,5 giorni al decennio per le piante europee e di 5,1 giorni al decennio per le piante per animali e piante in tutto il pianeta.
Utilizzando il più ampio insieme di dati finora a disposizione per quanto riguarda la regione artica, i ricercatori hanno documentato un anticipo molto rapido indotto dal clima nella fioritura, emergence che nella disposizione delle uova in un’ampia gamma di specie.
Viene mostrato infatti che le date di fioritura di sei specie di piante così come del ritorno in piena attività di 12 specie di artropodi e delle data di inizio della covata di tre specie di uccelli hanno subito un avanzamento in alcuni casi di ben 30 giorni durante l'ultimo decennio. Il dato medio per tutte le sedi di dati è stato di 14,5 giorni di anticipo per decennio. (fc)
(19 giugno 2007), © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.



2006: Groenlandia, accelera la fusione dei ghiacci (per questo tipo di analisi bisogna avere molta potenza di calcolo!)
L'allarme parte dal satellite. Secondo i dati rilevati dalla Nasa, infatti, dal 2004 il tasso di fusione dello strato di ghiaccio della Groenlandia starebbe accelerando
Dati rilevati attraverso l'agenzia spaziale Nasa
Secondo alcuni studiosi dipenderebbe dal costante aumento del riscaldamento globale degli ultimi anni

Per Janli Chen, ricercatore dell'Università del Texas ad Austin, ed alcuni suoi colleghi, questo rapido incremento dello scioglimento dei ghiacci sarebbe dipendente dal costante aumento del riscaldamento globale degli ultimi anni. Janli Chen e i suoi colleghi hanno studiato mese per mese a partire dall'aprile del 2002 fino al novembre del 2005 i cambiamenti nella gravità della terra. I dati sono stati rilevati attraverso l'agenzia spaziale Grace (recupero di gravità ed esperimenti sul clima). E se è vero che ci sono diversi fattori che contribuiscono alle fluttuazioni del campo di gravità della terra, è altrettanto vero che queste variazioni, una volta depurate dal'influenza dell'atmosfera e degli oceani, riflettono principalmente i cambiamenti nella massa dei blocchi di ghiaccio e acqua immagazzinati nella terra. E questo monitoraggio ha evidenziato come lo strato di ghiaccio della Groenlandia si sta fondendo ad un tasso di circa 239 chilometri cubici (57.3 miglia cubiche) all'anno. Un numero per circa tre volte superiore alle previsioni iniziali. Quali potrebbero essere le conseguenze? Una dato generale per capire. Se la calotta di ghiaccio dovesse completamente sparire, il livello globale dei mari aumenterebbe di ben 6 metri e mezzo (21 piedi).
13 agosto 2006, dal sito OnLine del Corriere della Sera


2007-05-05
Clima: Himalaya si sta sciogliendo.
Esperto centro internazionale montagna, terzo polo a rischio
(ANSA) - KATHMANDU, 5 MAG - L'Himalaya si sta sciogliendo rapidamente: a lanciare l' allarme a Kathmandu e' Andreas Schild, direttore generale dell'Icimod. Il Centro internazionale per lo sviluppo integrato della montagna riunisce gli otto Paesi della regione himalayana. Dopo l'Antartide e l'Artico l'Himalaya è la più grande riserva di ghiaccio del pianeta e lo scioglimento dei ghiacci potrebbe compromettere gravemente le riserve di acqua del pianeta.


Il frammento di 415 km quadrati si è separato dall'area dello Wilkins Ice Shelf
Gli scienziati: "Fenomeno straordinario". Colpa del riscaldamento globale
Antartide, si stacca iceberg gigante: "E' grande sette volte Manhattan"
WASHINGTON - Un enorme frammento di 415 chilometri quadrati della banchisa antartica si è staccato dall'area dello Wilkins Ice Shelf. Lo hanno reso noto negli Stati Uniti gli scienziati del National Snow and Ice Data Center di Boulder, in Colorado, precisando che il fenomeno - cominciato il 28 febbraio scorso - è stato ripreso dai satelliti ed è stato "straordinario" "anche perché non capita di vedere tutti i giorni collassare un pezzo di ghiaccio grande quanto sette volte Manhattan".
A staccarsi dal continente antartico e a finire in mare è stato il cosiddetto "Asse di Wilkins", un'area della parte occidentale dell'Antartide che gli scienziati avevano già previsto sarebbe collassata. Ritenevano però che sarebbe avvenuto tra quindici anni.
Il fenomeno è stato fotografato e ripreso con un video da un aereo mandato appositamente sul posto. "Quanto avvenuto è rarissimo - hanno commentato al centro di Boulder - anche perchè l'asse di Wilkins esisteva almeno da 1500 anni". Il fenomeno è "certamente" dovuto agli effetti del surriscaldamento globale.
"Se il fenomeno continua, questa porzione ghiacciata potrebbe completamente disintegrarsi e nel corso dei prossimi anni potremmo perdere la metà della banchisa ghiacciata in questa regione" ha dichiarato il responsabile scientifico del National Snow and Ice Data Center, Ted Scambos.
(26 marzo 2008)


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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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