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Tra il 7 e l'11 luglio la finestra utile per il lancio del vettoredi LUIGI BIGNAMI PARTIRA' il 7 luglio. E sarà una missione verso gli inizi del sistema solare per comprendere come è nato e come è evoluto. La sonda a cui è stato affidato questo ambizioso compito è chiamata Dawn. Avrà come obiettivo lo studio ravvicinato di un asteroide, Vesta, e di un "pianeta nano" (così definito in base alla nuova classificazione dei corpi del sistema solare), Cerere. Entrambi sono oggetti che si formarono ai primordi della storia del sistema solare. Studiarli dunque, significa ottenere informazioni sui processi che hanno caratterizzato la sua formazione. Spiega Chris Russell, responsabile scientifico della missione: "Durante la prima era del sistema solare, il materiale che componeva la nebulosa da cui è nato il Sole e i pianeti aveva caratteristiche diverse in rapporto alla distanza dal Sole stesso. Quanto più ci si spostava verso l'esterno tanto più la temperatura diminuiva. Per questo motivo i corpi più vicini al Sole assumevano una composizione rocciosa, di tipo terrestre, mentre quelli più lontani erano prevalentemente ghiacciati". L'aver scelto Vesta e Cerere porterà i ricercatori ad osservare le due diverse situazioni. Vesta, che ha un diametro di circa 530 Km, è un corpo roccioso che potrebbe possedere un nucleo come la Terra e una superficie che mostra segni di una certa attività geologica e dunque potrebbe raccontarci molte cose su come si sono formati i pianeti simili al nostro. Cerere, che ha un diametro di circa 950 Km, al contrario, ha una crosta ghiacciata con minerali ricchi in acqua e potrebbe possedere una debolissima atmosfera. Assomiglia dunque molto di più alle lune ghiacciate dei grandi pianeti esterni del sistema solare. Dawn porta con se tre strumenti principali: una macchina fotografica che riprende ciò che l'occhio umano sarebbe in grado di osservare, una all'infrarosso e uno spettrometro, ossia uno strumento in grado di studiare la composizione chimica degli oggetti. L'attrazione gravitazione che i due corpi eserciteranno sulla sonda permetterà inoltre agli scienziati di capire anche come sono formati al loro interno. Dawn ha una finestra di lancio che inizia la mattina del 7 luglio e termina l'11 luglio. Al momento tutto sembra andare per il meglio. La sonda arriverà al primo appuntamento con Vesta nel 2011. Attorno ad esso rimarrà per 7 mesi. Dopo si sposterà verso Cerere, dove arriverà nel 2015 che studierà per circa 5 mesi. Sembrerà che i quasi 5 anni necessari per raggiungere il primo obiettivo siano davvero tanti. La risposta sta nell'utilizzo del rivoluzionario motore ionico: è molto piccolo e richiede una quantità di carburante assai ridotta. Questo tipo di motore è già stato sperimentato con successo dalla Nasa in una precedente missione, la Deep Space 1. Il motore ionico funziona attraverso l'emissione di ioni di xenon (gli ioni sono atomi ai queli è stato tolto uno o più elettroni, lo xenon è un gas naturale) che vengono accelerati dall'energia prodotta da grandi pannelli solari. La continua accelerazione permette nel tempo di raggiungere grandi velocità, ma questo richiede mesi. (5 luglio 2007) link articolo
Resti di nebulosa solare: il contenuto di grani di CAI in questi asteroidi arriva al 30%, contro il 10% circa dei più antichi meteoriti ritrovati sulla Terra finora
Potrebbero essere più antichi di qualunque altro oggetto dello stesso tipo ritrovato sulla Terra gli asteroidi osservati da Jessica Sunshine dell’Università del Maryland a College Park in collaborazione con altri istituti di ricerca statunitensi. Nella fascia degli asteroidi – la regione compresa tra le orbite di Marte e Giove con la maggiore concentrazione di questi oggetti dell’intero sistema solare – ne è stata individuata una manciata caratterizzata da una concentrazione più alta del normale dei cosiddetti CAI (Calcium-rich, aluminum-rich inclusions) minerali ricchi di ossidi di calcio e di alluminio risalenti alla nebulosa che ha dato origine al sistema solare. Per confronto, il contenuto di grani di CAI in questi asteroidi descritti nell’articolo dal titolo "Ancient Asteroids Enriched in Refactory Inclusions", pubblicato sull'ultimo numero della rivista “Science” arriva al 30%, contro il 10% circa dei più antichi meteoriti ritrovati sulla Terra finora. Tale percentuale, rilevata grazie agli spettri di assorbimento nel vicino infrarosso che hanno una riga caratteristica in corrispondenza dei 2 micron, insieme con altre peculiarità riguardanti la composizione complessiva, fa pensare che questi oggetti con diametri comprese tra 50 e 100 chilometri siano rimasti in gran parte inalterati e incontaminati e rappresentano i "fossili" più genuini dell'originaria nebulosa solare. (fc) (21 marzo 2008)© 1999 - 2008 Le Scienze S.p.A.
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