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In uno studio Usa gli effetti dello scioglimento del Polo sul nostro Paese
di LUIGI BIGNAMIMILANO - C'è una grande fetta d'Italia che rischia di sprofondare sotto il livello del mare se quanto affermano ricercatori americani dovesse realmente verificarsi. Oltre 4.500 chilometri quadrati di penisola, tra i più belli, potrebbero scomparire per sempre. La causa è ancora una volta il riscaldamento globale, il quale, come sottolinea il prossimo rapporto dell'ONU sul clima anticipato ieri da Repubblica, sembra inarrestabile.Nel giro di un secolo o poco più tutte le aree ghiacciate dell'artico (quelle vicino al Polo Nord) potrebbero sciogliersi. Gli ultimi rilevamenti eseguiti dai satelliti della Nasa, infatti, dimostrano che lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia sta accelerando ad una velocità del tutto inaspettata. Secondo i ricercatori, se l'intera coltre di ghiaccio dovesse sciogliersi completamente il livello globale dei mari si innalzerebbe di 6 metri. Spiega Jianli Chen dell'Università del Texas (Usa): "Dai dati satellitari risulta che l'intera massa di ghiaccio che ricopre la Groenlandia si sta sciogliendo ad un tasso di circa 239 chilometri cubici all'anno, tre volte superiore a quanto ci saremmo aspettati".Partendo da questi dati Jeremy Weiss dell'Università dell'Arizona, in collaborazione con il Servizio Geologico Americano, ha redatto varie carte interattive del pianeta in cui si possono osservare le aree che - con l'innalzamento dei mari - andrebbero via via scomparendo. Fino a considerare l'ipotesi peggiore, quella appunto dello scioglimento totale dei ghiacci groenlandesi.L'Italia, in tal caso, ne verrebbe fortemente interessata. A rischio vi sarebbero le coste dell'alto Adriatico da Venezia fino a Grado e verso sud fin quasi a Rimini, mentre verso l'interno l'acqua potrebbe prendersi le terre fino a Ferrara. In Toscana sarebbero in pericolo le coste vicino Livorno e verso nord quelle di Tombolo fino all'Arno, l'acqua arriverebbe fino alla periferia di Pisa. Nel Lazio, Latina verrebbe sommersa e verso sud il mare ruberebbe gran parte delle coste prospicienti il Golfo di Gaeta.Sul versante opposto, la Puglia vedrebbe inabissarsi Manfredonia e le coste che si snodano verso Barletta, mentre la Sardegna potrebbe dire addio alle coste del Golfo di Oristano, a parte della penisola del Sinis e allo Stagno di Cagliari.Ovviamente l'entità del rischio è maggiore laddove esistono già problemi di subsidenza e di erosione o instabilità dei litorali. Problemi che riguardano soprattutto l'alto Adriatico e l'Alto Tirreno. Spiega Fabrizio Antonioli dell'Enea, che ha realizzato uno studio sul fenomeno: "L'innalzamento del mare nel nostro Paese non è causato solo dal riscaldamento globale, ma anche dall'abbassamento dei suoli, fenomeno evidente soprattutto al Nord e legato a complessi fenomeni geologici". Considerando tali fattori Venezia risulta la città a maggior rischio. Negli ultimi 100 anni è sprofondata di 23 centimetri, ma fino ad oggi l'azione dello scioglimento dei ghiacci dei pianeta è stata molto contenuta.L'aumento del livello del Mediterraneo porta anche ad un altro problema: l'infliltrazione salina nelle falde acquifere che rischia di compromettere le risorse idriche soprattutto in Puglia e Sicilia. A rischio non è solo la disponibilità di acqua potabile, ma anche l'irrigazione: utilizzando acqua salata per irrigare i campi si favorisce la desertificazione.Il lavoro dell'Università dell'Arizona ha messo in luce molte altre aree del pianeta che potrebbero scomparire con una risalita di 6 metri del livello marino. In Europa, Olanda e Germania vedrebbero il mare entrare nel loro territorio per decine di chilometri. La Florida sarebbe costretta ad evacuare milioni di persone perché ne scomparirebbe quasi un terzo.Scomparirebbero le aree asiatiche dalle foci del Gange e dell'Indo e molte aree della Nuova Guinea, per non parlare delle numerosissime isole coralline degli oceani. Ma per queste non è necessario attendere che il mare si alzi di 6 metri: per molte, infatti, la fine si avrebbe anche con un innalzamento di soli 50 centimetri.(22 gennaio 2007)http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/ambiente/rapporto-onu/italia-innalzamento-mari/italia-innalzamento-mari.html
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