25.01.2007Da 241 giorni in Indonesia un vulcano di fango continua a eruttare emettendo dai 7000 ai 150.000 metri cubi di fango al giorno. Da quando il fenomeno è iniziato, il 29 maggio scorso, ha coperto quattro villaggi, costretto alla fuga 11.000 abitanti, distrutto 25 fattorie e devastato infrastrutture, provocando indirettamente tredici morti a seguito della rottura di un metanodotto. Secondo una indagine condotta da geologi dell'Università di Durham pubblicata sull’ultimo numero di “GSA Today”, organo della Geological Society of America, all'origine dell'eruzione vi sarebbe l'uomo. Lusi, come è stato battezzato il vulcano di fango dagli abitanti del posto, una località non molto distante dalla città di Porong, nella parte orientale dell’isola di Giava, è destinata a restare attiva ancora per molti mesi, se non per anni. Dall’analisi di numerosi dati, ivi compresi rilevamenti da satellite, alla fine la parte centrale dell’area è destinata a collassare, andando a formare un cratere.Secondo Richard Davies, che ha diretto lo studio, l’eruzione è quasi certamente stata causata dalle intense attività di perforazione che sono state eseguite nella zona alla ricerca di riserve di gas. “È una procedura industriale standard in questo tipo di perforazioni l’uso di intelaiature di acciaio per sostenere il pozzo di trivellazione e proteggersi dalla pressione dei fluidi, che si tratti di acqua, gas o petrolio. Nel caso di Lusi è stato perforato uno strato di roccia calcarea sottoposta a pressione da un acquifero, senza provvedere a proteggere l’area con strutture di rinforzo. Come risultato la roccia si è fratturata e una miscela di acqua e fango ha trovato la via per la superficie.”© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
Esperimento senza precedenti a Surubaya, in Indonesia Sfere di cemento per «tappare» il vulcano L'intervento reso necessario da una marea nera che sommerge campi e villaggi da nove mesi. Ma c'è chi teme conseguenze
GIAKARTA - Millecinquecento sfere di cemento, ciascuna pesante 250 chili, hanno cominciato a essere introdotte nel cratere di un vulcano di fango nei pressi di Surubaya, la seconda città dell'Indonesia, a Giava Est. È un esperimento senza precedenti quello che stanno mettendo in atto in queste ore geologi e ingegneri indonesiani, nel tentativo disperato di arrestare una marea di fango caldo e maleodorante che ormai da nove mesi sta devastando villaggi e campi coltivati, costringendo alla fuga circa 15 mila persone. «Introducendo queste sfere a gruppi di cinque, tenute insieme da cavi di acciaio, non speriamo certo di tappare completamente il vulcano, ma almeno di ridurre della metà il flusso di fango eruttato senza sosta dalla fine di maggio del 2006, al ritmo di circa 100.000 metri cubi al giorno» spiega l'ingegner Umar Fauzi, dell'Istituto di Tecnologia di Bandung, che ha ideato l'intervento. 50 PISCINE OLIMPIONICHE - I vulcani di fango sono un fenomeno abbastanza diffuso nel mondo. Dalle loro bocche non esce lava, ma una miscela di acqua, argilla, idrocarburi e vari gas come anidride carbonica e metano, il tutto a temperature a temperature modeste, che di solito non superano i 50 gradi. Ce ne sono diversi molto attivi in Azerbaijan; e alcuni attivi a intermittenza anche in Sicilia, sui fianchi dell'Etna, nei comuni di Paternò e Belpasso. Ma il vulcano di fango di Surubaya sembra intenzionato a battere ogni record: «Con quello che ci riversa abbiamo calcolato che potremmo riempire almeno 50 piscine olimpioniche al giorno. Il guaio è che tutta questa miscela ha messo in ginocchio l'economia di un'intera provincia e scatenato polemiche a non finire» lamenta Rudi Novrianto, portavoce della Protezione civile locale. ESTRAZIONE IDROCARBURI - Le polemiche che stanno lacerando la comunità scientifica indonesiana riguardano sia le cause del disastro, sia i rimedi adottati nel tentativo di limitare i danni. Secondo una parte dei geologi impegnati nell'emergenza, l'eruzione è stata causata da una compagnia di estrazione di idrocarburi, di proprietà della famiglia del ministro del Welfare indonesiano Aburizal Bakrie, nel corso dei lavori di trivellazione di un pozzo profondo 3 km che avrebbe bucato un deposito di fango sotto pressione. Secondo altri esperti invece il fenomeno, del tutto naturale, sarebbe da interpretare come un effetto collaterale della lunga e violenta sequenza sismica iniziata con il terremoto-maremoto del dicembre 2004 e continuata a intermittenza fino a oggi con scosse molto violente e distruttive. RISCHIO ESPLOSIONI - Quanto al tentativo di tappare l'eruzione con le sfere di cemento, una parte della comunità scientifica locale ritiene che il rimedio possa essere peggiore del male perché si teme che il flusso di fango in pressione, bloccato da una parte, potrebbe prima o poi esplodere da un'altra. «Tutto dipende dall'esistenza o meno di un campo di fratture profonde che potrebbero rappresentare la via alternativa di uscita del fango e dei gas - commenta il geofisico Piergiorgio Scarlato, del Laboratorio di Alte pressioni e temperature dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che sta seguendo dall'Italia il fenomeno fin da quando si è manifestato -. Ma, a parte questa eventualità, ci sono buone probabilità che le sfere di cemento, avendo una densità superiore a quella della miscela di fango, possano limitarne significativamente il flusso». Franco Foresta Martin, 25 febbraio 2007 1 febbraio 2007
Un vulcano "tappato" dal cemento
Un tappo di cemento per fermare l’azione di un vulcano. L'idea è venuta ad alcuni geofisici indonesiani che sperano così di frenare una fuoriuscita di fango vulcanico nell'isola di Giava. Tutto è iniziato quando in una zona a pochi chilometri dalla capitale Surabaya un vulcano ha iniziato a emettere circa centinaia di migliaia di metri cubi di fango, costringendo le autorità a evacuazioni forzate. A risolvere il problema ci sta provando un team di geologi, che grazie ad alcuni finanziamenti governativi, hanno pensato di “chiudere” la bocca del vulcano con quattromila sfere di cemento da 300 chilogrammi l’una, nella speranza di ostruire i canali sotterranei da cui il vulcano continua a “sputare” fuori fango e detriti. Ma non mancano i detrattori, che affermano che questo tipo di sbarramenti non solo non sarà utile, ma avrà effetto contrario. In questo modo, infatti, potrebbe aumentare la pressione sotterranea, spingendo il fango a trovare altri sbocchi per fuoriuscire. Non è escluso quindi che il problema si riproponga colpendo le cittadine che si trovano nelle vicinanze. Scaricando la patata – anzi, il fango bollente – altrove. link articolo
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