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Punto Nullo Sistema Solare

2007, Marte ha cuore tenero (e altre notizie sul pianeta)

Marte Varie
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 10-27-2008 at 12:16 PM
Sistema Solare >> Marte Varie

Svelato il mistero di Phobos
Le ultime foto ravvicinate del satellite di Marte smentiscono tutte le ipotesi fantascientifiche
Gli hanno dato il nome greco della paura, Phobos, perché fin dall’inizio è apparso un oggetto inquietante, anomalo. E’ il maggiore dei due satelliti di Marte, ma per noi terrestri, abituati ad avere una Luna grande e splendente, sembra piuttosto un pezzo di roccia cosmica finito lì per caso. Di piccolissimo diametro, appena una ventina di chilometri, leggerissimo pur se rapportato alle sue modeste dimensioni, caratterizzato da un moto di rotazione frenetico, tanto che gira strettissimo attorno a Marte in appena 7 ore e 39 minuti, Phobos, più che il satellite della paura è quello del mistero.
SATELLITE ARTIFICIALE? - Alcuni astronomi si sono sbizzarriti a descriverlo come una sfera cava all’interno, altri addirittura come un satellite artificiale costruito dai marziani. Ora il mistero sembra svelato: Phobos sarebbe un «mucchio di ghiaia e di sabbia». Lo ipotizzano gli scienziati che stanno analizzando i dati raccolti da Mars Express, una sonda spaziale automatica dell’Agenzia spaziale europea in orbita attorno a Marte, di cui sta riprendendo foto ravvicinate della superficie e dei suoi due satelliti. Grazie alle immagini in tre dimensioni di Phobos (le possiamo ammirare sul sito), gli scienziati hanno potuto calcolare, con una precisione mai raggiunta prima, la massa e il volume dell’enigmatica luna di Marte e ricavarne la densità media, che è risultata di 1,85 grammi per centimetro cubo, cioè di gran lunga inferiore a quella della nostra Luna che è di 3,5 grammi per centimetro cubo.
MUCCHIO DI GHIAIA - La notevole leggerezza di Phobos avvalora l’ipotesi che il satellite, sotto una superficie di polveri dello spessore di circa 100 metri , del tutto simile a quella lunare, disseminata di crateri grandi e piccoli, non nasconda un nucleo compatto, ma aggregati di sassi tenuti insieme dalla forza di gravità e separati da cavità: insomma, una struttura a rubble pile (mucchio di ghiaia) , come dicono gli esperti. Tale struttura, secondo gli studiosi dei corpi minori del sistema solare, sarebbe propria a molti asteroidi con densità altrettanto bassa. Degli asteroidi a mucchio di ghiaia, gli specialisti stanno tentando di realizzare un archivio computerizzato con lo scopo di escluderli da esperimenti spaziali che ne potrebbero compromettere l’integrità. Infatti, se si frammentassero in miliardi di corpi, in seguito a qualche impatto provocato da sonde spaziali, rappresenterebbero, per la Terra, uno sciame potenzialmente distruttivo.
LE IPOTESI FANTASCIENTIFICHE - All’inizio degli anni ’60, l’astrofisico russo Iosif Shklovsky, che è stato un amico e collaboratore del più noto Carl Sagan, sbalordì la comunità scientifica avanzando l’ipotesi che Phobos fosse un satellite artificiale messo in orbita da civiltà marziane, arrivando ad azzardare che la sua superficie potesse essere una sfera metallica. Il fisico Fred Singer, a quei tempi consulente scientifico del presidente Eisenhwer (e oggi uno dei più noti negazionisti delle responsabilità umane sul cambiamento climatico), gli andò dietro aggiungendo che il satellite serviva alla sopravvivenza dei marziani. Anni dopo, le prime foto ravvicinate del satellite di Marte, irregolare e butterato come una patata, smentirono entrambi. Ma il mistero di Phobos è rimasto, alimentato anche da enormi striature che lo cingono per intero e che sono difficili a spiegarsi come raggiere provocate dagli ejecta dei crateri. Chissà se ora, con l’ipotesi del ‘rubble pile’, sia arrivato il momento di affrancare Phobos dalla immotivata «paura» suscitata dal suo nome.
FrancoForesta Martin, 22 ottobre 2008

2007-05-31
(ANSA) - ROMA, Nonostante la composizione del nucleo di Marte sia simile a quella del nucleo della Terra, il cuore del pianeta rosso è molto più tenero. Perché è liquido e probabilmente solidificherà diversamente da quello terrestre. Lo ha scoperto uno studio europeo pubblicato su Science. Come la Terra, Marte ha un nucleo che contiene per lo più ferro, nichel e silicio. Secondo gli esperti si formerà un nucleo solido ricco di ferro esternamente, o un nucleo fatto principalmente da solfuro di ferro.
2006, autunno: Geyser «sotterranei» su Marte
Nuove scoperte della missione Mars Odissey
Ogni anno, il ghiaccio che ricopre l'emisfero sud si apre sotto la pressione dei geyser che disperdono nell'atmosfera gas e polveri
STATI UNITI – Dall'università dell'Arizona, giungono curiose notizie sul Pianeta rosso. Le osservazioni di un gruppo di ricercatori statunitensi hanno svelato un nuovo segreto della superficie marziana, dando il via a una nuova serie di ipotesi. Grazie a un sistema di rilevazione termico, chiamato Themis, sono stati registrati dei geyser nel ghiaccio superficiale; lo studio si inserisce all'interno della missione Mars Odissey iniziata nel 2001, e finalmente offre alla comunità scientifica elementi dettagliati su un fenomeno che si ripete ogni anno.
INVERNO – L'atmosfera di Marte è composta dal 95% di anidride carbonica e durante la stagione invernale, il gas ghiaccia sulla superficie ricoprendola di uno strato spesso un metro. Il ghiaccio secco, dall'aspetto lucido e trasparente come una lastra di vetro, si deposita soprattutto nei crateri, rendendo più omogenea la parte meridionale del pianeta.
I RAGNI MARZIANI – Quando il Sole si affaccia sulla superficie polare di Marte, il fondo dei crateri viene illuminato dai raggi del Sole che attraversano il ghiaccio e, per questo, il fondo inizia a riscaldarsi causando la sublimazione dell'anidride carbonica cha passa dallo stato solido a quello gassoso. Chiuso tra la crosta marziana e il ghiaccio superficiale, il gas aumenta la pressione fino al punto di liberare l'energia sotto forma di geyser, provocando importanti vibrazioni nel terreno e fratture. Le polveri, intrappolate sul fondo del cratere, trovano come via di uscita il getto gassoso e vengono disperse nell'atmosfera a gran velocità, per poi ricadere sulla superficie marziana disegnando forme frastagliate simili ai ragni.
LA POLEMICA – Lo studio americano è stato recentemente pubblicato su Nature; sulla stessa rivista ha trovato spazio anche una ricerca francese dell'Istituto di Astrofisica Spaziale di Orsay che critica alcuni dettagli della scoperta in quanto, nelle zone presso i «ragni», il livello dell'anidride carbonica sarebbe molto basso. Le premesse per un dibattito scientifico sono state poste, ma le oltre duecento immagini che Themis ha rilevato, stuzzicano la curiosità nei confronti di questo pianeta e ne aumentano il fascino.
Marina Rossi
21 agosto 2006 dal Sito OnLine del Corriere della Sera

Confermate le nubi di CO2 su Marte
Grazie ai dati ottenuti con lo strumento OMEGA, si è potuto stabilire non solo che esse si trovano a una quota sorprendente – a circa 80 chilometri dalla superficie – ma anche che hanno diametri che possono arrivare ad alcune centinaia di chilometri
Finora il pianeta Marte è stato visto come mondo desertico, in cui un astronauta si sarebbe stupito di vedere una nube oscurare il Sole. Ma questo modello potrebbe cambiare considerando le ultime osservazioni effettuate grazie allo strumento OMEGA, montato sulla sonda Mars Express dell’ESA. Dai dati raccolti sembra infatti che l’arido pianeta sia dotato di una serie di nubi di alto livello che sono sufficientemente dense da proiettare un’ombra sulla superficie. Già da tempo si sa che su Marte sono presenti particelle di ghiaccio, per esempio sulle pendici dei vulcani marziani. Inoltre, esistevano già indizi di flebili nubi di cristalli di ghiaccio di biossido di carbonio: ciò non deve sorprendere, dal momento che l’atmosfera del Pianeta rosso è costituita per la maggior parte da questo gas, che, data la distanza dal Sole, può scendere spesso al di sotto del punto di solidificazione. Solo ora, tuttavia, un gruppo di scienziati francesi ha trovato prove inequivocabili che tali nubi di ghiaccio secco esistono effettivamente e che sono sufficientemente ampie da riuscire oscurare parzialmente il Sole.
“Si tratta infatti della prima volta che si è riusciti a ricavare immagini di tali nubi”, ha spiegato Franck Montmessin del Service d’Aeronomie dell’Università di Versailles (UVSQ), primo autore dell’articolo apparso sulla rivista “Journal of Geophysical Research”. “Si si tratta di un evento importante dal momento che da esse è possibile ottenere informazioni non solo sulla loro forma ma anche su dimensioni e densità.” Grazie ai dati ottenuti con lo strumento OMEGA, si è potuto stabilire non solo che esse si trovano a una quota sorprendente – circa 80 chilometri dalla superficie – ma anche che hanno diametri che possono arrivare ad alcune centinaia di chilometri. Tali caratteristiche fanno sì che la riduzione della radiazione solare possa essere anche del 40%, con importanti ripercussioni sulla variabilità della temperatura sulla superficie del pianeta: all’ombra, è possibile ipotizzare una diminuzione di 10 gradi, un elemento, questo, che a sua volta potrebbe modificare alcune dinamiche meteorologiche, in particolare quelle dello schema dei venti. (fc)
(17 gennaio 2008) © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.


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