Un interessante sito astronomico in cui è possibile trovare il significato su molti termini usati in tale ambito.
Nella costellazione del Serpente
Le misurazioni spettroscopiche effettuate grazie al satellite Odin dell’ESA hanno permesso ai ricercatori del CNRS francese di rivelare per la prima volta la presenza di ossigeno molecolare in una nube interstellare.
L’ossigeno è l’elemento più abbondante dell’universo dopo l’idrogeno e l’elio. Ci si aspetterebbe quindi che specie chimiche come l’ossigeno atomico, il radicale idrossile OH, l’acqua e l’ossigeno molecolare diatomico O2 debbano essere presenti nel gas interstellare. Sebbene le prime tre specie siano state rivelate nel mezzo interstellare, la molecola di ossigeno non è mai stata osservata.
Una spiegazione parziale di questa circostanza è l’impossibilità di una misurazione dalla superficie del nostro pianeta: poiché l’ossigeno molecolare è molto presente nell’atmosfera, i telescopi a terra sono completamente ciechi al range di frequenze corrispondenti alle linee spettrali dell’O2. L’unica via è quindi quella della misurazione da satelliti in orbita, come per esempio Odin, frutto della collaborazione scientifica tra Francia, Svezia, Francia, Finlandia e Canada.
Odin ospita infatti un telescopio da 1,1 metri per le osservazioni submillimetriche, con un rivelatore espressamente dedicato alla ricerca dell’ossigeno molecolare e della sua caratteristica riga di emissione a 119 GHz (in linea di principio la linea più intensa nell’ambiente a temperature inferiori a 100 K). Odin è così riuscito a rivelare la riga cercata nel corso di una osservazione nella direzione di una nube chiamata Rho Oph A, nella costellazione del Serpente. La prima rivelazione sembra mostrare un’abbondanza di O2 1000 volte inferiore a quella attesa, ma si tratta solo di una stima iniziale. Ulteriori misurazioni saranno possibili quando entrerà in funzione il satellite Herschel, il cui lancio è previsto per il 2008. (fc)
(19 aprile 2007) link articolo © 1999 - 2007 Le Scienze S.p.A.
2006: Fotografata enorme nube di gas. E' quella l'origine dell'universo Giappone, scoperte concentrazioni antiche 12 miliardi di anni e con masse fino a 10 volte più voluminose della Via Lattea La struttura filamentosa, formata dopo il Big Bang. Le masse di gas, ciascuna più grande della Via Lattea
MAUNA KEA (Hawaii) - E' stato fatto un altro passo avanti verso la spiegazione dell'orgine del nostro universo. Per lo meno, i ricercatori del National Observatory of Japan esplorando il cielo con il Subaru and Keck telescope nell'osservatorio astronomico dell'isola hawaiana di Mauna Kea, hanno trovato altre importanti chiavi. Si tratta di un gigantesco e antichissimo filamento che viaggia nell'universo per 200 milioni di anni luce, portandosi dietro una concentrazione di galassie fino a quattro volte più dense della media e bolle di gas, antiche 12 miliardi di anni, che sarebbero all'origine delle masse che hanno dato origine al nostro universo. Il team di astronomi è riuscito a fotografarlo tridimensionalmente in modo da poterlo studiare nei minimi dettagli, cercando nei suoi gas e nei movimenti delle singole particelle la sua nascita ed evoluzione. L'agglomerato di filamenti che si estende attraverso 200 milioni di anni luce nello spazio, con una concentrazione di galassie fino a quattro volte più dense della media dell'universo, è una scoperta di grande valore. Per comprenderne la portata, basti pensare che le uniche strutture conosciute prima con una così alta densità, sono molto più piccole, misurando, in scala, appena 50 milioni di anni luce. Per curiosare in una regione dell'universo distante 12 miliardi di anni dalla Terra e conosciuta per la sua grande concentrazione di galassie, i ricercatori hanno usato lenti speciali con filtri disegnati apposta per essere sensibili alla luce delle galassie più lontane nel tempo. Basti pensare che gli astronomi fissano il Big Bang intorno ai 14 miliardi di anni fa, dunque, la struttura filamentosa, formata due miliardi di anni dopo la nascita dell'universo, è la più grande mai scoperta e conosciuta fino ad ora. E non solo: la concentrazione di galassie, infatti, è appena una piccola porzione di una struttura più grande. Per esempio, lungo una parte della struttura filamentosa che si estende attraverso 100 mila anni luce, hanno scoperto 33 nuove concentrazioni di grandi masse di gas, simili a delle vere e proprie bolle. E' la prima volta che viene scoperta nel lontano universo una così concentrazione di gas così alta, nota agli astronomi come Lyman alpha blobs. Come pulviscoli di ferro vicini a una calamita, particelle di oltre 30 tipi di gas diversi, ciascuno fino a dieci volte più voluminoso della nostra galassia, si sono fissate alla scia con un'altissima concentrazione. Ne sono nate delle vere e proprie nubi di gas giganti, che sono, probabilmente, i progenitori delle galassie più voluminose esistenti oggi nell'universo. Addirittura, le osservazioni con lo spettrografo, hanno rivelato che la velocità con cui si muovono le particelle di gas nelle relative bolle è superiore a 500 chilometri al secondo. Questo, secondo le deduzioni degli astronomi, indica regioni fino a dieci volte più voluminose della Via Lattea. "Ci circondano galassie di vari formati" ha detto Yuichi Matsuda dell'università de Kyoto. "Le grandi concentrazioni che abbiamo trovato nel gas possono dirci molto su come la più grande di queste si è formata". La scoperta, affermano i ricercatori, è molto importante, una vera e propria nuova chiave per comprendere la struttura del cosmo in grande scala. Gli astronomi ritengono, infatti, che l'universo dovesse apparire relativamente sottile due miliardi di anni dopo la sua nascita e che le bolle siano residui dei gas che hanno dato origine al Big Bang. A riassumere l'importanza della scoperta, è l'astronomo Ryosuke Yamauchi, ricercatore dalla Tohoku University, secondo cui, "è molto raro che questo grande e denso agglomerato di gas si sia formato all'inizio dell'universo. E' più probabile che la struttura che abbiamo scoperto e altre simili siano i precursori delle strutture che vediamo oggi e che contengono le galassie che oggi osserviamo".
(28 luglio 2006) link articolo
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