La Ue all'avanguardia nella sfida per valorizzare le "materie seconde" di ANTONIO CIANCIULLO ROMA - Il più radicale è l'economista Gunter Pauli che ha proposto la nascita delle "bioraffinerie", vere e proprie fabbriche che, mutuando le tecniche utilizzate dall'industria del petrolio, tendono a recuperare, molecola per molecola, tutti gli oggetti dismessi. Ma l'idea di sostituire lo slogan "dalla culla alla tomba" con "dalla culla alla culla" viene dall'Unione europea che in questo campo, come in quello del clima, sta conquistando la leadership mondiale. Anche perché il sogno ecologista degli oggetti che rinascono dalle loro ceneri è spinto da interessi economici che diventano sempre più pressanti man mano che le materie prime si fanno più care e il petrolio più raro. Così gli imballaggi, i rifiuti più facili da selezionare, sono stati promossi a "giacimenti urbani di materie prime seconde". Poche cifre bastano a dimostrare la concretezza di questo business. Tutte le caffettiere prodotte in Italia sono di alluminio riciclato: con 37 lattine si può fare una Moka. I 40 chili di alluminio che si trovavano in media in un'auto degli anni Sessanta sono diventati 70 e si progettano telai e carrozzerie al 100 per cento d'alluminio. Quasi il 90 per cento dei quotidiani italiani viene stampato su carta riciclata. Con 20 bottiglie di plastica si fa un maglione. Con 2,6 milioni di scatolette d'acciaio da 50 grammi si può costruire un chilometro di binari per la ferrovia. E la partita climatica apre ora un nuovo fronte per il riuso e il riciclo dei rifiuti. Giancarlo Longhi, il direttore del Conai (Consorzio nazionale imballaggi), ieri era a Londra per stringere accordi preliminari con una banca d'affari interessata alla creazione di un Recycling Fund, un fondo destinato a migliorare l'efficienza energetica del sistema produttivo e a diminuire le emissioni serra attraverso un miglior uso dei rifiuti. Secondo i calcoli contenuti nell'ultimo rapporto Conai, per ogni tonnellata di acciaio riciclato si risparmiano 1,5 tonnellate di anidride carbonica, per ogni tonnellata di alluminio se ne risparmiano 9, per ogni tonnellata di carta 0,6, per ogni tonnellata di legno 1, per ogni tonnellata di plastica 0,5 e per ogni tonnellata di vetro 0,3. Al 2008 l'industria italiana del riciclo degli imballaggi varrà 4,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica evitata, cioè circa un centesimo delle emissioni serra nazionali. "Ma per portare la raccolta differenziata oltre il 50 - 60 per cento ci vuole fantasia", propone Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente. "Penso a due proposte. La prima è cambiare la confezione dell'acqua minerale sostituendo l'imballaggio usa e getta con una sorta di cestini in cui riportare i vuoti. La seconda è già ampiamente utilizzata nei supermercati dei paesi scandinavi dove trovi macchinette in cui infili i contenitori usati di alluminio, vetro o plastica e ottieni una ricevuta per scalare dall'acquisto successivo il costo della cauzione. Che tra l'altro è molto alto: nel caso di una birra supera il valore del prodotto. Per ora questo meccanismo in Italia viene sperimentato solo in tre ipermercati piemontesi". (23 febbraio 2007)
CARTA STRACCIA ALLE STELLE TRA I RIFIUTI C'È UN TESORO
ROMA - C' erano una volta i cercatori di carta straccia. Bene: sono risuscitati. Il miracolo l' hanno fatto i prezzi di una merce considerata a lungo "inutile", che nel giro di un anno sono quadruplicati. I nuovi cercatori, in realtà, assomigliano molto più a dei cacciatori. Non hanno quasi più niente a che vedere con i vecchietti che fino agli anni ' 70 passavano di casa in casa col triciclo a pedali. I cacciatori contemporanei di giornali e scatoloni usati sono gente nel pieno delle forze, usano autocarri, agiscono di solito in gruppo, scavano a mani nude nella sterminata "miniera" metropolitana dei cassonetti dei rifiuti, lasciano dove sta l' immondizia vera e propria, si portano via appunto carta e cartoni, e se azzeccano il "filone" fortunato arrivano a mettersi in tasca più di un milione e mezzo in una sera. Ivano è il capo di un terzetto - lui, una giovane donna e un ragazzo - che forse rappresenta l' avanguardia del fenomeno. Raccoglie rottami per mestiere, a Roma. Fino a tre-quattro mesi fa, era solo un lavoraccio per sopravvivere. "Un bel giorno però mi chiamano le Ferrovie. Avevano bisogno di sgomberare un seminterrato sotto la stazione Termini pieno di carta. Ci facciamo pagare la fatica e pensiamo che il guadagno sia finito lì. Invece, quando vado a consegnare il carico al grossista, mi ritrovo in mano una cifra...". A quel punto, scatta il piano d' attacco, lo sfruttamento intensivo di un mercato prima di allora insospettato. A pensarci è l' uovo di Colombo, ma per realizzarlo ci vuole una certa grinta. Il terzetto entra in azione quando è buio. Negozi e uffici hanno chiuso da poco, gli scarti in cellulosa di una giornata di attività riempiono i cassonetti come panini imbottiti. Basta alzare i coperchi, e scegliere. Basta per modo di dire, poi. Ivano e i suoi affondano letteralmente le braccia tra i rifiuti. Afferrano i sacchi di plastica nera ad uno ad uno, li palpano come rabdomanti alla ricerca di una falda, e nove volte su dieci il solo tatto è sufficiente per capire se è un sacco "buono". Nei pochi casi incerti, un colpo di temperino e si passa all' esame a vista. Così per quattro-cinque ore a sera, a mani nude ("perché i guanti complicano tutto"), respirando il cocktail di tutte le puzze della metropoli, rischiando ferite e infezioni. Ma in qualche modo anche orgogliosi di aver scoperto una specie di prateria dove due più due fa cinque. A trovarseli davanti agli occhi, non si capisce al volo chi siano e cosa facciano e per conto di chi. Normale, dunque, che ogni tanto si fermi una pattuglia di carabinieri e chieda spiegazioni. Ma figurarsi se Ivano fa una piega. Esibisce le vecchie licenze di rottamaio, ricorda che i rifiuti non sono di nessuno, se proprio è necessario cita un certo articolo del codice civile sul quale appunto, a suo dire, si fonda il suo buon diritto di tirar fuori dai cassonetti ciò che gli pare. I carabinieri capiscono, e dicono "vabbè, faccia pure". Se la discussione è stata lunga, dopo bisogna accelerare, perché verso mezzanotte arrivano i camion della municipalizzata che si "mangiano" tutto in un boccone senza stare a distinguere tra carta e immondizia. Organizzati e smaliziati come Ivano e i suoi, probabilmente, non ce ne sono molti. Però ce ne sono tanti che si danno da fare in modi più artigianali. "Sì, da un po' di mesi è ricominciata la fila dei carrettini e dei furgoncini - raccontano da Porcarelli, uno dei maggiori operatori romani -. Sono persone anziane, ma anche ragazzi disoccupati, gente che così ha trovato il modo di sbarcare il lunario". Ennio Marzi, che nel mondo della carta da macero ci lavora dal ' 55, conferma: "Io un momento così, con prezzi del genere e tanta richiesta da parte delle cartiere, non me lo ricordo. A meno di non tornare a quello che mi raccontava mio padre Fernando dei tempi di guerra, quando c' era l' autarchia". Da Marzi, a portare carta straccia arrivano parecchi zingari. "Io son contento due volte: perché mi portano merce, e perché così ce ne sono meno che rubano". La febbre del "macero" non riguarda ovviamente solo la capitale. A Milano siamo arrivati addirittura ai furti. Da un paio di mesi l' Amsa, cioè la locale azienda della nettezza urbana, denuncia sistematici svuotamenti notturni delle "campane" collocate per favorire la raccolta differenziata. Una di esse contiene fino a 500 chili di carta. Siccome le quotazioni del tipo "medio" di carta da macero sono arrivate a 200 lire al chilo, un "colpo" può rendere 100 mila lire. Ma se nel contenuto prevalgono le cosiddette carte "bianche", cioè da ufficio, le quotazioni possono perfino raddoppiare a arrivare a 400 lire al chilo. "E pensare - ricorda Marzi - che fino a un anno fa ci facevamo pagare noi per accettare la carta. Non si trovava chi comprasse, avevamo i magazzini stracolmi, prenderne altra era davvero un favore fatto ai cittadini". Adesso invece - con il mercato messo sottosopra dal boom della domanda dell' Estremo Oriente unito a quello della ripresa negli Stati Uniti e in Europa - non si fa a tempo a pesarla che la carta straccia è già in viaggio verso le cartiere, per diventare carta nuova. - di PIETRO VISCONTI
Repubblica — 02 giugno 1995 pagina 27
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