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2007, Quelli che non credono all'allarme ambiente: Lunedì a New York si apre un vertice Onu: preoccupazione mai così alta

Modelli
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 03-10-2008 at 11:47 AM
Modelli e previsioni future >> Modelli

di ELENA DUSI
L'HANNO soprannominato il "complotto degli scettici". E a rendere il dibattito meno limpido hanno contribuito quei 10mila dollari offerti dalla ExxonMobil a climatologi ed economisti attraverso l'American Enterprise Institute, think tank vicino alla Casa Bianca. Era l'inizio di febbraio e l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) aveva appena pubblicato i suoi dati a Parigi. Non solo il clima del pianeta si sta riscaldando - concludeva il rapporto - ma la causa del cambiamento è "molto probabilmente" l'attività umana. L'American Enterprise Institute cercò di arruolare in fretta e furia scienziati "contro" per rinsaldare il fronte degli scettici e rintuzzare gli argomenti di quegli "ambientalisti apocalittici" (per usare le parole di Patrick Michaels dell'università della Virginia in un articolo sul Washington Post del 1989) che "hanno creato la più popolare fra le nuove religioni dai tempi del marxismo".
Oggi molti argomenti dei "negazionisti" si sono sciolti di fronte ai dati di termometri di terra e di mare. Ma se gli scettici sono arretrati, lo hanno fatto solo per arroccarsi su posizioni meglio difendibili. Richard Lindzen, climatologo del Massachusetts Institute of Technology, ieri ha usato un fuoco di fila di interrogativi per sfidare il Nobel italiano Carlo Rubbia, sostenitore del protocollo di Kyoto, alla conferenza di Venezia "Il futuro della Scienza". "Chi ci dice che la colpa del riscaldamento globale sia dell'effetto serra? E chi ci dice che sia la Co2 ad aumentare le temperature? Non conosciamo il clima di un secolo fa. Come possiamo azzardare conclusioni tanto allarmanti?".
Di fronte al Congresso americano, il repubblicano Dana Rohrabacher ha rincarato la dose: "Chi dà all'uomo tanta tracotanza da indurlo a pensare che con il suo comportamento può causare al pianeta sconvolgimenti così profondi?".
Le posizioni sono spaccate lungo le faglie dei continenti, con europei e giapponesi propensi a credere che l'uomo sia responsabile dei cambiamenti climatici, mentre americani e australiani sono più scettici. Un sondaggio citato da Newsweek il 13 agosto in un servizio intitolato "I negazionisti: una macchina ben finanziata" rivela che il 64% degli americani ritiene che fra gli scienziati ci siano "forti dubbi" sulla consistenza del cambiamento climatico. Solo un terzo crede invece nel legame fra riscaldamento delle temperature e attività umane. Percentuali esattamente capovolte si ritrovano in Giappone ed Europa.
E sempre a Venezia, ieri, un gruppo di 21 scienziati partecipanti al convegno ha firmato un appello a difesa dei dati dell'Ipcc, "basati sul lavoro di una comunità scientifica interdisciplinare e sottoposto a processi di attenta revisione". Lo stesso George Bush ha adottato una posizione più laica e una settimana fa il suo consigliere scientifico John Marburger ha ammesso che "al 90% il riscaldamento è dovuto a cause umane".
Per giovedì prossimo il presidente ha convocato a Washington una conferenza internazionale per dare nuovi limiti agli inquinanti. Il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha emanato una norma per ridurre dell'80% il Co2 entro il 2050, seguito dai colleghi di Minnesota e New Jersey. Il premier australiano John Howard è uscito dalle file degli scettici e ha promesso di impegnarsi per la riduzione dei gas serra. Se poi alla Casa Bianca l'anno prossimo dovesse cambiare bandiera, ai negazionisti non rimarrà più spazio per esporre i loro dubbi.
(22 settembre 2007) link articolo

Il Ciclo Solare numero 24, che dovrebbe avere il suo picco di attività tra il 2010 e il 2011 “ha tutte le carte in regola per essere il più intenso ciclo solare degli ultimi 400 anni”, afferma il fisico solare David Hathaway (già noto per questo articolo) del Marshall Space Flight Center.
Il suo team di ricercatori ha riportato queste conclusioni durante l’ultimo incontro all’ American Geophysical Union, a San Francisco.
Le previsioni si basano sulle registrazioni storiche delle tempeste solari geomagnetiche. Hathaway spiega: “Quando una raffica di vento solare si scontra con il campo magnetico terrestre, l’impatto causa una scossa nel campo stesso. Se tale scossa è abbastanza potente, prende il nome di tempesta geomagnetica.” In casi estremi le tempeste possono provocare interruzioni energetiche e far impazzire gli aghi delle bussole. L’effetto più spettacolare, invece, sono le splendide aurore.
Hathaway e Wilson hanno analizzato le attività geomagnetiche da 150 anni fino ad oggi, notando qualcosa di molto significativo: “L’attività geomagnetica registrata nel corso degli anni ci dice chiaramente come sarà il prossimo ciclo solare con un anticipo di 6-8 anni”, asserisce Hathaway. Come sempre, un’immagine vale più di mille parole: Evoluzione dei cicli solari
Nel grafico riportato, le curve nere rappresentano i cicli solari con ampiezze diverse a seconda del numero di macchie solari rilevate. Le curve rosse rappresentano gli indici geomagnetici, nello specifico la variabilità intra-ora, detta IHV. “Questi indici derivano da dati magnetometrici registrati in due punti opposti della Terra: uno in Inghilterra e l’altro in Australia. I dati IHV vengono registrati ogni giorno dal lontano 1868,” ci racconta Hathaway.
Incrociando i dati IHV con il numero di macchie solari, è stato riscontrato che i dati IHV predicono l’ampiezza del ciclo solare con 6 anni di anticipo, e con un coefficiente di correlazione del 94%. Inutile tentare di spiegarne i motivi. “Non sappiamo perchè questa tecnica sia valida,” dice Hathaway. La fisica alla base di questo processo è un mistero. “Ma funziona!”
Dettaglio ciclo solare 24
In accordo con le analisi effettuate, il prossimo Massimo Solare dovrebbe verificarsi nel 2010 con un numero di macchie solari pari a 160, margine di errore di 25 in più o in meno. Questi dati farebbero del prossimo ciclo solare il più potente degli ultimi 50 anni, vale a dire il più potente mai registrato.
Gli astronomi registrano macchie solari sin dai tempi di Galileo, in cui si accorsero che l’attività solare aveva un periodo di 11 anni. Curiosamente, 4 dei 5 cicli solari più potenti sono stati registrati negli ultimi 50 anni. “Il Ciclo solare numero 24 potrebbe rientrare tra questi”, asserisce Hathaway.
Questi risultati sono soltanto una conferma di quanto già riportato in analisi più metodiche. Molto più convincente, crede Hathaway, è il lavoro di Mausumi Dikpati e i suoi colleghi al Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (NCAR) a Boulder, Colorado. “Hanno combinato le osservazioni del Great Conveyor Belt (articolo in lingua originale) con un sofisticatissimo modello della dinamo interna del Sole riprodotto al computer, allo scopo di produrre una previsione scientifica del prossimo ciclo solare”.
In breve i risultati ottenuti prevedono, ancora una volta, un Ciclo Solare numero 24 molto intenso. Prepariamoci ai fuochi d’artificio!
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