Le forze dell'ordine non fanno nulla, annullato incontro con sindacoARIANO IRPINO (AVELLINO) - Dalle manifestazioni di piazza alle aggressioni. Centinaia di persone hanno circondato l'auto su cui si trovava il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti in Campania, Guido Bertolaso, che da poco era giunto ad Ariano Irpino (Avellino) per incontrare in Comune il sindaco e i capigruppo consiliari. Il corteo di auto che si è fermato in piazza Plebiscito è stato bloccato dai manifestanti. Al grido di «via» «buffone» i manifestanti hanno circondato l'auto in cui si trovava Bertolaso, colpendola con calci e pugni. Ci sono stati momenti di altissima tensione ma nè i carabinieri nè la polizia che scortavano Bertolaso sono intervenuti contro i manifestanti. Bertolaso senza poter scendere dell'auto è stato costretto quindi ad andar via da Ariano scortato da auto di polizia e carabinieri. Bertolaso aveva in programma un incontro in municipio per discutere con gli amministratori e le associazioni ambientaliste la possibilità di riaprire la discarica di Difesa Grande.PECORARO SCANIO - «Non conosco cosa è accaduto, ma credo che si debba sempre rispettare tutti, e soprattutto i rappresentanti delle istituzioni». Commenta così il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, l'aggressione subita da Bertolaso. «Credo che bisogna sempre riuscire a dialogare, dialogare, dialogare», aggiunge Pecoraro.14 giugno 2007, link articolo
Acerra, inchiesta sul termovalorizzatore Bertolaso attacca: «Vogliono intimidirci» Il sottosegretario sugli interrogatori: «Generali trattati come delinquenti»
NAPOLI — La faccia scura che ostenta quando entra nella sala delle conferenze, basta a far capire che qualcosa sta per succedere. Ma certo nessuno immagina che le accuse contro i magistrati possano essere tanto violente. E invece Guido Bertolaso, capo della protezione civile che qui è nelle vesti di sottosegretario per l’emergenza rifiuti, sferra l’attacco. Parla di «collaboratori intimiditi e sotto controllo», di «generali a tre stelle trattati come delinquenti », di «squali che si aggirano intorno al termovalorizzatore di Acerra». Due giorni dopo la pubblicazione delle notizie sulla nuova indagine avviata dalla procura di Napoli — con la Guardia di Finanza che ha acquisito documenti negli uffici del Commissariato e della Fibe e i pubblici ministeri che hanno effettuato interrogatori — lo scontro diventa istituzionale. Bertolaso convoca i giornalisti per tracciare il bilancio di un anno di attività. Nell’hinterland napoletano e in provincia i sacchetti tornano ad accumularsi per strada, il sottosegretario avverte le amministrazioni locali che «dopo i ballottaggi avanzeremo una richiesta al ministero dell'Interno per lo scioglimento di questi Comuni diffidati, che sono 203». Fornisce i numeri, elenca i siti in funzione, le discariche, ammette che ci sono stati problemi per le emissioni dell’inceneritore ma chiarisce che «siamo ancora nella fase del rodaggio», fa progetti per il futuro. Poi, quando l’esposizione appare conclusa, arriva l’affondo. Mercoledì sera il sottosegretario ha incontrato il premier Silvio Berlusconi. Dichiara di non aver discusso con lui di questo argomento «perché credo che abbia già i suoi problemi da affrontare». Ma vista la portata dell’attacco si capisce che un via libera di palazzo Chigi c’è comunque stato. «Non abbiamo nulla da nascondere e io sono serenissimo — afferma Bertolaso —, ma questi continui interrogatori ai quali sono sottoposti i miei collaboratori possono intimorire o spaventare qualcuno. Nutro il timore che qualcuno possa allentare l’attenzione e l’impegno e, vorrei aggiungere, anche la passione con la quale si sta dedicando a questo lavoro difficilissimo. L’iniziativa della magistratura è meritoria, ma ci chiedono di avere notizie che possono essere recuperate ampliamente anche sul nostro sito». Bertolaso denuncia come «rappresentanti della polizia giudiziaria chiedono documenti non sempre accompagnati dalle procedure d’uso e devo confessarvi imbarazzo perché interrogano generali a due tre stelle trattandoli come se avessero commesso chissà che cosa. A volte le domande che pongono sembrano formulate quasi per dare l’informazione che qualcuno è sotto controllo. Non abbiamo agende segrete, non rispondiamo a nessuno che non sia lo Stato italiano. Abbiamo lavorato con presidenti del Consiglio di una parte e dell’altra e abbiamo sempre fatto esclusivamente il nostro dovere nel rispetto della legge. A questo punto possono fare quello che vogliono». L’ultimo messaggio suona come un avvertimento: «Siamo consapevoli che Acerra dà fastidio. Sappiamo bene che fuori dal termovalorizzatore ci sono gli squali, c’è chi vuole entrare, sabotare, ricattare. Noi siamo preparati». Fiorenza Sarzanini, 29 maggio 2009
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