Un po di notizie particolari in ambiti "misti".

Immagini tratte da un mio viaggio in Egitto
Reperti sannitici sotto gli edifici di epoca romana: era già un centro molto sviluppato dal nostro inviato FRANCESCO ERBANI
SI SA MOLTO, ormai quasi tutto, di come sia morta Pompei. Ora si comincia a far luce sulla sua storia secolare, a cominciare dalla sua nascita. Le fonti mitologiche e letterarie sono state sempre vaghe: ma adesso affiorano in vari punti del territorio tracce archeologiche sull'origine della città. Che si potrebbe fissare al VI secolo avanti Cristo, a opera di popolazioni indigene etruscheggianti. Una vasta campagna di scavo fra il 2003 e il 2006 ha permesso di individuare sotto il livello di età imperiale, sotto le mura, sotto molti edifici, una serie di substrati che raccontano il passato arcaico di Pompei, un passato ignoto. Tante tracce che ora si raccordano fra di loro e che consentono di rileggere in modo nuovo la storia della città e il suo sviluppo, fino a quel terribile agosto del 79 d. C., quando la lava dilagò fra le sue strade. Finora gran parte delle attenzioni si erano concentrate sull'ultimo tratto di questa terribile e stupefacente vicenda urbana. Ma, non accontentandosi più dell'istantanea scattata quel giorno, si è preso a indagare a fondo, sotto lo strato romano che è solo l'involucro recente di un organismo molto antico, ancora intravisto in una nebulosa eppure eccezionalmente ricco e seducente. I risultati di questa intensissima attività di ricerca, condotta da archeologi di varie parti del mondo, vengono illustrati in un convegno internazionale che si svolge da domani fino a sabato a Roma, presso la Sala del Mappamondo di Palazzo Venezia. I relatori sono una cinquantina, provenienti da Università italiane e di 12 paesi. Sei sessioni presiedute da Adriano La Regina, Paul Zanker, Fausto Zevi, Ida Baldassarre, Dieter Mertens, Stefano De Caro. Il convegno sarà aperto dal Soprintendente di Pompei Pier Giovanni Guzzo. Agli archeologi che hanno scavato sotto alcuni dei suoi più celebri edifici, ma anche in zone meno note, Pompei ha rivelato un volto diverso da quello dei custodi riottosi, dei parcheggiatori abusivi o delle bancarelle di patacche. Artefice di questa nuova effervescenza scientifica è stato il soprintendente Guzzo, da oltre dieci anni alla guida dell'area che comprende Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabiae. Invece che allargare la superficie scavata, Guzzo ha spinto gli archeologi a scendere in profondità. Oltre a ipotizzare un'origine di Pompei, ci si avvia anche a rivedere la storia della città, in particolare la storia della sua crescita urbana: si riteneva che Pompei si fosse sviluppata a partire da una piccola zona centrale, quella del Foro, grande 9 ettari, zona poi espansa prima verso nord, poi verso est. Secondo Fabrizio Pesanda, archeologo dell'Istituto Orientale di Napoli, e responsabile di uno dei progetti di scavo, le cose sarebbero andate diversamente. Sotto la cinta muraria è stato rintracciato uno strato risalente alla prima metà del VI secolo, caratterizzato da blocchi di "pappamonte", un tufo tenero. A questo stesso periodo risalgono due rilevanti edifici di carattere sacro, fra i più celebrati: il Tempio di Apollo e il Tempio Dorico del Foro Triangolare, ma anche altre piccole aree di culto esterne al presunto nucleo originario arcaico, ora riportate alla luce. Pesanda ha scavato nella cosiddetta Regio VI, la zona della città affacciata sulla Via Mercurio, area poco frequentata e distante dal Foro. Sotto le mura del Thermopolium ha rinvenuto un frammento di coppa in bucchero databile alla prima metà del VI secolo. In quest'area sono stati individuati diversi strati, costruzioni che si sovrappongono l'una all'altra, come in un grande palinsesto urbano. Tracce di un edificio sono presenti anche sotto la Casa dell'Ancora e sotto la Casa del Centauro, dove sono state trovate anfore interrate verticalmente (avevano lo scopo di impermeabilizzare il pavimento) e anche un grande ambiente residenziale, abbellito con decorazioni parietali. Gli scavi sono proseguiti in modo coordinato, senza tanti intoppi burocratici o traversie accademiche. Il territorio della città, soprattutto quello meno battuto dai cortei di turisti, è stato diviso fra diversi gruppi di archeologi. Un'équipe proveniente da Matera ha studiato gli strati sottostanti il Tempio di Venere, un'altra, composta da archeologi francesi, ha scavato un edificio per banchetti del IV secolo. Hanno lavorato ricercatori provenienti da Sheffield, Stoccolma, Oxford, Berlino, Valencia, Stanford, Uppsala, Kyoto, oltre che da Napoli, Venezia, Siena, Trieste e Roma. In questi anni non è stato rinvenuto materiale di grande pregio artistico, ma si è potuto documentare quanto Pompei sia una città romana soltanto nell'ultima parte della sua esistenza. Questa messe di scoperte conduce a una serie di conclusioni, che potrebbero invertire l'immagine classica d'una città che si sviluppa a partire da un piccolo nucleo. "Nel VI secolo Pompei era già una città di grandi dimensioni e con edifici rilevanti diffusi capillarmente", spiega Pesanda. Da allora in poi queste diverse zone si sarebbero ingrandite, riempiendo i vuoti fra l'una e l'altra. Non sarebbe stato, però, un processo lineare. Mancano attestazioni di rilievo che risalgano al V secolo. Intorno a questi anni, stando alle ipotesi che ora prevalgono, Pompei subisce un arresto della sua crescita, "causato probabilmente da una profonda crisi demografica", aggiunge Pesanda. "Forse ha subito la sorte del più rilevante evento storico che coinvolse l'intera regione Campania in quei decenni, vale a dire la conquista di quasi tutte le città da parte delle popolazioni di stirpe sannitica, che provocò un ridimensionamento anche di insediamenti più grandi di Pompei, come le colonie greche di Cuma e di Poseidonia". Dunque Pompei a un certo punto della sua storia si restringe ed è forse in questa fase che si richiude nella zona che fino agli ultimi scavi è stata ritenuta la parte più antica. Dopodiché s'apre un periodo di rinnovato vigore. Riprende a crescere rioccupando tutta l'area degli insediamenti arcaici, ricostruendo una nuova città sopra la vecchia, arricchendo la sua trama urbana in corrispondenza del diverso peso delle classi sociali che l'abitano. "L'ingresso di Pompei fra le città alleate di Roma, dopo il 310 a. C., coincide con un'attività edilizia febbrile, viene ristrutturato il Tempio Dorico, rinnovato il culto di Apollo e s'avvia la costruzione di un nuovo circuito di mura. Dagli anni iniziali del III secolo si sviluppa la Pompei che tutti conosciamo". Quella più arcaica comincia ora a mostrare le sue forme.
(31 gennaio 2007) dal sito online di Repubblica http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/spettacoli_e_cultura/pompei-scoperta/pompei-scoperta/pompei-scoperta.html
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