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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


2008: Birmania spazzata dal ciclone

Sezione Alluvioni
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 05-26-2008 at 11:54 AM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >> Sezione Alluvioni

RANGOON - Il passaggio del ciclone Nargis nel sud della Birmania ha lasciato dietro di sè una scia di distruzione e almeno 351 vittime, anche se questa cifra è probabilmente ancora provvisoria mentre sono circa 90mila gli sfollati. I responsabili del governo militare hanno dichiarato lo stato di calamità in numerose regioni del paese. Il ciclone, proveniente dal Golfo del Bengala e classificato nella categoria tre, ha colpito con particolare violenza la regione del delta del fiume Irrawaddy, dove in alcune località sono stati abbattuti o danneggiati fino al 50% degli edifici. L'elettricità e le comunicazioni sono interrotte dalla notte fra venerdì è sabato, e cinque regioni - Rangoon, Ayeyarwady, Bago, Mon e Karen - sono state dichiarate zone disastrate.
RANGOON SENZA ACQUA E SENZA ENERGIA - Rangoon, la maggiore città ed ex capitale della Birmania (ora Myanmar), è senza acqua e senza energia elettrica, con le strade invase da detriti e macerie a causa degli innumerevoli alberi caduti e delle case crollate. «Siamo ancora impegnati nella raccolta di informazioni», ha detto un responsabile del ministero dell'informazione, che non ha tuttavia fornito precisazioni sul numero dei morti, indicato in quattro dai media ufficiali.
VENTI FINO A 240 KM/H - La tempesta ha spazzato il sud della Birmania con venti violentissimi che hanno soffiato a una velocità fra i 190 e i 240 km orari. L'aeroporto internazionale di Rangoon è rimasto chiuso per il secondo giorno consecutivo. «Non ho mai visto nulla di simile», ha detto alla Reuters un ex responsabile governativo che ha paragonato il ciclone Nargis al devastante uragano Katrina abbattutosi negli anni scorsi sugli Stati Uniti. I responsabili della rete elettrica hanno detto che è impossibile al momento prevedere quando l'erogazione dell'energia elettrica sarà ripristinata. Esperti dell'Onu hanno detto dal canto loro che ci vorranno giorni prima di avere un quadro completo e preciso dei danni complessivi provocati dal ciclone Nargis, abbattutosi sul paese una settimana prima del referendum organizzato dal regime militare birmano su una nuova costituzione. E a tutt'oggi non è ancora possibile dire in quale misura la consultazione popolare potrà essere condizionata dalle conseguenze del ciclone.
ALLARME DELL'ONU: CENTINAIA DI MIGLIAIA SENZATETTO - Sono centinaia di migliaia i birmani rimasti senza tetto ed acqua potabile dopo il devastante passaggio del ciclone Nargis nel delta dell'Irrawaddy. Lo ha detto una fonte dell'Onu dalla Thailandia, correggendo al rialzo le cifre fin qui circolate sui danni provocati dalla calamità naturale che ha messo in ginocchio la Birmania. «Sappiamo che alcune centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di un ricovero e di acqua potabile da bere, ma non siamo in grado di quantificare il numero esatto», ha detto Richard Horsey, dell'ufficio per l'emergenza disastri delle Nazioni Unite, a Bangkok.
04 maggio 2008

Il ciclone Nargis devasta la Birmania: «15mila morti e 30mila dispersi»
Lo ha detto il ministro degli Esteri: «Danni ancora da valutare nei villaggi».
Centinaia di migliaia i senza tetto

RANGOON (BIRMANIA) - 15mila morti, di cui 10mila nella sola città di Bogalay per il passaggio del ciclone Nargis in Birmania. I dispersi sono 30mila. Lo ha detto il ministro degli Esteri Nyan Win parlando alla tv di Stato, aggiungendo che il governo sta ancora valutando i danni nei villaggi remoti dell'area del delta del fiume Irrawaddy, particolarmente colpita, inclusa Rangoon, la più grande città del Paese. È la peggiore catastrofe naturale registrata in Asia dal '91, quando in Bangladesh morirono 143mila persone. Secondo fonti delle Nazioni Unite, i senzatetto sono nell'ordine delle centinaia di migliaia, ma potrebbero risultare milioni.
AIUTI - La giunta militare birmana avrebbe, visto le dimensioni della catastrofe, accettato l'offerta di aiuti internazionali attraverso le Agenzie dell'Onu. Lo hanno reso noto le Nazioni Unite, spiegando che i primi aiuti partiranno subito. Anche la Casa Bianca ha annunciato l'invio di aiuti ma ha sottolineato che prenderà precauzioni per evitare che i fondi possano essere usati in altro modo dalla giunta militare birmana. «Siamo molto turbati dalle informazioni che giungono dalla Birmania e siamo addolorati per il numero delle vittime - ha affermato oggi il portavoce della Casa Bianca, Scott Stanzel - la nostra ambasciata è in contatto con le autorità birmane per far giungere aiuti». Ma il portavoce ha precisato che gli aiuti saranno distribuiti da organizzazioni internazionali per evitare «che passino direttamente nelle mani del governo». Anche il Ministero degli Affari Esteri italiano, attraverso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, ha erogato un contributo immediato di 123.000 euro in risposta all'appello della Ficross (Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse).
DANNI INGENTI - Del resto la macchina degli aiuti internazionali si è già messa in moto. «Sappiamo che centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di un riparo e di acqua potabile», ha dichiarato da Bangkok Richard Horsey, dell'ufficio delle Nazioni Unite per l'emergenza disastri, «ma non siamo in grado di quantificare il numero esatto». La tempesta tropicale di categoria 3, che sabato si è abbattuta sulle coste meridionali della Birmania con raffiche di vento a 190 chilometri orari, ha spazzato via interi villaggi e lasciato senza energia elettrica cinque regioni, tra cui anche Rangoon che conta cinque milioni di abitanti. I danni maggiori sono stati lungo il delta del fiume Irrawaddy. Qui, secondo i media locali, almeno 98.000 persone sono rimaste senza casa e in loro aiuto si sono mobilitati centinaia di monaci.
PRIMO SOCCORSO - Il portavoce della Federazione della Croce Rossa internazionale, Michael Annear, ha riferito che l'organizzazione ha già distribuito 5.000 litri d'acqua potabile, pasticche di cloro per la potabilizzazione, kit di sopravvivenza, zanzariere, teli di plastica e coperte. «Abbiamo cercato di raggiungere le zone più isolate», ha spiegato Annear, «ma molte strade sono inaccessibili». Ad ostacolare i soccorsi, secondo fonti della dissidenza, sono anche le restrizioni agli spostamenti imposte dalla giunta militare alle organizzazioni umanitarie.
DUE MILIONI DI PERSONE COINVOLTE - Sono almeno due milioni le persone coinvolte dal ciclone Nargis. La stima è stata effettuata dagli scienziati del Politecnico di Torino che hanno realizzato con immagini da satellite, in tempi rapidi, la prima carta delle aree colpite. Il team lavora ad Ithaca, laboratorio ad alta tecnologia, nato un anno fa all'interno di Siti, il centro di ricerche sui sistemi territoriali fondato dal Politecnico di Torino e dalla Compagnia di San Paolo. La cartina, che permette di constatare le reali dimensioni dell'evento, è già stata inviata al Wfp e alla Ocha, le agenzie dell'Onu che intervengono sulle emergenze umanitarie. «In questo modo - sottolinea il direttore di Ithaca, Piero Boccardo - si potrà valutare quanta roba mandare e anche quali vie di comunicazione utilizzare per raggiungere i posti colpiti dall'uragano. Siamo soddisfatti perchè le tecnologie che abbiamo messo a punto ci hanno permesso di fornire in pochissime ore dati fondamentali per gli interventi di soccorso».
STRAGE IN CARCERE - Ma dalla Birmania arrivano anche storie di ulteriori orrori dovuti alla mano dell'uomo. Il passaggio del ciclone Nargis, secondo quanto rivela un'organizzazione per i diritti umani thalandese, avrebbe provocato il crollo dei soffitti di diverse celle consentendo a circa 1000 prigionieri di tentare di scappare all'esterno. Ma questi ultimi dopo essere stati radunati tutti in un cortile sono stati «calmati» dalla polizia penitenziaria che ha sparato loro addosso. Al termine della strage sul terreno sarebbero rimasti 36 morti e 70 feriti.
05 maggio 2008, link articolo


Fonti militari hanno fornito dati ancora più drammatici sul passaggio del ciclone Nargis
In una sola località il bilancio sarebbe quattro volte maggiore di quello ufficiale nazionale
Birmania, dall'esercito cifre shock: "80mila morti solo a Labutta"
Il regime apre finalmente ai voli umanitari dell'aviazione statunitense
RANGOON - Il ciclone Nargis ha causato circa 80.000 morti nella sola località di Labutta, nel sud-ovest della Birmania, e nelle sue vicinanze. Lo ha detto oggi un responsabile militare locale. "Allo stato attuale il bilancio nei villaggi è di circa 80.000 morti", ha spiegato Tin Win, capo di uno dei distretti di Labutta, situata nel cuore del delta meridionale dell'Irrawaddy, devastato dal ciclone nell'ultimo fine settimana. Win ha aggiunto che, dei 63 insediamenti che circondano Labutta, alcune decine sono stati spazzati via dalla forza di Nargis. Nessun responsabile governativo è raggiungibile per confermare questo bilancio. Ieri, il consuntivo ufficiale ma provvisorio della catastrofe era di 22.980 morti e 42.119 dispersi.
Intanto, secondo una stima fornita da Richard Horsey, portavoce dell'Ocha, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari con sede a Bangkok, circa 5.000 km quadrati di terre sono tuttora sommerse dopo il passaggio del ciclone in Birmania, e più di un milione di sinistrati necessitano di un aiuto urgente. Secondo il funzionario dell'Onu, lo stesso che ieri aveva lanciato il medesimo allarme, è proprio il delta dell'Irrawaddy "il punto nevralgico" per gli aiuti, giacché è soprattutto là che "occorrono battelli, elicotteri e camion". Aiuti che potrebbero finalmente iniziare ad arrivare in maniera più continua. Grazie alla mediazione della cofinante Thailandia, la giunta birmana ha autorizzato infatti l'aviazione degli Stati Uniti a effettuare voli speciali per portare aiuti umanitari alla popolazione. Ad annunciare la notizia è stato il generale Boonsrang Niumpradit, capo dello stato maggiore interforze thailandese. "Abbiamo aiutato gli americani a contattare il governo del Myanmar perché ai loro aerei, partecipanti alle attuali manovre 'Cobra Gold', fosse consentito portare soccorsi umanitari in quel Paese", ha spiegato il generale. "I birmani hanno appena accettato", ha poi precisato. Fonti dell'ambasciata Usa in Thailandia hanno confermato il via libera ricevuto dal governo.
(8 maggio 2008), link articolo


Sempre più grave il bilancio del ciclone che ha sconvolto il Paese
Il regime autorizza i voli Onu. E crea un ministero per i visti
Chilometri di Birmania sott'acqua: Un milione restano senza casa
BANGKOK - Passano le ore e lo scenario si fa sempre più drammatico. Milioni di morti e dispersi, chilometri di terra ancora inondata. Ovunque devastazioni e morte. Mentre il governo birmano non si decide ad aprire le porte ai soccorritori stranieri e continua a creare ostacoli all'invio di aiuti. E' sempre più grave la situazione dopo il ciclone che ha colpito la Birmania. Secondo fonti dell'Onu oltre 5000 km quadrati del delta del fiume birmano Irrawaddy sono ancora sott'acqua e un milione di persone sono senza una casa. Decine di migliaia di profughi stanno giungendo lentamente e sotto shock nella località di Labutta dopo aver attraversato zone inondate e ancora piene di cadaveri di uomini e animali. "Stimiamo che il numero di persone senza un tetto e bisognose di assistenza per sopravvivere va da un milione in su - spiega il portavoce dell'agenzia Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), Richard Horsey - Ci sono ampie zone del delta dell'Irrawaddy ancora completamente sommerse, parliamo di 5mila chilometri quadrati, è un'area vastissima". Medici Senza Frontiere, che questa sera farà partire dall'Europa un aereo cargo con a bordo 40 tonnellate di aiuti di vario genere, riferisce che in molte aree la popolazione sta cercando di organizzarsi autonomamente in decine di ripari di fortuna. "Nelle località rurali le persone si stanno arrangiando con quello che resta delle loro provviste e raccolgono bambù per ricostruire le case", dice il personale dell'associazione sul posto. "Nelle zone di Twantey e Daala la gente si è raggruppata spontaneamente nei monasteri e nelle scuole, senza cibo e acqua potabile". Una dramma a cui la comunità internazionale sta cercando di rispondere. Nonostante l'ostracismo del regime birmano che ha annunciato di aver designato un ministro per esaminare le richieste di visto per i lavoratori umanitari stranieri. Al momento, però, di nuovi visti non c'è traccia. Mentre le autorità birmane hanno autorizzato l'arrivo di voli Onu di aiuti umanitari e di un piccolo gruppo di membri dell' organizzazione. Nel frattempo la macchina della solidarietà si muove. Il governo australiano fornirà l'equivalente di 1,8 milioni di euro per aiuti immediati. La somma sarà divisa fra le Ong umanitarie con basi in Australia come Care, World Vision e Caritas, il programma alimentare mondiale dell'Onu e l'organizzazione Onu per l'infanzia Unicef. Ed ancora un volo con aiuti di emergenza potrà partire da Brindisi per la Birmania. A bordo ci sono 25 tonnellate di aiuti e alcuni operatori umanitari. E anche le Ong italiane si danno da fare. Tra i tanti il comitato Italia Aiuta ha organizzato una raccolta di fondi destinata alle popolazioni colpite.
(7 maggio 2008),  link articolo


Ultime cifre delle Nazioni Unite danno un quadro più grave della tragedia
Le stime ufficiali del regime sono di 28mila vittime e 33mila dispersi
Birmania, si aggrava il bilancio: "220mila dispersi, 100mila morti"
Affonda la nave della Croce Rossa carica di aiuti. La giunta militare va avanti con il referendum: "un grande successo"
RANGOON - Diventa sempre più grave il bilancio del ciclone Nargis che ha devastato la Birmania otto giorni fa: a dare le dimensioni reali della tragedia sono le ultime stime dell'Onu secondo cui sono 220mila i dispersi, mentre i morti potrebbero arrivare anche a 100mila. Cifre nettamente superiori a quelle riportate dalla televisione di stato, che dava oggi come conteggio ufficiale quello di 28.458 vittime e 33.416 dispersi.
La devastazione per le Nazioni Unite è molto maggiore, mentre parallelamente cresce l'allarme per danni ambientali, violenze ed emigrazione di massa. Valutazioni nelle 55 città nel delta dell'Irrawaddy e in altre aree disastrate hanno rilevato che fino a oltre 100mila persone potrebbero essere state uccise dal ciclone, che si è abbattuto sulle fragili abitazioni con forti venti e ondate d'acqua nella notte del 2 maggio scorso. "Sulla base di queste valutazioni - è scritto nel rapporto dell'Ufficio dell'Onu per il Coordinamento degli affari umanitari - le Nazioni Unite stimano che da 1.215.885 a 1.919.485 di persone sono state colpite dal ciclone. Il numero di morti può andare dai 63.290 ai 101.682 e 220mila persone sono date per disperse". Mancano cibo ed acqua potabile, "vi sono timori per la sicurezza e si teme che nelle aree maggiormente devastate si verifichino comportamenti violenti", avverte ancora l'Onu.
Intanto oggi un battello della Croce Rossa carico di aiuti è affondato dopo aver urtato un tronco nel delta dell'Irrawaddy, nella Birmania sud-occidentale. Lo ha fatto sapere l'organizzazione umanitaria, denunciando una "drammatica perdita" in un contesto in cui la distribuzione degli aiuti è già resa difficile dalle restrizioni imposte dalla giunta militare birmana. L'imbarcazione, con a bordo aiuti destinati ad oltre 1.000 persone e composti da riso, acqua potabile, pasticche per la depurazione dell'acqua, abiti e materiale sanitario, era diretta dalla ex capitale Rangoon a Bogalay, una delle città più colpite dal ciclone, dove almeno 10.000 persone hanno persone la vita o sono date per disperse. I membri dell'equipaggio ed i quattro operatori a bordo sono stati salvati. La giunta militare continua ad ostentare di avere il controllo della situazione e i media statali oggi riportavano che il referendum costituzionale, che i militari hanno voluto convocare nonostante la devastazione del Paese, si sta svolgendo regolarmente e con "una partecipazione massiccia". Si è votato in tutta la Birmania, tranne che in 47 comuni in cui le operazioni sono state rimandate al 24 maggio, sostiene il quotidiano New Light of Myanmar, controllato dalla giunta: un "successo", quindi, secondo il regime, nonostante Nargis.
(11 maggio 2008), link articolo

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