Oltre 7mila morti a Yingxiu, 30mila dispersi a Shifang e 25mila sotto le macerie Cina, il sisma ha cancellato le città "Oltre 50.000 dispersi nel Sichuan"
PECHINO - E' sempre più drammatico il bilancio delle vittime del terremoto che lunedì scorso ha colpito la regione del Sichuan, nella Cina sud-occidentale. Le vittime accertate, secondo fonti ufficiali, sono 14.866, ma un portavoce dell'ufficio che coordina i soccorsi ha avanzato una stima di oltre ventimila morti. Ma anche questa sembra poco realistica se si considera che l'agenzia ufficiale Xinhua riferisce di oltre 30.000 dispersi nella sola città di Shifang, che si aggiungono agli oltre 25.000 ancora sepolti sotto le macerie in tutta la provincia dello Sichuan.Solo ieri i militari che sono riusciti a raggiungere a piedi il piccolo centro di Yingxiu, nella contea di Wenchuan, epicentro del sisma, hanno trovato poco più di duemila sopravvissuti su una popolazione di circa diecimila persone. Alle 7.700 vittime della cittadina vanno aggiunti i dati che provengono dalla città di Mianyang, dove si è passati in meno di 24 ore da 3.629 a 5.430 morti. Secondo la Xinhua nella città oltre 18mila persone sono ancora intrappolate tra le macerie, mentre i feriti sono più di 23mila. Si ignora invece il numero delle vittime in una località vicina, Shuimo, dove fino all'altroieri vivevano circa 20.000 persone: le onde sismiche hanno reso completamente inagibili ponti e strade, e le squadre di soccorso non sono ancora riuscite a raggiungerla.Il governo cinese ha inviato centomila tra soldati, agenti della polizia militare e delle forze dell'ordine civili per contribuire alle operazioni di soccorso nelle zone più colpite. L'esercito ha annunciato che sono iniziati i lanci dagli elicotteri di rifornimenti sulle zone più isolate. La televisione trasmette a getto continuo immagini dai luoghi del disastro, i giornali sparano titoli a nove colonne e fotografie a tutta pagina, su Internet non si parla che degli aiuti alle vittime. La Croce Rossa cinese ha raccolto centinaia di milioni di yuan nelle sottoscrizioni che sono in corso in Cina e in altri paesi del mondo tra le comunità cinesi all'estero.L'agenzia Xinhua riferisce, citando fonti del governo locale, che la diga di Zipingpu, che alimenta l'omonima centrale idroelettrica, è stata gravemente danneggiata dal terremoto. La Phoenix Tv, una rete televisiva privata di Hong Kong, afferma che la diga è crollata. Fino a questo momento non si ha notizia di vittime. La costruzione della diga Zipingpu è stata una delle iniziative prese nell'ambito del piano di sviluppo delle regioni occidentali, rimaste indietro rispetto al sudest industrializzato. La centrale idroelettrica era in funzione dal 2006. Secondo le autorità cinesi la diga delle Tre Gole sul fiume Yangtze, che si trova a centinaia di chilometri dall'epicentro del sisma non ha subito danni.Il Papa ha lanciato un appello per "le popolazioni del Sichuan e delle provincie limitrofe in Cina, duramente colpite dal terremoto che ha causato gravi perdite in vite umane, numerosissimi dispersi e danni incalcolabili". Il Papa prega per i morti, è "spiritualmente vicino alle persone provate" e auspica che il signore "voglia concedere sostegno a tutti coloro che sono impegnati nel far fronte alle esigenze immediate del soccorso", ha detto al termine dell'udienza generale del mercoledì.(14 maggio 2008) link articolo
Terremoto, le vittime sono 71 mila
Travolti da una frana 200 soccorritori La Cina si ferma: 3 minuti di silenzio e 3 giorni di lutto nazionale
PECHINO - Cresce ancora il numero delle vittime del terremoto (la cui magnitudo è stata portata a 8 gradi Richter) che lo scorso lunedì ha investito il Sichuan. Le autorità di Pechino stimano in 71 mila tra morti e dispersi il bilancio ancora provvisorio del sisma: i corpi recuperati sono 32.476, altri 9.509 sono ancora sotto le macerie e 29.418 sono i dispersi. I feriti sono 209.914. Nel frattempo si aggiunge tragedia alla tragedia: almeno 200 soccorritori sono rimasti sepolti da una colata di fango, rende noto l'agenzia Nuova Cina. Due donne sono estratte ancora in vita dalle macerie.LUTTO - Lunedì alle 14,28 (le 6,28 in Italia), a una settimana esatta dalla scossa, sono suonate le sirene e la Cina si è fermata per tre minuti per ricordare le vittime. Il governo ha decretato tre giorni di lutto nazionale: bandiere a mezz'asta, Borse chiuse, spettacoli sospesi e stop al percorso della fiaccola olimpica.PROBLEMI - Il ministro della Sanità ha detto che finora non si sono registrate epidemie, ma sono iniziate disinfestazioni a tappeto nelle zone colpite. Oltre a 200 mila tra militari e poliziotti, lavorano 37 mila membri del personale sanitario. L'Organizzazione mondiale della sanità ha reso noto che ci sono le condizioni perché si sviluppino elevati rischi di malattie nel Sichuan ed è perciò necessaria una rapida azione per fornire acqua potabile e condizioni igieniche adeguate ai sopravvissuti. Le piogge annunciate per questa settimana potrebbero complicare le operazioni di soccorso. Lunedì il presidente Hu Jintao ha visitato la località di Shifang, dando il cambio al premier Wen Jiabao, rientrato a Pechino per coordinare le operazioni di soccorso. Proseguono le scosse di assestamento: oltre 20 scosse superiori a 5 gradi sono state registrate nel Sichuan da lunedì scorso, l'ultima oggi alle 14,06 locali. Sarebbero 4 milioni le abitazioni distrutte, mentre in circa venti città non sarebbe ancora stata restaurata la fornitura di acqua potabile e milioni di persone camperebbero per le strade fra cumuli di macerie, protette esclusivamente da coperte di plastica. Il ministero degli Esteri cinese ha chiesto ai Paesi donatori di inviare tende. Secondo Medici senza frontiere la maggior parte delle farmacie nella zona sono state distrutte e sono insufficienti sia le medicine che l’acqua potabile. Il sisma ha inoltre ucciso 12,5 milioni di animali da allevamento, soprattutto pollame, distrutto coltivazioni di ortaggi e grano e danneggiato i sistemi di irrigazione delle risaie.19 maggio 2008 link articolo
La scossa si è verificata alle 14:28 locali (le 08:28 italiane) Forte scossa di terremoto in Cina. Avvertita da Pechino fino a Bangkok L'epicentro del sisma di magnitudo 7,8 gradi Richter a 92 chilometri da Chengdu, nella provincia di Sichuan
WASHINGTON - Una forte scossa di terremoto di magnitudo 7,8 gradi Richter, secondo quanto reso noto dall'istituito geosismico statunitense (Usgs), ha colpito il sud-est della Cina ed è stato avvertito da Pechino fino a Shanghai, Taiwan e la capitale thailandese Bangkok. L'epicentro del sisma, sempre secondo il Us Geological Survey (Usgs), è localizzato a 92 chilometri a nord-ovest di Chengdu, capoluogo della provincia di Sichuan, a una profondità di 29 chilometri nella crosta terrestre La scossa, che si è verificata alle 14:28 locali (le 08:28 italiane), ha fatto oscillare molti edifici a Pechino e a Shanghai, ha detto l'Usgs. PANICO A PECHINO - Poco dopo il terremoto, molta gente si è riversata in strada davanti al Pacific Century Place, un centro commerciale nel centro di Pechino. Alcuni dei testimoni hanno affermati di essersi sentiti girare la testa e di aver visto oscillare i lampadari. Secondo fonti di stampa, il sistema della metropolitana di Pechino non ha subito conseguenza e negli edifici della capitale cinese non ci sono danni visibili. 12 maggio 2008
Magnitudo 7,5 della scala Richter, ha colpito il Sud del Paese I palazzi hanno tremato anche a Shangai, Taiwan e Bangkok Forte scossa di terremoto in Cina: avvertita anche in Thailandia Pechino, la gente è scesa in strada dopo la violenta scossa di terremoto
WASHINGTON - Una forte scossa di terremoto di magnitudo 7,5 gradi della scala Richter ha colpito il Sichuan, nel sud-est della Cina, ed è stata avvertita da Pechino a Shanghai, Taiwan, Hanoi, fino anche alla capitale thailandese Bangkok, dove gli edifici hanno continuato a tremare per diversi minuti. Lo ha comunicato l'Istituito geosismico statunitense (Usgs). L'epicentro è stato localizzato a 92 chilometri a nord-ovest di Chengdu, capoluogo provinciale, a una profondità di 29 chilometri nel sottosuolo. La scossa è stata avvertita con forza anche a molti chilometri di distanza, fino alla capitale dove la gente si è riversata per le strade nel panico, fuggendo dagli edifici che tremavano. E' intatta la colossale Diga delle Tre Gole, ancora in via di completamento, che sorge lungo il corso del Fiume Azzurro, nella non lontana provincia centrale dello Hubei: il peso della massa d'acqua contenuta nel gigantesco bacino del discusso impianto idrico, a detta degli esperti, è tale da accrescere il pericolo di forti attività sismiche nella regione. Scene di tensione si sono avute anche in Vietnam, ad Hanoi, e a Bangkok, 3.300 chilometri più a sud: nella metropoli thailandese i grattacieli hanno tremato per ben sette minuti. Secondo l'Istituto geosismico americano si tratta della scossa più forte dopo quella di magnitudo 7,9 che colpì l'Indonesia nel settembre dello scorso anno. (12 maggio 2008)
Il geologo: tutta colpa della placca indiana La terra tremerà ancora
ROMA — Dalle 8.28 di ieri mattina, cioè da quando si è scatenato il terremoto cinese, la Terra continua a vibrare per il contraccolpo e gli esperti che seguono il fenomeno dalla sala sismica dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) assicurano che l'oscillazione continuerà ancora per ore. «Succede in occasione dei maggiori terremoti — spiega il professor Enzo Boschi, presidente dell'Ingv —. Il nostro pianeta reagisce come un'enorme campana sotto il colpo di un pesante battaglio. Nel 2004, quando si verificò il terremoto-maremoto delle Andamane, che superò la magnitudo di 9 Richter, l'oscillazione della Terra durò una settimana. Stavolta andrà avanti per due giorni». I sismologi dell'Ingv danno una valutazione dell'intensità di questo sisma più alta rispetto alle fonti ufficiali cinesi. «Secondo la nostra rete strumentale, la scossa aveva una magnitudo tra 8 e 8,1, invece di 7,8. Questo equivale a dire che, per noi, il terremoto ha liberato quasi il doppio dell'energia». Il colpo di battaglio, per restare nella metafora, l'ha sferrato una faglia di 100 chilometri che è come una ferita aperta da ciclopiche forze. «La provincia del Sichuan è una porzione dell'altopiano centrale cinese che subisce una forte spinta da est-sud-est a ovest-nord-ovest per il movimento compressivo della placca indiana — chiarisce Gianluca Valensise, un altro dirigente dell'Ingv —. Il sollevamento della catena himalayana è il risultato, sul lungo periodo, di questa spinta tutt'ora in atto». Anche in Italia siamo sottoposti a un'analoga morsa geologica a causa del movimento dell'Africa verso l'Europa. «Ma mentre da noi gli spostamenti sono dell'ordine di un millimetro l'anno, in Cina e in altre regioni asiatiche superano il centimetro — sottolinea Valensise —. Così i terremoti sono molto più distruttivi». Che cosa succederebbe all'enorme e contestata diga delle Tre Gole se fosse colpita da un terremoto simile? «Molto probabilmente resisterebbe — rispondono Boschi e Valensise — perché è stata progettata per sopportare terremoti di questa magnitudo, purtroppo abbastanza frequenti in Cina». Franco Foresta Martin, 13 maggio 2008
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Che cosa Tratta?
Questa sezione si prefigge lo scopo di raccogliere materiale pubblicato tramite diversi mezzi e fonti, al fine di fornire (in modo schematico), una serie di contributi ai vari lettori: attenzione che spesso si tratta di tracce di tipo divulgativo e, quindi, se desidera approfondire maggiormente determinati argomenti occorrerà rivolgersi alle classiche biblioteche o simili.
Un sito interessante in merito alle tematiche da impatto meteorico e relative dinamiche cinetiche: giusto per schiarirsi un poco le idee.LINK 1
LINK 2
LINK 3
Ecco invece un sito con un'interessante raccolta di articoli in ambito paleontologico.
Un interessante sito che analizza i risultati storici (e gli effetti) dei vulcani nel tempo con tabelle ricostruite e riassuntive dei maggiori eventi:
Dove possiamo trovare i supervulcani? Queste sono le zone in cui potrebbe risvegliarsi un supervulcano (attenzione il termine supervulcano non è scientifico ma nasce impropriamente da una trasmissione/documentario fatta dal National Geographic):
- Mount Aniakchak, Alaska, Stati Uniti
- Aso, Kyushu, Giappone
- Campi Flegrei, Campania, Italia
- Kikai Caldera, Ryukyu Islands, Giappone
- Long Valley Caldera, California, Stati Uniti
- Monte Mazama, Oregon, Stati Uniti (ora Crater Lake)
- Lago Taupo, North Island, Nuova Zelanda
- Lago Toba, Sumatra, Indonesia
- Valle Grande, New Mexico, Stati Uniti
- Monte Warning, Nuovo Galles del Sud, Australia
- Yellowstone Caldera, Wyoming, Stati Uniti
- Mar Mediterraneo, Sicily, Italy
Vi segnalo questo indirizzo per fare ricerche in databases veramente enorme sugli tsunami del passato (è quello da cui ho attinto anch'io per integrare la sezione "Storia della Terra" (sulla cronologia dei grandi eventi del passato).
Le Storegga Slides (fra le più grandi frane sottomarine mai registrate) avvenute nella piattaforma continentale della Norvegia intorno al 6.100 a.C. (vedi anche la pagina la storia del pianeta).
Comunque sia si tratta di una teoria emersa con forza negli ultimi anni e studiata soprattutto dalle Università del nord Europa in quanto gli effetti ricostruiti di tale evento hanno colpito soprattutto gli stati che si affacciano sul mare del nord. In sintesi si tratterebbe di una gigantesca frana sottomarina che ha coinvolto la scarpata continentale e che, come conseguenza, generò un gigantesco tsunami (secondo alcuni ricercatori esso sarebbe stato ben più consistente di quello di Sumatra 2004). Alcuni studiosi riconducono tali assestamento geomorfologici sottomarini agli idrati di metano e/o a cambiamenti climatici.
Un paio di considerazioni sugli Idrati di Metano:
[1] Fondali marini agli idrati di metano Solo ora gli scienziati sembrano cominciare a interessarsi ai depositi di biidrati di metano ghiacciati che si trovano sul fondo dei mari.Si tratta di una particolare composizione chimica molto diffusa sui fondali marini a una profondità superiore ai trecento metri e che potrebbero rappresentare delle novità rilevanti per comprendere meglio il ciclo del carbonio sulla Terra e avere delle interessanti applicazioni commerciali. Lo studio di questi depositi, soprattutto per motivi estrattivi, è estremamente complesso. Un blocco di idrati di gas ha la consistenza del ghiaccio. Portato alla superficie, fonde e rilascia metano, uno dei gas serra. Le riserve di metano contenute in questi depositi sono enormi. Per la prima volta sono stati presentati a Nizza nel corso del meeting della European Geophysical Society, della American Geophysical Union e della European Union of Geosciences i risultati di una campagna scientifica in alto mare condotta proprio allo scopo di analizzare questi particolarissimi cristalli. I prelievi sono stati effettuati al largo delle coste dell'Oregon (USA) e hanno permesso di portare in superficie una serie di questi particolari fiocchi di neve.Secondo Erwin Suess del Research Center for Marine Geosciences (GEOMAR) di Kiel "a quelle particolari condizioni di pressione e temperatura il metano non potrebbe esistere in quelle forma". 14 aprile 2003 http://ulisse.sissa.it/site/public/ScienzaSette/s7_18apr03_5.htm
[2] Idrati di metano: rischi di tsunami Il pericolo non è imminente ma già 8.000 anni fa l'Europa del nord venne sconvolta da un repentino innalzamento della temperature che sciolse gli idrati di metano che si trovano lungo la scarpata della piattaforma continentale. Da un articolo in Inglese: http://www.thisisnorthscotland.co.uk/displayNode.jsp?nodeId=149483&command=displayContent&sourceNode=149251&contentPK=13348453
Gli idrati di metano, cosa sono Di che si tratta? «Si tratta di cristalli di ghiaccio – o gas idrati – composti di gas e metano, intrappolati da milioni di anni sotto ai margini continentali a causa dell’alta pressione e delle basse temperature», spiega John Farrell, responsabile scientifico della ricerca, che vede impegnati i migliori istituti oceanografici di venti nazioni, Italia compresa: «Riteniamo che sotto gli oceani ne esistano giacimenti immensi». A sollevare euforia tra gli esperti è la possibilità del loro sfruttamento commerciale in tempi forse, brevi. «Molto dipende dal prezzo del gas naturale», si sbilancia Farrel, «se la domanda fosse alta, basterebbero quindici anni». Nel frattempo, «la prima cosa da fare è censire i punti dove noi riteniamo possano trovarsi i giacimenti maggiori, un compito che potrebbe richiedere anni». Già, dove sono i giacimenti? «Quasi sicuramente le zone più ricche corrispondono alle cosiddette zone di subduzione, dove i margini di una zolla tettonica scendono al di sotto di un’altra», spiega l’esperto. Una circostanza, questa, in grado di guardare all’Oceano Pacifico – martoriato da vulcani e terremoti – come area privilegiata, e che spiega il grande interesse alle ricerche del Giappone, quasi del tutto privo di giacimenti di petrolio ma potenzialmente ricco di metano all’interno delle acque territoriali. Non a caso, ricercatori giapponesi hanno lanciato la prima idea pompare acqua calda in modo da disaggregare le molecole di acqua e gas e formare pozze di metano “pronto da estrarre”.
Ghiaccio esplosivo Sembrerebbe facile, ma non lo è. Gli stessi esperti americani non nascondono gli ostacoli ancora da scavalcare. Il rischio è che l’affare si trasformi in un boomerang per il clima terrestre: «Improvvisi rilasci di gas metano, che incombusto è un potente gas serra, potrebbe accelerare il riscaldamento globale», ammette Farrell, «con conseguenze disastrose sul clima e sugli oceani». Ugualmente inquietante è la possibilità di esplosioni accidentali. «Basta un leggero rialzo della temperatura dell’acqua di qualche grado», spiega Farrell, «perché le molecole di gas, altamente instabili, esplodano provocando voragini sul fondo oceanico. Se questo accadesse in prossimità di oleodotti li farebbe saltare in aria, provocando colossali sversamenti in mare». Deflagrazioni accidentali del “ghiaccio esplosivo”, come è stato subito battezzato dai ricercatori, si sarebbero già verificati in passato. A testimoniarlo sarebbero soprattutto le analisi sul plankton, alcune anomalie di crescita del quale sembrano essere giustificate – secondo gli esperti – solo con il rilascio di gas metano in mare. In alcuni casi, queste esplosioni hanno avuto effetti davvero catastrofici: «Verissimo», conferma Farrell, «scoppi accidentali di depositi di gas idrati potrebbero essere all’origine di alcuni cambiamenti climatici degli ultimi 50mila anni, e di frane e cataclismi sottomarini. Per esempio, la gigantesca onda tsunami che ha investito il Nord Europa 8000 anni fa». Rischi non trascurabili, insomma, ma che non sembrano spegnere l’entusiasmo dei ricercatori. Dopo il successo dell’ultima spedizione nell’Atlantico, è stata già annunciata una nuova partenza: colonna portante delle ricerche, ancora una volta, la nave Joideas Resolution, il più sofisticato laboratorio scientifico navigante del mondo, in grado di compiere trivellazioni fino a 8200 metri di profondità, estrarre campioni di roccia e portarli intatti in superficie. Stavolta farà rotta nel Pacifico settentrionale, proprio di fronte alla coste dell’Oregon. Qui, trivellazioni sperimentali hanno evidenziato un giacimento di cristalli di gas ancora più ricco di quello dell’Atlantico. Il prezzo del petrolio continua a crescere, e la ricerca continua. http://italy.indymedia.org/news/2005/10/910556.php (teoria di storegga)
oppure no ...?
L'origine del riscaldamento climatico (di 40.000 anni fa) Uno studio individua nelle zone umide l'origine del fenomeno, in contrasto con la teoria secondo cui una grande quantità di metano fu liberata dai clatrati presenti nell'oceano
Forse è attinente oppure no, ma dategli un'occhiata
19.04.2006
Il ciclo del carbonio tra Giurassico e Cretaceo
Secondo le ipotesi, fu sconvolto da un improvviso rilascio di CO2 o di metano dal fondo dell'oceano
Un'improvvisa emissione di carbonio su larga scala, dovuta al rilascio di riserve di anidride carbonica immagazzinata sul fondo dell’Oceano: fu questa probabilmente la causa di un notevole incremento relativo del carbonio 12 rispetto al carbonio 13 scoperto nei sedimenti vecchi di centinaia di milioni di anni da Yvonne van Breugel dell’Università di Utrecht.
Si tratta, a ben guardare, di un processo simile a quello in atto tutt’ora. Si sta assistendo attualmente all’incremento della concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera in conseguenza della massiccia utilizzazione di combustibili fossili, che apparentemente ha portato con sé un incremento relativo dell’isotopo del carbonio con 12 neutroni. Come conseguenza, il rapporto degli isotopi stabili C13/C12 ha mostrato una diminuzione dello 0,1 per cento. Tenuto conto di ciò, non è chiaro quale fenomeno naturale abbia potuto innescare tra i periodi Giurassico e Cretaceo, tra 180 e 120 milioni di anni fa, un processo simile, quattro volte più intenso. Nei fossili di alghe marine e piante terrestri datate a quel periodo, infatti, la van Breugel ha trovato un decremento di tale rapporto pari allo 0,4 per cento. Secondo la ricercatrice, ciò indicherebbe variazioni del ciclo del carbonio su larga scala, e su una scala temporale di alcune decine di migliaia di anni, dovute a un improvviso rilascio in atmosfera di C12, legato in molecole di anidride carbonica o metano, probabilmente proveniente dai gas idrati immagazzinati sul fondo dell’oceano entrati in contatto con magma.
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