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    Sistema Solare

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Un interessante sito astronomico in cui è possibile trovare il significato su molti termini usati in tale ambito.



Addio sole, ecco come morirà diventerà una piccola stella

AstroFisica
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 11-08-2010 at 4:57 PM
Astronomia [varie notizie] >> AstroFisica

di LUIGI BIGNAMI
ROMA - Sarà una lotta per la sopravvivenza. Il Sole diventerà un mostro centinaia di volte più grande di oggi e la Terra cercherà di sfuggirgli lasciando la sua orbita per spostarsi verso l'esterno del sistema solare. Poi l'atto finale: se il nostro pianeta riuscirà ad agganciarsi alla forza di gravità di un gruppo di asteroidi, allora potrà sopravvivere quasi in eterno. Altrimenti verrà fagocitata nell'ultimo sussulto del Sole.
Questa è la storia della fine dei tempi, almeno per quel che riguarda il nostro sistema solare, come è stata ricostruita con dettagli mai ottenuti finora dai ricercatori dell'Università del Sussex (Gran Bretagna) e pubblicata su Astrophysics. La ricostruzione è stata realizzata studiando nei particolari come si sono evolute sei stelle a noi vicine e che assomigliano in tutto e per tutto al nostro Sole.
Nessuna paura, tuttavia, per questi drammatica ricostruzione: ciò di cui stiamo parlando avverrà tra 6-7 miliardi di anni, quando l'umanità, molto probabilmente, avrà già lasciato il nostro pianeta per raggiungere mondi più ospitali. Il nostro Sole è una stella che ha una vita di circa 13 miliardi di anni e poiché circa 5 sono già trascorsi dalla sua nascita, la sua agonia inizierà tra 5 miliardi di anni. A quel punto inizierà a "morire" perché nel nucleo non vi sarà più idrogeno, la cui fusione oggi produce energia.
La stella inizierà allora a bruciare l'idrogeno che si trova negli strati più esterni; per questo motivo il Sole si espanderà fino ad assumere un diametro 250 volte superiore a quello di oggi. Ma la Terra ce la farà a fuggire dal mostro in crescita. Spiega Robert Smith, che ha guidato la ricerca: "Durante la fase di agonia il Sole perderà parte della sua massa e di conseguenza la forza d'attrazione diminuirà. In tal modo la Terra tenderà ad allontanarsi dalla sua orbita attuale".
Tuttavia la parte più esterna dell'atmosfera del Sole, che sarà estremamente tenue e quasi impercettibile, raggiungerà comunque la Terra rendendo la vita impossibile. I mari evaporeranno riempiendo l'atmosfera di vapore acqueo, un potente gas serra, che porterà la temperatura a livelli impossibili per la vita dell'uomo, se mai esisterà ancora.
Il Sole, poi, si ridimensionerà finché la pressione dei gas non innescherà le reazioni nucleari che trasformeranno l'elio in carbonio e ossigeno. Quando anche l'elio sarà terminato si avrà una nuova espansione della stella che potrebbe raggiungere la Terra nella sua nuova orbita e vaporizzarla. Nessuna possibilità di scampo? "No, una esiste - spiega Smith - Se la Terra dovesse ricevere dagli asteroidi una piccola correzione della sua orbita, ad esempio una volta ogni 6.000 anni, essa potrebbe allontanarsi così tanto dal Sole da sopravvivere anche all'ultimo sussulto".
Terminata questa fase il Sole si ritrarrà di nuovo fino a diventare una piccola stella chiamata "nana bianca". Non emetterà più energia e i pianeti diverranno giganteschi massi e bolle di gas del tutto inerti che forse continueranno a ruotare attorno alla loro stella ormai morta o forse si allontaneranno per sempre per perdersi nella galassia.
Ovviamente se l'umanità non avrà provveduto per tempo a lasciare il sistema solare di essa non vi sarà più alcuna traccia. Eventuali alieni potrebbero trovare indizi della nostra esistenza solo se intercetteranno le sonde che avremo lanciato per studiare il sistema solare da più lontano.
(24 febbraio 2008)
Quando il Sole vaporizzerà la Terra
Sfruttando la forza gravitazionale di un grosso asteroide appositamente deviato si potrebbero donare alla Terra altri 5 miliardi di anni di vita
La Terra sarà vaporizzata dall'espansione del Sole entro 7,6 miliardi di anni, ma la vita sul pianeta non sarà possibile già fra un miliardo di anni, a meno di non far lentamente scivolare più all'esterno la sua orbita. E' quanto sostengono Robert Smith, professore emerito di astronomia dell'Università del Sussex, e Klaus-Peter Schroeder dell Università di Guanajuato, in Messico, in un articolo postato su arXiv in cui fanno una revisione dei calcoli e dei modelli relativi al destino finale della Terra. "Avevamo già mostrato che all'espandersi del Sole, questo dovrebbe perdere massa sotto forma di un vento solare molto più potente di quello attuale. Ciò ridurrebbe la forza gravitazionale del Sole sulla Terra, consentendo all'orbita terrestre di spostarsi all'esterno al di fuori del raggio d'espansione del Sole. Se questo fosse l'unico effetto in gioco, la Terra sfuggirebbe alla distruzione finale. Tuttavia la tenue atmosfera esterna del Sole che si estende ben al di là della sua superficie visibile la avvolgerebbe, facendola orbitare all'interno di questo strato a bassa densità. L'attrito provocato da questo gas a bassa densità sarebbe comunque sufficiente a provocare un lento scivolamento verso l'interno della Terra, che alla fine verrebbe catturata e vaporizzata dal Sole.”
I tempi di questa apocalisse? Meno di 7,6 miliardi di anni. La vita sul nostro pianeta sarebbe comunque già terminata da un pezzo, dicono gli scienziati, perché la lenta espansione del Sole provocherà comunque un innalzamento delle temperature, facendo evaporare gli oceani e questo fenomeno potrebbe verificarsi nell'arco di un solo miliardo di anni da oggi. Robert Smith e Klaus-Peter Schroeder ipotizzano però un intervento, alquanto fantascientifico, che potrebbe concedere qualche miliardo di anni di vita in più al pianeta. L'idea sarebbe quella di sfruttare la forza gravitazionale di un grosso asteroide per deviare lentamente la Terra dalla sua orbita, in modo da allontanarla progressivamente dal Sole in espansione: secondo i calcoli dei due studiosi un passaggio dell'asteroide ogni 6000 anni in prossimità del pianeta potrebbe donare alla Terra altri 5 miliardi di anni e farla sopravvivere alla fase di gigante rossa del Sole. “Sembra fantascienza – ammette Smith– ma l'energia richiesta per l'operazione è possibile e le tecnologie necessarie potrebbero essere sviluppate nel corso dei prossimi secoli.” Certo, un errore nei calcoli, potrebbe avere conseguenze catastrofiche, portando l'asteroide a impattare sulla Terra. (gg)
(26 febbraio 2008)© 1999 - 2008 Le Scienze S.p.A.
Quanto manca alla fine del mondo? Sette miliardi e mezzo di anni
Il nostro pianeta uscirà fuori orbita a causa dell'attrazione magnetica del sole
NEW YORK – La fine della Terra non è proprio dietro l'angolo, ma due scienziati sono riusciti a fissarne la data. Tra 7,59 miliardi di anni il nostro pianeta morirà, inghiottito da un sole sempre più infiammato e rosso che lo astrarrà inesorabilmente fuori della sua orbita, condannandolo alla fine. È la catastrofica tesi che emerge da uno studio condotto da due astronomi, Klaus-Peter Schroeder dell'Università di Guanajuato in Messico e Robert Connon Smith dell'Università di Sussex in Inghilterra, pubblicato sulla prima pagina del New York Times.
FUORI ORBITA - La loro ricerca che sta per essere pubblicata sull'inglese Monthly Notices of the Royal Astronomical Society giunge ad una conclusione sconcertante: la terra uscirà dall'orbita tra 7,59 miliardi di anni a causa della incontenibile attrazione magnetica del sole, sempre più "congestionato e rosso", e morirà di una morte "rapida e vaporosa". «Del pianeta, alla fine, non rimarrà neppure un frammento», scrive il New York Times che descrive lo studio come «l'ultima e la più pessimista puntata di un dibattito sul futuro del nostro pianeta». Soltanto l'anno scorso gli scienziati teorizzarono la sopravvivenza della Terra, anche dopo il decesso del sole, quando lo scienziato italiano Roberto Silviotti dell'osservatorio di Capodimonte, scoprì un pianeta gigante che orbitava attorno ad una stella morta nella costellazione di Pegaso.
COLONIZZARE LA GALASSIA - «È una scoperta un po' deprimente - ha commentato il professor Connon Smith - Ma la possiamo interpretare anche in un altro modo: può essere un incentivo per l'umanità a cercare il metodo per lasciare il pianeta e colonizzare altre aree nella galassia». Per quanto riguarda l'attaccamento sentimentale a certe bellezze geografiche della Terra, ha precisato: «È bene ricordare che l'impatto dell’India con il continente asiatico che ha dato vita alla catena dell'Himalaya risale a una sessantina di milioni di anni fa. Un battito di ciglia – afferma – se paragonato ai miliardi di anni di cui stiamo parlando».
ESPANSIONE - A condannare la Terra, secondo la teoria dell'evoluzione stellare, è il fatto che il sole si sta espandendo gradualmente, diventando più grande e luminoso. Basta pensare che il suo bagliore nei primi 4 miliardi e mezzo di anni di vita è cresciuto del 40%. «Tra un miliardo di anni il sole sarà almeno 10 volte più ampio e lucente di quanto non sia oggi», teorizza lo studio, «Facendo evaporare oceani e continenti. Persino Mercurio e Venere saranno inghiottiti e scompariranno».
GIGANTE ROSSO - Proprio in quel periodo terminerà il «carburante» del sole, cioè l'idrogeno del suo nucleo e per questo motivo comincerà ad alimentarsi con l'idrogeno dei suoi raggi. Questo comporterà una espansione gassosa di incredibili proporzioni. Mentre il nucleo si contrarrà, riducendo la massa, i raggi esterni si espanderanno fino a trasformare l'attuale motore del sistema solare in un gigante rosso 250 volte più grande di oggi.
L’unica via di salvezza per gli androidi, gli scarafaggi o chiunque abiti la terra tra un miliardo d’anni? «Spostare l’orbita della Terra, per allontanarla dal sole», rispondono Don Korycansky e Gregory Laughlin, autori di uno studio realizzato nel 2001 che teorizza l'insolita scappatoia per la sopravvivenza del Pianeta. Ma i rischi sono enormi. «Basterebbe un piccolo errore di calcolo per farla scontrare accidentalmente con un asteroide o cometa», è costretto ad ammettere Laughlin, «E se si dovesse allontanare troppo dal sole, potrebbe cadere in un inverno senza fine e morire comunque».
Alessandra Farkas, 11 marzo 2008



2016: macchie solari in pericolo?
L'intensità dei campi magnetici a esse associati appare in continuo, anomalo declino, prospettando la possibilità di un lungo periodo di assenza Secondo una ricerca condotta da astronomi del National Solar Observatory (NSO) a Tucson, in Arizona, entro il 2016 il Sole potrebbe raggiungere un minimo di macchie solari e rimanere in tale stato per diversi decenni. L'ultima volta che le macchie solari sono completamente scomparse è stato fra il XVII e il XVIII secolo, in corrispondenza con quella che è nota come "Piccola era glaciale".
Le macchie solari - la cui formazione è innescata dalle dinamiche del campo magnetico della stella - sono state tenute sotto osservazione fino dal XVII secolo e si sa che il loro numero e la loro intensità seguono un ciclo in cui si alternano un minimo e un massimo solare in media ogni 11 anni. Il minimo solare ha solitamente una durata di 16 mesi, ma il minimo attualmente in corso perdura già da 26 mesi, rappresentando il minimo più lungo dell'ultimo secolo.
Studiando i campi magnetici associati alle macchie solari, Matthew Penn e William Livingston, hanno ora identificato alcune anomalie di questo ciclo, che hanno illustrato all'International Astronomical Union Symposium No. 273 e in un articolo al momento postato su arXiv.
Penn e Livingston hanno esaminato 1500 macchie solari scoprendo che la forza media del campo magnetico è calata da 2700 gauss a 2000 gauss. (Per confronto, il campo magnetico terrestre è inferiore a 1 gauss.) Le ragioni di questo declino non sono note, ma Livingston dice che se continuerà a diminuire alla stessa velocità, entro il 2016 arriverà a 1500 gauss, limite al di sotto del quale dovrebbe essere impossibile la formazione delle macchie solari.
Fra il 1645 e il 1715, periodo noto come minimo di Maunder, le macchie solari sono state pressoché assenti e contemporaneamente in Europa si è assistito a una diminuzione delle temperature, tanto da far soprannominare quel lasso di tempo come "Piccola era glaciale".
Livingston avverte che comunque i risultati ottenuti vanno presi con cautela, dato che la tecnica di analisi utilizzata è relativamente nuova e non si sa se il declino del campo magnetico sia destinato a continuare o se il ciclo solare presto si riprenderà. (gg)
(17 settembre 2010) 1999 - 2010 Le Scienze S.p.a


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